
Il comico Cornacchione sospirerebbe un lungo e sofferto Povero Silvioooo. E in effetti i commenti dei quotidiani al comizio che il premier delle libertà ha tenuto a Napoli per sostenere il candidato alla presidenza della Campania, Stefano Caldoro, non sono molto incoraggianti.
Il padiglione numero 6 della mostra d’oltremare non è stato riempito e solo 5 mila persone hanno salutato il leader del Pdl e il candidato Caldoro, in quella che dovrebbe essere la città simbolo della disfatta amministrativa del centrosinistra. Impietosa la descrizione de il Napoli: “Silvio Berlusconi è osannato come al solito. Sotto ai riflettori c’è un popolo festante, i fotografi mitragliano di flash i fedelissimi del Cav. che si sbracciano, mostrano striscioni e cartelli, intonano slogan. Unico problema: dietro questa trincea di innamorati del premier non c’è nessuno.”
A questo bisogna aggiungere le divisioni che sarebbero ri-emerse nel Pdl proprio in occasione del comizio di Napoli, tanto che stamattina Italo Bocchino ha dovuto dettare: “Quanto pubblicato oggi da alcuni giornali in riferimento alla manifestazione di Berlusconi a Napoli è privo di ogni fondamento e frutto di veline avvelenate di una coppia convivente di addetti stampa. Il Pdl in Campania è un partito unito attorno alla candidatura di Caldoro, è vincente e pronto a governare”. Per Il Giornale di famigghia, invece: “A Napoli, insomma, va in scena il dualismo irrisolto tra ex Fi e ex An di cui si parla da mesi. Col partito dilaniato da guerre intestine se in sala Bocchino deve sentirsi urlare contro che è un traditore”.
Alla fine del marzo 1991 il settimanale di resistenza umana meglio noto come Cuore lanciò in edicola una delle sue copertine più celebri e azzeccate: il titolo a tutta pagina gridava Scatta l’ora legale, panico tra i socialisti. Non era ancora esplosa la bomba di Mani Pulite, Craxi era uno statista e non un ricercato e Antonio Di Pietro faceva il magistrato.
Insomma quasi tutto è cambiato rispetto a 19 anni fa: però il fatto che l’ora legale scatti nella prima mattina di domenica 28 marzo, quando si voterà per le elezioni regionali 2010, sommato alle vicissitudini giudiziarie che interessano diversi esponenti del Popolo della libertà (per carità, tutti innocenti fino al terzo grado, anche quelli che hanno confessato…) mi ha fatto tornare in mente questo capolavoro editoriale.
A parte ciò, speriamo che la coincidenza tra le elezioni regionali del 28 e 29 marzo e il ritorno dell’ora legale possa avere un valore propiziatorio ed essere di buon auspicio….
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L’incitamento al non voto, all’astensione, arriva puntuale prima di ogni tornata elettorale, soprattutto da chi crede che nessuno dei candidati e dei partiti sia degno di governare una Regione, un Comune o uno Stato. L’invito all’astensione presuppone una reazione forte da parte dei politici che, scossi da percentuali di astensione molto elevate, dovrebbero mettersi a lavorare, smettendo di brigare, arraffare e cucirsi leggi ad personam.
In Francia il 53% degli aventi diritto ha scelto di non partecipare alle elezioni regionali. In Italia il dibattito intorno al non voto è stato aperto dall’Associazione Italiafutura di Montezemolo che, supportata da un sondaggio Swg, sottolinea… se si chiede di prendere in considerazione il caos che caratterizza la vita politica italiana e il particolare momento che accompagna le elezioni regionali … il 35% dei cittadini ritiene che la scelta di non andare a votare o di votare scheda bianca sia una scelta legittima. Dato che sale ulteriormente, fino ad arrivare al 51%, se si prende in esame la classe di età tra i 18 e i 34 anni. I giovani sono dunque più propensi a usare l’astensione come strumento di pressione politica. Insomma la scelta dell’astensione, in un contesto politico tanto deprimente, sarebbe una prospettiva da non biasimare.
Per altri le elezioni regionali si presentano come l’ennesimo cinepanettone della politica italiana, con tutti gli elementi del caso: politici pasticcioni, equivoci, donnine e mandrilli, l’odore dei soldi. E non votare è legittima opzione. Però…. l’Italia può permettersi l’Aventino, la diserzione del voto? Siamo sicuri che il silenzio serva? Nel bene e nel male questo è il nostro paese e gli «antitaliani», alla lunga, sono i veri alleati, pur con nobili motivi, dell’Italia peggiore. Voi come la vedete? Vale ancora la pena di andare al seggio?
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Dopo le favole raccontate ieri in conferenza stampa dal premier sui magistrati cattivi che non accettano le liste del Pdl, i Carabinieri che non impediscono violenze e soprusi all’interno dell’ufficio elettorale e il successivo siparietto del La Russa furioso che torna alle origini riassaporando i bei tempi andati, ci possiamo rilassare leggendo qualche riga da Libero di oggi.
Un pezzo firmato Geronimo e intitolato Che contrappasso: il partito dei nominati è caduto sulle nomine riporta tutta la questione alla sua dimensione originale, facendo piazza pulita (da destra) di facezie e leggende metropolitane utilizzate da Berlusconi per giustificare l’ingiustificabile manifestazione convocata a Roma per il 20 marzo.
Leggiamo dunque Libero: “La vicenda delle liste, ed in particolare quella del PdL nel Lazio, è responsabilità del pressappochismo dell’intera classe dirigente locale di quel partito…. non esistono nel PdL (in realtà in quasi tutti i partiti) organi collegiali che approvano le liste almeno 24 ore prima dell’inizio della presentazione… Così si faceva un tempo lontano quando politica significava democrazia e quando a presentare le liste erano funzionari professionalmente dotati che non andavano a mangiare un panino in prossimità di una scadenza oraria per la presentazione della lista…

I sondaggi elettorali di Polisblog sulle regionali 2010 procedono spediti macinando numeri e opinioni dei navigatori avezzi alle cose della politica.
Nel frattempo anche altri pubblicano dati e risultati sugli umori degli elettori italiani. Il Sole 24 ore, ad esempio, pubblica oggi un sondaggio commissionato alla Ipsos sulla situazione in Puglia.
Stando a quanto riportato dal quotidiano, Nichi Vendola sarebbe in vantaggio su Rocco Palese (Pdl) per 46,9 a 42,9, mentre il terzo polo centro-meridionalista della Poli Bortone sarebbe poco sotto il 10%, seguito dal candidato di Alternativa comunista allo 0,7%. Un quadro in cui, pur con il 30% di indecisi, il partito più votato sarebbe il Pdl (39,1%) seguito da Pd (22,2), Puglia per Vendola (10,4), Sinistra ecologia e libertà (5,9), Udc (5,5), Idv (5,4), Io Sud + Mpa (3,9), Federazione della sinistra (1,5).
Forte del carisma del suo leader e candidato alla presidenza, le truppe della sinistra vendoliana si appresterebbero dunque a conquistare oltre il 15% dei suffragi.

La favola politica di Renata Polverini non poteva finire in un giorno peggiore. Lei, proclamatasi portavoce delle donne lavoratrici, scopre di non essere una moderna Cenerentola proprio l’8 marzo, giorno in cui il Tar del Lazio ha respinto il ricorso avanzato dal Pdl per permettere alla propria candidata di scontrarsi contro Emma Bonino.
Eppure per coronare il proprio sogno (politico) a Renata Polverini serviva davvero poco. Persino la protagonista della fiaba a cui si deve la nascita del feticismo per i piedi aveva capito che per essere apprezzata, argomenti a parte, è sufficiente essere puntuali.
Ad Emma Bonino, e ai radicali che hanno civilmente protestato affinché in un paese moderno nel 2010 tutti i cittadini italiani siano davanti alla legge uguali, bisogna riconoscere il tentativo di aver dato valore a delle nuove storie.

Intervistato da la Stampa, Pierferdinando Casini ha raccontato di quando nel Trentino Alto Adige l’Udc, di cui è il leader, non è riuscito a presentare la propria lista per delle negligenze burocratiche simili a quelle che non hanno escluso definitivamente dalla corsa elettorale Renata Polverini e Roberto Formigoni (candidati per il PdL rispettivamente in Lazio e in Lombardia).
“Quella di Berlusconi - ha dichiarato l’esponente politico al quotidiano - è arroganza. Riammettere le liste del PdL nel Lazio e Lombardia per decreto dà al paese un messaggio devastante. L’idea che le regole valgono solo per i deboli e non per i forti”.
Giganti colpiti dai loro stessi elettori che sul sito del Popolo della Libertà, come raccontato da Massimo Gramellini a “che tempo che fa”, hanno espresso il proprio disappunto per quanto successo (dopo essersi conto che solo un utente su cinque era favorevole alla candidatura del Pdl in Lombardia e in Lazio il sondaggio dedicato all’argomento è stato tolto dal portale).

Dopo le ultime decisioni dell’Ufficio centrale regionale presso la corte d’appello (e salvo ricorsi, leggi ad listam, decreti legge…) il quadro dei concorrenti alla carica di presidente della Regione Marche si è molto semplificato.
Esclusi infatti dalla competizione Marco Gladi (Forza Nuova) e Marco Perduca (lista Bonino-Pannella), restano ora in lizza 12 partiti, suddivisi fra 3 aspiranti al massimo seggio regionale.
Massimo Rossi (Unione democratica per le Marche, che raggruppa Prc-Pdci e Sel);
Erminio Marinelli (Per le Marche: Pdl, Lega Nord, Lista Insieme per Marinelli e La Destra);
Gian Mario Spacca, governatore uscente (Gian Mario Spacca presidente, coalizione Pd-Idv-Udc-Verdi-Liste civiche-Alleanza riformista).
Ad una sinistra divisa (strano, vero?) ma al tempo stesso unità agli estremisti di centro dell’Udc si opporrà un Pdl che, salvo aspirazioni suicide, potrebbe riuscire nell’intento di espugnare queste terre da sempre dominate da Pci/Pdc/Ds/Ulivo/Democratici…
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Mentre in altri lidi si litiga e ci si accapiglia, immaginando moti popolari contro la burocrazia che blocca la democrazia, nei dintorni di Firenze (e in tutta la Toscana) la campagna elettorale è già iniziata e sono ben chiari i candidati alla presidenza della Regione.
Enrico Rossi guiderà la coalizione formata da Partito Democratico e Riformisti, Verdi e Federazione della Sinistra (Prc + Pdci), Sinistra Ecologia Libertà e Italia dei valori. Monica Faenzi rappresenterà il Pdl. Alfonso de Virgiliis è invece l’uomo della la lista Bonino-Pannella. Ilario Palmisani guiderà le truppe di Forza Nuova. Francesco Bosi è il presidente proposto dell’Unione di centro.
Qui trovate la lista completa dei candidati in tutti i collegi provinciali, anche se, va ricordato, in Toscana non esiste il voto di lista: la legge elettorale non prevede che si possano esprimere preferenze per i candidati consiglieri. Ogni partito presenta un listino regionale, composto da 1 fino ad un massimo di 5 candidati, e 10 diverse liste provinciali.
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Per superare il caos in cui sono piombate le operazioni elettorali in Lazio e Lombardia a causa degli errori nella presentazione delle liste di Polverini e Formigoni e della lista provinciale del Popolo della libertà, il presidente Berlusconi ha firmato questa mattina un decreto legge immediatamente esecutivo che affronta e risolve le problematiche emerse, facendo chiarezza di alcune interpretazioni eccessivamente rigorose riscontrate in sede giudiziaria.
In base al provvedimento dell’Esecutivo, e con effetto retroattivo, sarà facoltativo presentare firme a sostegno delle liste elettorali nelle competizioni regionali. I gruppi che le hanno già presentate ma che sono stati esclusi a causa di presunte irregolarità potranno sanare la situazione con una autocertificazione che dovrà essere stilata dal presentatore della lista.
Per le prossime competizioni elettorali viene previsto il superamento di ogni forma di riconoscimento e autenticazione delle firme: queste potranno essere riportate anche su moduli non omologati e differenti da quelli depositati presso le Prefetture: saranno dunque accettate liste di