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Tutti gli articoli con tag razzismo

Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Marchionne esulta a Pomigliano con la nuova Panda. Ma è una cosa normale escludere dalla fabbrica il sindacato più importante? O è un’operazione in qualche modo addirittura violenta? La Panda della Magliana

A Firenze esplode la follia razzista e intanto i politici pensano soltanto a come rinviare il taglio degli stipendi. Sono davvero lunari. Tutti a casa(pound)

La Guardasigilli Severino lavora al decreto “svuotacarceri” e scarta per adesso l’ipotesi braccialetto elettronico. La Lega teme l’invasione di delinquenti per strada già prima di Natale. E’ un po’ quello che accadrà con la chiusura del Parlamento per le feste. Il braccia-Letta

Ed ecco in manovra l’ultimo classico immancabile: la stangatina sulle sigarette. Che Pall (Mall)

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Umberto Bossi: svitato. Voto 4-. “Il razzismo piu’ grande e’ quello della sinistra, loro sono per tutti, sono per i clandestini, dimenticano la nostra gente: il loro e’ il razzismo contro la nostra gente”. Populismo da bettola. E da … battona.

Pier Luigi Bersani: avvitato. Voto 5-. Il leader del Pd: “In questi dieci anni Berlusconi ha fatto i soldi e soprattutto ha salvato la pellaccia”. Anche grazie al Pds, Ds, Pd e affini, amici e compagni vicini e lontani. Non è mai troppo tardi?

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Elezioni comunali di Milano: il razzismo della Lega Nord ispira il Pd

pubblicato da Giovanni Molaschi



Il razzismo non ha colore politico. Chi lo pensa non seguito con attenzione i ragionamenti dei partiti che per molto tempo hanno contestato la discriminazione della Lega Nord. A Milano il Pd, quando c’è, assomiglia nelle intenzioni alla coalizione di Umberto Bossi.

Roberto Caputo, vicecapogruppo del Pd in Provincia di Milano, si è opposto alla candidatura di Abdel Hamid Shaari. Il presidente dell’istituto culturale islamico del capoluogo lombardo vorrebbe diventare il nuovo sindaco di Milano.

Il primo candidato sindaco musulmano italiano ha già precisato che la sua lista sarà laica. Nel programma infatti non ha previsto la costruzione di una moschea nella città che ospiterà nel 2015 l’Expo.

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Elena Kagan: una lesbica per la Corte Suprema degli Stati Uniti

pubblicato da Giovanni Molaschi



Non accenna a placarsi lo scontro tra Barack Obama e la comunità omosessuale statunitense. A pochi dalla censura applicata dall’entourage del Presidente a delle manifestazioni organizzate per sensibilizzare l’opinione pubblica sul matrimonio omosessuale scoppia un altro caso.

Al centro delle polemiche, come riportato dal Fatto, sarebbe Elena Kagan candidata a prendere il posto di John Paul Stevens che il prossimo giugno lascerà, per andare in pensione, la Corte Suprema.

La promozione dell’avvocato, come sostenuto da Den Domenech (repubblicano, assistente durante l’amministrazione Bush), darebbe soddisfazione ad una larga parte dell’opinione pubblica poiché fino ad oggi la Corte Suprema non è mai stata presieduta da un giudice apertamente omosessuale.

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Rassegna stampa estera: la Lega Nord vista da lontano

pubblicato da Giulio Mattioli


La significativa avanzata elettorale del Carroccio alle ultime regionali ha attirato l’attenzione dei media stranieri, alcuni dei quali hanno cercato di spiegare il fenomeno-Lega ai propri lettori. Ad esempio il francese Le Monde ha mandato un inviato in una sezione milanese del partito:

In seguito alle sue vittorie elettorali in Veneto e Piemonte, la Lega vuole sistematizzare la ricetta del suo successo: forte presenza dei propri militanti sul territorio e formazione dei dirigenti, come faceva in altri tempi il Partito Comunista Italiano. (..) È Donato Trevisan ad aver avuto l’idea di questi “corsi serali” settimanali: “Bisogna, da un lato, spiegare che il federalismo è coessenziale alla nostra storia, e farla conoscere é alla base della [politica] del partito. Ciascuno dei presenti questa sera è un missionario, in seguito incaricato di riportare agli altri militanti quanto è stato detto. È una sorta di evangelizzazione.”

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Adozioni: il colore della pelle non si può scegliere. Storica decisione della Cassazione

pubblicato da Luca Landoni


È una di quelle decisioni destinate a far discutere a lungo, anche perché non è facile determinare il minus valens tra diverse forme di libertà, e soprattutto perché tocca un tema assai sensibile in Italia, quello del razzismo, vero o supposto tale.

La procura generale della Cassazione, sollecitata dall’Associazione Amici dei bambini, si è pronunciata riguardo a una prima sentenza del tribunale dei minorenni di Catania, sconfessandola e dichiarando che una coppia non può fare distinzioni di razza e di colore della pelle nella richiesta di adozione, pena il decadimento del proprio diritto alla stessa.

È giusto o sbagliato? Cerchiamo di metterci anche nei panni di chi vuole adottare e richiede un bambino di “etnia europea” (così diceva la richiesta della coppia in oggetto). Si tratta di razzismo secondo voi? In alcuni casi forse sì, ma molte altre volte può trattarsi semplicemente del desiderio di avere un figlio simile a sè almeno dal punto di vista razziale, se già non si è potuto per via genetica.

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Intervista - polisblog incontra Francesca Ulivi di Mtv News

pubblicato da Giovanni Molaschi

Mentre l’esperimento di Michele Santoro è destinato a diventare un ricordo, RaiDue ha programmato i promo del programma subito la messa in onda della diretta web organizzata a Bologna, è giusto trarre le giuste considerazioni.

Le persone che hanno definito “Rai Per Una Notte” una rivoluzione sono le stesse che non sono cresciute con internet. I ragazzi, quelli che hanno praticato l’astensionismo, già si informano attraverso i mass media ai quali ricorre Michele Santoro solo in casi eccezionali.

Con Francesca Ulivi, responsabile di Mtv News, abbiamo provato a capire perché il tanto predicato rinnovo generazionale, che per essere tale oltre che attraverso le persone deve manifestarsi nel linguaggio, non sia ancora un potenziale patrimonio per le tv generaliste.

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Oggi il primo sciopero degli immigrati in Italia. Cui prodest?

pubblicato da Luca Landoni

“Sostenere l’importanza dell’immigrazione per la tenuta socio-economica del paese”. Questo, a parole, l’obiettivo del primo storico sciopero degli immigrati italiani, per la verità ispirato dall’analoga iniziativa di vari altri paesi europei tra cui Francia, Spagna e Grecia, e appoggiato da varie forze politiche di collocazione più o meno omogenea, come Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista e Partito Democratico.

Slogan retorici a parte, risulta però difficile comprendere appieno lo scopo di un’iniziativa del genere. In primo luogo perché non raduna una categoria di lavoratori, come d’uso, ma un gruppo di etnie che non si vede che cos’abbiano in comune. Un lavoratore regolare è un lavoratore regolare, che sia cinese, africano o italiano; dunque perché dovrebbe aderire a uno sciopero a base etnica?

L’impressione generale che se ne ha è di una generica protesta contro il razzismo, un po’ come si faceva ai tempi della scuola per evitare le interrogazioni. I picchetti tattici per manifestazione si sprecavano e se proprio non c’era nessun motivo per non andare in classe, quello del razzismo era un “sempreverde”.

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Sciopero degli immigrati: Lodi e Milano come Rosarno

pubblicato da Giovanni Molaschi



E’ previsto per oggi, 1° marzo 2010, il secondo sciopero degli immigrati italiani. A nulla sono serviti gli scontri registrati quasi due mesi fa a Rosarno. Della civile protesta se ne sono occupati in pochi.

Meno, probabilmente, ne daranno notizia oggi. Eppure in Italia gli episodi di razzismo sono in costante, e preoccupante, aumento. Per capirlo è sufficiente riflettere su due notizie uscite pochi giorni dopo quanto successo a Milano in via Padova (dove ci scappò il morto dopo una lite tra due persone extracomunitarie, in Italia con regolare permesso di soggiorno).

A Lodi, come raccontato da La Stampa, il candidato sindaco Sergio Todi (PdL) ha proposto di rimborsare i cittadini del capoluogo lombardo che denunceranno all’amministrazione locale presunte irregolarità di cittadini immigrati residenti in loco.

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Rosarno: gli immigrati vivono per strada a Roma. Non realizzate le promesse di Roberto Maroni

pubblicato da Giovanni Molaschi



Per dimenticare quanto successo a Rosarno non è servito neanche un mese. A poco più di tre settimane dagli scontri, e dai conseguenti proclami secondo i quali gli immigrati coinvolti negli scontri avrebbero avuto una sistemazione adeguata, l’Unità pubblica delle immagini che dovrebbero far riflettere.

Queste fotografie meglio di altre rappresentano l’inadeguatezza dell’attuale classe politica italiana che ai lavoratori calabresi, in nero, non è riuscita ad assicurare quanto proposto tanto da costringerli a vivere per strada. Di nuovo. A Roma però.

Nella capitale dove si sono costituiti nell’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno. Secondo quanto scoperto da Emilia Zazza, che firma il servizio, queste persone erano costrette a lavorare 14 ore al giorno. Per 25 euro. Meno di due euro all’ora.

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