
Durante il No B Day della scorsa settimana si è avuta la prima apparizione pubblica della Federazione della Sinistra (nuova formazione politica che riunisce Rifondazione Comunista e Comunisti italiani), di cui Christian de Mattia ha già scritto su polisblog. Abbiamo incontrato per voi Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei Comunisti italiani, con cui abbiamo parlato di crisi, di lavoro, di ambiente e delle possibili alleanze contro Berlusconi.
Diliberto, cosa rappresenta per la sinistra italiana questa nuova Federazione?
Innanzitutto la circostanza che per la prima volta si cerca di unirsi invece che dividersi. Si apre un percorso che può portare anche ad un ulteriore allargamento della federazione stessa. Per ora siamo, e non è poco, Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani e due formazioni più piccole: una che fa riferimento alla sinistra della CGIL e l’altra che è Socialismo 2000, guidata da Cesare Salvi. La Federazione è la premessa indispensabile per tornare utili, nel senso che finché saremo frammentati in realtà così piccole non saremo utili. E’ la speranza di poter ricostruire, a sinistra del Partito Democratico, una formazione che conti qualche cosa.

Ogni tanto qualche notizia viene fuori dalla galassia comunista. Dopo la tragica esclusione dal Parlamento del 2008 i comunisti duri e puri hanno perso sempre di più importanza nel panorama politico italiano. A parte qualche uscita demagogica e un po’ di antiberlusconismo per farsi sentire, raramente si sentono novità rilevanti dalla sinistra estrema.
Ma ora è il momento della nascita (o rinascita) di un’aggregazione di partiti: Federazione della Sinistra. Ne fanno parte Prc-Se di Paolo Ferrero, Pdci di Oliviero Diliberto, ‘Socialismo 2000′ di Salvi e ‘Lavoro e Solidarieta” di Patta. A parte gli ultimi 2 movimenti che sulla carta non hanno manco mezzo voto, in pratica si può dire che si chiude definitivamente la divisione tra i comunisti più radicali. Le parole d’ordine sono sempre le stesse
È tempo di smetterla con le divisioni a sinistra. Parte un processo costituente aperto a tutti. In piazza al No B day ci saremo, con le nostre bandiere. Non temiamo la concorrenza di Di Pietro. Abbiamo solo paura di quando la sinistra non c’è, siamo ben contenti quando c’è sovraffollamento, pensiamo che se si radicalizza l’opposizione è un bene. Escludere i comunisti dalle istituzioni significa escludere tutti quegli italiani che sono contro la guerra
Continua a leggere: Nasce il nuovo (o vecchio) minestrone comunista: Federazione di sinistra

Il No Berlusconi Day è la manifestazione organizzata a Roma per il 5 dicembre per chiedere le dimissioni del premier. Promotore un gruppo di Facebook, che conta un numero impressionante di fan (266mila nel pomeriggio di ieri) e che è riuscito ad ottenere l’adesione alla sua iniziativa di due partiti come IdV e Rifondazione Comunista (ma non quella del PD).
La novità è che da qualche giorno viene promossa anche un’altra manifestazione, identica ma di segno esattamente contrario: il Sì Berlusconi Day. Promotori i Club della Libertà, che sostengono la necessità di scendere in piazza
per difendere libertà e democrazia dai tanti nemici che da quindici anni cercano con ogni mezzo lecito e sopratutto illecito di sovvertire la volontà del popolo italiano
Continua a leggere: No Berlusconi Day o Sì Berlusconi Day? La sfida è su internet
Tornando dopo 20 anni alla Bolognina, Achille Occhetto non ha sciolto il nodo che dalla svolta dell’89 lo perseguita: fu il “liquidatore” di un grande patrimonio o il salvatore del salvabile?
Di lui, uno che lo conosceva bene, Emanuele Macaluso, scrisse: “Achille tiene conto di dove spira il vento, ma difficilmente naviga controvento: non per opportunismo, ma per vocazione movimentista”.
La lingua batte sempre dove il dente duole: perché Occhetto disse no all’appuntamento coi socialisti di Bettino Craxi? Dopo 20 anni, Achille oggi risponde così: “Mi avrebbero inseguito per strada”.
Occhetto è stato considerato, nel Pci, un “saltimbanco”: prima ingraiano, poi (XI congresso del 1966) addirittura amendoliano con pronto sbocco nel più comodo centro di Longo e Berlinguer. Alla morte del segretario “più amato”, Occhetto, proprio al ritorno dal funerale di Berlinguer, fece il “patto del garage” con Massimo D’Alema che, puntualmente, (baffino) non mantenne.
Il Pds, Ds, Pd ha sempre messo all’indice l’ultimo segretario del Pci. . E lui, sempre più irato e isolato, ha sempre risposto per le rime, dando il peggio di sé.
Continua a leggere: Ore 12 - 20 anni dopo Occhetto alla Bolognina. Salvatore o traditore?

Come faceva notare qualcuno, Paolo Ferrero non è stato l’unico esponente politico ad essersi rifiutato di fare il test antidroga riproposto dal Ministro della Difesa. Come documentato da Radio 24 anche Italo Bocchino non ha accettato l’invito del collega di partito.
Inutile supporre, ora, le motivazioni a causa delle quali uno dei più integerrimi esponenti del Popolo delle Libertà abbia deciso di non prender parte al progetto a cui hanno aderito anche rappresentanti politici che non condividono la linea politica di Silvio Berlusconi.
Più interessante capire perché Italo Bocchino rappresenti il vero tallone d’Achille del partito la cui esistenza, come dimostrano le attente e frequenti osservazioni di Gianfranco Fini, non deve necessariamente sovrapporsi al berlusconismo. Anzi.
Continua a leggere: Coppie di fatto: Italo Bocchino e Paola Binetti. Insieme contro Pdl e Pd

Il risultato del sondaggio proposto, ieri, dal collega V. dimostra (semmai ce ne fosse bisogno) che l’elettorato italiano non ha fiducia nella propria classe politica che certo non si è contraddistinta, per serietà, negli ultimi mesi che precedono un importante appuntamento elettorale.
La cattiva reputazione di un esponente potrebbe, di fatto, far perdere il proprio schieramento. Per questo motivo sia a destra che a sinistra tutti stanno studiando una comunicazione attraverso la quale redimersi. Dai peccati. Per lo meno.
Interessante, e probabilmente lodevole, è per tanto l’invito che il Ministro della Difesa ha fatto a tutti i colleghi. Secondo Ignazio La Russa gli esponenti politici dovrebbero dimostrare, con un test, che non assumono sostanze stupefacenti.
Continua a leggere: Test antidroga per i politici. Si rifiuta di farlo Paolo Ferrero

Se con Piero Marrazzo, quel giorno, non si fosse appartata una prostituta transessuale ma una donna è molto probabile che lo scandalo sarebbe stato raccontato con altri toni. Qualcuno avrebbe celebrato il maschio italiano.
Qualcuno non avrebbe fatto della facile, banale e brutta, ironia provando a capire cosa queste prostitute hanno in più delle femmine che politicamente (in Italia) non sono emancipate. Di Mara Carfagna, Ministro per le Pari Opportunità, ai giornalisti interessa il look. Più che il lavoro.
Per questo motivo a meno di una settimana dall’inizio delle chiacchiere su Piero Marrazzo abbiamo deciso di intervistare Vladimir Luxuria. Ex parlamentare. Di Rifondazione Comunista. Ex naufraga. Dell’Isola dei Famosi. Ma transgender. Ancora per poco.
Fausto Bertinotti: autocritica totale. Voto + 6. L’ex capo d Rifondazione:“Morta in Europa l’ipotesi di due sinistre, una radicale e una di centrosinistra. La mia generazione ha fallito, ha perso, io ho perso. Adesso va ricostruita una sinistra maggioritaria e vincente”. Parafrasando Lenin: “Poco, meglio di niente”.
Debora Serracchiani: vuota saputella. Voto – 6. Non distingueva Moro da Berlinguer, tanto meno Togliatti da Di Vittorio e niente su Amendola e Ingrao. Bacchettata da D’Alema, è tornata a predicare la pace nel Pd e a dare le pagelle ai dirigenti. Il Debora pensiero è un mix di aria fritta e minestra riscaldata.

L’Italia è governata da Berlusconi. La Lombardia, è ormai da tempo immemorabile feudo di Formigoni. La Provincia di Milano è recentemente passata al PDL e il Comune di Milano ha da 12 anni come vicesindaco l’ineffabile Riccardo De Corato (ex AN). Anche tutte e 9 le zone di decentramento del Comune sono a destra, tranne una.
La Zona 9 di Milano è infatti governata dal 2006 da una coalizione di centro-sinistra vecchia maniera (à la Prodi per intenderci). Logica vorrebbe che questo villaggio di Asterix nell’impero del centrodestra costituisse una vetrina per il buongoverno del PD, e un punto di partenza per l’agognata riconquista.
Deprimerà invece più di un sostenitore della sinistra scoprire che, dalle parti dell’ospedale di Niguarda, accade tutt’altro. Come riporta il giornale di quartiere (collegato al PD) “si stanno riproducendo, in sedicesimo, gli stessi contrasti che hanno portato il governo Prodi al suicidio politico“.

Un nuovo partito che superi le eterne divisioni e unifichi se non altro quelli che ancora portano la falce e martello nel cuore? No, troppo semplice e lineare. Molto meglio riproporre l’ennesima Federazione della sinistra (di alternativa, naturalmente) tra Comunisti Italiani, Rifondazione e Socialismo 2000. Per usare le parole di Paolo Ferrero: una federazione, non un partito unico né un puro forum di discussione. Un’idea che si ispira all’esperienza latinoamericana o all’esperienza delle donne quando dicevano che vanno rispettate le diversità senza che diventino disuguaglianze.
Mai paga di prendere batoste e perdere elezioni e consensi, la sinistra non-democratica cerca ancora scorciatoie che le consentano di far finta di innovarsi senza che nessuno sia costretto a mettere in discussione il suo piccolo orticello e la sua porzione di micropotere: ecco allora la federazione. Poco impegnativa, consente a tutti di mantenere le proprie strutture, permette di avere almeno 5 o 6 portavoce che dicono cose diverse ed anche opposte. Una riedizione non esecutiva del governo Prodi insomma.
Chiunque abbia detto che è necessario imparare dai propri errori farà bene a non passare da Roma sabato 18 luglio, rimarrebbe deluso…
Foto | Flickr
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