Meno quattordici al 14 dicembre. Hic Rhodus hic salta.
E per Silvio Berlusconi, quel “salto” alle Camere può essere politicamente fatale. Tira brutta aria per premier e governo.
L’esecutivo è paralizzato e impaurito. Tanto da rinviare al dopo 14 dicembre l’ok (era previsto per oggi) del consiglio dei ministri al testo Alfano sulla riforma della Giustizia. Quattordici giorni possono portare nel tunnel e rivelarsi un boomerang per Berlusconi.
Il ciclone Wikileaks non aiuta e mette in luce le “balle” internazionali del premier: alla Casa Bianca il nostro presidente del Consiglio è considerato come il due di coppe, addirittura ingombrante per quei rapporti “inquietanti” con Putin.
Ma altri cicloni incombono: le rivelazioni delle escort alle feste berlusconiane, il cecchinaggio dei finiani, la valanga dei conti pubblici che imporrebbe al Paese altro giro di vite con nuovi pesantissimi sacrifici, contenimento dei consumi e ancora più tasse.
Per non farsi travolgere dalla mannaia del debito pubblico, l’Italia dovrà rimodellare la politica produttiva, le proprie priorità di sviluppo, il funzionamento della macchina amministrativa, con un nuovo impegno corale della comunità nazionale.
Una nave nel pieno della tempesta ha bisogno del timoniere capace e lucido e della ciurma motivata e unita. L’opposto di quel che passa oggi il “convento” Italia.
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Mentre alcuni esponenti della maggioranza sono impegnati a dimostrare la propria innocenza, un parte del Governo è in queste ore impegnata a gestire chi al momento in carcere già si trova. Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, avrebbe elaborato un piano carceri che secondo il collega Roberto Maroni, Ministro degli Interni, sarebbe persino peggio dell’indulto promosso dal 2006 da Clemente Mastella, allora Guardasigilli.
Il preoccupante aumento dei suicidi nelle strutture penitenziari (secondo i dati riportati dal Giornale una persona ogni sei giorni decide di suicidarsi prima di uscire dalla prigione) avrebbero allertato il Ministro Alfano secondo il quale lo spostamento di 12 mila detenuti agli arresti domiciliari potrebbe risolvere il problema tanto a cuore alla radicale Rita Bernardini che per la causa, sull’esempio di Marco Pannella, ha iniziato uno sciopero della fame.
Secondo quanto fatto intendere da Roberto Maroni a chi sull’argomento questa mattina l’ha intervistato il piano di Angelino Alfano potrebbe risultare fallimentare poiché buona parte dei carcerati spostati alla detenzione casalinga non ha un alloggio dove stare.
Continua a leggere: Indulto: Roberto Maroni contro Angelino Alfano

Altro che terra dei cachi. L’Italia è il paese dei paradossi. A pochi giorni dalla censura, l’ennesima, applicata dalla politicizzata dirigenza RAI su Aldo Busi per delle dichiarazioni riguardanti l’omofobia praticata da una parte del clero il Ministro della Giustizia Angelino Alfano, accoglie la richiesta di Walter Veltroni, e farà riaprire l’indagine sulla morte di Pier Paolo Pasolini.
Dichiaratamente omosessuale l’intellettuale prima di essere ucciso è stato schiacciato dall’ignoranza. La stessa che ha colpito in maniera diversa altri grandi pensatori. Riaprire il caso non serve se non si dimostra con i fatti che dalla morte di Pier Paolo Pasolini qualcosa è cambiato. Trovare un colpevole non può e non deve essere un palliativo.
Se davvero Angelino Alfano vuole rendere onore al monumentario pensatore italiano dovrebbe impegnarsi affinché altre persone non siano discriminate per la propria sessualità.
Continua a leggere: Angelino Alfano riapre le indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini

Pochi aggettivi si possono usare per descrivere le ultime iniziative attuate da Silvio Berlusconi per vivacizzare la campagna elettorale che volge al termine. Ridicolo è una parola che rappresenta meglio di altre il lavoro di pubbliche relazioni attuato dal Presidente del Consiglio.
Non abbiamo fatto in tempo ad indignarci per la manifestazione dello scorso sabato che il leader del Pdl ci regala un altro ragionamento degno del peggiore Capo di Stato. Durante un comizio a Torino, parlando della magistratura, ha dichiarato:
“C’è un partito dei giudici che interviene nella politica con il fine di cambiare i governi voluti e votati dagli elettori. Siamo di fronte ad una malattia della democrazia, ad una vera patologia e la sovranità nei fatti appartiene non più al Parlamento ma ai giudici di sinistra”.

Nelle scorse settimane chi ha parlato della riforma della giustizia ha spesso omesso due considerazioni troppo importanti per essere trascurate. La riforma per essere tale oltre a tener conto anche delle vittime deve garantire alla magistratura un carico di lavoro adeguato.
Non è pensabile che il sistema si alleggerisca se i giudici a causa delle negligenze governative sono chiamati ad esprimersi su ciò che compete all’apparato amministrativo dello Stato.
Oggi la Corte Costituzionale, come spiegato dai colleghi di queerblog.it, stabilirà se è giusto chiudere il matrimonio alle sole coppie eterosessuali. Al di là di come uno la pensi sull’argomento è evidente che esiste una falla su cui bisogna legiferare senza aspettare che lo facciano indirettamente i magistrati per il governo.
Continua a leggere: La Corte Costituzionale si esprime sui matrimoni gay

Così ieri, la Cassazione ha messo la parola fine alla parabola di David Mills in Italia, dichiarando prescritto il reato. Chissà perché, mi sa che lo ritroveremo in un reality, tra qualche mese. Ma stiamo sul pezzo: per poche settimane, Mills si è visto svaporare la condanna. Secondo la sentenza di ieri, il reato, sarebbe stato commesso il giorno 11 novembre del 1999, e non il 29 febbraio 2000 come sostenuto fino al 2° grado di giudizio. La prima data, risale alla trattativa di Mills per acchiappare il grano:
«quando Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey»
la seconda, all’effettivo arrivo del cash, quando, defunto il manager Carlo Bernasconi, Mills si intesta quote del Torrey Global Fund, e incamera i 600mila verdoni. Ricordiamo sempre che cosa significa “prescrizione”. Significa che il reato l’hai commesso, ma è passato tanto tempo, in questo caso, dieci anni,per cui…

Prima di risolvere i cavilli giudiziari del Premier la maggioranza dovrebbe mettersi la mano sulla coscienza è ridurre l’ansia da prestazione di cui soffrono alcuni dei Ministri. Impegnati in un’implicita gara con Silvio Berlusconi.
Per oscurare il re sole Renato Brunetta e Angelino Alfano stanno facendo davvero di tutto. Oltre ai doppi incarichi non c’è giorno che passi senza che l’uno, o l’altro, facciano alla stampa dichiarazioni degni di uno showman.
Eludendo le considerazioni che in queste settimane sono state fatte sulla fedina penale dei candidati, il Ministro della Giustizia ha sostenuto che non è necessaria una legge poiché è compito degli stessi partiti selezionare i curricula più brillanti.
Continua a leggere: Angelino Alfano: “No a qualsiasi legge sull'incandidabilità”

La querela, probabilmente va di moda, se alla fine di ogni settimana un esponente politico qualsiasi, non importa il partito d’appartenenza, da mandato ai propri avvocati di procedere contro il tal giornale. Non sempre lo stesso.
A pochi giorni dallo scontro tra Renata Polverini e il Fatto, ad oggi non ancora ufficializzato da un documento, anche Antonio Di Pietro ha deciso di fare la voce grossa contro il Corriere della Sera che si era occupato del suo passato.
L’azione legale contro il giornale diretto da Ferruccio De Bortoli deve far riflettere. Più che per l’oggetto della diatriba per le modalità adottate dalle parti per chiarirsi. Possibile che le prove, e un civile confronto, non facciamo più parte della politica italiana?
Continua a leggere: Antonio Di Pietro querela il Corriere della Sera

Silvio Berlusconi prima di essere un esponente politico, definirlo statista è troppo, è uno dei comunicatori più acuti che in Italia si siano mai imposti. In pochi sanno vendere un concetto proponendolo al pubblico per quello che in realtà non è.
Secondo quanto dichiarato dal Premier è infatti sbagliato parlare di leggi ad personam poiché la sua amministrazione sta lavorando su provvedimenti “ad libertatem”.
“Non voglio – ha dichiarato Silvio Berlusconi - più parlare di queste cose. Sono leggi ad libertatem e mi indigno soltanto a sentire queste cose e non voglio indignarmi. Bisogna pensare a fare le riforme”.
La Cassazione italiana, con una sentenza dello scorso 23 dicembre, ha deciso ufficialmente di allinearsi alla magistratura svedese secondo la quale piratebay.org è perseguitabile.
“La Cassazione – si legge su zeusnews.it che riporta la notizia - ha dichiarato legittimo l’intervento del magistrato volto a imporre agli internet provider italiani l’inibizione dell’accesso a siti italiani o esteri che violino in continuato le leggi sulla proprietà intellettuale e il diritto di autore, come appunto il sito svedese piratebay.org”.
Al di là di tutti i ragionamenti che sulla sentenza si possono fare è interessante analizzarla in termini politici poiché sconfesserebbe, molto chiaramente, le tesi di molti esponenti dell’attuale Governo.
Continua a leggere: Il Governo Berlusconi non sostiene la Cassazione contro Pirate Bay