
Un paio di settimane abbiamo riportato della situazione del Madagascar sull’orlo di una guerra civile. Il rovesciamento del presidente eletto Ravalomanana e la presa del potere di Rajoelina è avvenuta senza ulteriori spargimenti di sangue, con l’appoggio dell’esercito e di gran parte della popolazione, e con l’opposizione di Unione Africana e Europa. Ma quali erano i motivi della rivolta?
Il presidente Ravalomanana aveva “svenduto”per 99 anni il 40% delle terre di tutto il paese alla multinazionale sudcoreana Daewoo Logistics, e perlopiù in gran segreto, in cambio di una compensazione pressochè nulla; un favore concesso in cambio della costruzione di infrastrutture e la promessa di dare lavoro alla manodopera locale.
In un paese sull’orlo della fame così è scoppiata la rivolta. Rajoelina, autonominatosi presidente, come primo provvedimento ha annunciato di aver stracciato l’accordo del luglio 2008 che dava via libera al governo di Seul. La crisi non finisce con l’uscita di scena di Ravalomanana e Daewoo; se la capitale è in mano al nuovo presidente, nel resto del paese la partita resta aperta.
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In questo periodo di crisi mondiale e paure di recessioni, c’è un paese che è completamente “in tempesta”, il Madagascar. Una guerra civile riscatenatasi dopo quella del 2001-02, che sta completamente devastando l’isola. Le parti in campo sono da una parte il presidente, Marc Ravalomanana, dall’altra il leader dell’opposizione, Andry Rajoelina, ex-deejay e sindaco di Antanarivo, deciso a scalzare il suo rivale e a prendere il controllo del Paese.
Si contano già centinaia di vittime, e le ultime notizie parlano di un presidente asserragliato nel palazzo e disposto persino alla morte. Quali sono le cause dello scontro? Il presidente Ravalomanana, fondatore del colosso alimentare locale Tiko e titolare della radio tv Malagasy Broadcasting System, è accusato di aver instaurato nel Paese una dittatura mascherata e di pensare più a gestire i propri affari che a migliorare le drammatiche condizioni di vita della popolazione.