
In questi si parla molto di scuola. Delle proteste degli studenti, contrari alla riforma Gelmini, si sono occupati tutti tranne una parte del Partito Democratico. Nelle stesse ore in cui la Camera approvava le idee del ministro della Pubblica Amministrazione Giovanna Melandri proponeva di raddoppiare il numero delle ore destinate all’insegnamento della religione.
L’ex ministro dello Sport, attraverso il suo blog, ha specificato che l’aumento servirebbe per aiutare gli studenti delle nuove generazioni cresciuti in uno spazio multiculturale e interconfessionale.
La scorsa settimana sulla proposta di Giovanna Melandri si è tenuto un dibattito pubblico a cui ha partecipato la Uaar, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Nessuna delle osservazioni fatte dall’associazione laica sono state prese in considerazione dall’esponente del Pd.
Terry Jones non si ferma: è di oggi la notizia che il pastore protestante non avrebbe rinunciato all’idea di bruciare pubblicamente il Corano. La notizia ha causato una nuova ondata di proteste: mondo musulmano, politici americani ed europei, cattolici ed ebrei:
“Il rogo del libro sacro dei musulmani è un atto moralmente ripugnante”, ha detto un portavoce del Simon Wiesenthal Center.”
Tutto il mondo sembra indignato. “Fermate quel pastore!”, “Impeditegli di compiere quel gesto!”. Anche Barack Obama è intervenuto (qui sopra un video in cui il Presidente ricorda i valori di libertà religiosa e di tolleranza religiosa). Il problema è che il Primo Emendamento della Costituzione americana garantisce, tra le altre cose, la libertà di espressione.
Continua a leggere: Terry Jones, il rogo del Corano e Obama: la libertà di espressione in USA
Laicità: un tema sempre più sentito ed in voga nella pubblicistica italiana, tanto che alcuni libri lo mettono in copertina, e poi all’interno parlano di tutt’altro. Non così - almeno nelle intenzioni - per questo volume firmato da Vladimiro Polchi, giornalista di Repubblica.
Il testo si propone di - nelle parole dell’autore - di “fotografare dall’alto, con lo sguardo del cronista, i tanti terreni di scontro tra laici e cattolici“, elencandoli come in un dizionario “pronto per l’uso”.
Una scelta formale particolare, che rappresenta allo stesso tempo il principale pregio e il maggior limite dell’opera. Da un lato infatti gli spunti sono moltissimi, e riassunti in modo puntuale; dall’altro però fatica ad emergere da queste pagine un discorso chiaro e compiuto sulla laicità - una cosa di cui si sente invece un disperato bisogno.
Continua a leggere: Recensione: "Da Aborto a Zapatero, un vocabolario laico" di Vladimiro Polchi

Non è una novità assoluta, e ce ne siamo già occupati più volte in passato, ma la proposta di legge presentata dal deputato della Lega Nord Roberto Cota vale a riportare l’attenzione su uno degli aspetti più controversi dell’integrazione degli immigrati di religione islamica nel nostro paese. Il tutto a pochi giorni dalla clamorosa iniziativa di Daniela Santanchè contro il velo integrale; “provocazione” che le è valsa una denuncia ancora pendente.
Posto che esiste una legge della Repubblica del 1975, meglio nota come Legge Reale, che in qualche modo già disciplina la materia, qual è la vera novità della proposta Cota? Su questo, o meglio sul fatto che basti applicare le normative esistenti, si basano gran parte delle reazioni negative venute dal centro-sinistra. In particolare citiamo la senatrice Baio (Pd): “Stendiamo un velo pietoso. La Lega usa un linguaggio strumentale che non risolve nè il problema culturale nè quelo della sicurezza” e Ferranti (Pd): “È una norma incostituzionale che lede la libertà religiosa.”
Ma in realtà la proposta contiene la seguente specifica: “…che non venga ammesso il giustificato motivo nel caso di indumenti indossati in ragione della propria affiliazione religiosa”. Non si tratta di un rilievo da poco, in considerazione delle numerose eccezioni sollevate da singoli magistrati chiamati a decidere a riguardo. La vecchia legge infatti è estremamente lacunosa in materia, permettendo pressoché qualunque tipo di interpretazione. Ciò paradossalmente porta a una diversità di trattamento dei cittadini in base alla propria appartenenza religiosa, fatto vietato dalla nostra Costituzione.

Il bello di un blog come polis è - senza inutile ruffianeria - la possibilità che dai commenti dei lettori ai nostri post nascano nuovi spunti interessanti di informazione. E’ quanto è successo ad esempio ieri: il nostro affezionato Mr. Lorenz ci ha segnalato infatti un articolo degno di nota del The National, quotidiano degli Emirati Arabi Uniti.
Il tema dell’articolo è la crescente ostilità che il burkini sta incontrando in vari angoli d’Europa, dalle valli piemontesi alla cosmopolita Parigi. The National ha deciso di scendere per strada e chiedere ai cittadini degli Emirati la loro opinione sulla vicenda. Tra tutte, la risposta di un bagnino di Abu Dhabi è stata quella che mi ha colpito di più:
“Nella nostra cultura e nella nostra religione il bikini non è accettabile, e tuttavia le donne straniere lo portano nei nostri paesi e noi non ci opponiamo, anche se non vogliamo che i nostri bambini lo vedano. Se (gli europei) non permettono alle nostre donne di portare costumi da bagno che coprono tutto il corpo nei loro paesi, allora non dovremmo permettere alle loro donne di portare il bikini nei nostri paesi”
Qualche giorno fa vi abbiamo riferito della decisione della giunta di centrodestra di Milano di assumere 46 nuovi insegnanti di religione per la scuola dell’infanzia (3-5 anni), in assoluta controtendenza rispetto al dichiarato intento della Riforma Gelmini di ridurre il numero degli insegnanti, considerati in sovrannumero rispetto alle esigenze della scuola italiana.
A fronte delle critiche di sinistra e CGIL non ha tardato ad arrivare la risposta dell’assessore all’Educazione Mariolina Moioli: “le richieste delle famiglie sono aumentate quindi noi abbiamo dovuto assumere le nuove maestre per garantire questo diritto, sancito dal concordato fra Stato e Chiesa“
Una spiegazione semplice e lineare. Peccato che quando le richieste dei genitori riguardano servizi diversi dall’inserimento di un nuovo insegnante nominato dalla Curia, non vengano altrettanto ascoltate. Non si spiegherebbe altrimenti perché, a Roma, decine di genitori siano costretti a passare la nottata all’addiaccio per assicurare ai propri figli un posto nell’unica classe a tempo pieno della scuola: trovate tutto documentato nel video qua sopra.

La Riforma Gelmini ha tratto molta della sua popolarità presso l’opinione pubblica dall’idea diffusa che in Italia ci sia un numero troppo elevato di maestri ed insegnanti, e che ridurlo sia una premessa indispensabile per ottenere una scuola di qualità.
Per questo motivo è molto interessante andare a vedere quanto ci segnalano i colleghi di 02blog: a Milano il Comune guidato da Letizia Moratti ha siglato un accordo con la diocesi che prevede l’assunzione di 46 nuove educatrici di religione cattolica per la scuola dell’infanzia, segnalate dalla curia, che verranno assunte a tempo indeterminato e riceveranno lo stipendio comunale come le altre maestre, ma senza essere passate come queste ultime attraverso concorso pubblico e graduatorie.
Subito se sono levate alcune voci critiche: c’è chi, come la CGIL, fa notare che da anni le assunzioni delle educatrici ordinarie, necessarie per coprire i buchi di organico, sono bloccate dalla Finanziaria. Altri rilevano che l’ora facoltativa di religione costa ai contribuenti italiani già circa un miliardo di euro all’anno, risultando la seconda voce di finanziamento diretto dello Stato alla confessione cattolica (dopo l’otto per mille), e che presto diventerà la prima.
Se c’era qualcuno che ancora dubitava dell’influenza schiacciante del Vaticano nel nostro paese, eccolo servito.
Foto: microrama, Flickr.
L’intervista di Obama ad Al Arabiya (che potete vedere qui sopra) ha scatenato l’entusiasmo degli ascoltatori delle emittente araba, che hanno inondato il suo sito di messaggi di giubilo per il nuovo corso nei rapporti con l’Islam che il nuovo presidente USA sembra voler inaugurare.
Non si respira proprio lo stesso clima se si vanno a leggere, invece, i commenti dei lettori de ilgiornale.it, ottimo termometro degli umori dell’elettorato del centrodestra nostrano (come abbiamo visto per la vicenda Alitalia). Dominano infatti lo sconforto, la paura di una resa incondizionata al “nemico islamico” e la sensazione generale che di Obama ci sia poco da fidarsi.
Gcf48 apre le danze rispolverando il sospetto che Obama stesso sia un musulmano nascosto, e gianmariax gli va dietro dichiarando, tra il serio e il faceto che Barack “sicuramente fa il ramadan e in privato mette il burqa a Michelle…”.
Continua a leggere: L'apertura di Obama all'Islam non piace ai lettori de "Il Giornale"
Seconda e ultima parte dell’intervista con Giovanni Fontana (la prima la trovate qui); una chiacchierata che cerca di capire cosa stia succedendo a Gaza e in Cisgiordania, insomma in Palestina, senza il filtro dei canali informativi abituali. A nessuno serve essere tifosi di questo o quello, tantomeno quando c’è di mezzo una guerra, mentre al di là delle nostre opinioni individuali mi sembra molto utile ascoltare chi veramente si trova sul posto, e non ha alcun interesse a raccontarci fole o a convincerci di qualcosa.
Allora, Giovanni, riprendiamo il discorso, e cerchiamo di riprodurre il clima che si respira a beneficio di chi legge e abita a migliaia di chilometri di distanza. Tu ti trovi a Betlemme, un luogo che per la sua grande prevalenza palestinese meglio di ogni altro rappresenta il termometro della situazione. Come vive la popolazione locale la guerra? Si avverte la divisione tra Hamas e Al Fatah, e in caso affermativo cosa pensano le due fazioni l’una dell’altra e dell’attacco in generale?
A Betlemme, dagli accordi di Oslo del ‘94 (attuativi nel ‘96), la giurisdizione è passata sia militarmente che civilmente ai palestinesi. Qualche anno dopo è anche stato imposto il divieto agli israeliani di passarci. Gush Etzion e Har Homa sono due colonie molto vicine, ma al di là del Muro. Qui in città sono tutti con Fatah o con il FPLP (i comunisti, che una ventina d’anni fa erano molto più forti). Per quanto qui tutti, anche coloro che in Italia sarebbero considerati essi stessi come fondamentalisti, dicano che quelli di Hamas sono dei pericolosi fondamentalisti religiosi, tutti considerano gli abitanti, i bambini, di Gaza come membri del proprio popolo. Certo, a livello politico l’uccisione di 85 membri di Fatah da parte di Hamas, ha avuto il suo peso, ma non tanto da portare le persone a schierarsi così in favore di una guerra che colpisce anche una gran parte di civili.
C’è da dire, anche, che molto spesso la politica, qui, è vista in maniera clientelare: nessuno si stupisce se tu voti Fatah perché tuo zio lavora nella pubblica amministrazione.
Continua a leggere: Intervista da Betlemme con Giovanni Fontana parte due. Botta e risposta
A destra e a sinistra fanno a gara, dopo il monito di ieri, a tirarsi il Papa dalla propria parte. Dimostrando così (ma chi aveva dubbi?) di appartenere proprio a quella classe politica messa “sotto accusa” da Benedetto XVI.
Un Papa che non vuole rifare la Dc, ma vede l’inadeguatezza dei cattolici impegnati in politica e non vuole in Italia la riproposizione del modello anticlericale alla Zapatero.
Ma nelle parole del Papa c’è di più. E di più profondo. Le sue parole vanno ben oltre le “miserie” della quotidianità politica e attengono più in generale non solo al rapporto fra Stato e Chiesa ma a quello fra “Stato e religione”.
La questione della “laicità” continua la sua evoluzione non solo nel suo episodico rapporto fra Stato e Chiesa ma in una molteplicità di snodi (culturali, morali, giuridici, sociopolitici) fino a modificare lo stesso concetto di democrazia. Oggi si sostiene che la vita civile, entro la quale maturano le scelte più importanti, non ha bisogno di sostegni esterni di tipo metafisico e teologico.
Scrive il Prof. Vittorio Possenti: “Oggi ci si accorge che questa posizione non regge e che il perenne e spesso lamentoso richiamo alla tolleranza rischia di essere vano, perché i problemi con cui dobbiamo confrontarci richiedono una determinazione che vada oltre il procedurale”. Anche la semplificazione: “a noi le cose ultime, a loro le cose penultime o temporali” è limitativa. Perché dentro le cose penultime o temporali nascono problemi etici, antropologici ecc.
In definitiva non esiste uno stato laico puro, se per garantirsi deve ricorrere all’etica, cioè alla legge naturale che è legge comunque morale. Ma cosa hanno capito del messaggio papale i “cattolici” della politica italiana?