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Le firme false di Formigoni e le elezioni regionali da rifare: legge contro volontà popolare?

pubblicato da davide f.

legge

E’ di questi giorni il ritorno all’attualità - come ci ha ricordato Marco stamattina - del tema delle firme false sulle liste elettorali riferite alle regionali in Piemonte e Lombardia.

Nel regione dove spopola da anni Formigoni, i Radicali hanno denunciato 360 firme false piazzate per poter presentare la lista “Per La Lombardia”. Ora, tra pochi giorni sapremo se nella regione lombarda, come in Piemonte, saranno da ripetere le elezioni. Quello che interessa a noi però è capire la ‘linea di difesa’ adottata dai due governatori di centro destra, che più in generale si ispirano alla linea del loro partito.

Come fa notare Alessandro Capriccioli, l’argomentazione è una e una soltanto: si tornasse alle elezioni, sarebbe il tipico caso in cui la burocrazia vanifica la volontà popolare. Dunque aspettatevi Cota e Formigoni gridare al golpe giudiziario…

Immagine|Flickr

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Ore 12 - Bersani s' "acquatta" lungo il fiume ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroContrordine, compagni! Pierluigi Bersani sì è accorto, con il ritardo di sempre, che il governo non durerà altri tre anni.

E’ l’”effetto Fini”, l’onda lunga dello scontro della direzione del Pdl che sbatte sul Partito democratico assonnato, risvegliando interessi e appetiti.

Dopo la “botta” delle Regionali, il vertice del Pidì appariva come l’alfiere più convinto della solidità della maggioranza che sostiene il governo Berlusconi. Ci ha poi pensato Gianfranco Fini a togliere il coperchio e a rigirare il mestolo nel pentolone del partito del “predellino”.

Da quel momento, al di là dei minuetti, niente è più sicuro. E tutto è possibile. Compresa la caduta del governo in tempi brevi.

Ovvio che il presidente della Camera metta le mani avanti, per tirare il fiato dopo il pietrone lanciato contro il premier, e dica: “irresponsabile parlare di elezioni anticipate”.

Ma le riforme annunciate resteranno tali, cioè nel cassetto. Compreso il federalismo, su cui Bossi si gioca tutto.

E lì, solo la spada potrà recidere un inestricabile nodo politico. E lì (o/e sulla giustizia) la conta diventerà la .. resa dei conti. E buonanotte ai suonatori.

Bersani, intanto, sta cercando un posto vicino al fiume, in attesa del … “cadavere” del “nemico”. Il Pd, si sa, meno si muove, meno danni fa. Forse.

Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Politici uno: carceri. Voto zero. E’ il ventesimo suicidio in cella dall’inizio dell’anno. E’ una pena di morte “di stato”. Nessun Governo ha fatto e fa niente. Vergogna!

Politici due: caccia. Voto zero. Al via la caccia senza limiti. Diritto di sparare quando vuoi, in barba ai limiti UE. L’80% degli italiani contrari. La casta se ne frega. Vergogna!

Politici tre: facebook. Voto zero. L’amore dei politici per i social network “appena cominciato è già finito”. I candidati delle regionali hanno già “chiuso” fb, limone da spremere. Vergogna!

Dopo 65 anni il centrodestra riconquista la rossa Mantova

pubblicato da Luca Landoni



Quando domenica avevamo presentato il secondo turno delle elezioni amministrative nei 4 comuni capoluogo sembrava vi si fosse avviati a un en plein del centrosinistra, anche se effettivamente Mantova e Macerata presentavano una situazione non definita.

Era la tradizione sempiterna dell’enclave rossa - da alcuni ribattezzata la Bologna lombarda - ad allontanare i sospetti su un ribaltone, che invece è puntualmente avvenuto. Mantova passa così per la prima volta nel dopoguerra a un’amministrazione di centrodestra guidata dal neo-sindaco Nicola Sodano, che ha raccolto il 52,18% di voti contro il 47,81 dell’uscente Brioni (Pd).

Altra clamorosa affermazione del Pdl quella di Vibo Valentia, dove a nulla è valso l’appoggio dell’Udc a Meschini (Pd), e Nicola D’Agostino ha ribaltato una situazione che alla vigilia appariva davvero impossibile.

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Ore 12 - Berlusconi ha il "fiatone". Ma il Pd si illude

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl Pd spera che il cambiamento arrivi in Italia sull’onda dei fatti internazionali. Stavolta è il successo di Obama sulla riforma sanitaria americana e soprattutto la rinascita dei socialisti francesi a far credere possibile una “svolta” Made in Italy.

Già di per sé non convince la saldatura dei due eventi d’oltralpe e d’oltre Oceano. Ancor meno c’entra poi il segnale di un “vento di gauche” nel Belpaese. In Francia la sinistra, al di là dei travagli, c’è e si vede. Dov’è in Italia la sinistra? E come può questo Pidì mettersi una maschera che non è (più) sua?

Il Partito democratico si barcamena con la faccia onesta (e non è poco) e il buon fare di Bersani, ma gira intorno al pero: non ha ancora definito né il suo profilo identitario, né la sua strategia politica e di alleanze. E’ tutt’ora in uno stato “confusionale”.

Spera solo nelle disgrazie altrui: che il Cavaliere venga ingabbiato e travolto dalle beghe giudiziaria, disarcionato dalla Magistratura. Ma così, tutt’al più, il Premier subirà qualche ammaccatura, ma resterà in sella. Ci vuole la politica, il progetto, le idee, il radicamento sociale, il messaggio, le leadership adeguate per chiudere un ciclo e aprirne un altro.

Cos’è, se non l’ammissione di impotenza (di fallimento), la frase di Bersani: “La cacciata di Berlusconi avverrà quando sarà pronta una alternativa”? E’ questo il nodo. Che non lo si risolve con alleanze a geometria variabile adottate dal Pd in queste regionali soprattutto per “convenienza”: vedi l’accordo con l’Udc in Piemonte, con i Radicali nel Lazio e ancora con l’Udc nelle Marche, dopo aver silurato (sciaguratamente?) tutta la sinistra, Sel compresa.

Sono questi i “laboratori politici” da cui far scaturire l’alternativa a Berlusconi e al berlusconismo? Ha ragione chi dice che per vincere ci vuole un argomento migliore da contrapporre, dopo aver confutato gli argomenti dell’avversario. Non pare proprio che il Pd e le opposizioni siano oggi in grado di fare questo salto di qualità.

Ore 12 - Elezioni: tira solo il "pro" o "contro" Berlusconi. Persone e programmi in ombra

pubblicato da Massimo Falcioni

altroFra sette giorni, il prossimo lunedì 29 marzo, di pomeriggio, si saprà come saranno andate queste elezioni … all’italiana.

A parte i candidati (quelli eletti e quelli trombati), tutti gli altri elettori saranno interessati solo al dato “politico” del voto.

Perché questa è stata ed è l’impostazione data soprattutto dal premier Berlusconi (ma con i rilevanti distinguo di Fini). E anche perché, oggettivamente, si tratta di elezioni di “medio termine”, a due anni dall’inizio della legislatura e a tre dal suo termine naturale. Comunque è un test significativo che difficilmente lascerà le cose come prima, e forse non solo a livello di presidenze e giunte regionali.

Sarà l’astensionismo a fare la differenza. Stavolta, a disertare le urne o votare scheda bianca, saranno proprio i sostenitori del centro destra, delusi di Berlusconi avvitato su se stesso e delusi del governo “del fare”, poco e male impegnato sui problemi concreti dei cittadini.

Conta la quantità: un astensionismo oltre il 30/35%, potrebbe punire severamente i candidati del Pdl, innescando anche un processo di disgregazione e addirittura di dissolvimento dell’attuale maggioranza di Governo.

E’ questo il motivo che ha portato Berlusconi ad alzare ancora di più i toni dello scontro e all’adunata di Piazza San Giovanni. Ma la manifestazione romana che ha “commosso” il Premier non pare abbia prodotto alcun recupero degli elettori sfiduciati e preoccupati di questo perenne clima da “guerra santa”.

Il vero problema resta però la mancanza di “alternativa”, per l’impossibilità delle opposizioni di rendere credibile una nuova alleanza e un nuovo progetto di governo che superi Berlusconi e il berlusconismo.

La realtà è che Berlusconi è nella parabola discendente, ma in crisi è il bipolarismo Made in Italy, incapace di approdare a un bipartitismo, troppo indefinito e rischioso.

Quindi, passano in secondo piano proprio le Regioni (invece sempre più importanti) per cui si vota. E, tifoserie a parte, non attirano e non vengono soppesati né i candidati, né tanto meno i programmi. La qualità delle persone e la qualità dei programmi restano fuori dalle urne. Forse è più facile (più avvincente?) restare spettatori, gridare e dividersi pro o contro Berlusconi.

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Massimo D’Alema: In. Voto + 8. Baffino attacca Berlusconi che dice che le regionali sono un referendum sulla sua persona ma se perderà dirà che erano solo elezioni amministrative. Il Cav. non cambia. Cambia il vento?

Silvio Berlusconi: Out. Voto – 8. Dopo la guerra dei numeri di Piazza San Giovanni, il Cav. torna in trincea: “In Italia la sovranità appartiene a Magistratura democratica”. Premier senza freni, fuori controllo. Silvio “go home”!

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Bossi lancia i "tre squilli" di tromba contro Berlusconi

pubblicato da il passator cortese

La Francia è vicina e l’effetto del boom dell’astensione agita i vertici dei partiti Made in Italy. I più preoccupati, quelli del Pdl, temono una ripercussione in Italia, proprio a danno del partito del Premier.

Il venti per cento e passa di elettori che hanno già dichiarato di disertare le urne il 28 e 29 marzo è “niente” se paragonato al 53,6% di estensioni in Francia, ieri. L’onda lunga negativa dei cugini transalpini potrebbe valicare le Alpi e … allagare le Regionali di fine marzo.

Lo staff del Cavaliere è sguinzagliato per mettere alla frusta i (recalcitranti) gruppi dirigenti territoriali. Non tira aria buona per il Pdl, “gelato” da un vento di insoddisfazione crescente che terrà molti suoi elettori (specie i giovani) lontani dalle urne.

Oramai Berlusconi, politicizzando il voto, non può più tirarsi indietro: ha anzi l’”obbligo” di battere la piazza per rinserrare i ranghi e riaccendere un elettorato deluso, sfiduciato e … incazzato.

Sabato prossimo in piazza ci sarà il primo responso sull’attuale stato di salute del partito del “predellino”. Berlusconi lancia il suo (ultimo?) “O con me o contro di me”.

Fini è in altre faccende affaccendato, con il lancio di “Generazione Italia”, cavallo di Troia nella maggioranza. Bossi invia in piazza una … delegazione e spara bordate bellicose con Calderoli: “Dopo il voto, nella maggioranza faremo i conti”.

Bossi lancia i tre squilli di tromba. E se la Lega fa il pieno di voti, Berlusconi e Fini si diranno addio.

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Ore 12 - Pdl da "protezione civile": rischia un 3 a 10 alle Regionali!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa tentazione di Silvio Berlusconi di mandare “tutti a casa” è forte.

Di far fuori addirittura i tre coordinatori del Pdl, Ignazio La Russa, Denis Verdini, Sandro Bondi.

I due casi del Lazio e della Lombardia sono l’iceberg di un Pdl da “protezione civile”, impantanato nell’inefficienza, divisioni interne, agguati. Esiziale per l’immagine che ne deriva per il Premier e per il Governo. I sondaggi “segreti” delle ultime ore stanno lì a dimostrarlo.

Il Cavaliere vuol mettere al vertice del Pdl un uomo solo, e il ministro Claudio Scajola è il più accreditato quale segretario unico del partito. Una operazione da farsi prima possibile, subito dopo il voto di fine marzo.

Ma Fini non ha intenzione di assecondare il disegno “accentratore” del Cavaliere. E, stavolta, pure Bossi, se il caos delle liste in Lombardia dovesse produrre un terremoto elettorale, strattonerebbe Berlusconi, con gravi conseguenze sulla tenuta dell’alleanza.

Con un Pdl in pieno marasma, senza la Lega, sarebbe la fine. E’ la prima volta che al Cavaliere sfugge di mano il bandolo della matassa.

Tant’è che a Pier Luigi Bersani è tornato il sorriso: c’è la possibilità che la partita delle regionali si chiuda 10 a 3 a favore del Pd. Addirittura 10 a 2 se ci fosse il ko in Lombardia!

Con l’aria che tira, non è uno scenario campato in aria. In questo caso, a saltare in aria sarebbe proprio Premier, governo e maggioranza. Senza che il Pd abbia mosso foglia.

Il sabato del villaggio

pubblicato da Massimo Falcioni


Piovono tegole, anzi tegolate. E a tirarle è Silvio Berlusconi.

Innanzi tutto sui magistrati, definiti ieri a Torino, per lo più “banda di talebani”. E incalza: “La sovranità non è nelle mani del popolo ma di quelli che appartengono a questa banda”. E a fine marzo non si vota per le … Regionali perché “contano i voti, non le singole regioni”.

L’Anm insorge e protesta: “Intollerabile escalation di insulti e aggressioni”. Non solo. Le dichiarazioni del premier saranno vagliate dalla prima Commissione del Csm, dove c’è un corposo fascicolo sulle “belle” frasi del Cavaliere. Si dovrà decidere se aprire o no una pratica per tutelare la magistratura e la Costituzione.

E il Pd contrattacca: “La gente perbene confida nelle assoluzioni, non nelle prescrizioni”.

Gianfranco Fini non perde occasione per prendere le distanze da Berlusconi e mettersi di traverso: “Non siamo in uno stato di polizia”.

Anche gli italiani hanno l’occasione (28 e 29 marzo) per dimostrare la loro … sovranità e prendere (finalmente) le distanze dall’”Unto del Signore”.