Mentre in altri lidi si litiga e ci si accapiglia, immaginando moti popolari contro la burocrazia che blocca la democrazia, nei dintorni di Firenze (e in tutta la Toscana) la campagna elettorale è già iniziata e sono ben chiari i candidati alla presidenza della Regione.
Enrico Rossi guiderà la coalizione formata da Partito Democratico e Riformisti, Verdi e Federazione della Sinistra (Prc + Pdci), Sinistra Ecologia Libertà e Italia dei valori. Monica Faenzi rappresenterà il Pdl. Alfonso de Virgiliis è invece l’uomo della la lista Bonino-Pannella. Ilario Palmisani guiderà le truppe di Forza Nuova. Francesco Bosi è il presidente proposto dell’Unione di centro.
Qui trovate la lista completa dei candidati in tutti i collegi provinciali, anche se, va ricordato, in Toscana non esiste il voto di lista: la legge elettorale non prevede che si possano esprimere preferenze per i candidati consiglieri. Ogni partito presenta un listino regionale, composto da 1 fino ad un massimo di 5 candidati, e 10 diverse liste provinciali.

Per superare il caos in cui sono piombate le operazioni elettorali in Lazio e Lombardia a causa degli errori nella presentazione delle liste di Polverini e Formigoni e della lista provinciale del Popolo della libertà, il presidente Berlusconi ha firmato questa mattina un decreto legge immediatamente esecutivo che affronta e risolve le problematiche emerse, facendo chiarezza di alcune interpretazioni eccessivamente rigorose riscontrate in sede giudiziaria.
In base al provvedimento dell’Esecutivo, e con effetto retroattivo, sarà facoltativo presentare firme a sostegno delle liste elettorali nelle competizioni regionali. I gruppi che le hanno già presentate ma che sono stati esclusi a causa di presunte irregolarità potranno sanare la situazione con una autocertificazione che dovrà essere stilata dal presentatore della lista.
Per le prossime competizioni elettorali viene previsto il superamento di ogni forma di riconoscimento e autenticazione delle firme: queste potranno essere riportate anche su moduli non omologati e differenti da quelli depositati presso le Prefetture: saranno dunque accettate liste di

Lo spettacolo indecoroso offerto dal Popolo della libertà con la presentazione delle liste a Roma e Milano non accenna a volgere al termine. Le reazioni scomposte di Alemanno e Polverini, con inviti ai sostenitori a manifestare la propria rabbia, fanno il paio con proclami semi eversivi come quello del ministro della difesa, Ignazio La Russa, che si lascia andare con un Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto (se un Tribunale della Repubblica italiana emette una sentenza, si deve solo essere pronti a fare ricorso e non è detto che si vinca…).
Le sceneggiate di questi giorni ricordano, oltre ad alcune fortunate commedie con Alberto Sordi (so uscito a magnà ‘n panino e m’hanno chiuso fori!), la favola scritta da Collodi: vediamo un Pinocchio delle Libertà che si fida del gatto e della volpe, chiedendogli di portare, a notte, le firme necessarie alla sua candidatura. Poi però, l’ingenuo Pinocchio delle Libertà, che evidentemente non ha capito di che pasta sono fatti i pelosi animali a cui si è associato, si ritrova con due spregiudicati soci che, lungi dal preoccuparsi della sua candidatura, pensano solo al proprio tornaconto, maturando vendette e progettando tranelli e sotterfugi (sempre La Russa si lamenta che ”La Lega ci aveva garantito 500 firme a sostegno del listino di Roberto Formigoni. ”Invece si sono presentati alle due di notte con 300 firme, di cui solo 30 autenticate”).
E quando il giudice condannerà Pinocchio d. L. escludendolo dalle elezioni a causa delle trame e dell’inconcludente rissosità del gatto e della volpe, i due subdoli onnivori potranno sempre chiamare i propri compari a ringhiare contro la burocrazia, la magistratura e gli orpelli procedurali.
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Dopo quella delle liste da parte del Tribunale, un’altra bocciatura si abbatte sulla Renata furiosa. La Polverini, in questo caso insieme ad Emma Bonino, si è beccata una bella insufficienza sull’uso del web nella comunicazione politica. Un bel 4 scritto in rosso da parte degli studenti del Master in Management della Comunicazione Sociale, Politica e Istituzionale dell’Università Iulm di Milano, che hanno valutato negativamente l’utilizzo da parte delle due candidate alla presidenza del Lazio (anche se ora ne è rimasta solo una…) delle moderne diavolerie della comunicazione virtuale, come Facebook, Twitter, blog, siti internet, YouTube e Flickr.
Nelle 6 pagine stilate dai ricercatori, viene spiegato che ”Mettere il proprio nome sul citofono di un condominio o sulla porta di un appartamento ricerca non significa necessariamente viverci. Allo stesso modo, aprire un sito Internet o un blog non corrisponde ad avere una presenza attiva sul Web”.
Nette e senza appello le conclusioni della ricerca: Le candidate alla presidenza della Regione Lazio alle prossime elezioni del 28-29 marzo mostrano di non credere nell’utilità di Internet come canale di comunicazione con il proprio elettorato, come mezzo per condividere idee e mettersi in ascolto dei cittadini. La loro presenza su Internet sembra rispondere all’esigenza di accreditarsi nella modernità (“non si può non essere su Internet”) più che a una chiara strategia che attribuisce al mezzo uno specifico ruolo, per quanto circoscritto. Renata Polverini sembra supportata da uno staff tecnico che “presidia” per nome e per conto della candidata alcuni spazi, mentre per Emma Bonino si è messo all’opera un gruppo di volontari che dà visibilità alla candidata, senza la presunzione di una reale interazione.
Qui potete scaricare il testo completo della ricerca.
Lo spettacolo offerto dal Pdl con la presentazione delle liste in Lombardia e Lazio, ma anche in altre zone, alterna momenti di grande cabaret ad attimi di esilarante commedia. Almeno fino a quando qualche militante non inizierà a prendere sul serio i deliri insurrezionali di Alemanno e Polverini che, di fronte ad un boicottaggio dovuto allo scontro per bande interno al partito, incitano a rivendicare il voto con rabbia.
Forti degli insegnamenti del loro leader, gli uomini del Pdl hanno pensato di iniziare a fare le vittime degli eventi, i perseguitati: se il loro responsabile si presenta in Tribunale in forte ritardo per mangiarsi un panino, la colpa e della violenza dei Radicali. Se viene rilevata la mancanza di timbri e firme sui moduli (e si tratta probabilmente anche di un reato…) allora la colpa è della burocrazia e dell’eccesso di meticolosità.
Mentre cerchiamo dunque di capire quali regole, e come, possono essere applicate per non far dispiacere a questa sorta di anarchici della libertà (naturalmente a giorni alterni) leggiamoci le prime pagine dei giornali.
Probabilmente neppure l’osservatore politico più attento ed esperto si sarebbe aspettato l’esplosione di un tale caos subito dopo lo scoccare dell’Ora X, quelle ore 12 del 27 febbraio 2010 entro cui dovevano essere depositate nei Tribunali le liste dei candidati alle elezioni regionali corredate di firme e documenti previsti.
Dopo il disastro politico e di immagine provocato a Roma dalla faida interna al Popolo della libertà (con i conseguenti appelli pseudo-insurrezionali della Polverini, che forse non ha letto i titoli del Giornale), ora tocca alla Lombardia. Qui, su istanza dei Radicali, la Corte d’Appello ha escluso la Lista Formigoni, che non potrà partecipare alle elezioni a causa di 514 firme non valide tra quelle depositate. L’Ansa ci spiega che in base agli esposti presentati dalla ‘Lista Marco Pannella’, la Corte d’Appello “ha riscontrato che le doglianze risultano fondate con riferimento alle voci indicate nel relativo esposto: mancanza del timbro tondo sui moduli (136), mancanza data dell’autentica (121), mancanza luogo della autentica (229) e mancanza qualifica autenticante (28) per un totale di sottoscrizioni invalide di 514.
La lista Per la Lombardia di Roberto Formigoni, salvo ripensamenti e ricorsi dell’ultimo minuto, non potrà quindi concorrere per occupare posti al Pirellone. Resta ora da capire quali saranno le conseguenze pratiche (oltre a quelle più evidenti…) di questa esclusione… Vi terremo informati!
Aggiornamento: Stando a quanto sostiene Marco Cappato dei Radicali, la situazione in Lombardia è ancora più drammatica (per il Pdl) di quanto non lo sia a Roma. A Milano infatti non viene bocciata UNA delle liste di supporto al presidente Formigoni, ma viene esclusa la lista stessa di Formigoni, quella del sistema maggioritario a cui le liste proporzionali dei singoli partiti si apparentano. Se questa lettura è giusta, il Popolo della libertà in Lombardia non ha più un candidato e con lui cadono anche tutte le liste proporzionali. Una disfatta di dimensioni storiche.

Nella giornata di ieri Milano ha celebrato la finzione del blocco del traffico come rimedio all’inquinamento dell’aria che la affligge. Sull’efficacia di queste misure estemporanee ognuno ha le sue teorie, anche se molte di queste rilevano che questi spot non possono ristabilire un equilibrio compromesso da 364 giorni di scarichi a palla.
Ed anche le prossime elezioni regionali hanno contribuito ad intaccare il minimo effetto positivo del provvedimento. Infatti, oltre ai 50 mila tifosi di Milan - Atalanta, ai 6 mila addetti ed utenti delle sfilate di moda, a sacerdoti, medici e i giornalisti, anche i politici impegnati nella campagna elettorale hanno ottenuto l’indulgenza, potendo quindi girare in macchina ad inquinare i polmoni dei propri elettori.
Non è che, per caso, questi politici si prendono un poco troppo sul serio, tanto da non potersi nemmeno privare di un giorno di propaganda? Tanto, come al solito, per questi teorici del bene comune vale il principio dell’Armiamoci e partite.
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Col passare delle ore la vicenda dell’esclusione della lista del Pdl nella circoscrizione provinciale di Roma (per le elezioni regionali del 28 marzo prossimo) continua ad ingarbugliarsi, sommando lo stupore di chi pensa “non possono essere stati così idioti da perdere a tavolino il Lazio dopo lo scandalo che ha tramortito Marrazzo” alla fiducia che altri ripongono nell’italica abilità di rinviare ogni scadenza ed evitare ogni sanzione. Dopo che il Tribunale di Roma ha respinto l’istanza presentata dal Pdl per l’accoglimento della lista provinciale di Roma, ora Renata Polverini punta sul Presidente della Repubblica: Non credo che al Pdl, il maggior partito del Lazio e di Roma, possa essere impedito l’accesso alla competizione elettorale. La burocrazia non uccida la democrazia.
Da questa espressione infelice e oltraggiosa per il sistema democratico italiano emerge tutto il disprezzo per ogni tipo di regola, che taluni non si preoccupano di manifestare. Se le regole vengono declassate a burocrazia, la democrazia cessa semplicemente di esistere, dato che anche una falsa attestazione di residenza all’estero (tanto per dire…) potrebbe essere una semplice “cavillo burocratico”. Oppure un qualsiasi elettore potrebbe presentarsi ai seggi un’ora prima dell’apertura o due ore dopo la chiusura pretendendo di votare affinché la burocrazia non uccida la democrazia.
Pura follia insomma. Nel frattempo …

Le elezioni regionali del 28 marzo saranno anche il banco di prova, in Puglia, per verificare il consenso di cui gode l’Udc di Casini e Cesa, che da queste parti non si alleato con né col Pd né col Pdl, preferendo una riedizione della Democrazia cristiana in salsa meridionalista. Il candidato degli estremisti di centro sarà infatti Adriana Poli Bortone, leader del movimento Io Sud, che in Puglia e Basilicata ha stretto un’intesa con il Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo, spiegando che: l’accordo politico tra l’MPA e Io Sud rappresenta un traguardo costruttivo e decisivo per dare vita ad una forza politica compatta ed unita che conosce i bisogni dei cittadini della Basilicata e le reali emergenze del nostro territorio avendo come obiettivo primario il tema del rilancio e dello sviluppo del Mezzogiorno.
La prova elettorale in Puglia e Basilicata e lo slogan scelto, Orgogliosamente terrona, potrebbero essere dunque i primi passi per il famoso Partito del sud (o Partito Unico del Mezzogiorno) di cui da tempo si parla, con prospettive ed intenti più o meno nobili. L’eventuale successo della triplice intesa neo democristiana in Puglia comporterà poi un travaso di voti, sottratti al candidato Pdl, Rocco Palese, e un indubbio vantaggio per Nichi Vendola.
Dopo la scissione, o mancata adesione che dir si voglia, dei Socialisti (ora impegnati a rifondare per la 100° volta il Partito Socialista superando la diaspora etc. etc.), quella che un tempo si chiamava Sinistra e Libertà è diventata Sinistra, Ecologi a e Libertà. La formazione politica nata dalla scissione (questa parola ricorre in modo evidentemente ossessivo a sinistra…) di Rifondazione comunista conta sull’effetto Vendola per riuscire a conquistare qualche consigliere regionale nelle elezioni di fine marzo, consolidando un progetto politico per ora poco in salute ed evitando di svanire nel magma dei cespugli che non raggiungono il 4%.
Pur avendo stretto alcuni accordi elettorali con gli ex fratelli (come nelle Marche), la concorrenza rimane sempre forte e viene accentuata dallo slogan scelto, quasi a richiamare la famosa teoria delle due sinistre: La Sinistra che Vince. Con un ovvio quanto malizioso riferimento alla Federazione della Sinistra (Prc, Pdci, Sinistra 2000) che invece sarebbe votata alla sconfitta.