
L’attualità spesso non agevola la memoria. Anzi. La contrasta non permettendo all’elettore di valutare i propri amministratori in modo lucido. Preciso. Tralasciando l’aspetto ludico che spesso inquina i mass media dove la presenza degli esponenti politici è massiccia ma non sempre congrua al ruolo che ricoprono.
Umberto Bossi oltre ad essere il leader della Lega Nord, padre di tale Renzo al quale è stata garantita una candidatura, l’alleato senza il quale a Silvio Berlusconi non sarebbe permesso di andare in giro ironizzando sulle somiglianze con il bambinello (mentre in patria ad attenderlo c’è un’epifania moderna, perché di questo si tratta il legittimo impedimento) è un Ministro.
A lui competono le riforme e il federalismo. Tutti, giornalisti e no, dovremmo averlo ben presente prima di ridere su ciò che l’esponente politico si diletta a fare nel tempo libero quando, emulando il poeta Sandro Bondi e l’anchorman Silvio Berlusconi, scrive componimenti per Telepadania.
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Che piaccia o no al momento ogni partito più che per i contenuti è caratterizzato dalle candidature. Il Popolo delle Libertà, come osservava il Fatto, è il palcoscenico delle veline. Il Pd degli esponenti politici non appartenenti allo stesso partito. L’Italia dei Valori degli ex magistrati.
La Lega Nord, non venendo meno alle altre coalizioni, ha deciso di puntare sui “figli di”. A pochi giorni dal pettegolezzo secondo il quale Renzo Bossi avrebbe sostituito l’assessore lombardo dello sport Piegianni Prosperini, l’ex Ministro della Giustizia Roberto Castelli conferma che per il ragazzo è arrivato il momento di misurarsi con l’elettorato. A Brescia dove correrà per far parte del consiglio provinciale.
“Credo – ha dichiarato lo stesso Castelli - che sia un gesto di coraggio per un ragazzo di 20 anni presentarsi agli elettori. Tanto di cappello”.
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Da oggi si potrà affermare con una buona dose di sicurezza che il silenzio della Lega sulla riforma della giustizia, di cui parla appena possibile Silvio Berlusconi, non è frutto di un comprensibile disinteresse per la materia.
Se i tempi della giustizia in Italia fossero più rapidi oggi non sarebbe riaperta un’indagine avviata dalla Procura di Verona che tra il 1996 e il 1997 cercò di capire se 36 militanti della Lega Nord avessero o meno scopi secessionisti.
Sotto processo, a partire dal prossimo primo ottobre, ci saranno anche il sindaco di Treviso, Giampaolo Gobbo, e il parlamentare Matteo Bragantini. Non sono stati presi in esame invece il leader Umberto Bossi e i Ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli. Considerati innocenti già all’epoca.

Ieri sera a “la zanzara” di Radio24, oltre ad Alessandra Mussolini, è intervenuto anche Paolo Grimoldi il deputato leghista di cui ci siamo occupati la scorsa settimana per via della sua crociata contro la versione integrale del “Diario di Anna Frank”.
L’esponente politico, confermando i limiti politici di cui si disquisiva all’indomani dell’intervista di Roberto Maroni a “che tempo che fa”, non ha polemizzato sulla notizia riguardante Renzo Bossi. Figlio di Umberto.
Come riportato dai colleghi di 02blog.it il ragazzo, noto alla cronache anche per la difficoltà riscontrate nel portarsi a casa il diploma di maturità, dovrebbe sostituire Piergianni Prosperini diventando, di fatto, il nuovo assessore allo sport.
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Abbiamo già avuto occasione, oggi, di sottolineare l’ipocrisia adottata da Umberto Bossi. Il leader della Lega dopo aver urlato per tutto un mese contro il Vaticano sta organizzando un incontro con i rappresentanti dello Stato Pontificio per ricucire lo strappo.
Non contento, come riportano i nostri colleghi di 02blog.it, ha sistemato il figlio Renzo. Malgrado il ragazzo, di cui spesso si sono occupati i quotidiani negli ultimi anni, non sia riuscito a diplomarsi è riuscito a trovare un posto di lavoro presso un ente voluto fortemente dalla Lega Nord a cui, evidentemente, Renzo Bossi è legato.
L’Osservatorio, essendo legato al polo fieristico di Milano, parteciperà inevitabilmente alla realizzazione del progetto ipotizzato dal Sindaco Moratti in vista dell’Expo 2015. Per l’importante appuntamento potrebbe essere pronto anche il centro cinematografico voluto da Umberto Bossi e soci.
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Quello dell’Expo 2015 milanese sta diventando ormai un feuilleton così disperatamente complicato da poter essere tranquillamente definito “un suk”, come ha fatto Il Sole 24 Ore in questo articolo, così denso e intricato che evito di riassumerlo e mi limito a segnalarvelo.
Una notizia emerge però tra tutte le altre: Renzo Bossi, figlio d’arte di Umberto, noto più che altro per la sua cronica incapacità di conseguire la maturità, è stato nominato nel consiglio di direzione dell’ “Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo”.
Si tratta di un ente costituito in questi giorni su iniziativa della Lega Nord, con lo scopo di “costituire uno strumento esterno, indipendente, al servizio delle piccole e medie imprese, con il compito di raccogliere le valutazioni degli espositori e le eventuali segnalazioni di anomalie riscontrate nel sistema fieristico regionale”.

La tradizione popolare, ben sintetizzata dal detto “tale padre tale figlio”, trova una sua ulteriore conferma: il figlio del “ministro” Umberto Bossi, il delfino del senatur, o come dicean tutti Renzo, è stato bocciato per la terza volta agli esami di maturità.
Il Renzo non ha superato l’esame orale della maturità scientifica ripetuto da privatista dopo la bocciatura del luglio scorso presso il Collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate. Dopo l’ultimo esito negativo aveva cambiato anche il tema della sua tesina, abbandonando il federalismo per dedicarsi alla fisica (in questo caso sarebbe meglio se fosse il padre a seguire le orme del figlio..).
La disavventura dello sfortunato studente ripropone la questione della crisi della scuola italiana, che però in questo caso pare aver dato una buona prova di sé. Due sono le spiegazioni per l’infelice esito del rampollo lumbard: un accanimento politico dei professori, che come tutti sanno sono dei fannulloni sessantottini, o una effettiva carenza di materia grigia che impedisce il superamento di uno scoglio che non è esattamente l’Everest.
In ogni caso Bossi jr sembra avere le carte in regola per calcare degnamente le orme del padano genitore…
Via | Corriere.it