Tutti gli articoli con tag questione morale

Ore 12 - Premier in "panne". Per Bossi, due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroPiù di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi “fiuta” l’aria e sente odore di tempesta.

Il Senatur fa accantonare la Spa sulla Protezione civile, dimostrando che è lui a tirare i fili di un governo sotto pressione per la bufera giudiziaria che si è abbattuta su Bertolaso (difficilmente resterà al suo posto) e si frega le mani nel vedere il Premier impantanato, prendere sberle e non reagire.

Di questo passo, Bossi sa bene che sarà la Lega a raccogliere i frutti alle prossime Regionali. Frutti che matureranno oltremodo in seguito, dando al leader del Carroccio non più solo il diritto di veto ma quello di marcare il cammino del governo. Insomma, i classici due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava.

La patata bollente Bertolaso, la “bombetta” Verdini, le tangenti di Pennisi (iceberg di una nuova “Duomo connection”?), tutte le inchieste in corso e altre annunciate, rischiano di fare degenerare la situazione, fino a condizionare la campagna elettorale e il risultato delle urne, a danno del Pdl.

Si allarga a macchia d’olio l’idea che il “berlusconismo” ha alimentato la illegalità “gelatinosa”, è un sistema per i “liberali” avidi, più “furbi” dei “furbi”, al di fuori di regole e leggi, retto sulle bustarelle, sulle leggi ad personam, sui commissari straordinari, sulle emergenze senza fine, un sistema basato sui deputati nominati, sul populismo e sulla ricerca spregiudicata e demagogica del consenso, tutto ad uso e consumo del padre/padrone e della sua corte.

Basta che un anello (Bertolaso) ceda e salta l’intera catena.

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Ore 12 - Chi era Bettino Craxi? Nè eroe, nè mariuolo

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroE’ rissa, rissa fra “nani”, per la dedica di una via di Milano a Bettino Craxi. Che fu un capo, un capo sconfitto ma non piegato, capace di fare tutto da solo, la propria fortuna e la propria rovina.

Figlioccio politico di Pietro Nenni, il leader storico del socialismo italiano, Bettino cambiò corpo e anima del vecchio PSI, innalzandolo prima sugli altari del potere e poi facendolo sprofondare nella polvere più ignominiosa.

Cocciuto autonomista, riformista con i piedi per terra, innovatore illuminato, europeista e atlantico senza riserve, ma senza calare le brache davanti all’arroganza USA, fu soprattutto anticomunista totale, disprezzando il burocratico rigore di Berlinguer, ossessionato da un possibile avvicinamento fra PCI e DC, il più scettico sul tentativo di rinnovamento dei comunisti italiani smontandone addirittura l’impalcatura teorica tanto da contrapporre l’eretico sconosciuto Proudon al santificato Carlo Marx.

In tal senso resta memorabile, una vera e propria bomba dagli effetti dirompenti nella sinistra, il documento manifesto scritto da Craxi nel 1978 e pubblicato da L’Espresso che diede il via al nuovo corso socialista.

Fu leader orgoglioso, suscitatore di venerazione e odio da vivo e mai lasciato in pace, da morto. A dieci anni dalla sua scomparsa nella terra tunisina di Hammamet dove si era rifugiato per sfuggire alla morsa politico-giudiziaria di tangentopoli, c’è ancora oggi chi sfoggia ipocrisia o cinismo per appropriasi delle spoglie di un personaggio che ai vecchi amici proconsoli del sottogoverno concesse all’epoca poteri e prebende e ai nuovi amici, in particolare gli ex PCI, per decenni suoi implacabili accusatori, concede ancora la possibilità di fare mea culpa e di rientrare nella storia.

Quanti accostamenti e quante analogie evoca Craxi! Paragonato persino, lui tessitore di beghe correntizie contro i Manca, Signorile, De Michelis, allo Stalin delle trappole assassine contro Trotzkij, Kamenev, Bucharin, i padri, sotto l’egida di Lenin, della Rivoluzione d’ottobre .

Non furono costretti a bare la cicuta e non videro il gulag De Martino, Riccardo Lombardi, Giacomo Mancini, Antonio Giolitti ma l’uno dopo l’altro caddero sotto la scure impietosa di Bettino ed ebbero le carriere stroncate, liquidando l’identità storica socialista. Della vecchia guardia , solo Pertini si salvò, salito sul Colle nonostante Craxi, grazie al Pci che lo propose

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Ceppaloni non sta sulla Luna. Malapolitica Made in Italy

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

Di fronte alla nuova “bomba” esplosa in Campania rispuntano i “minimalisti”. Sono quelli che cercano di ridurre la deflagrazione politica facendola passare per un bubbone locale, addossando ogni colpa al solito maneggione Mastella e al suo clan.

Il ras di Ceppaloni e i suoi sodali ne hanno certamente combinate di cotte e di crude e spetta alla magistratura chiarire ed eventualmente punire. Ma il nodo di fondo è un altro e riguarda la politica, la classe politica italiana in tutta Italia.

C’era e c’è l’occupazione delle istituzioni da parte dei partiti (dei padroni e dei padrini) che genera la questione morale. Quella legata alle assunzioni fatte col sistema camorristico, quella della corruzione, degli appalti, delle tangenti: tutto fuori legge.

Ma c’è, alla luce del sole, protetto dalle leggi del federalismo regionale, l’esempio del caos Made in Italy: è la sanità, con i suoi carrozzoni, i suoi intrallazzi, il suo vergognoso sistema clientelare che inquina il “modus vivendi” civile e inghiotte i due terzi (!!!) dei bilanci delle Regioni.

E’ c’è, fra gli “scandali”, quello delle “società partecipate”. Fra società partecipate e consorzi, regioni ed enti locali si contano 25 mila (venticinquemila!) rappresentanti negli organi di gestione. Compensi da nababbi, impegno discutibile, criteri di selezione prettamente politici (cioè scandalosi). Un qualcosa come il cimitero degli elefanti per politici in età avanzata o “contentini” per politici trombati. E’ la più vergognosa spartizione politica dal dopoguerra ad oggi. E’ il vero core business delle correnti e delle sottocorrenti. Il vero orgoglio dei capibastone. La manna dei razziatori delle tessere. Tutti i partiti ne sono impregnati fino al collo.

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Ore 12 - La "bomba" di Beppe Grillo sulle macerie del Pd

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroPiero Fassino, riferendosi alla “bomba” della candidatura a segretario del Pd di Beppe Grillo, si rifugia in una inutile frase fatta “non è una cosa seria”.

L’ex segretario dei Ds si sbaglia. E’ il Partito democratico che non è una cosa seria.

L’ultimo atto del (presunto) stupratore romano (e le polemiche conseguenti), dimostrano lo stato di un partito allo sbando, in decomposizione.

Grillo non è Pannella e darà seguito alla sua provocazione: mettergli il veto, non dargli la tessera, è quello che il comico vuole. Sarà come buttare benzina sul fuoco, un roteare di sciabole sul nulla.

Il nodo vero resta uno solo: il fallimento del Pd. Partito nella tenaglia della debolezza politica che genera altre debolezze. Dalla debolezza politica nasce la commistione fra potere , partito, affari, nasce la questione morale, cui l’ultimo atto dello stupratore romano è “solo” una scheggia impazzita.

Non c’è nessun cambio di passo in questa fase precongressuale. E nessun cambio di passo ci sarà al congresso. Le ripetute debacle elettorali sono state catastrofi annunciate, frutto di leadership inesistenti, di scelte politiche sbagliate, di una situazione di paralisi, smottamento e smarrimento.

Il trasformismo, riprovevole sotto l’aspetto etico, è uno dei mali del partito che ovunque ha rotto l’antico radicamento politico e sociale e anche nelle regioni rosse ha evidenziato una gestione del potere sempre più paternalistica e burocratizzata.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Silvio Berlusconi: pressing Cei. Voto – 8. La Chiesa sempre più in campo contro Premier e governo: sulla questione morale (no al libertinaggio) e sulle badanti (sì a una sanatoria). Voto dei cattolici addio? Da oggi il Cav è nel bivio del G8. O sale o scende.

Governo: braccio di ferro. Voto – 8. E’ scontro aperto nel governo sul ddl sicurezza. Dopo il “no” del sottosegretario Giovanardi, Maroni va contro La Russa. Il ministro dell’Interno: “Chiunque lavori in nero è clandestino. Nessuna sanatoria”. Volano stracci.

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Video integrale dell'intervento di Marco Travaglio nell'ultima puntata di Annozero. 11 giugno 2009

pubblicato da Luca Landoni in: Video

Vi riproponiamo il video integrale dell’intervento di Marco Travaglio ieri ad Annozero, incentrato sulla questione morale.

Con questo la trasmissione di Michele Santoro si congeda dai telespettatori per riprendere probabilmente a settembre

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Ultima puntata di Annozero su Berlinguer. Ospiti De Magistris, Castelli e Ghedini

pubblicato da Luca Landoni in: Stasera in TV

Dopo Ballarò (manco si fossero messi d’accordo) anche Annozero chiude la stagione con l’ultima puntata. La banda Santoro avrebbe potuto almeno attendere l’esito dei ballottaggi e invece ci lascia orfani di un eventuale commento post-voto; commento che, par di capire, latiterà anche questa sera.

Invece che alle elezioni la puntata sarà infatti dedicata alla questione morale e alla legalità, traendo spunto dalle famose parole di Enrico Berlinguer, storico segretario del Pci, del quale proprio oggi ricorre il 25° anniversario della morte: “La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, corrotti, concussori nella politica e nell’amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti e correnti, con la loro guerra per bande.”

Questione morale e legalità sono ancora all’attenzione del mondo politico? Quando vengono composte le liste elettorali, la moralità è uno dei requisiti richiesti? Le recenti elezioni europee ed amministrative perché non hanno avuto al centro della discussione anche la questione morale, la legalità, la crisi economica, la ricostruzione dopo il terremoto, l’immigrazione?

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Ore 12 - Berlusconi, il premier delle "beghe" personali inquietanti. Sempre colpa dei complotti?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroResta il tema del giorno. Una patata bollente.

Questo passa il teatrino della politica Made in Italy: il “velinismo”, le comparsate in tv, specchio di un Paese dove madri estasiate dai riflettori e dal potere “offrono” le figlie minorenni al sultano, per una apparizione in tv, per uno scranno a Strasburgo e dove milioni di italiani si “offrono” al garante “miracoloso” del destino comune concedendogli in cambio l’immunità morale.

Persino i vescovi scendono in campo chiedendo un “Presidente più sobrio” e ricordando che “Prima o poi arriva il momento del conto”.

Se è vero che l’Italia è investita, oltre che dalla pesante crisi economica, dal degrado della politica e da una forte crisi morale, non c’è dubbio che la vicenda “familiare” del premier non è (solo) una questione privata. C’è quanto meno un problema culturale e politico, altro che gossip!

Dal dopoguerra ad oggi non c’è mai stato in Italia (e nel mondo occidentale) un premier come Berlusconi costantemente “impelagato” in beghe personali inquietanti.

Il Cavaliere perse le elezioni del 2006, dopo cinque anni di governo, perché più impegnato a risolvere i suoi problemi con la giustizia (oltre ai suoi business) che ad affrontare i mali del paese. E oggi, a un mese dal significativo passaggio dell’election day?

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Renzo Bossi membro dell'"Osservatorio sulle fiere lombarde": il caso emblematico di un paese malato

pubblicato da giulio in: L'Italia fa schifo E basta


Quello dell’Expo 2015 milanese sta diventando ormai un feuilleton così disperatamente complicato da poter essere tranquillamente definito “un suk”, come ha fatto Il Sole 24 Ore in questo articolo, così denso e intricato che evito di riassumerlo e mi limito a segnalarvelo.

Una notizia emerge però tra tutte le altre: Renzo Bossi, figlio d’arte di Umberto, noto più che altro per la sua cronica incapacità di conseguire la maturità, è stato nominato nel consiglio di direzione dell’ “Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo”.

Si tratta di un ente costituito in questi giorni su iniziativa della Lega Nord, con lo scopo di “costituire uno strumento esterno, indipendente, al servizio delle piccole e medie imprese, con il compito di raccogliere le valutazioni degli espositori e le eventuali segnalazioni di anomalie riscontrate nel sistema fieristico regionale”.

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L'Idv "bostik" di Antonio Di Pietro si scolla?

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Detto e fatto. Come ripetutamente scritto, l’Idv ha interrotto l’ascesa e ha innestato la retromarcia. Non solo nei sondaggi ma anche nell’unità interna.

Il partito di Antonio Di Pietro è in forte agitazione.

Oltre alla “rogna” giudiziaria dell’inchiesta Global Service che ha fatto emergere una “questione morale” anche nell’Idv, stanno venendo alla luce i limiti di una gestione del partito “padronale” e “paternalistica”, sia sul piano politico che su quello organizzativo e finanziario.

Per l’ex Pm è sempre più difficile tenere unito un gruppo dirigente eterogeneo e multicolore, che in larga misura proviene dagli altri partiti e non è così “vergine” come è stato presentato.

L’ultima scossa viene dalla Campania dove, a dimostrazione di un partito oramai a pezzi, il segretario regionale onorevole Nello Formisano ha dato le dimissioni e intende lasciare l’Idv.

Questa l’accusa di Formisano: “Credo che in un partito come l’Italia dei valori la polemica interna non debba mai trascendere in attacchi diffamatori e calunniosi come quelli che sta perpetrando l’onorevole Barbato, che sono oggetto di querela per diffamazione e che hanno consentito all’onorevole Mantovano l’intervento fatto nella trasmissione Annozero”.

La matassa s’aggroviglia e Di Pietro non sa più ritrovare il capo. Prima o poi i partiti “bostik” si scollano.

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