
La favola politica di Renata Polverini non poteva finire in un giorno peggiore. Lei, proclamatasi portavoce delle donne lavoratrici, scopre di non essere una moderna Cenerentola proprio l’8 marzo, giorno in cui il Tar del Lazio ha respinto il ricorso avanzato dal Pdl per permettere alla propria candidata di scontrarsi contro Emma Bonino.
Eppure per coronare il proprio sogno (politico) a Renata Polverini serviva davvero poco. Persino la protagonista della fiaba a cui si deve la nascita del feticismo per i piedi aveva capito che per essere apprezzata, argomenti a parte, è sufficiente essere puntuali.
Ad Emma Bonino, e ai radicali che hanno civilmente protestato affinché in un paese moderno nel 2010 tutti i cittadini italiani siano davanti alla legge uguali, bisogna riconoscere il tentativo di aver dato valore a delle nuove storie.
I primi cento giorni Pierluigi Bersani li ha superati senza infamia e senza lode. I prossimi cinquanta, o poco più, saranno decisivi per il segretario del Pd e per lo stesso partito.
I fatti, cioè l’andazzo di un partito in balia dei sussulti autodistruttivi interni e degli altalenanti eventi esterni, dimostrano che il Partito democratico era e resta una “amalgama mal riuscita” e che le primarie (oltre tre milioni di militanti ed elettori votarono per Bersani) erano e restano un bluff.
Cento giorni sono passati invano: il partito “pesante” è una chimera (nel territorio dominano i cacicchi e al centro le antiche divisioni correntizie si consumano in vecchie e nuove lotte fratricide) e la strategia delle “larghe” alleanze per un nuovo Ulivo fa acqua da tutte le parti (da una parte con l’Udc da “terzo forno”, e dall’altra con Idv e Radicali che giocano al gatto col topo).
I ko in Puglia e a Bologna non sono incidenti di percorso, bensì l’iceberg dello stato di salute del Pd. In ognuna delle tredici regioni chiamate al voto di marzo il pidì è una “gruviera”, va “a rimorchio”, sempre sotto il tiro di “amici” e “avversari”.
E non c’è capo o capetto, a Roma o fuori, che non esprima dissenso, infischiandone della linea del partito e della sua leadership.
Chi temeva un Bersani “autoritario” e “sbaracca tutto” si è dovuto ricredere: il segretario si è distinto per il suo minimalismo e per una ordinaria amministrazione che lascia il caos che c’era già.
Al Pd servono invece idee nuove e scatti da grimpeur. Ma servono adesso. Fra due mesi può essere troppo tardi. Sia per Bersani che per il Pd.
Continua a leggere: Ore 12 - I primi (duri) cento giorni di Bersani. Decisivi i prossimi cinquanta

È direttamente tratto dal grande successo cinematografico di questi giorni, il kolossal Avatar, il nuovo spot radicale che sostiene la candidatura di Emma Bonino a presidente della Regione Lazio.
Una scelta sui generis che ha già scatenato qualche polemica, ma anche approvazione per l’originalità dell’iniziativa. Noi per l’intanto vi proponiamo Emmatar in versione integrale.
A voi ogni giudizio.
Continua a leggere: Emmatar. Il nuovo spot radicale per Emma Bonino in stile Avatar
Ha scelto youtube Nichi Vendola per sconfessare le accuse che da questa mattina rincorrono su di lui. Con un video il Presidente della Regione Puglia prova a zittire il nascente dibattito che attorno a lui in queste ora sta nascendo a causa anche delle dichiarazioni che sul suo conto ha rilasciato Massimo D’Alema.
Fermo restando che fino a prova contraria non può, e non deve, essere accusato nessuno Nichi Vendola sorprende. Di nuovo. Avrà, come sosteneva giustamente qualcuno su questo sito, sbagliato con il Partito Democratico.
Di fatto la sua presenza in politica, tanto quella di Emma Bonino, rappresenta semmai ce ne fosse bisogno che l’evoluzione di un paese nel corso della storia è affidato alle anomalie. Non certo a chi vuol star più comodo sulle sedie. A sinistra come pure a destra.
Continua a leggere: Video. Nichi Vendola su youtube: "Non ho mai violato le regole"
La candidatura di Emma Bonino alla presidenza della regione Lazio passa nel Pd all’unanimità. Ma è un en plein di facciata. Tutte quelle mani alzate all’Hotel Aran Mantegna di Roma nascondono i volti della delusione e del malumore di dirigenti e militanti che non sanno più “che pesci pigliare”.
Quel che succede nella regione della capitale è la cartina di tornasole di un partito “vuoto” . “spiazzato”, e “a rimorchio” di chiunque.
E Bersani? Accerchiato, criticato, sobillato. Il segretario sbanda, ora cercando di rimettere in riga gli “agitati”, come un “kapò”, ora subendo gli umori di chiunque dica la sua, “prigioniero” di amici (in forte calo) e nemici (in forte crescita).
Situazione peggiore di quella già vissuta dal Pd di Veltroni e di Franceschini? Sì. Come allora, pur se a parti invertite, c’è chi rema contro e addirittura “tifa” per la sconfitta del Pidì alle Regionali. Un errore politico perseguito per tre volte di seguito non può che portare alla disfatta.
Le primarie, previste per statuto e obbligatorie per le cariche pubbliche, sono oramai solo un ricordo. Alleanze senza strategia, alla giornata, imposte da convenienze e dalle circostanze, più che altro “subite” per non perire. Nel Lazio costretti a prendersi la Bonino, ma non c’è uno straccio di accordo con i radicali; l’Udc sta con la destra (se Berlusconi non pone il suo veto…) nelle regioni che contano e dice sì al Pd in Calabria (prendendosi il candidato presidente) e in Puglia, dove il Pd è nel caos, idem in Umbria. Con la sinistra radicale ecc. è frattura quasi ovunque. Con l’Idv è un continuo stop and go.
Per la prima volta, la componente cattolica ex Margherita (“figli di un dio minore”) è con le valige in mano, pronta dopo le elezioni di marzo, a sbattere la porta.
Il nodo è l’identità. Ancora nessuno sa cos’è il Pd: se un partito di sinistra che si allea con un centro costituito dall’Udc o un partito di centro sinistra in un assetto bipolare. Si “sbanda” sulle alleanze perché non è ancora definita la vera natura del partito.
A poco più di due mesi dalle elezioni, il Pd è senza rotta. E Bersani è nella bufera. Sarà il “tutor” Massimo D’Alema a salvarlo?
Continua a leggere: Il "gioco dell'oca" del Pd. Si torna a cercare ...l'identità
A scuotere il Partito democratico, stavolta è la candidatura di Emma Bonino alla regione Lazio.
E’ l’ennesima cartina del tornasole dei limiti e delle contraddizioni di un partito che non trova pace.
Al di là del rispetto per la persona, è evidente che non è facile per ex Pci ed ex dicì farsi rappresentare da una radicale doc, qual è Emma. Donna “straordinaria”, ma pur sempre “figlia” di tal … Marco Pannella che ha ben poco da spartire con il Pd.
Semplicemente, il Pidì è nel classico cul de sac. Il problema non è la Bonino, non sono i radicali. Casomai, stavolta, Pannella porge al Pd un legno per non affondare. Quindi, basta orpelli e fragili eufemismi!
Il nodo vero è un altro e riguarda il Pd, il suo infinito e inconcludente vagare, il suo assurdo e testardo autolesionismo. Di fatto, nel partito senza identità e progetto, per reggere si sono ammesse le cordate: il suo formarsi ne attira e aggrega un’altra e un’altra ancora e così via, secondo un processo di proliferazione a catena verso una inarrestabile degenerazione del partito, verso la sua paralisi politica. Questo è il Pd.
In questo partito,e non da oggi, chi perde rema contro. A cascata, dai vertici alla base. L’ex segretario Dario Franceschini ha ricordato che a Bersani non spetta decidere ma “fare la sintesi”.
Che vuol dire? Che primarie e congressi del Pd non servono a niente. Che il segretario deve sottostare alle pressioni e ai ricatti delle correnti interne e non può andar oltre un “compromesso al ribasso”.
La degenerazione del Pd, dove in mancanza di leadership effettive dominano i personalismi, richia il punto di non ritorno. Tanto valeva, allora, affidare la “ditta” direttamente a Massimo D’Alema.
Dalle Regionali giungerà un altro duro colpo. Poi seguirà un’altra lunga notte dei lunghi coltelli. Un film già visto.
Continua a leggere: Ore 12 - Il problema non è la Bonino. Il Pd nel "cul de sac": ecco perchè
U come Udc. Più che una moglie fedele il Partito di Pierferdinando Casini sembra un’amante pronta a concedersi al miglior offerente tanto che in vista delle prossime elezioni Regionali ha deciso di stare sia con il Partito Democratico che con il Popolo delle Libertà. Non vale più il proverbio meglio soli che male accompagnati?
V come Veneto. Dove si è visto concretamente quanto l’alleanza tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi sia pronta franare con un nonnulla. Pur di far contento il compagno di Governo il Premier ha deciso di tradire Giancarlo Galan al quale ha negato la possibilità di ricandidarsi per il posto che fino ad oggi occupava come governatore.
Continua a leggere: Le parole del 2009: Udc, Veneto e Zaia (Luca)
R come Raffaele Lombardo. Il governatore della regione Sicilia più di altri ha rappresentato la distanza tra l’amministrazione e i cittadini. Al di là di tutte le vicende di colore che l’hanno riguardato dell’esponente politico ci ricorderemo il cospicuo assegno ricevuto da Silvio Berlusconi per evitare uno scisma all’interno del Popolo delle Libertà.
Quei soldi sarebbero serviti per aiutare la Sicilia. E l’Italia. Possibile che nel 2009 non si riescano a costruire adeguate protezioni per evitare frane omicida?
S come Scandalo. Ma anche come spettacolarizzazione dello scoop. La condivisione pubblica delle vicende private del Premier hanno dato inizio ad un eterno reality show che con cadenza quasi precisa presentava a noi, pubblico, uno scandalo di cui disquisire. Chiusa la vicenda Boffo e quella Marrazzo nelle scorse settimane si è iniziato a parlare del sex tape di Alessandra Mussolini. Della vicenda, ad oggi, non si sa più nulla.
Continua a leggere: Le parole del 2009: Raffaele (Lombardo), Scandalo e Terremoto
I come Italia dei Valori. Il partito di Antonio Di Pietro ha preso, di fatto, il posto della sinistra radicale che nelle precedenti amministrazioni tanto faceva tribolare i governi dell’uno e dell’altro schieramento politico. Ma il progetto dell’ex magistrato all’elettorato piace tanto che alle elezioni europee lo premia con un numero maggiore di consensi.
L come Lodo Alfano. La bocciatura della proposta dell’omonimo Ministro inasprisce ulteriormente il dibattito. Il rapporto tra l’amministrazione Berlusconi e la magistratura si fa sempre più teso tanto che della difesa del Premier non si occupa solo il Ministro della Giustizia. Con Silvio anche Franco Frattini, responsabile degli Esteri, e Renato Brunetta, responsabile della Pubblica Amministrazione.
M come Marrazzo Piero. Lo scandalo che ha travolto l’ex Presidente della Regione Lazio oltre ad indebolire la credibilità del Partito Democratico è stato per settimane e settimane al centro di un dibattito sociologico che politicamente non è collimato in nulla. Anzi. Per apparire più maschio ogni esponente politico dichiarava di non essersi trattenuto con una prostituta transgender. Eppure l’esistenza di chiappe d’oro è certa.
D come Divorzio. L’abbandono del tetto coniugale di Veronica Lario ha dato il via, e ad alcuni mesi di distanza lo si può affermare con una certa sicurezza, ad una serie di grattacapi per il Premier che di certo non hanno contribuito alla sua resa politica.
E come Eluana Englaro. Nei giorni antecedenti alla morte della donna si è fatto un gran parlare di cosa fosse giusto per i malati terminali eppure a quasi un anno dalla quel tragico fatto di cronaca nessun esponente politico, sia destra che a sinistra, è ritornato sull’argomento. Perché? Chiusa la notizia chiuso il dibattito?
F come Fiat. Ma anche come fabbriche già chiuse. Non c’è giorno che i media paralleli a quelli ufficiali raccontino la crisi eppure il Governo non presenta ai propri elettori un progetto di rilancio del paese tanto che nel frattempo per sperare nella ripresa dobbiamo confidare in Giovanni Minoli che ha deciso di produrre “Agrodolce” con la regione Sicilia per creare dei nuovi posti di lavoro.
Continua a leggere: Le parole del 2009: Divorzio, Eluana Englaro, Fiat e Giustizia