Il governo ha subito la prima sconfitta alla Camera (con uno scarto di oltre 50 voti) su un emendamento del leghista Gianluca Pini al Ddl comunitaria 2011, emendamento che modifica il concetto di responsabilità civile dei magistrati. Rispetto alla legislazione attuale, il testo approvato alla Camera (e che il ministro Severino si è augurato che il Senato modifichi) prevede che i magistrati possano essere chiamati a rispondere in proprio e in solido da chi si ritiene vittima di errore giudiziario. Rispetto alla legislazione attuale, le novità sono essenzialmente due:
Per i promotori dell’iniziativa, si tratta di una “vittoria di civiltà” che servirà a responsabilizzare i giudici. Per tutti gli altri, si tratta di un’intimidazione nei confronti dei magistrati, approvata facendosi scudo di un’indicazione dell’Unione Europea. Ma come funziona la responsabilità civile dei giudici nel resto d’Europa? Paradossalmente, se l’emendamento Pini diventasse legge, l’Italia si troverebbe fuori dal diritto comunitario più di quanto non si trovi oggi.
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Berlusconi ha messo in agenda un incontro cruciale con i radicali, dopo le ultime defezioni che hanno portato il governo sotto la fatidica quota 315. Va subito detto che l’apporto dei 6 deputati radicali potrebbe non essere sufficiente, dato che gli ultimi conti (un po’ vaghi) hanno contato solo 306 voti per l’esecutivo, ma non si sa mai.
Intanto il leader Marco Pannella ha annunciato di essere disposto a discutere delle misure ma che i suoi voteranno contro la manovra. Certo però che un vecchio volpone come lui ha già subodorato la possibilità di ottenere qualcosa in cambio e dunque niente è scontato.
«Discutiamo misure, ma voteremo no a fiducia». Così lo storico fondatore dei Radicali su Twitter. Secondo voi è credibile? In ogni caso il voto sul rendiconto è previsto per martedì e il tempo stringe…
Adesso le opposizioni minimizzano e dicono in coro che la “fiducia” al governo era scontata. Ma non è così. Altrimenti non si capirebbe il tentativo (stramba furbata da giocatori di “rubamazzo” o geniale trucchetto da consumati pokeristi?) di assentarsi dalla prima chiama per far mancare il numero legale e quindi, invalidare la seduta.
Tentativo fallito, così pare, per responsabilità dei sei deputati radicali, determinanti secondo il Pd per la tenuta del numero legale durante il voto di fiducia al governo creando una sorta di “effetto traino” per la quota 315. Il primo deputato radicale che ha votato è stato Marco Beltrandi, per 298esimo. Dopo di lui ci sono stati gli altri voti radicali e 14 della maggioranza.
Rosy Bindi infuriata, rivolta alla pattuglia dei radicali grida in Aula: “stronzi!”. Per il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei, ex Popolari, i nodi vengono sempre al pettine: “tutti adesso nel Pd se la prendono con i Radicali. Eravamo stati in pochi, però, anni fa a sostenere che la loro inclusione nelle liste del Pd era un errore, perchè contraddittoria con la presenza nel partito di noi ex Popolari, che del Pd siamo co-fondatori. Quello è stato il peccato originale”.
Gongola, si fa per dire, Pier Ferdinando Casini:”Se i Radicali hanno pesato per fare ottenere al governo la fiducia a me fa solo piacere: così si chiariscono tante cose. È una scelta di chiarezza”.
A fine conta, sul governo pesano soprattutto tre defezioni politiche: non hanno votato gli scajoliani Gava e Destro, e il “responsabile” Sardelli.
Sulla polemica rispetto al ruolo della pattuglia pannelliana il presidente dei deputati Pd, Dario Franceschini getta acqua sul fuoco: “I Radicali non sono stati determinanti. Sono entrati quando era stato già raggiunto il numero legale”. Ma il governo fornisce una versione opposta: “I radicali hanno creato un effetto traino per il raggiungimento di quota 315″. Già.
Silvio Berlusconi: reuccio. Voto 3. Il Cav si dice perseguitato e minaccia di “esplodere” in tv. “Per i miei 75 anni mi piacerebbe che si mettessero da parte i contrasti per portare l’Italia fuori dalla crisi”. Il miglior regalo? Passo indietro!
Pier Luigi Bersani: re travicello. Voto 4. Alla Camera i 6 radicali votati nelle liste Pd si astengono sul ministro Romano. Bindi e Franceschini furenti ne chiedono l’espulsione. Da Penati, a Renzi, a Veltroni e compagnia cantante: Pd gruviera.
Emma Bonino: bandierina. Voto 7+. Denuncia dei Radicali in procura contro Berlusconi e i direttori dei TG che hanno trasmesso le pseudo-interviste registrate del Cav., veri e propri spot elettorali assolutamente vietati nei notiziari. New Dynasty Made in Italy.
Luca Di Montezemolo: bandierone Voto 7+. L’ex presidente di Confindustria: “Questo centrodestra populista che paventa invasioni, non ha più nulla a che fare con quello che una forza moderata dovrebbe rappresentare in un grande paese europeo”. Destra Made in Italy.

Il suicidio di Mario Monicelli è conciso con l’ultima puntata di Vieni via con me, l’evento televisivo che si è occupato anche di eutanasia attraverso le storie di Eluana Englaro e Piergiorgio Welby (qui l’intervista alla moglie Mina).
La morte del regista è diventata il pretesto per alcuni rappresentanti politici per continuare ad occuparsi male di malati terminali. Ieri alla Camera si è preferito disquisire sulla scomparsa del novantenne Monicelli invece di discutere di tutti i problemi reali che non si potranno affrontare a causa della sospensione dei lavori parlamentari. Il dibattito sul suicidio del regista è stato avviato da Rita Bernardini dei Radicali:
“Quest’aula dovrebbe riflettere su come alcune persone che non ce la fanno ad andare avanti sono costrette a lasciare la vita invece di morire vicino ai propri cari con la dolce morte”.
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Il prossimo autunno per Roberto Cota potrebbe non cominciare nel migliore dei modi. Come spiegato nelle scorse ore da V., il Tar (dopo aver accolto il ricorso di Mercedes Bresso) il prossimo 7 ottobre potrebbe annullare il voto che ha garantito all’esponente leghista la poltrona di Governatore della Regione Piemonte.
Questa opportunità potrebbe essere colta al volo da Sergio Chiamparino. Il sindaco di Torino, più volte indicato come il coordinatore di un ipotetico Partito Democratico del Nord, si candiderebbe al posto di Mercedes Bresso.
L’eventuale ricandidatura dell’ex Governatore sarebbe stata sabotata dalla stessa Bresso che, non convinta del proprio ricorso (rivelatosi poi attendibile), avrebbe chiesto a Roberto Cota un appoggio per essere candidata alla presidenza europea delle Regioni.

Il Tribunale civile di Milano ha respinto il ricorso presentato dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che in collaborazione con l’avvocato Maurizio Steccanella ha provato a dimostrare l’ineleggibilità dell’attuale Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni.
In seguito al pronunciamento della sentenza i Radicali attraverso un comunicato stampa, di cui da notizia anche Giuseppe Civati sul proprio blog, hanno fatto sapere di voler proseguire la contestazione già avviata dal Movimento 5 Stelle.
Per farlo aspettano la pubblicazione del documento di convalida dell’elezione di Roberto Formigoni. Tale certificato, come spiegato da Marco Cappato e Lorenzo Lipparini al Corriere della Sera, sarebbe l’unica prova impugnabile per contestare il quarto mandato dell’attuale Presidente della Lombardia.
Sono state sufficiente poche ore per rendersi conto che lo scandalo in cui è coinvolto Pier Paolo Zaccai non terminerà con gli stessi toni che accompagnarono le fine prematura del mandato di Piero Marrazzo che, per tutelare il proprio operato, scelse di lasciare la Regione Lazio dove era in qualità di Governatore.
L’elemento principale che contraddistingue le due vicende sono i rapporti che i diretti interessati hanno avuto con i propri partiti dopo essere stati sorpresi in flagrante. Il Popolo delle Libertà ha già sospeso Pier Paolo Zaccai che nel frattempo è stato liquidato anche da Gianni Alemanno.
“Mi auguro - ha dichiarato il primo cittadino di Roma commentando la vicenda Zaccai - che la magistratura faccia luce e accerti se ci sono reati”.
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Quanto registrato dal Corriere della Sera nel Lazio, dove il neo governatore Renata Polverini può contare su molti consiglieri regionali già impegnati anche in altri contesti, non rappresenta l’eccezione. Comportamenti simili si verificano anche al nord.
Daniele Sensi, sul proprio blog, citando i Radicali sottolinea che ad oggi Roberto Cota, Presidente del Piemonte dallo scorso 30 marzo, non ha ancora consegnato le proprie dimissioni come parlamentare.
Secondo la legge 154 del 1981 l’impegno nazionale non può sommarsi a quello in ambito regionale tanto che chi si trova a ricoprire entrambi i ruoli deve, per legge, decidere entro dieci giorni dove esercitare la propria attività politica.