Qualche tempo fa avevamo scritto del ritrovamento, in un ufficio della Procura di Reggio Calabria frequentato dal pm antimafia Nicola Gratteri, di una microspia, funzionante e dotata di un segnale che poteva essere captato in un raggio di venti metri circa.
Nicola Gratteri è uno dei più famosi magistrati antimafia e ha scritto una serie di libri sulla ‘ndrangheta, come Fratelli di Sangue. Negli ultimi mesi si è anche opposto con fermezza al ddl sulle intercettazioni, o meglio, la legge bavaglio ( il video qui sopra è un’intervista di Fratteri a Corrado Augias. Un’altra dimostrazione, se fosse necessario, dell’utilità di questa legge indegna).
Secondo un articolo del Quotidiano della Calabria, ci sarebbe un magistrato dietro la microspia trovata in Procura:
Continua a leggere: Legge bavaglio: a Reggio Calabria le vere intercettazioni illegali

Ieri il Consiglio dei ministri, convocato eccezionalmente a Reggio Calabria per dare un forte segno simbolico di riappropriazione del territorio, ha varato una serie di misure di lotta a mafia e n’drangheta, che per la prima volta viene nominata in un testo ufficiale del Governo.
La “manovra” consta di dieci punti. Li abbiamo sintetizzati, suddividendoli in 3 gruppi principali; economico, esecutivo e organizzativo. Vediamoli.
A) Misure economiche. Istituita un’agenzia per le confische dei beni sequestrati, che si occuperà anche di custodirli e amministrarli o rivenderli. A questo proposito Berlusconi ha dichiarato che se dovessero essere ricomprati dagli stessi mafiosi verrebbero “Noi li risequestreremo”. Rafforzati inoltre gli aiuti alle vittime dell’usura, mentre in sede Ue si punterà a ottenere il riconoscimento esecutivo dei sequestri dei beni all’estero mediante un piano definito “best practice”. Infine con l’estensione a tutto il territorio nazionale della tracciabilità dei flussi finanziari, gli appalti saranno controllati da una stazione unica che vigilerà sulla loro correttezza.
Continua a leggere: Il Governo vara il piano antimafia. I 10 punti del provvedimento
I fatti di Rosarno di queste ore non sono catalogabili come “locali”. Comunque, sia territorialmente che (soprattutto) politicamente, riguardano l’intero paese, addirittura l’Europa.
E’ la politica italiana, non solo di questo Governo, ad avere portato a questa situazione.
Nel 1970, 40 anni fa, in tutt’altra situazione, ci fu la sedizione reazionaria di Reggio Calabria. Anche allora si buttò benzina sul malcontento popolare, ma anche allora gli interessi reali, legittimi delle popolazioni locali furono strumentalizzati da caporioni (fascisti) che imperversarono, con le autorità dello Stato latitanti.
I filmati della “caccia al nero”, con scene da guerriglia urbana, hanno fatto il giro del mondo, dando un altro duro colpo all’immagine dell’Italia. Fra “vendette” e “contro vendette” si consuma così una nuova puntata di una farsa che sempre più si trasforma in tragedia.
L’alibi della “troppa tolleranza” serve solo a mettersi a posto la coscienza (dei benpensanti) o a nascondere polvere incandescente sotto il tappeto.
Maroni fa lo scaricabarile, “dimenticandosi” che è in vigore la legge Bossi-Fini. Il Pd, alza la fioca voce, ma è carico di pesanti responsabilità di ieri e di oggi.
C’è poco da aggiungere. Una maglia dopo l’altra, la catena costruita da questo Governo si compone e rischia di strangolare l’Italia.
“La rivolta di Rosarno – dice Roberto Saviano – è la quarta degli africani contro le mafie. Mi piace sottolineare che gli africani vengono in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare e a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere”.
Basterà continuare a rifugiarsi nelle “riserve indiane” degli “outlet”, per sfuggire alla realtà vera di un Paese sempre più a rischio?
Su queste stesse colonne, più volte abbiamo condiviso gli scritti di Gianpaolo Pansa. Sull’ultimo numero dell’Espresso “Il Bestiario” titola “Quei parolai pericolosi” con sottotitolo “Messa all’angolo dal Caimano, all’opposizione non resta che risfoderare lo spauracchio delle velleità golpiste del centrodestra”.
Fin qui si può concordare. Ma poi l’articolo va al 1972, al XIII congresso del Pci, al neoletto segretario Enrico Berlinguer che, scrive Pansa, nel commentare (Berlinguer ndr) la morte dell’editore rivoluzionario Giangiacomo Feltrinelli sotto un traliccio di Segrate : “Si abbandonò a dietrologie senza senso. Chiamò il partito a vigilare contro le centrali di provocazione italiane e straniere e invitò l’opinione pubblica a una grande sollevazione per spezzare ogni tentativo di svolta autoritaria”.
“I suoi avversari – scrive ancora Pansa – erano Arnaldo Forlani, segretario della Dc e Giacomo Mancini, leader del Psi. Potevano essere considerati dei golpisti in potenza?”. Da tanti allarmi infondati, conclude Pansa, alle elezioni il Pci non ricavò nulla.
Allarmi infondati? E la strage di Piazza Fontana era forse un’invenzione di Berlinguer? E non c’erano stati una catena di atti di terrorismo, provocazioni antioperaie e antidemocratiche? E nel luglio 1970, in piena crisi di governo, non era scoppiata la rivolta di Reggio Calabria, con le barricate, i capipopolo in camicia nera come Ciccio Franco, il sindacalista della Cisnal leader dei “Boia chi molla”? Reggio Calabria messa a ferro e fuoco dai fascisti per più di sette mesi, con il governo impotente!
E a L’Aquila e in altre decine di città dove le federazioni del Pci vengono prese d’assalto e messe a fuoco? Fenomeni irrilevanti? Tant’è che nelle elezioni amministrative il Msi raddoppia i voti. E l’Italia è stretta fra i regimi fascisti di Franco in Spagna, di Salazar in Portogallo, dei colonnelli in Grecia.
Al Lido di Milano in Piazzale Lotto prende oggi il via la prima Festa delle Libertà su scala nazionale, a formare una sorta di contraltare alla Festa Democratica cui PolisBlog ha preso parte con il nostro corrispondente dal campo fc. Il programma è strutturato su quattro giorni di eventi e nella migliore tradizione delle feste di partito prevede anche eventi extra-politici, come i concerti che chiuderanno le prime tre giornate tra i quali spiccano quelli di Edoardo Bennato ed Enrico Ruggeri.
Entrando nello specifico oggi alle 17 è prevista l’inaugurazione con Viviana Beccalossi, Laura Ravetto, Massimo Corsaro e Guido Podestà, alla quale seguirà già alle 17.30 il primo dibattito con argomento Città e regione una risorsa per l’Italia, moderato da Vittorio Feltri. Vi prenderanno parte i ministri Raffaele Fitto e Andrea Ronchi, il sindaco di Milano Letizia Moratti, i governatori di Veneto e Lombardia Giancarlo Galan e Roberto Formigoni, e il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti.
In serata alle 21 avrà luogo una tavola rotonda dal titolo La grande Milano: governare il futuro cui parteciperanno Valducci, Collino, Fidanza, Gallera, De Nicola, Dapei, e infine il primo dei concerti che nel programma originale avrebbe dovuto essere di Max Pezzali e invece sarà di Edoardo Bennato. Chi l’avrebbe detto che un giorno avremmo visto l’autore di Feste di Piazza in una kermesse come questa.
Continua a leggere: Al via a Milano la prima Festa Nazionale delle Libertà

A volte predicano bene. Quasi sempre razzolano male. Ah, questi “comunisti” di Rifondazione! Non si smentiscono mai. Sono come i polli di manzoniana memoria.
Escono maciullati dalle elezioni politiche del 14 aprile, sono diventati un gruppo extraparlamentare, rischiano di scomparire dalla scena politica. E che fanno i vari Ferrero, Vendola e compagni in vista del congresso previsto dal 24 al 27 luglio a Chianciano? Si impegnano a rafforzare l’unità del partito, a rilanciarlo, a ricollegarsi con la base dispersa, a impostare nuove lotte?
No. Si scannano fra loro. Per tenersi strette le poche poltroncine ancora rimaste. Fanno congressi di sezione, finti o truccati, con iscritti inventati o falsi. Almeno questo dicono i contendenti, rimpallandosi le colpe.
Altro che congressi! Adesso siamo addirittura ai processi! Insomma, un misto della peggior DC (quella dei nomi dei delegati presi nei cimiteri dai padroni delle tessere) e quelle dei partiti comunisti del socialismo reale (con delegati e dirigenti nominati e imposti).
Continua a leggere: Ore 12 - Rifondazione comunista: volano gli stracci. Nuova scissione?
A quanto sembra non è necessario pubblicare intercettazioni telefoniche coperte da segreto o tutelate dalla legge sulla privacy per incappare nei rigori della legge…
La storia sembra banalmente semplice: un giornalista calabrese, Antonino Monteleone, probabilmente a causa di cattivi maestri come Grillo, Travaglio, Gomez, Babacetto e altri rompiballe, non riesce a stare zitto e si mette a criticare i politici calabresi nel suo blog riportando nomi, cognomi (come quello di Giuseppe Galati, ex Udc ora Pdl) e fatti non proprio edificanti, peraltro ripresi dalla stampa nazionale.
La cosa non sfugge ai diretti interessati, che attivano la magistratura per difendere la loro onorabilità…. A questa storia, per ora, manca il lieto fine e l’ultima pagina è quella – che vede qui sotto - scritta dal Tribunale di Reggio Calabria e dalla Polizia postale.
