
L’ingerenza cattolica nella vita politica italiana è un dato di fatto. Se tale presenza non fosse così conclamata oggi, insieme a parte dei collaboratori di Guido Bertolaso, non si disquisirebbe del tal prelato che ha aiutato il tal politico per nascondere l’imbroglio.
La chiesa c’è. Per fortuna, in alcuni casi. Sopperendo le lacune del Partito Democratico lombardo, talmente poco illuminato da candidare ancora Filippo Penati malgrado la recente sconfitta alle elezioni provinciali, il Cardinal Tettamanzi ha deciso di esporsi sottolineando le lacune dell’amministrazione locale.
“Abbiamo ascoltato - si legge sul sito della diocesi - in questi giorni interventi istituzionali limpidi, capaci di richiamare con severità ed equilibrio ai valori che fondano la convivenza, ma anche al consueto e triste gioco politico di parte, nel quale i problemi reali vengono puntualmente sacrificati sull’altare della ricerca del consenso elettorale”.

Ci sono storie di cronaca locale che devono, necessariamente, diventare d’interesse nazionale. Gli scontri registrati, lo scorso sabato, a Milano tra extracomunitari, come documentato dai colleghi di 02blog.it, cosa rappresentano?
Sostenere che v.le Padova sia la dependance di Rosarno, dove nelle scorse settimane un gruppo di lavoratori immigrati si ribellarono ai residenti a causa del trattamento schiavista a loro riservato, è sbagliato.
Sono diverse le persone coinvolte e le motivazioni alla base degli scontri. Tanto quanto l’amministrazione di Rosarno anche quella milanese, reduce da uno scandalo per tangenti, ha sbagliato non garantendo ai cittadini quella sicurezza al centro di interminabili campagne elettorali.
Continua a leggere: Rosarno - Milano solo andata, passando per v.le Padova

Il mini-rimpasto nella giunta milanese di centrodestra guidata da Letizia Moratti non è stato molto dibattuto al di fuori della città. Ed è un peccato, perché si tratta di un caso molto emblematico di un certo modo di fare politica nel nostro paese.
I fatti: il sindaco di Milano ha prima tolto alcune deleghe, poi fatto dimissionare del tutto Edoardo Croci, tecnico giunto all’incarico di assessore di ambiente, mobilità e trasporti dopo essere stato candidato nella lista di “indipendenti” della Moratti alle elezioni del 2006.
Il motivo? Secondo la maggior parte degli osservatori, banalmente, l’avvicinarsi delle nuove elezioni comunali, che impone al sindaco l’esigenza di blandire i partiti – da un lato – ma anche l’opinione pubblica.
Per capire bene questa vicenda bisogna tuttavia tornare sulla storia di Ecopass, il famoso ticket di ingresso al centro-città della metropoli lombarda, e sul complesso delle contraddittorie politiche di mobilità della giunta milanese in questi anni.

Sono notizie come questa che ti costringono a fare il cosiddetto crosspost: ci segnalano i colleghi di 02blog che la Regione Lombardia, su pressione della Lega Nord, ha approvato una norma anti-Kebab.. ma non solo: essa riguarda infatti anche gelaterie, pizzerie da asporto e probabilmente i fast food. Cosa prevede? Ce lo spiega Repubblica:
Da ora in poi, per esempio, si potrà mangiare il trancio di pizza, la brioche o il cono gelato solo dentro il locale e non più in strada. Il locale non potrà più servire bibite se non prodotte in casa, addio dunque lattine di bevande insieme alla pizza. Inoltre, questi esercizi dovranno chiudere rigorosamente all’una di notte
La nuova regolamentazione, nata su spinta della Lega in funzione anti-kebab, prevedeva originariamente addirittura la chiusura a mezzanotte. Essa è d’altronde assolutamente coerente con la battaglia senza quartiere che il vice-Sindaco di Milano De Corato sta conducendo contro la vita notturna milanese, che passa ad esempio attraverso la recinzione degli spazi pubblici dove i giovani si ritrovano la sera.
Continua a leggere: Guerra ai Kebab a Milano: le battaglie locali di Lega Nord e PDL
La storia di Riccardo De Corato si perde nei meandri della Prima Repubblica, durante la quale fu uno dei più fieri nemici delle logiche quadri e penta-partitiche della Milano da bere. Eletto per la prima volta consigliere comunale nelle file del Movimento Sociale-Destra Nazionale nel 1985, si fa conoscere per la tenacia con la quale ricopre il ruolo di spina nel fianco delle vecchie giunte socialiste, in particolare quella Pillitteri. L’opposizione del politico barese (per la precisione nativo di Andria) è talmente dura e fattiva da guadagnarsi anche la stima dell’opposizione di sinistra, con la quale condurrà alcune battaglie congiunte in anni in cui la contrapposizione tra gli estremi era feroce.
Il salto di qualità avverrà dopo Tangentopoli, con l’elezione in Senato nel 94 e la nomina a vice-sindaco poi confermata nel 2006. Incontriamo De Corato a margine della Festa delle Libertà.
De Corato, lei che è un politico di lungo corso come ha vissuto la fusione tra Alleanza Nazionale e Forza Italia nel Popolo delle Libertà?
Appare quasi irritato, NdR. “Ancora stiamo a farci queste domande? Ormai è fatta. Noi qui governiamo da quindici anni e abbiamo cominciato undici anni fa a mettere in pratica ciò che la politica nazionale ha capito solo ora.”