
Oggi il Giornale esce con un titolo a caratteri cubitali sul presunto video hard tra il leader di Forza Nuova Roberto Fiore e Alessandra Mussolini, ipotizzando un ricatto ai danni di quest’ultima. La notizia per la verità non è nuovissima, ma solo ora assurge agli onori della cronaca proprio per via della campagna del quotidiano di Vittorio Feltri.
Vediamo di ricostruire la vicenda. Il 20 novembre Indymedia, sito di estrema sinistra di area no global, esce con il seguente comunicato stampa:
La notizia, assolutamente certa, ma ancora riservata, è questa: esiste un video dove sono ripresi ROBERTO FIORE ed ALESSANDRA MUSSOLINI a fare sesso esplicito nella sede romana di Forza Nuova.
Un ex dirigente nazionale di FN ed ex stretto collaboratore di Fiore (già responsabile della sua sicurezza), ha già contattato diversi giornalisti per vendere il video. La proposta è arrivata alla redazione de Il Giornale (che ha potuto visionare il filmato), ad alcuni giornalisti RAI e agli ambienti ex AN di Milano e Roma.
Si tratta di immagini registrate dal circuito interno di videocamere della sede romana di Forza Nuova. Il filmato è ancora in circolazione e in vendita. Per quanto si tratti di una questione personale e privata, la notizia, oltre che ghiotta per la stampa, dopo il caso Marrazzo, potrebbe colpire il PDL, soprattutto in Lazio e Campania dove la Mussolini vorrebbe ricandidarsi. In Forza Nuova lo scandalo sarebbe già scoppiato
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Di Piero Marrazzo, e delle modalità con le quali ha abbandonato la scena politica italiana, è molto probabile che si smetta a parlare già nei prossimi giorni. La sua legittima richiesta di silenzio è stata evidentemente ritenuta più legittima di quella di Dino Boffo che al Presidente del Consiglio qualche problema creò.
Ma Silvio Berlusconi, sulla vicenda dell’ex Presidente della Lazio, non commetterà più gli errori fatti con l’ex direttore dell’Avvenire tanto che stando a quanto si appreso nelle ultime ore avrebbe persino fatto sapere all’avversario politico che qualcuno stava tentando di vendere il video che lo avrebbe incastrato.
Ma Silvio non informa e basta. Sulla vicenda di Piero Marrazzo ha vietato alle aziende controllate dai figli di divulgare il materiale rimarcando un legame tra il suo incarico pubblico e le attività sviluppate, precedentemente, da privato.

E adesso a raccogliere i cocci non sarà solo Piero Marrazzo. Attorno, come faceva già notare Dino Boffo (direttore dell’Avvenire che prima di dimettersi aveva tentato di proteggere la privacy della famiglia), una serie di figure sulle quali si devono accendere i riflettori per capire fino in fondo la vicenda.
Cominciamo a parlare del Pd. Ma anche del Pdl. Secondo quanto sostenuto dal partito di Silvio Berlusconi il passaggio di consegne al vice, Esterino Montino, non è uno strumento giuridicamente valido.
Già chieste, quindi, le elezioni anticipate che potrebbero rappresentare per il Partito Democratico l’ennesimo fallimento. Uno scandalo pesa. E allontana. Gli aspiranti Zapatero dovrebbero ben saperlo. L’attuale primo ministro è riuscito a vincere, la prima volta, subito dopo gli attentati a causa dei quali si spense il candore di Aznar.

Ci sono volute meno di 48 ore per decretare la fine della carriera politica di Piero Marrazzo che si è autosospeso oggi dal ruolo di Presidente della Regione Lazio. L’erede televisivo di Antonio Lubrano tenta quindi di spegnere le luci sul suo scandalo optando per un silenzio.
Stato fortemente sconsigliato dall’attuale Ministro leghista degli Interni, Roberto Maroni, che ha espresso pubblicamente il proprio appoggio a Piero Marrazzo attorno al quale il Partito Democratico non ha volontariamente fatto quadrato.
Dario Franceschini, la cui mozione non è stata appoggiata dall’attuale Presidente della Regione Lazio, ha chiesto pubblicamente le dimissioni dell’uomo la cui testa, servita su un piatto d’argento, probabilmente gli sarà utile per mascherare meglio la propria ipocrisia.

Ne son passati di anni dalla Prima Repubblica, con tutto il suo contorno di voti di scambio, casse del mezzogiorno e finte carità fatte passare sotto il pomposo nome di questione meridionale. Elargizioni finte, in quanto mai utilizzate per migliorare infrastrutture e condizioni degli abitanti, ma esclusivamente per ingrassare politici locali e appaltatori collusi.
Sentivamo davvero la mancanza di questi sperperi conditi a giochini di potere, e allora è spuntato fuori un semi-oscuro (ma in realtà ben noto) deputato del Pdl ad ovviare a questo bisogno. Si tratta di Gianfranco Miccichè, ex-uomo di punta di Publitalia e poi di Forza Italia, e attualmente sottosegretario di stato con delega al Cipe.
Il nostro Miccichè, in un ben collaudato asse con il turbolento governatore di Sicilia Raffaele Lombardo, sta usando il grimaldello ricattatorio della fondazione di un non meglio identificato Partito del Sud, per bussare a soldi (ma guarda un po’) non tanto per il meridione in generale, ma specificamente per la regione siciliana (qui il post di Marco che riassume le origini della vicenda).
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