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Sindacati in piazza anche la vigilia di Natale

pubblicato da Alberto Puliafito

Cgil, cils e uil in piazza il 24 dicembre 2011

Avevano chiesto di modificare le norme sulle pensioni nel decreto milleproroghe 2011, ma non sono stati accontentati. Così, i sindacati proseguono nella loro protesta anche il 24 dicembre: è la prima volta che Cgil, Cisl e Uil manifestano la vigilia di natale.

Insieme a Susanna Camusso, Raffele Bonanni e Luigi Angeletti, a Montecitorio ha sfilato anche Giovanni Centrella dell’Ugl: il sindacato di destra è stato dunque sdoganato dai tre maggiori. La richiesta dei sindacati è sempre la stessa, rivolta al presidente del Consiglio Mario Monti:

«un patto sociale in cui siano chiari gli obiettivi che si devono raggiungere in un quadro di responsabilità condivise da tutti i soggetti, proprio per rendere tutto più trasparente».

Susanna Camusso ha spiegato perché i sindacati sono in piazza anche oggi:

Non per rovinare il Natale a qualcuno ma perché sappiamo che per i lavoratori colpiti dalla manovra non sarà una festa serena..

L’esecutivo, intanto, sembra fare orecchie da mercante e prosegue con la fase due.

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I sindacati insistono: «La manovra non è equa»

pubblicato da Alberto Puliafito

Susanna Camusso

La manovra di Monti avrà anche incassato la fiducia alla Camera - non senza distinguo nel corso delle dichiarazioni di voto - e Monti avrà anche fatto il suo personalissimo show da supereroe salvatore della patria in diretta tv, ma le proteste da parte delle parti sociali non si sono certo sopite. Anzi.

Ai microfoni di SKY Tg24 sono appena intervenuti sia Raffaele Bonanni (Cisl) sia Susanna Camusso. Il primo ha insistito sulla questione della concertazione, che di fatto è venuta a mancare, salvo piccole modifiche al decreto salva-Italia:

«Non tollereremo più che il governo non ricorra alla concertazione, non può farla sulle materie che dice e altre no. Tutti i partiti pensano alle elezioni anticipate e vogliono ridurre il potere di Monti, ecco perché noi gli diciamo: ‘apri alla concertazione e si troveranno le soluzioni più idonee ed eque per il paese»

Quanto alla manovra, Bonanni ribadisce un concetto già sviscerato più volte:

«Non c’è equità, le tasse sono tutte caricate su lavoratori e pensionati: non sono andati a colpire chi ha valori immobiliari, si carica anche chi ha una sola casa[…] la Marcegaglia è l’unica che ha ricevuto soldi dal Governo e a dare i soldi siamo stati noi”»

Da Padova, gli ha fatto eco la Camusso:

«E’ una manovra squilibrata sulla tassazione del lavoro dipendente e sulle pensioni, un tratto che va corretto anche per gli effetti recessivi che ha sul paese, anche in termini di potere d’acquisto. Bisogna ricordarsi che i dati sulla produzione industriale sono in totale calo. Noi siamo sempre diffidenti se ci dicono che c’è una fase prima e una fase seconda, perché la fase seconda poi non arriva mai».

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12 dicembre - I sindacati confermano lo sciopero

pubblicato da Alberto Puliafito

12 dicembre 2011 - Sciopero

I sindacati incontrano Mario Monti per un confronto relativo alle misure prese - in particolare sulle pensioni - nella manovra proposta dall’esecutivo. A Palazzo Chigi erano presenti, insieme al premier e ai segretari dei sindacati, il ministro del Welfare Elsa Fornero e il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli.

A quanto pare, le posizioni sono rimaste invariate. Monti ha continuato a parlare della situazione emergenziale. Ma all’uscita dal confronto, durato più di due ore, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha confermato lo sciopero di domani, 12 dicembre 2011 e ha affermato, come riporta l’Ansa, che l’incontro con il premier

«Si è concluso con un impegno un po’ generico»

Ancora più duro Luigi Angeletti (Uil), che ha detto di ritenere infinitesime le speranze che il Governo possa accogliere le richieste dei sindacati in fase di conversione in legge del cosiddetto decreto salva-Italia e che definito così il colloquio:

«Del tutto insoddisfacente.

Dal canto suo, Raffaele Bonanni (Cisl), ha rincarato la dose.

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Governo Monti, duro monito di Cgil e Cisl: "Basta di colpire i più deboli!"

pubblicato da il passator cortese

Non è un “siluro” ma una secchiata d’acqua fredda, sì. I sindacati, Cgil e Cisl, escono dal letargo delle loro beghe interne e mandano un chiaro e duro segnale a Monti: un vero e proprio monito, controcorrente rispetto al coro (quasi) unanime levatosi in questi giorni a favore del nuovo esecutivo “tecnico”.

Tuona la Cgil: “Sono il lavoro ed il fisco i temi centrali della piattaforma Cgil, che riproponiamo al Governo, con la certezza che senza interventi sulla crescita e senza una vera svolta sull’equità, il Paese non esce dalla condizione difficile che si è determinata. Se fossero vere le notizie anticipate dalla stampa riguardo alle misure sulle pensioni, ci troveremmo di fronte a provvedimenti inaccettabili”.

Incalza la segreteria della Cgil:“Il ventilato blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni in essere è esattamente il contrario dell’equità perchè colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d’acquisto di salari e pensioni, e non in grado di reggere ulteriori colpi a condizioni di vita che si sono fatte sempre più difficili, con effetti anche sulle condizioni generali del Paese segnate dalla caduta dei consumi e delle dinamiche recessive in atto”.

Siamo alle solite anche con il governo Monti? “Se sono vere le anticipazioni - dice la segretaria confederale Vera Lamonica - l’approccio ai temi più generali della previdenza sarebbe ancora una volta basato sulla volontà di fare esclusivamente cassa con le pensioni, e sarebbe anche la dimostrazione che il tema giovani viene usato solo strumentalmente, e non per dare risposte effettive”. Forte e chiaro.

Torna in campo anche la Cisl con il segretario generale Raffaele Bonanni: “Basta con queste notizie di stampa sulle pensioni. E’ arrivato il momento di un confronto trasparente e pubblico sul tema”.

Monti, adesso basta viaggi fra Roma e Bruxelles! La luna di miele è finita. E’ giunta l’ora di dire esattamente chi deve tirare di più la cinta, chi deve pagare di più i costi della crisi. Guai tornare al bunga bunga ma guai restare sopra le nuvole. Non siamo a una “partita di giro” contabile ma a decisive scelte politiche. Giusto fare in fretta, ma fare bene, nella direzione che chi più ha, più deve dare.

Berlusconi sotto la valanga di Piazza Affari. Bruciati 22 miliardi! Opposizioni e sindacati: "Subito nuovo governo istituzionale!"

pubblicato da il passator cortese

Milano ha chiuso la seduta con un crollo del 6,80 per cento sull’indice Ftse-Mib, al termine di una giornata di crolli a catena delle Borse europee. La perdita del 6,13% dell’indice Ftse All Share equivale a 22 miliardi di euro bruciati in una giornata. Il calo del 6,80% dell’Ftse Mib (il peggiore tra le principali Borse europee) è inferiore solo al -8,24% accusato il 6 ottobre 2008, al -7,57% dell’11 settembre 2001 e al -7,14% del 10 ottobre 2008.

Il premier Silvio Berlusconi è rientrato a Roma in anticipo. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani telefona al Quirinale: “Pronti ad assumerci responsabilità”. Interviene anche Luca Cordero di Montezemolo: “Si volti pagina, esecutivo ampio”. Allarme di Fli: “Passo indietro prima che sia tardi”. E Walter Veltroni: “I mercati non credono al premier”. Pronta risposta anche di Cgil e Cisl: “Serve una nuova fase”.

Serve subito un governo istituzionale o di responsabilità nazionale per salvare l’Italia. Lo chiede il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. “Così come accadde nel difficile biennio 1992-1993 solo un governo istituzionale o di responsabilità nazionale può salvare il nostro paese dalla speculazione internazionale e avviare in maniera credibile le necessarie riforme economiche con rigore ed equità”.

“Non c’è più tempo da perdere. I mercati - aggiunge Bonanni - richiedono una solidità di interventi di grande prospettiva, con rigore ma anche equità. Ma per fare questo, lo diciamo da tempo, occorre una svolta dal punto di vista istituzionale, con un governo che metta insieme anche realtà oggi contrapposte, senza pensare alle elezioni che in questo momento sarebbero un ulteriore disastro. L’Italia è un paese solido ed affidabile. La qualità del sistema delle imprese, l’operosita dei lavoratori e delle famiglie italiane non meritano assolutamente questo trattamento penalizzante da parte dei mercati internazionali. Ma la risposta devono darla subito i più importanti livelli istituzionali”.

Sciopero generale - Raffaele Bonanni lo svuota di significato. E arriva anche Fioroni (PD)

pubblicato da Alberto Puliafito

Raffaele Bonanni

E’ in atto una vera e propria opera di mistificazione dello sciopero generale del 6 settembre 2011 indetto dalla CGIL. Un’opera volta a svuotare definitivamente il senso stesso della parola sciopero.

Si sfrutta il richiamo alla coesione sociale da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per cominciare. E si arriva al punto di screditare il senso stesso dello sciopero.

Ci pensa, in ottima compagnia, il Segretario generale della CislRaffaele Bonanni dalle pagine del Giornale. Intervistato, il sindacalista arriva addirittura a sostenere, come se fosse dotato di una logica ferrea, un discorso che appare assolutamente paradossale.

Non serve. Lo abbiamo detto spesso in questi tre anni di crisi: giusto protestare, ma solo per motivi sindacali, quando c’è una vertenza da chiudere. Poi si può manifestare di sabato oppure di sera come in questi anni abbiamo fatto noi e la Uil, consapevoli della situazione in cui siamo.

E chi utilizza l’unico strumento rimasto ai lavoratori - forse sarebbe più corretto dire: ai cittadini, visto che la manovra aggiuntiva ha addirittura annullato la volontà popolare espressa con il Sì al quesito 1 dei referendum di giugno - per far sentire la propria voce.

Ma Bonanni prosegue con il paradosso:

Lo sciopero è un aiuto a chi in questo governo non vuole il dialogo con noi. Sembra che ognuno giochi la parte di un copione. Loro fanno sciopero, il governo tira dritto.

Ma il discorso sembra tutto al contrario: lo sciopero non può essere un aiuto al Governo. Lo sciopero non può essere inutile perché qualcuno ha deciso che ci vuole coesione sociale. La coesione sociale non può essere richiesta se un Governo, per primo, la demolisce. Eppure, negli anni - fin dal 1994, prima manovra di Berlusconi - è questo quel che è successo: si è mistificato il senso dello sciopero. Si è svuotato del suo significato. Lo si è rappresentato - e quindi, visto che nella società dello spettacolo, la realtà è rappresentazione - come un inutile e arcaico orpello. Lo si è falsificato nel suo senso più profondo, modificando, nell’immaginario, il significato della parola sciopero, trasformandolo in un concetto che abbia a che fare con chissà quale illegale ribellione. Invece, se esiste un dissenso nel Paese, allora si dovrebbe coagulare e si dovrebbe manifestare, senza timore di disturbare troppo.

Giuseppe Fioroni Invece no. Invece arriva anche Giuseppe Fioroni (Pd, braccio destro di Veltroni) a dire che la Cgil è irresponsabile - utilizzando dunque la stessa retorica della destra - e ad auspicare che il Pd non dichiari appoggio alla manifestazione:

Non credo che uno sciopero generale sia il modo di aiutare a far crescere un Paese che non cresce. Un sindacato è legittimo che faccia ciò che voglia, ma il Partito Democratico deve avere il coraggio della responsabilita’ e non ritengo che sia responsabile oggi aiutare ad uscire dalla crisi con gli scioperi.

Ecco, è proprio da qui che si può criticare, lo sciopero.

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"Tute blu" sotto il tallone di Federmeccanica e Confindustria

pubblicato da il passator cortese

Ogni giorno ha la sua croce. E i lavoratori metalmeccanici (sì, non c’è solo Ruby e il troiaio della villa di Arcore …) ne sanno qualcosa.

Sull’onda della vicenda FIAT (tutta in alto mare) culminata con il referendum spartiacque pro Marchionne, la Federmeccanica esce allo scoperto (o allo sbaraglio?) rilanciando l’idea del contratto aziendale al posto di quello nazionale.

Questo perché: “Ci vuole flessibilità, bisogna decentrare le relazioni”. Tosto, la Confindustria, per bocca di Emma Mercegaglia, applaude e fa sua la linea di Federmeccanica che vuole dare un colpo di spugna al contratto collettivo. Proposta da sostenere, chiosa la Mercegaglia perchè “di modernizzazione”.

Ovvio che prima si parte con i metalmeccanici e poi, passo dopo passo, si smantella tutto il resto, invadendo tutte le categorie.

Il Governo, anche stavolta, brilla per l’assenza e il ministro (si fa per dire) Sacconi se ne lava le mani perché “Questa è materia delle parti”.

Persino la Cisl sente puzza di bruciato e Raffaele Bonanni prende tempo: “Abbiamo un contratto nazionale che vale ancora due anni: nessuno metta il carro davanti ai buoi”. Campa cavallo.

La Fiom, anche qui isolata, tira su barricate e Maurizio Landini preparando lo sciopero generale delle tute blu del 28 gennaio dice che si vuole: “Un modello inaccettabile, non ci sarebbero più due livelli contrattuali, nazionale e aziendale, ma uno solo, cioà una jungla”. E la Cgil? Lancia frecciate contro padronato e governo, va a rimorchio della sua categoria, ma è incerta sul da fare.

Giuseppe Di Vittorio ragionava diversamente: “Il padronato fa il suo mestiere, dobbiamo sempre chiederci se noi abbiamo fatto bene il nostro”. Sante parole.

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I fumogeni a Bonanni e la stagione di lotta che non vedremo

pubblicato da V.

raffaele bonanni contestazione torinoIeri è stato offerto enorme risalto alla contestazione di cui è stato oggetto Raffaele Bonanni, leader CISL, alla Festa dell’Unità Nazionale di Torino. Anche oggi i giornali dedicano pagine e pagine agli eventi: Repubblica piuttosto avanti nello sfoglio, alle pp 12 e 13, mentre il Corriere sceglie la contestazione come apertura, alle pp 2 e 3.

Ho solo questi due quotidiani sottomano, ma non credo che altrove la situazione sia particolarmente diversa per quanto riguarda l’impaginazione. Ciò che conta è altro: ovvero il classico caso in cui una serie di indizi, non fanno una prova. Sembra un periodo di grande contestazione, di “gente in piazza”: non lo è.

Perché? Perché è contestazione, ma senza “vera” partecipazione: pensateci. Nelle ultime settimane c’è stata la contestazione a Marcello dell’Utri a Parolario, poi un altro tentativo sempre contro dell’Utri, e ancora i fischi contro Schifani alla Festa Democratica di Torino, e infine ieri ancora all’ombra della Mole.

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Raffaele Bonanni: colpo di genio. Voto 7. Il segretario della Cisl critica il Governo “L’assenza di un ministro dello Sviluppo economico è grave”. E attacca Marchionne: “Termini Imerese ha chiuso senza prospettive”. Usciti dal letargo? Meglio tardi che mai.

Umberto Bossi: colpo di sole. Voto 3. Il leader della Lega a ruota libera: “Per il federalismo bastiamo io e Silvio”. E sulla secessione: “E’ nel nostro statuto”. Poi bacchetta Alemanno: “Taccia, ha fatto poco”. Senatur del … delirio quotidiano. Sedativi.

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Veritometro: Bonanni e i pensionati traditi dai governi della Seconda Repubblica

pubblicato da Giulio Mattioli

“I governi, tutti i governi degli ultimi 15 anni, hanno tradito i pensionati”

Raffaele Bonanni

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