Silvio Berlusconi: refrain. Voto – 9. Il Premier fuorigiri: “Libertà mutilata, i pm vogliono impedirmi di lavorare”. E’ il solito, stucchevole refrain di un disco rotto. Rottura del Cav.
Gianni Letta: tu quoque. Voto – 8. Nelle telefonate dell’inchiesta di Trani spunta (male) il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare.
Con riflesso pavloviano il Guardasigilli Angelino Affanno ha mandato a Trani gli ispettori, guidati da Derrick, per capire meglio cosa c’è dietro l’inchiesta Rai-AgCom. Il ministro furioso: “Le talpe vanno trovate e punite”. Il governo pensa a una decina di frustate, alla tortura della ruota, alla goccia d’acqua sulla testa in stile cinese o a supplizi tipo una cena al ristorante con Emanuele Filiberto. Talp Fiction
Intanto il premier è preso dalla sindrome della trappola: “La sinistra e la magistratura insieme lavorano per influenzare il voto”. Falce e tranello
Pedofilia nella Chiesa europea. Anche i vescovi iniziano ad ammettere che un certo ostruzionismo è stato portato avanti nei confronti della ricerca della verità. Insomma, le nomenclature ecclesiastiche avrebbero ficcato la testa nella sabbia. Da Don Sturzo a don struzzo
Talk show banditi: resta il blocco dei programmi Rai dopo il palleggio di responsabilità tra Cda di Viale Mazzini e Vigilanza. Intanto la tv di Stato ci perde qualche milioncino di euro. Masi-chismo
Quelli del Partito Democratico, e non solo loro, si scandalizzano (ingenuamente) e protestano (giustamente) per la Rai che “spegne la luce” sulla campagna elettorale, lasciando sotto i riflettori il Re Sole Silvio Berlusconi.
Oscurati i programmi politici che contano, che fanno opinione, che spostano voti, la Rai pubblica si … “consegna” al Premier, protagonista unico del circus mediatico, pur con l’ultimo carico della procura di Trani che conferma che il presidente del Consiglio è indagato per concussione e minacce. Mica bruscolini.
Con l’aria che tira, (scandali personali-crisi che non passa-pdl a pezzi-Fini con un piede fuori-Bossi pronto a “fare i conti dopo il voto-astensionismo da ko) Berlusconi fa quello che sa fare meglio: la vittima, “eliminando” tutti gli altri competitors, privando il 30% degli indecisi di una Tv che conserva uno straccio di confronto e di democrazia.
Scandalizzarsi? No! Indignarsi? Sì. Contro Berlusconi ma anche contro gli … “altri”, tutti gli “altri”, corresponsabili di aver ridotto così il Paese.
La televisione è diventata la nostra cultura della apparenza. La televisione è diventata la nostra politica della banalità.
Via i ferrivecchi dei partiti. Via i professionisti della politica. Basta analisi, basta contraddittori, basta riflessioni, basta collegamento fra fatti. Tutto diventa “intrattenimento”, “spettacolo”, liquido, i collant della rossa Brambilla.
Berlusconi commette un grave errore: esagera. Il Cavaliere non ha bisogno della censura. Perché con questa politica, con questa tv, con questi media (e con italiani ammaestrati all’indifferenza), la censura non serve: perché tutta la politica è diventata una barzelletta. E, in questo, nessuno eguaglia Berlusconi.
Ma ci sarà sempre chi non si adatta all’incoerenza e non si crogiola nell’indifferenza.
Continua a leggere: Ore 12 - A che (e a chi) serve "spegnere" la Tv

Internet, in Italia, non è considerato da chi conta un mass media utile e forte. Quei pochi esponenti politici che utilizzano il mezzo bene, spesso, non si impegnano affinché nel nostro paese la cablatura cresca fino ad assicurare a tutti il diritto (così l’ha definito recentemente la Regina Elisabetta) ad una buona navigazione.
Potenziare il mezzo non basta. Per capirlo è sufficiente riflettere su quanto si sta facendo in RAI (l’aumento dei canali non è coinciso con un’offerta più ricca). Ad un certo punto bisognerà pur ragionare sui contenuti.
Da apprezzare è quindi lo sforzo che sta facendo il Ministro dei Beni Pubblici. Secondo quanto riportato da euronews.net il dicastero di Sandro Bondi inizierà una collaborazione con Google affinché i grandi classici della letteratura italiana possano essere consultati gratuitamente anche in rete entro due anni.

Brutto momento per l’informazione italiana. Nelle ultime 48 ore sono state prese una serie di decisioni che fanno di Augusto Minzolini, e del suo modus operandi da occultatore, un esempio da seguire.
La sospensione della puntata, già sponsorizzata nei giorni scorsi, dell’Infedele di Gad Lerner sul riciclaggio è sicuramente l’evento peggiore. Se anche la7 ridimensiona in modo massiccio (al margine della presentazione dei palinsesti 2009/10 era stato cancellato “Crozza Italia”) gli spazi dedicati all’attualità italiana allora è vero che nessun editore garantisce ai giornalisti di fare il proprio lavoro.
Operato su cui però si deve ragionare perché spesso non apprezzato dagli stessi utenti per il quale è stato pensato. Ogni volta che viene trasmessa una puntata di “Presa Diretta” o “Report” molti telespettatori molto chiaramente fanno presente sui vari forum che programmi come questi dovrebbero aver maggior spazio nei palinsesti. Del servizio pubblico, almeno.
Continua a leggere: Par condicio: confermato lo stop dei programmi Rai
L’intoppo sulla lista romana del Pdl è comunque da addebitare all’entourage del sindaco Alemanno. Non a caso la vicenda ha generato frizioni interne agli ex aennini. Intanto la Bonino spera che nulla cambi e si sfrega le mani per l’inatteso aiuto piovuto dall’alto. La (ale)manna dal cielo
Scandali e corruzione, errori e dilettantismo: ora il Cav deve pensare a seppellire tutto per provare comunque a vincere queste Regionali. Secchiello e paLetta
Intanto si allarga il governo con quattro nuovi sottosegretari. Fra essi Andrea Augello, importante esponente di quel Pdl capitolino in queste ore nella bufera per la mancata presentazione della lista. Odo Augello far festa
Stop ai talk show tv. Parte la ‘censura’ imposta dal regolamento della Vigilanza. La Rai si adegua, ma per Viale Mazzini si tratta di perdere parecchi soldini. Son Zavoli amari

Negli stessi giorni in cui alcuni conduttori RAI polemizzavamo per i provvedimenti presi dalla dirigenza per via della par condicio, molti giornalisti hanno espresso la propria solidarietà ai diretti interessanti sostenendo che tale provvedimento non è giusto.
Tra i tanti a solidarizzare con Michele Santoro, Giovanni Floris, Lucia Annunziata anche l’anchorman di Matrix Alessio Vinci il quale a La Stampa, pochi giorni prima della pubblicazione dello studio dell’Osservatorio di Pavia, sosteneva che i programmi televisivi non hanno mai condizionato l’elettorato.
Se così fosse perché lui non si propone di sopperire le lacune del servizio pubblico garantendo, ad esempio, il confronto tra le candidate alla presidenza della regione Lazio? A chiederselo una delle due, Emma Bonino, che sul suo sito ha pubblicato una lettere pubblica indirizzata proprio ad Alessio Vinci.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: Emma Bonino contro Alessio Vinci
Silvio Berlusconi: bianchetto. Voto – 8. L’impegno più gravoso del Premier è diventato quello di cancellare le dimissioni dei “suoi”: prima Bertolaso, poi Cosentino. Sceneggiata continua.
Augusto Minzolini: servetto. Voto – 8. Il direttore del TG1 dice “basta gogne mediatiche prima del voto”. TG1 organo di partito e il suo direttore “cane da guardia” di Premier e Governo.
Dopo il disastro (quantomeno d’immagine) del G8-truffa dirottato all’Aquila, previste in maggio alla Maddalena le regate ‘riparatrici’ della Louis Vuitton Cup. Vela metto in…
Al di là della frase infelice (“lascio se me lo chiede Berlusconi”), Berto-laser sembra sinceramente toccato dallo scabroso affaire che lo riguarda. Prostrazione civile
Le reti Mediaset sono sue. A quelle Rai prova a mettere il bavaglio tramite l’utilissima Commissione di Vigilanza. Siamo alla ‘putinizzazione’ del tubo catodico? Zar condicio
Forza Italia nata da un’intesa Stato-mafia? Il Cav non si cura troppo di Ciancimino, preferisce fare il galante con le giornaliste albanesi in visita assieme al premier di Tirana Berisha. Il patto e la patta

La scorsa settimana, come raccontato (anche) da polisblog.it, il Viceministro dei Trasporti Roberto Castelli ha ammesso le deficienze del sistema ferroviario italiano precisando che per le tratte dell’alta velocità bisogna migliorare la comunicazione tra gli addetti ai lavori.
Le infrastrutture italiane, come sottolineato (anche) da Emma Marcegaglia, allo stato attuale non potranno garantire al paese il futuro a cui dovrebbe aspirare per poter crescere nei migliori dei modi.
Per capire perché l’Italia sia ancora vittima del proprio passato abbiamo deciso di intervistare Claudio Gatti, autore per chiarelettere, dell’inchiesta “Fuori Orario”.
Di cosa parla “Fuori Orario”?
Nel 2011, l’Italia compierà 150 anni. In quello stesso anno le Fs perderanno il monopolio della tratta più redditizia dell’intero sistema ferroviario, e cioè la Roma-Milano ad alta velocità.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Claudio Gatti, autore di “Fuori Orario”