
Quando esplodono degli scandali e si avviano delle inchieste nei mesi precedenti al voto, di qualsiasi voto si tratti, taluni amano urlare contro la giustizia a orologeria. C’è quindi da immaginare che gli stessi malfidati esperti in dietrologia saranno molto preoccupati dal fatto che il Comune di Roma abbi bandito (il 23 febbraio) una raffica di concorsi per complessivi 1995 posti (quasi 2 mila posti di lavoro), i cui bandi scadono il 25 marzo 2010.
Il fatto che l’amministrazione della città e il suo sindaco siano della stessa area della candidata PDL alla presidenza della Regione e che quindi possano avere anche solo pensato di utilizzare questa vagonata di assunzioni come sistema per guadagnarsi la benevolenza degli elettori mi pare un’ipotesi davvero troppo spudorata e non applicabile al rigoroso contesto etico che aleggia sulla Capitale. Sicuramente si tratterà di una banale coincidenza tra le esigenze di organico del Comune di Roma e il normale iter democratico della Regione Lazio.
Voi che ne dite?

Ieri abbiamo provato ad immaginare il contenuto di un decreto legge che ponesse rimedio all’imperizia dimostrata dai presentatori delle liste del Popolo della libertà, meglio noti come il Gatto e la Volpe. Il testo era volutamente ed evidentemente paradossale, certo non quanto i proclami dei vari Formigoni e Polverini e le loro pretese di plasmare ogni regola ad immagine e somiglianza dei Polli delle libertà a cui hanno affidato il proprio futuro politico.
Oggi si parla con insistenza di una soluzione politica della vicenda, termine che già di per sé dimostra una certa confusione, dato che il problema è giudiziario e riguarda errori materiali, non elevate riflessioni sul futuro del sistema bicamerale in Italia. In ogni caso, visto che le pregiate menti dei palazzi romani non hanno ancora stilato il testo della leggina interpretativa che dovrebbe superare la scomoda situazione, proviamo noi a buttare giù qualche appunto per facilitargli il lavoro.
Per essere davvero chiara e fornire una interpretazione autentica delle norme elettorali, la leggina dovrebbe rendere più comprensibile che:
- gli uffici del Tribunale, per la consegna delle liste e delle firme, chiudono alle 12;
- gli uffici del Tar, per la presentazione dei ricorsi, chiudono alle 13;
- quando si raccolgono le firme bisogna autenticarle, tutte;
- quando un modulo è stato riempito con le firme dei sottoscrittori non è possibile modificare i nomi dei candidati;
- se non c’è accordo all’interno di un partito sulle persone da candidare, è opportuno superare i disaccordi almeno 2 giorni prima delle elezioni;
Avete qualche altro punto da aggiungere? Poi mandiamo una mail a Palazzo Chigi, magari li caviamo d’impaccio….
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