Tanto per mettere subito in chiaro le cose, Emma Bonino ha lanciato il primo dardo, ante litteram…
La (quasi certa) candidata del centro sinistra per il Lazio ha avvertito che, con lei governatore: “in questa regione non ci saranno centrali nucleari”.
Un primo segnale al sindaco della capitale Alemanno (che dovrà allentare la morsa), e soprattutto un segnale al Pd, che ha deciso di rinunciare a giocare da protagonista, non solo nel Lazio, in questa campagna elettorale.
Il “guru” Marco Pannella ha centrato tempi e modi per lanciare la “sua” Emma, giocando al rialzo e, di fatto, mettendo sin d’ora sotto tutela il partito di Bersani.
Il doppio gioco si ripete, i radicali fanno e faranno (non solo nel Lazio) quel che fece Rifondazione con il secondo governo Prodi: a testa bassa nelle riunioni del consiglio dei Ministri e poi fuori a inscenare manifestazioni contro lo stesso Governo. Ieri, guarda caso, i radicali hanno manifestato sotto la Rai contro elezioni regionali considerate già “illegali”. Capito?
Il Pd è costretto a mandare giù il “rospo” Bonino. E si preparano altri bocconi amari (Udc ecc.). Così facendo, non solo disorienta la propria base e il proprio elettorato, ma continua a perdere pezzi anche nei gruppi dirigenti, dai vertici alla periferia.
Più che la rivincita del centro sinistra nel Lazio, comunque andrà, sarà la vittoria di Bonino e Pannella. Se Emma perde, la colpa sarà del Pd, se vince, sarà solo merito suo e dei radicali.
In caso di conquista della regione, Emma avrà carta bianca e Pannella saprà come mettere a frutto tale successo. Il conto più salato, ancora una volta, lo pagherà il Pd.

Durante il No B Day della scorsa settimana si è avuta la prima apparizione pubblica della Federazione della Sinistra (nuova formazione politica che riunisce Rifondazione Comunista e Comunisti italiani), di cui Christian de Mattia ha già scritto su polisblog. Abbiamo incontrato per voi Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei Comunisti italiani, con cui abbiamo parlato di crisi, di lavoro, di ambiente e delle possibili alleanze contro Berlusconi.
Diliberto, cosa rappresenta per la sinistra italiana questa nuova Federazione?
Innanzitutto la circostanza che per la prima volta si cerca di unirsi invece che dividersi. Si apre un percorso che può portare anche ad un ulteriore allargamento della federazione stessa. Per ora siamo, e non è poco, Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani e due formazioni più piccole: una che fa riferimento alla sinistra della CGIL e l’altra che è Socialismo 2000, guidata da Cesare Salvi. La Federazione è la premessa indispensabile per tornare utili, nel senso che finché saremo frammentati in realtà così piccole non saremo utili. E’ la speranza di poter ricostruire, a sinistra del Partito Democratico, una formazione che conti qualche cosa.
L’ultima “trovata” è quella di portare tutte le sinistre dentro il Pd. Non è nuova. E’ roba rimasticata.
Prima, durante e dopo la scissione di Livorno, il partito “unico” della sinistra ha sempre avuto i suoi supporters e i suoi detrattori.
Siccome la storia non si fa con i “se” e con i “ma” si deve tener conto della realtà.
Con Berlusconi e il berlusconismo in “discesa” ma governante, con la sinistra sinistra spazzata via, con il Pd ko che, come dice Massimo D’Alema “ha indebolito l’unica cosa che aveva, cioè il partito”.
Così la notizia che non fa notizia è che Bertinotti, Vendola e compagni sono già con un piede nel Partito democratico, avanguardisti di plotoni e reggimenti (?!) pronti a fonfersi nel nuovo grande Pd che verrà.
Insomma, la teoria del teorico Bertinotti, sostenuta da altri compagni oramai senza più “arte né parte” è che in Italia “è chiusa l’esperienza delle due sinistre, c’è spazio a malapena per una sola sinistra”.
Di qui l’appello di un partito unico del centrosinistra che vada da Rifondazione a Di Pietro, passando per Nichi Vendola, Marco Pannella, Dario Franceschini, più socialisti, verdi, comunisti italiani e non.
Bertinotti, noto e inflessibile finisseur, precisa che non vuole “far confluire la sinistra nel Pd” ma vuole, col Pd: “un partito nuovo”. Quindi un’implosione generale per poi rinascere tutti nuovi e tornare tutti insieme felici e contenti nel nuovo Pd.
Ambiguità lessicali? Ricerca della “terza via”? No, semplicemente smarrimento della bussola.

È stata presentata durante una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina, ma la lista Sinistra e libertà, costituita da un gruppo di partiti per superare la soglia del 4% alle prossimo elezioni europee, nascerà ufficialmente sabato 21 marzo a Roma. Naturalmente in piazza.
Mentre l’Election day di giugno si avvicina impietosamente - con il carico politico di lacrime e sangue che ne conseguirà - i partiti rosso verdi che ragionevolmente non arriverebbero al 4% hanno dunque deciso di apparentarsi in un listone unico, di cui faranno parte Movimento per la sinistra, Sinistra democratica, Verdi, Socialisti, ex Comunisti italiani e forse qualcun altro… Non faranno invece parte del progetto i due (maggiori) partiti comunisti, Prc e Pdci, impegnati nella creazione di una lista europea identitaria incentrata sul rilancio e l’attualità della falce e martello.
Alle europee, tanto per cambiare, ci sarà dunque una competizione a sinistra del Pd, mossa dalla speranza di superare il quorum e approdare a Strasburgo.
Piaceva a Silvio Berlusconi, Fausto Bertinotti. Anche perché, con “avversari” quali l’ex leader di Rifondazione e l’attuale segretario del Pd, il Cavaliere ha fatto cappotto riconquistando Palazzo Chigi, rendendo extraparlamentare la sinistra, riducendo il Pd quasi a comparsa.
Oggi Bertinotti, (ex sindacalista Cgil, socialista, psiuppino, poi pci e derivati fino alle varie successive scissioni sempre da sinistra, nonchè felpato ex presidente della Camera), fa il “pensionato”. Di lusso, si capisce. Anzi dice di essere in una fase di “riflessione”.
Ieri a Roma, alla manifestazione della Cgil, Fausto ha stretto mani, si è commosso in mezzo al mare di bandiere rosse.
Lavoratori e bandiere che indubbiamente rappresentavano la testimonianza di una parte significativa del mondo del lavoro e della società italiana. Ma, appunto, una “parte”.
Una parte del sindacato (c’è rottura fra Cgil da una parte e Cisl e Uil dall’altra) e una parte della cosiddetta sinistra (divisa trasversalmente e divisa dentro i vari partiti e partitini).
Oggi Bertinotti, cui va riconosciuta la vocazione alla scissione e l’ispirazione anche dell’ennesimo strappo in casa comunista, dice di non “militare” direttamente nella politica e quindi – accentua – “non è giusto che mi pronunci”.
Continua a leggere: Fausto Bertinotti, "maestro" con la bacchetta, ma senza più parola
La fondazione di Varese di Rifondazione Comunista ha recentemente affisso in città una serie di manifesti che hanno come unico obiettivo critico la Lega Nord, cui vengono rinfacciate le promesse elettorali non mantenute riguardo a Alitalia, Malpensa e i licenziamenti connessi al ridimensionamento dello scalo varesino.
Sembra essere ormai una mania per l’opposizione, in Lombardia, quella di fare manifesti elettorali di questo tipo: ci avevano già provato nei mesi scorsi l’IdV di Antonio Di Pietro e il PD di Monza e Brianza, copiando addirittura la storica iconografia leghista che vede il Nord rappresentato come una “gallina dalle uova d’oro”.
Questa vicenda ci dice due cose: da un lato è l’emblema del fatto che la Lega è ormai considerata, nella maggiore regione d’Italia, il “partito da battere”, quello che detta a tutti l’agenda della politica. D’altra parte è difficile che questo tipo di propaganda si traduca in una riscossa per i partiti di opposizione: e questo vale in particolar modo per Rifondazione Comunista.
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I manifesti anti-Lega Nord di Rifondazione Comunista, PD e IdV

Gianni Alemanno: no a nazismo e fascismo. Voto + 9. Il sindaco di Roma Alemanno accompagna 250 studenti romani nel campo di concentramento polacco di Auschwitz dove 60 anni fa un milione di prigionieri furono assassinati e condanna nettamente nazismo e fascismo. “Quello che è chiaro per me –dice Alemanno – è che la condanna del fascismo e del nazismo deve essere ugualmente netta. Questo deriva dalla memoria di quello che è successo”. Poi l’abbraccio con il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici. E Teodoro Buontempo rivuole la “fiamma”.
Sinistra: sinistrata: Voto – 9. Niente riesce così bene alla sinistra che continuare a dividersi. E’ sempre lo stesso refrain: prima compagni poi nemici. Adesso Vendola rilancia il cartello elettorale alle Europee. Ma Sd lo boccia per una lista autonoma e la nascita di un nuovo partito. Ma la minoranza del Prc (eccetto Migliore) non vuole (subito) la scissione e Ferrero e Grassi cercano l’intesa col PdCI che però non accetta di presentarsi sotto il simbolo di Rifondazione. Uniti si vince. Un manicomio. Tutti a casa!

A Chianciano Terme, dove si celebra il congresso di Rifondazione, per un momento si ci è illusi che si potesse ritrovare l’unità in un partito, ormai spaccato in due tra Vendola e Ferrero. E’ accaduto con l’intervento di Fausto Bertinotti che, partendo da quella che ha definito una “sconfitta di portata storica” ha spiegato come “quando un operaio tesserato per la Fiom va a votare Lega non bisogna considerarlo uno sciocco: è un preciso segnale per indicare che è stata tradita un’attesa”.
La sinistra, insomma, secondo Bertinotti deve ripartire dal basso, dalla classe operaia che alle ultime elezioni gli ha voltato la faccia. E così, citando Marx, invita il Prc a ripartire “dalle casematte, dal basso, dalla non delega” per ricostruire un nuovo movimento operaio. Tutti i 630 delegati applaudono ritrovandosi anche nell’attacco al Pd e a Di Pietro: “Oggi non c’è opposizione perchè non c’è la sinistra. Il Pd non ha i fondamenti per essere un partito di opposizione e Di Pietro appartiene ad una cultura della destra”. La standing ovation - riferiscono le agenzie - “durerà cinque minuti”.
Ma si tratta, in realtà, solo di un’illusione. Breve, brevissima. Le divisioni e le inimicizie si faranno risentire, sicuramente, domani quando, nell’ultima giornata del meeting comunista, ai delegati verrà chiesto di esprimere la loro preferenza tra le due mozioni rimaste in piedi. Chi la spunterà tra Paolo Ferrero e Nichi Vendola? Al momento sembra che il governatore della Puglia sia in pole position forte del suo 47,7% di partenza.