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Tutti gli articoli con tag questione morale

Berlusconi, Pd, Costituzione, riforma della Giustizia, questione morale

pubblicato da Massimo Falcioni

Il Partito democratico e l’arcipelago della sinistra fanno bene a difendere la Costituzione ma sbagliano a considerarla un tabù. Fanno bene a contrastare gli attacchi strumentali di Berlusconi alla Carta, ma sbagliano a dire no, a prescindere, ad ogni proposta di riforma che viene dalla maggioranza.

Modificare e rinnovare la Costituzione si può e si deve, succede anche negli altri Paesi democratici: ma non è però lavoro da apprendisti stregoni, di gente che si basa sul pressapochismo, sulla superficialità, sull’insipienza, per obiettivi che niente hanno a che fare con il bene della Nazione e della collettività.

Il Pd e la sinistra fanno bene a difendere l’autonomia della Magistratura ma sbagliano a dire “no” a ogni tentativo di riformare la Giustizia. La giustizia italiana è malata e va riformata. E i giudici, la cui autonomia è sacrosanta, non possono però considerarsi una casta intoccabile.

In Italia c’e’ una questione morale aperta. E anche la delegittimazione della magistratura concorre all’abbassamento etico dei valori del mondo della politica.

Ma ci sono esagerazioni ed errori nell’opera di certi giudici e di certe procure? Indubbiamente ci sono stati e ci sono tentativi di interferire nel gioco politico, anche con doppi pesi e doppie misure, forzando regole e leggi.

Ma la politica, a cominciare da Berlusconi, non ha le carte in regola, e non può sfuggire dalle indagini e dal giudizio della magistratura. Non tutti i politici presi con le mani nel sacco possono dire di essere dei perseguitati politici. Troppa gente del “potere”, a vari livelli, ruba e delinque.

La politica deve recuperare la dignita’ dei comportamenti e chi ha responsabilita’ pubbliche deve dare l’esempio al Paese anche sotto il profilo del decoro. I pm e i giudici non possono essere imbavagliati, ma devono fare, e fare bene, il loro mestiere super partes.

L’Italia deve restare un Paese democratico: non ha bisogno di un rais a Palazzo Chigi ma nemmeno ha bisogno del partito dei giudici.

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Di Pietro "impigliato" nella ... questione morale dell'Idv?

pubblicato da il passator cortese

Di solito i sondaggi contano quando sono favorevoli e quello di Micromega è una mazzata per Antonio Di Pietro: per il 62% (21 mila lettori) nell’Idv c’è una questione morale.

Luigi De Magistris, Giulio Cavalli e Sonia Alfano hanno calcato la mano accusando in una lettera il padre-padrone dell’Idv: “Con Di Pietro solo yes-man e servi. La base del partito sta con noi e con i movimentisti”.

L’ex pm taglia altrettanto corto: “Nell’Idv non c’è nessuna questione politica, né tanto meno una questione morale, c’è solo De Magistris che vuole prendere il mio posto”. Tutto qui?

Non pare proprio. Al di là della conduzione familistica e arrogante del partito, si è aperta una questione di linea politica.

Berlusconi è in discesa e la sopravvivenza di Di Pietro è direttamente proporzionale a quella del Cavaliere. Il ‘core’ del suo partito è l’anti-berlusconismo viscerale ed è grazie a questo che fin qui ha raccolto consensi.

Insomma, per l’ex pm, una bella gatta da pelare. E stavolta, senza l’ausilio delle manette.

Ore 12 - " Questione morale " : Bersani non è Berlinguer. E Fini?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSe è vero che sulla “questione morale” il Pd non fa adeguata battaglia politica, non si può spingere Pier Luigi Bersani a fare quello che faceva Enrico Berlinguer.

Non solo perché, ovvio, i tempi sono cambiati. La “questione morale” di Berlinguer era tutta incentrata sulla “diversità” (presunta o reale?) del Pci: sul piano ideologico, politico, culturale, etico e morale.

Dov’è oggi la diversità del Partito democratico? Non solo quella diversità non c’è, ma il Pd è oramai impregnato del brodo di cultura del “berlusconismo”.

Il finanziamento pubblico dei partiti c’entra con la questione morale? Va ricordato che il Pci (relatore Armando Cossutta e conclusioni di Berlinguer) appoggiò e votò quella legge in parlamento: solo Umberto Terracini si dissociò. Ma Berlinguer, con grande onestà intellettuale, associò quella legge al tema del “risanamento della vita pubblica, della politica e delle istituzioni”.

Anche allora il tema di fondo era in quel regime (di matrice democristiana) costruito dai gruppi dominanti, nella commistione fra pubblico e privato, fra politica, potere e affari.

Oggi il “berlusconismo” non ha più l’autorità e la credibilità necessarie, per i guasti fatti, per le promesse tradite, per gli episodi di corruzione, per il logoramento di una pratica di governo che privilegia gli interessi individuali, clientelari o di gruppo.

Occorre una profonda trasformazione della direzione politica, l’ingresso di forze nuove, di riconosciuta serietà, pulizia e fedeltà agli interessi dei cittadini perché lo sforzo di rinnovamento (e anche di sacrificio) sia sostenuto dalla fiducia e dalla partecipazione attiva e consapevole della parte più sana, laboriosa e attiva del paese.

Ma la seconda Repubblica non ha più carte da giocare. E lo stesso Pd non ha le carte in regola. Ce le ha Gianfranco Fini?

Ore 12 - La nuova "carta" di Berlusconi: il Partito del popolo europeo ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl coniglio dal cappello, Silvio Berlusconi, è pronto a tirarlo fuori.

Il Cavaliere si sente sotto assedio e sa che lo attende, sin da settembre, un autunno infuocato, colmo di trappole.

Lo sfaldamento della maggioranza è sotto gli occhi di tutti, con Fini che bombarda sulla “questione morale”, con Tremonti che tuona sulle “cassette di mele marce”, con il timore (oramai una vera e propria ossessione) di andare “sotto” alla Camera (da qui il dietrofront sul “bavaglio” e il rospo ingoiato) e di dover subire il ko del governo e la nascita di un esecutivo “tecnico”.

Il premier teme soprattutto i tentacoli delle procure (a Roma l’indagine sulla P3, a Caltanissetta quella sui rapporti fra Stato e mafia) perché fra poche settimane non sarà più coperto dal legittimo impedimento, tanto da affermare: “Per ora criminalizzano quelli che mi stanno attorno, ma quando sarò senza scudo se la riprenderanno con me. Sono io l’obiettivo vero”.

Quindi c’è voglia di sbaraccare, pensando all’unica via d’uscita, il voto anticipato in primavera.

Si sta lavorando a una lista unica sotto l’ombrello del Ppe, senza Fini, ma con Casini. Basta col Pdl, fine del partito del “predellino”: è l’ora del partito del popolo europeo.

Casini nicchia, ma nell’Udc, la maggioranza non vede l’ora di riabbracciare il Cavaliere. Sarà contento Bossi …

Caos PDL: finiani contro tutti. Il caso Verdini - Carboni: una nuova P2?

pubblicato da Bruno Marino


Il recente arresto di Flavio Carboni, faccendiere già coinvolto, anni fa, nel caso Calvi, ha riaperto lo scontro nel PDL. I finiani, quasi inutile dirlo, fanno la parte del leone nel colpire duramente il governo. Intanto, per chi si fosse perso le puntate precedenti, ecco qui e qui un breve riassunto della vicenda.

I soliti elementi: logge massoniche, incontri tra magistrati e politici, dossier falsi su importanti politici, ombre sulla costruzione di centrali eoliche. E il PDL continua ad implodere, con Bocchino che chiede l’intervento di Berlusconi:

“Il Berlusconi ‘ghe pensi mi’ come ha risolto il caso Brancher così deve risolvere il caso Verdini”

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Ore 12 - Fini stende la "rete". Il "pesce" è già dentro. E non lo sa...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroFa saltare l’incontro con il triumviro Denis Verdini per dimostrare a Silvio Berlusconi chi è che tiene in mano il bandolo della matassa.

Ma Gianfranco Fini non si limita al gioco delle “tre carte”. Il presidente della Camera ha una strategia ben definita, basata sul logoramento a “fuoco lento” del Cavaliere.

Quindi “no” alla ricucitura con Il Premier: anzi marcare in modo sempre più approfondito e plateale la propria distanza dal fondatore e padre-padrone del partito del “predellino”.

Questo perché i problemi politici posti nella “famosa” riunione della Direzione sono tutti lì e lì staranno a marcire. La mediazione è impossibile perché l’ex leader di An ha messo in discussioni i cardini su cui regge il “berlusconismo”.

E soprattutto perché sedersi sulla sponda del fiume può dare frutti insperati.

Fini è certo che le inchieste giudiziarie procederanno e saranno devastanti, con “esito catastrofico” per il Premier e per il Governo. Il cappio della “questione morale” stringerà l’esecutivo fino a soffocarlo definitivamente. Non bastasse, la maggioranza potrebbe frantumarsi sullo scoglio del federalismo e potrebbe essere lo stesso Tremonti a sparare il colpo di grazia.

Così Fini prepara la convention di Generazione Italia, la sua corrente. Cioè il suo nuovo partito. La “rete” è già in acqua. E il pesce è già dentro. Ma non lo sa.

"Napoleonsilvio", addio ... trono?

pubblicato da Massimo Falcioni


Paura e sospetti si allargano a macchia d’olio nel partito del “predellino”. La maggioranza è sommersa dagli scandali: al di là dei singoli nomi, il tarlo corrode la pianta e nessuno è più sicuro di niente. Pdl e maggioranza, dopo un anno da “lupi” (i sexigate del Cav , Spatuzza e Ciancimino che raccordano mafia-Forza Italia-Dell’Utri, il Bertolasogate, l’ultimo Scajola, poi Ciarrapico, i Fitto i Cosentino, gli assessori accusati, indagati e chissà cos’altro, a cominciare dai rumors che prevedono tempesta su Verdini, Matteoli, Lunardi, addirittura su Gianni Letta) sono visti oramai come macchina per la gestione del potere fine a se stessa. Cricca che alimenta cricca.

“Alì Berlusconi e i quaranta ladroni” è la battuta più gettonata del Palazzo. E nessuno ride. La questione morale stravolge l’immagine del Pdl, fa vacillare Premier e maggioranza.

La domanda è una sola: “La testa di Scajola basterà a non fare alzare l’asticella dell’offensiva giudiziaria?”.

Silvio Berlusconi è in panne: non può più minacciare le elezioni anticipate, perché sa che può perderle. Ecco perché nel Pdl c’è il “rompete le righe”: nessuno “copre” più nessuno e i “guastatori” minano il campo. E il Cavaliere è sempre più solo. Il Sultanato vacilla. Il Colle è un miraggio.

Ore 12 - Premier in "panne". Per Bossi, due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPiù di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi “fiuta” l’aria e sente odore di tempesta.

Il Senatur fa accantonare la Spa sulla Protezione civile, dimostrando che è lui a tirare i fili di un governo sotto pressione per la bufera giudiziaria che si è abbattuta su Bertolaso (difficilmente resterà al suo posto) e si frega le mani nel vedere il Premier impantanato, prendere sberle e non reagire.

Di questo passo, Bossi sa bene che sarà la Lega a raccogliere i frutti alle prossime Regionali. Frutti che matureranno oltremodo in seguito, dando al leader del Carroccio non più solo il diritto di veto ma quello di marcare il cammino del governo. Insomma, i classici due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava.

La patata bollente Bertolaso, la “bombetta” Verdini, le tangenti di Pennisi (iceberg di una nuova “Duomo connection”?), tutte le inchieste in corso e altre annunciate, rischiano di fare degenerare la situazione, fino a condizionare la campagna elettorale e il risultato delle urne, a danno del Pdl.

Si allarga a macchia d’olio l’idea che il “berlusconismo” ha alimentato la illegalità “gelatinosa”, è un sistema per i “liberali” avidi, più “furbi” dei “furbi”, al di fuori di regole e leggi, retto sulle bustarelle, sulle leggi ad personam, sui commissari straordinari, sulle emergenze senza fine, un sistema basato sui deputati nominati, sul populismo e sulla ricerca spregiudicata e demagogica del consenso, tutto ad uso e consumo del padre/padrone e della sua corte.

Basta che un anello (Bertolaso) ceda e salta l’intera catena.

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Ore 12 - Chi era Bettino Craxi? Nè eroe, nè mariuolo

pubblicato da Massimo Falcioni

altroE’ rissa, rissa fra “nani”, per la dedica di una via di Milano a Bettino Craxi. Che fu un capo, un capo sconfitto ma non piegato, capace di fare tutto da solo, la propria fortuna e la propria rovina.

Figlioccio politico di Pietro Nenni, il leader storico del socialismo italiano, Bettino cambiò corpo e anima del vecchio PSI, innalzandolo prima sugli altari del potere e poi facendolo sprofondare nella polvere più ignominiosa.

Cocciuto autonomista, riformista con i piedi per terra, innovatore illuminato, europeista e atlantico senza riserve, ma senza calare le brache davanti all’arroganza USA, fu soprattutto anticomunista totale, disprezzando il burocratico rigore di Berlinguer, ossessionato da un possibile avvicinamento fra PCI e DC, il più scettico sul tentativo di rinnovamento dei comunisti italiani smontandone addirittura l’impalcatura teorica tanto da contrapporre l’eretico sconosciuto Proudon al santificato Carlo Marx.

In tal senso resta memorabile, una vera e propria bomba dagli effetti dirompenti nella sinistra, il documento manifesto scritto da Craxi nel 1978 e pubblicato da L’Espresso che diede il via al nuovo corso socialista.

Fu leader orgoglioso, suscitatore di venerazione e odio da vivo e mai lasciato in pace, da morto. A dieci anni dalla sua scomparsa nella terra tunisina di Hammamet dove si era rifugiato per sfuggire alla morsa politico-giudiziaria di tangentopoli, c’è ancora oggi chi sfoggia ipocrisia o cinismo per appropriasi delle spoglie di un personaggio che ai vecchi amici proconsoli del sottogoverno concesse all’epoca poteri e prebende e ai nuovi amici, in particolare gli ex PCI, per decenni suoi implacabili accusatori, concede ancora la possibilità di fare mea culpa e di rientrare nella storia.

Quanti accostamenti e quante analogie evoca Craxi! Paragonato persino, lui tessitore di beghe correntizie contro i Manca, Signorile, De Michelis, allo Stalin delle trappole assassine contro Trotzkij, Kamenev, Bucharin, i padri, sotto l’egida di Lenin, della Rivoluzione d’ottobre .

Non furono costretti a bare la cicuta e non videro il gulag De Martino, Riccardo Lombardi, Giacomo Mancini, Antonio Giolitti ma l’uno dopo l’altro caddero sotto la scure impietosa di Bettino ed ebbero le carriere stroncate, liquidando l’identità storica socialista. Della vecchia guardia , solo Pertini si salvò, salito sul Colle nonostante Craxi, grazie al Pci che lo propose

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Ceppaloni non sta sulla Luna. Malapolitica Made in Italy

pubblicato da Massimo Falcioni

Di fronte alla nuova “bomba” esplosa in Campania rispuntano i “minimalisti”. Sono quelli che cercano di ridurre la deflagrazione politica facendola passare per un bubbone locale, addossando ogni colpa al solito maneggione Mastella e al suo clan.

Il ras di Ceppaloni e i suoi sodali ne hanno certamente combinate di cotte e di crude e spetta alla magistratura chiarire ed eventualmente punire. Ma il nodo di fondo è un altro e riguarda la politica, la classe politica italiana in tutta Italia.

C’era e c’è l’occupazione delle istituzioni da parte dei partiti (dei padroni e dei padrini) che genera la questione morale. Quella legata alle assunzioni fatte col sistema camorristico, quella della corruzione, degli appalti, delle tangenti: tutto fuori legge.

Ma c’è, alla luce del sole, protetto dalle leggi del federalismo regionale, l’esempio del caos Made in Italy: è la sanità, con i suoi carrozzoni, i suoi intrallazzi, il suo vergognoso sistema clientelare che inquina il “modus vivendi” civile e inghiotte i due terzi (!!!) dei bilanci delle Regioni.

E’ c’è, fra gli “scandali”, quello delle “società partecipate”. Fra società partecipate e consorzi, regioni ed enti locali si contano 25 mila (venticinquemila!) rappresentanti negli organi di gestione. Compensi da nababbi, impegno discutibile, criteri di selezione prettamente politici (cioè scandalosi). Un qualcosa come il cimitero degli elefanti per politici in età avanzata o “contentini” per politici trombati. E’ la più vergognosa spartizione politica dal dopoguerra ad oggi. E’ il vero core business delle correnti e delle sottocorrenti. Il vero orgoglio dei capibastone. La manna dei razziatori delle tessere. Tutti i partiti ne sono impregnati fino al collo.

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