Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag questione morale

Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Roberto Formigoni: takle. Voto 7 Il governatore insiste: “No a un Pdl dinastico. Tutti i nostri candidati a presidente di provincia, a sindaco o a premier devono essere scelti con le primarie. Le nomine dall’alto non devono più avvenire”. E il Cav?

Silvio Berlusconi: pressing. Voto 3 Il Cav nella bufera: rischia l’incriminazione sul caso escort- Tarantini, è “scomunicato” dai vescovi per la questione morale, mette ko il governo per la rottura con Tremonti, perde consensi. Se questo è il premier.

....
condividi 2 Commenti

Berlusconi regge? L'opposizione cambi musica (e suonatori)!

pubblicato da Massimo Falcioni

Puntualmente, ogni volta si passa dall’euforia di aspettative esageratamente ottimistiche sulla possibile caduta del governo alla più cupa depressione perché la maggioranza alla Camera trova sempre i numeri e Berlusconi non fa nessun passo indietro. Berlusconi e il centrodestra stanno portando alla rovina l’Italia ma ciò non basta politicamente per batterli e voltare pagina.

E’ evidente che le opposizioni sbagliano l’analisi e non dispongono di una proposta alternativa credibile.

Non è credibile il Pd, diviso al suo interno sulla leadership e sul programma, sotto tiro sulla questione morale, incerto sulle alleanze. Non è credibile l’Udc, tutto incentrato su se stesso e sulle prospettive del suo leader Casini, incurante di costruire davvero il Terzo Polo, sempre annunciato ma mai realizzato come un vero e proprio partito nuovo. Non è credibile l’Idv, appiattito sulle sparate (anche se spesso giuste …) del suo padre-padrone. Non è credibile la sinistra, da Sel alle frange post comuniste, decisi solo a coltivare il loro “zoccolo duro”.

Di fronte a questo quadro come è possibile formare un fronte comune “maggioritario” che vada oltre il muro del “no” a Berlusconi? Non sono più pensabili scorciatoie che passano per il Parlamento o per le procure. La denuncia non basta più. Dice bene l’ex sottosegretario del governo Prodi, Alfiero Grandi: “L’unica via per il ricambio politico passa per una prova elettorale”.

Per questo occorre mettere in campo al più presto un’alternativa politica credibile, lasciando da parte egoismi personali e di partito. Una rete intensa, dal Parlamento alle piazze, un pressing di spinta e di dialogo, una alleanza con tutte le forze sociali e politiche, con tutti gli italiani. Non concedere tregue al governo e al premier sul piano politico: battere sul ferro caldo, farlo diventare incandescente e modellarlo per fare in modo che la crisi sia una opportunità di cambiamento e di rinascita e non il ko dell’Italia.

Sì, rassegnarsi alla sopravvivenza di questo Governo non è realismo ma vocazione al suicidio. Per l’opposizione e per l’Italia.

Ore 12 - Bossi e Di Pietro, familismo, antipolitica, berlusconismo, repubblica delle banane (e dintorni)

pubblicato da Massimo Falcioni

altroOscurate dalle “bombe” delle note intercettazioni sul premier, non hanno avuto il meritato rilievo due vicende emblematiche della specificità della crisi della politica italiana. La prima riguarda Umberto Bossi e la Lega, la seconda riguarda Antonio Di Pietro e l’Idv.

Il Senatur, prima di invocare a Venezia la secessione, alle sorgenti del Po annuncia ai suoi fedele che l’erede al … trono del Carroccio sarà suo figlio Renzo, il Trota, già imposto ed eletto alla regione Lombardia. L’ex Pm mette in lista alle prossime regionali molisane il figlio Cristiano, una panchina importante in proiezione di una possibile leadership nel partito.

Anche i figli dei leader possono fare politica e non vogliamo fare paragoni fra Bossi jr e Di Pietro jr, le differenze esistono anche sul piano dei rispettivi curriculum politici. Qui interessano i “criteri” politici della selezione e della scelta che sottendono una concezione familista e padronale dei partiti e della politica.

Il problema, quindi, non è solo quello di “non opportunità”o di mancanza di buon senso. Il nodo è politico e riguarda i partiti-macchine di potere politico/finanziario (chi è il proprietario, chi comanda, chi paga e chi incassa, chi seleziona e decide la classe dirigente ecc.) e quindi la democrazia delle Istituzioni, quindi di una nazione. Anche così si alimenta il distacco fra cittadini e politica e si spinge l’antipolitica che è servita a Berlusconi per fare la propria politica, cioè i propri interessi.

La decapitazione dei partiti democratici di massa dopo Tangentopoli ha permesso la nascita e l’affermarsi dei partiti personali-padronali: questi non solo non hanno risolto la questione morale e il rubaruba e non hanno migliorato l’Italia ma hanno dato il potere o a un uomo solo o a poche persone che lo gestiscono in modo demagogico e populistico riducendo l’Italia in una repubblica delle Banane.

La trappola di Berlusconi non è stata assolutamente contrastata dagli avversari politici (pochissime le eccezioni) che invece di operare per ricostruire veri partiti democratici hanno inventato altri feudi, scimmiottando il Cavaliere e il suo partito goffamente, irresponsabilmente e senza successo. Ora si raccoglie ciò che si è seminato, cioè un pugno di foglie secche. Nessuno scandalo, quindi, se Bossi e Di Pietro designano i loro eredi al trono. Berlusconi permettendo.

....
condividi 3 Commenti

Ore 12 - Giustizia, Berlusconi "vittima"? La colpa è anche di certi magistrati troppo ... "zelanti"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon c’è bisogno dei sondaggi per capire che la maggioranza degli italiani non ne può più di Silvio Berlusconi, del suo modo di vivere, di pensare, di fare. Il Cavaliere è dentro un coacervo di gorghi di vario tipo e la sua leadership, oramai priva di ogni credibilità, è in caduta libera.

Non c’è solo l’incapacità di governare la crisi, affidata alla scure della manovra, che taglia e colpisce senza ricostruire. Non passa giorno che il premier non sia al centro di situazioni imbarazzanti, se non aberranti, situazioni che avrebbero già portato alle dimissioni qualsiasi capo del governo. Le vicende di queste ultime ore, al di là dei particolari e dei risvolti giudiziari, dimostrano ancora che tipo di persona è e che vita conduce il presidente del Consiglio della settima potenza mondiale.

Non è vero che sono questioni di carattere privato perché un esponente politico (e qui si parla del numero uno dell’esecutivo nazionale!) resta sempre un uomo pubblico con una morale e un’etica che non terminano nelle luci rosse del bunga bunga. Quel comportamento rende il premier un re travicello e porta discredito all’intero Paese. Berlusconi non è “il” male e in Italia c’è una questione morale che riguarda tutta la politica (e non solo), ma nessun presidente del Consiglio si è comportato come il Cavaliere.

Ciò detto, in Italia anche gli equilibri istituzionali sono su un piano inclinato. Con Berlusconi e la sua cricca che gettano fango sulla magistratura, ma anche con esternazioni e pratiche fuori dalle righe di procuratori dediti a un personalismo esasperato e accecante. Perché si pubblicano intercettazioni coperte dal segreto istruttorio? Perché il procuratore di Napoli (non solo lui) esterna continuamente nei salotti televisivi? Perché il Csm, la magistratura non richiama e non punisce certe “deviazioni”?

Così facendo si lascia lo spazio a chi come Berlusconi vuole imbavagliare la giustizia che non si piega e soprattutto gli si consente di fare la vittima e mantenere un consenso popolare contro “i magistrati dittatori, che sperperano soldi pubblici, che aprono processi che non chiudono mai, che fanno cause che perdono sempre e di cui mai rispondono”.

Come scrive oggi sul Riformista Emanuele Macaluso: “I richiami del Quirinale volti a mantenere gli equilibri costituzionali fra i poteri dello Stato valgono per tutti”. Ma non è così. E a pagare non è solo la giustizia, sono gli italiani.

....
condividi 8 Commenti

Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Roberto Formigoni: questione morale. Voto 3 Gli 80 consiglieri del Pirellone “stremati” per le 16 sedute in un anno si godono oltre 50 giorni di ferie estive (dopo i 70 giorni di stop per le elezioni milanesi) intascando 10 mila euro mensili più benefit. Basta!

Filippo Penati: questione penale. Voto 2 Un milione di euro di tangenti per l’ex big Pd tra il 2009 e il 2010, quando l’ex braccio destro di Pierluigi Bersani corre per la presidenza della Provincia prima e della Regione poi, sempre sconfitto. Vergogna!

....
condividi 1 Commenti

Ore 12 - La patata bollente Penati e il "caos morale" del Pd

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl Partito Democratico torna a vacillare, dalla periferia al centro, sotto l’urto della questione Penati.

Nel Pd c’è chi si rifugia dietro lo slogan logorato e fasullo “Il Paese ha bisogno di un partito unito”, dimenticando una semplice verità: il Paese ha bisogno di un partito (e di partiti) vero, democratico, trasparente, fuori dalla tenaglia della commistione politica-affari.

Chi dice che nel Pd non c’è una “questione morale”, ma soli insignificanti casi personali, mente sapendo di mentire o vive sulla Luna. E chi dice che gli altri (Pdl in primis) sono peggiori, dice il vero ma ripete la vecchia litania dei tempi del Pci che in Urss non c’era libertà ma che in America i negri stavano peggio, per cui si stava con l’Urss.

Anche per il Pd la questione vera è la sua “classe dirigente”: chi sono, da dove vengono, cosa hanno fatto e fanno i dirigenti di questo partito (e delle istituzioni), chi paga le loro campagne elettorali e le varie primarie: in altre parole la selezione e la formazione della classe dirigente a tutti i livelli. Ha il Pd gli anticorpi per evitare la “degenerazione”?

Continua a leggere: Ore 12 - La patata bollente Penati e il "caos morale" del Pd

....
condividi 3 Commenti

Ore 12 - Questione morale, Pd fra "garantismo" e "giustizialismo"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroUna volta, riferito ai guai, si diceva che uno se “li cerca come il pane”. Bersani i guai se li trova, causati soprattutto dagli altri, ma poi ne rimane invischiato fino a rischiare di esserne travolto.

La cosiddetta “questione morale”, sempre agitata in funzione antiberlusconiana, adesso rischia di causare seri danni al Pd, sia sul piano interno (c’è sempre chi al tintinnar delle manette si frega le mani compiaciuto) che sul piano esterno (l’opinione pubblica, ben che vada, dice che sono tutti uguali). Particolarmente in questi casi, il Pd dimostra tutti i suoi limiti e tutte le sue debolezze. Un esempio su tutti è dato dalla presidente del partito Rosy Bindi quando dice che i guai morali riguardano il socialista Tedesco e il Ds Penati, “assolvendo” il Pd!

Bersani, tirato per la giacca dagli eventi, ha preso posizione, ma in modo pilatesco e “burocratico”, tanto da essere attaccato da frange interne del Pd, dal centrodestra e dalla sinistra. Molti nemici molto onore? Bersani non può limitarsi a dire: “ci rimettiamo al giudizio dei magistrati” e spingere Penati alle dimissioni, come fosse (solo) affar suo.

Al di là dei risvolti penali, al centro c’è la questione politica: il ruolo della politica (e dei partiti) e quello della magistratura. Se vale per tutti la presunzione di innocenza fino a condanna passata in giudicato perché nel Pd avanza il mostro giuridico della presunzione di colpevolezza e chi è indagato è subito bollato?

Evidentemente il Pd cavalca l’onda giustizialista e dell’antipolitica nascondendosi dietro il dito della presunta “diversità”. Ma quell’onda “giustizialista” che non ha fin qui affondato Berlusconi rischia di travolgere il Pd. Bersani fa parte della gente “perbene”. Non è poco, ma non è tutto.

....
condividi 5 Commenti

Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Luigi Bersani: socialismo irreale. Voto 4-. Il segretario democrat convince Penati al “doppio passo indietro”. Poi scrive al Corriere della sera. Questione morale? “Quella del Pd è una diversità politica”. Il Pd non è il Pdl: manca una “l” e non c’è il Cav. Ripulisti!

Antonio Di Pietro: socialismo reale. Voto 4-. Il leader dell’Idv ribadisce la sua richiesto di ritiro dall’Afghanistan: “È ora di dire basta a una guerra che non ci appartiene e che sta producendo un dispendio inutile di vite e risorse economiche”. Populismo. Come Bossi.

....
condividi 9 Commenti

Ore 12 - (Anche) la "questione morale" divide il Pd

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDopo le ultime vicende giudiziarie riguardanti Alberto Tedesco e Filippo Penati, sulla questione morale del Pd c’è chi, come il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani, ex Pci e derivati, sceglie la vecchia impostazione, che la miglior difesa è l’attacco.

Le inchieste su dirigenti Pd? Errani: “La nostra diversità si vede dal rispetto del ruolo della magistratura”. E c’è chi come Paolo Gentiloni, ex Margherita, responsabile comunicazione del Pd, alza l’asticella: “C’è bisogno di una reazione intransigente da parte nostra, forse ancora più netta di quella che c’è stata finora. Minimizzare, dire che si tratta di problemi isolati, anche se è vero che non bisogna generalizzare, è un errore”.

Insomma, non ha più senso, se mai lo avesse avuto, affermare una superiorità morale del Partito democratico. Oggi, specie l’elettorato antiberlusconiano, non ha nessuna indulgenza. Sulla questione morale, il rischio è che il Pd possa dilapidare il capitale di fiducia avuto dalle urne con il voto delle amministrative e con i referendum.

Nel Pd, specie nella componente ex Pci-Pds-Ds, si crede ancora al partito berlingueriano delle mani pulite, alla diversità. Ma oggi, non basta dire di essere diversi, bisogna dimostrarlo, coi fatti, tutti i giorni e a tutti i livelli. Basta nascondersi dietro al paravento “ideologico” e illudersi dicendo che gli altri sono peggiori?

Purtroppo, vicende come quella di Penati, invece di rappresentare un’occasione di analisi politica su un nodo cruciale qual è la questione morale, rischiano di diventare l’occasione ghiotta per la solita e stantia resa dei conti interna. In questo caso contro il segretario Bersani.

Ore 12 - Anche nel Pd c'è una "questione morale". E non solo ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altro

Sono in molti, nel Partito Democratico, a giurare che: “Nel Pd la questione morale non esiste”. Erano più o meno gli stessi che 30, 40, 50 anni fa, giuravano che in Urss non c’erano campi di concentramento e che nei Paesi socialisti c’era il paradiso in terra.

Il Fatto quotidiano di ieri è tornato sulla questione, partendo da quella famosa intervista (28 luglio1981) di Eugenio Scalfari a Enrico Berlinguer.

L’accusa del segretario del Pci era spietata quanto vera: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. I partiti hanno occupato lo stato e tutte le istituzioni … La questione morale non si esaurisce nel fatto che essendoci dei corrotti in alte sfere della politica bisogna scovarli. La questione morale fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle oro correnti”.

Certo, il Pci, vedi ad esempio il tema dei finanziamenti dall’Urss, non aveva tutte le carte in regola, anche perché partecipava a sua volta alla divisione della torta delle Istituzioni. Ma non c’è dubbio che i gruppi dirigenti del Pci, ai vari livelli, avevano rigore e spessore morale, la politica era una missione, non intascavano tangenti (quanto meno non per se stessi).

La domanda oggi è questa: cos’è il Pd? Chi oggi nel Pidì si sente diffamato e offeso perché si affrontano questi argomenti, o ha la coda di paglia o è fuori dalla realtà. Conformismo e trasformismo, che possono essere anche riprovevole sotto l’aspetto etico e morale, non sono la causa di tutti i mali del Partito democratico.

Continua a leggere: Ore 12 - Anche nel Pd c'è una "questione morale". E non solo ...