La crisi incalza come lo tsunami dopo un terremoto, specie in Italia, dove davanti ai problemi economici sovrasta come un macigno il nodo politico. La questione politica è oggi il cuore del problema e non può essere separata dalla crisi.
Si chiede il segretario del Pd Pier Luigi Bersani: “Come mai in Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, a modo loro, hanno cambiato il Governo? C’è un tema di fiducia a livello internazionale che riguarda la possibilità di chiamare il maggior numero di forze a contribuire”.
C’è un problema di leadership e c’è un problema di credibilità di tutta la politica, che non riguarda solo i costi, anche se adesso, con la fifa che sale, nel Palazzo si fa a gara nel volere usare la scure sugli sprechi ecc.
L’ultimo in ordine di apparizione è Renato Schifani per il quale: “L’intervento sui costi della politica è necessario per dare un segnale al Paese”. Dice il presidente del Senato: “Si è fatto e si può fare di più, si farà di più, riguardo non soltanto al palazzo e al Parlamento ma alla politica del territorio, alle partecipate, alle superconsulenze C’è molto da fare, secondo me, se si vuole, ed è giunto il momento di farlo”.
Schifani fa politica da decenni: dov’è stato fino ad oggi? Vergogna!
Mariastella Gelmini: beccata. Voto 3. I ministri e le ministre “inventate” giungono al capolinea. Atenei e scuole in rivolta contro la riforma bluff. Maggioranza ancora sotto alla Camera. Governo bluff.
Renato Schifani: becchino. Voto 3. La maschera di cera del presidente del Senato colpisce ancora. Il numero due delle Istituzioni commenta la protesta: “Prima o poi ci scappa il morto”. Morto che parla.
Quando a viola e grillini che alla Festa del Pd di Torino lo contestano violentemente dice: “Siete antidemocratici”, Renato Schifani ha ragione.
Forse è l’unica volta che ce l’ha, questa benedetta ragione, perché, come dice il Colle: “E’ una gazzarra intimidatoria che segnala un clima di degenerazione”.
Uno come Schifani va fatto parlare, anche perché non ha nulla da dire. Impedirgli di esprimersi, è un “regalo” al presidente del Senato e al premier Berlusconi per proseguire nell’opera nefasta di far degenerare il clima politico e civile.
Non si tratta, però, solo di una gazzarra indecente, di atti “squadristici”, bensì di un errore politico. Perché?
Perché ribalta la realtà: chi ha torto passa dalla parte della ragione, e viceversa. La storia lo insegna.
Di Pietro, ex pm, è fuori strada perché i difensori della legalità e della democrazia hanno innanzi tutto il dovere di rispettare e difendere (anche per i “nemici”, come diceva Voltaire) per primi legalità e democrazia, che deve valere per tutti.
Le esternazioni di Grillo, poi, “Siamo solo all’inizio”, si commentano da sole, battute da bettola e anticipatrici di nuove e ben più marcate sconfitte per l’Italia vera e dalle mani pulite.
Beppe Grillo e anche “questo” Di Pietro restano l’ultima carta vincente per Berlusconi.
Invece che all’inizio, c’è da sperare di essere alla fine. Di Berlusconi e dei suoi … “sodali” amici e nemici.
E’ stato raggiunto un compresso all’interno della maggioranza sul decreto delle intercettazioni. Secondo quanto pubblicato dal Giornale decisiva sarebbe stata la mediazione attuata dal Presidente del Senato Renato Schifani che in questi giorni ha provato a metter d’accordo gli ex di Alleanza Nazionale e gli ex di Forza Italia.
Il compresso, raggiunto per evitare uno stop del disegno di legge alla Camera (dove i finiani sono in maggioranza), è stato apprezzato sia da Italo Bocchino che dall’opposizione. Smentendo la posizione di Antonio Di Pietro Luigi Li Giotti, rappresentante dell’Idv in commissione Giustizia, ha fatto sapere che le ultime modifiche sono interessanti.
Salvo modifiche dell’ultimo minuto, ad oggi, al Pm sarà concesso di prorogare di 48 ore in 48 le intercettazioni oltre il limite dei 75 giorni. Del materiale, chi di dovere, potrà usufruirne anche oltre il tempo massimo stabilito precedentemente.
Silvio Berlusconi: sos. Voto 4. Il Premier apre le porte del Governo a Casini, ma solo “Se il leader centrista rivede la sua politica”. Annessione del “predellino”.
Renato Schifani: 118. Voto 4. Il presidente del Senato va in soccorso del ministro Bondi nella tenaglia di “assurde campagne denigratorie”. Amici di “merende”.
Silvio Berlusconi: azzoppato. Voto 2. Il Cavaliere non fa più né il premier né il leader del Pdl. Il Governo non c’è più e il partito del “predellino” idem. Comanda Bossi e Fini non ci sta. Il premier chiede 48 ore. Ha l’acqua alla gola. Solo gli italiani non capiscono ancora cosa sta succedendo?
Renato Schifani: zerbino. Voto 3. Il presidente del Senato s’incunea da “fan” nel duello interno fra Berlusconi e Fini e … minaccia le elezioni anticipate. La seconda carica dello Stato non conosce nemmeno la Costituzione: si vota solo in assenza di una maggioranza, non per divisioni della stessa!
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“‘Noi avevamo gia’ a suo tempo lavorato per la decadenza di quel senatore. Allora la maggioranza non fu convinta”
Pierluigi Bersani
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Al prossimo appuntamento elettorale manca poco. Chi ha deciso di aderire, salvo rare eccezioni, lo sta facendo con toni e modi che ricordano un paese vecchio. Per il bene del proprio partito ci sono esponenti che stando scendendo a patti. Discutibili.
Per fortuna, parallelamente, a questo pachiderma negli ultimi anni si sono sempre più sviluppati movimenti autonomi. Di alcuni i mass media nazionali non conoscono neanche l’esistenza. Di altri invece se ne discute per via dei testimonial scelti.
Federico Bastiani, curatore di “A Riveder le Stelle” (in libreria da domani, mercoledì 17 febbraio), nell’intervista che segue ci spiega perché Beppe Grillo ha deciso di supportare il “Movimento delle 5 Stelle”.
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Così ieri è passato in Senato il processo breve. Lunedì, invece verrà discussa l’altra delle due leggi ad personam cucite addosso dal Cav. Vediamo di passare in rassegna alcune delle reazioni, sentendo le due campane. Per il centro sinistra, Pierluigi Bersani, segretario del PD, è stato piuttosto netto:
Restera’ una macchia indelebile anche se la battaglia riprendera’ alla Camera. Ieri si e’ fatta la cosa peggiore che si poteva fare, distruggere la possibilità di giustizia per centinaia di migliaia di persone e cancellare centinaia di migliaia di processi per salvare una persona sola (…) Il Parlamento e’ invaso da centinaia di norme e iniziative per salvare il premier che tolgono ogni spazio alla discussione sulle riforme
E non solo. Prosegue tutto dopo il salto.
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Silvio Berlusconi: Waterloo. Voto – 9. Il premier minaccia le elezioni con un out out affidato a Schifani. Minaccia di fine impero. Per Fini è solo un bluff. Il Cav. gioca col fuoco.
Renato Schifani: portaborse. Voto – 9. Il presidente del Senato esegue gli ordini del premier e attizza il fuoco. Medioevo o sultanato? Roba da seconda Repubblica. Vergogna!