Da domani 7 milioni 830 mila alunni tornano sui banchi di scuola in una situazione sempre più difficile. Ecco perché sarà un primo giorno di scuola contrassegnato dalle proteste studentesche dei rappresentanti della Rete degli studenti medi che domani, quando suonerà la prima campanella in 13 regioni - Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto e nelle province autonome di Trento e Bolzano - si posizioneranno davanti agli istituti superiori armati di calcolatrici, scontrini e striscioni.
Per la Rete degli studenti quella di domani sarà solo la prima tappa di un percorso di proteste fatto di flash mob, assemblee e manifestazioni che culminerà, il 7 ottobre, nella prima data nazionale di mobilitazione studentesca a cui hanno già aderito diverse altre associazioni.
Antonio Di Pietro commenta: “La riforma Gelmini ha inflitto un colpo mortale alla scuola con tagli indiscriminati al personale, riducendo il numero degli insegnanti di sostegno e moltiplicando le classi-pollaio. Un Paese che non investe sull’istruzione e sulla ricerca è un Paese destinato al declino. Questo governo, che ci sta portando verso il baratro e che vuole scippare il futuro a milioni di giovani, vada a casa”.
L’intervista televisiva più recente di Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, è stata fatta da Fabio Fazio. In quell’occasione l’esponente politico, nemmeno per sbaglio, ha detto che esiste una scuola pubblica e una privata. Per lei l’istruzione che dovrebbe rappresentare è comparabile ad un sistema paritario.
Secondo Gelmini la scuola paritaria dovrebbe essere finanziata dallo Stato anche se chi vi accede è nelle condizioni di poter pagare tutti i costi di questo tipo di strutture. L’opinione del ministro non è condivisa, per fortuna, dagli altri responsabili dei cittadini. Il tribunale della Spezia ha bocciato l’operato del Ministero dell’Istruzione.
Il giudice ligure ha chiesto al ministro di ripristinare le ore di insegnamento di sostegno previste per uno studente disabile di un istituto superiore della Spezia. Prima di questo episodio il ministro dell’Istruzione era stato condannato dal Tribunale del Lavoro di Genova. Il dicastero di Gelmini dovrà dare 500mila euro ai 15 lavoratori precari che si erano rivolti al Tribunale dopo la loro mancata stabilizzazione.

Sostenere che il bilancio del ministero Gelmini sia positivo è oggi piuttosto difficile. Certo, lo si può fare asserendo che la giustizia amministrativa e quella costituzionale in Italia sono in mano a giudici comunisti che si oppongono alle riforme progressiste che il Governo delle libertà tenta faticosamente di realizzare nel mondo della scuola. Ma quali sono queste riforme? L’ultima, appena bocciata dalla Corte costituzionale, consisteva nell’impedire agli insegnanti precari di far valere il proprio punteggio in tutte le province in cui potessero fare domanda per lo svolgimento di supplenze.
In altri termini, si poteva fare domanda scegliendo le graduatorie scolastiche di tre province, ma in due di queste ciascun supplente sarebbe comunque finito in coda (non importa quante lauree, specializzazioni, master, dottorati di ricerca o premi nobel avesse…). Alla faccia della meritocrazia!
L’idea (tutta leghista) era quella di impedire agli insegnanti del sud (evidentemente, secondo i leghisti, più titolati di quelli del nord) di togliere il posto ai propri colleghi settentrionali. Della vicenda, che ha già creato molto scompiglio, ci eravamo già occupati più di un anno fa e avevamo previsto esattamente l’esito della decisione con cui ieri la Corte costituzionale ha bocciato tale disciplina (introdotta in sede di conversione del decreto-legge “salva-precari”).
Continua a leggere: La Corte costituzionale boccia la Gelmini per l'ennesima volta

Il prossimo 29 gennaio entrerà in vigore la riforma Gelmini (legge n. 240/2010), che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 14 gennaio. Cosa cambierà per le università italiane? Vediamo in breve quali saranno le principali novità.
Organi e articolazione interna delle università.
La riforma prevede, innanzitutto, che entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge (quindi entro la fine di luglio di quest’anno), le università statali dovranno modificare i propri statuti in materia di organizzazione e di organi di governo dell’ateneo. In caso di mancato rispetto di tale termine (prorogabile di tre mesi), il Ministro costituirà una commissione che predisporrà le necessarie modifiche statutarie.
In ogni caso si stabilisce che il mandato di rettore sarà unico, durerà sei anni e non sarà rinnovabile. Il senato accademico durerà in carica per un massimo di quattro anni e il suo mandato sarà rinnovabile una sola volta. Quattro anni sarà pure la durata del mandato del consiglio di amministrazione, anch’esso rinnovabile una sola volta.
Continua a leggere: La riforma Gelmini in Gazzetta Ufficiale: cosa cambia per le università?

L’Unione degli Studenti ha annunciato per dopodomani, mercoledì 22 dicembre, la prossima manifestazione di protesta contro la Riforma Gelmini. La data coincide col voto del Senato sul Ddl della riforma universitaria ed è quindi ovvio che l’obiettivo del corteo sarà nuovamente Palazzo Madama.
Ora, posto come si è visto che la componente realmente studentesca (nel senso di chi apre i libri per studiare) della manifestazione è minima e che le frange violente sono composte perlopiù da ultrà del pallone, appartenenti a centri sociali e balordi di varia natura, come si può fare per evitare il ripetersi di uno spettacolo indegno come quello del 14 dicembre?
La proposta di Gasparri di effettuare degli arresti preventivi è inattuabile e populista, almeno quanto l’umoristico commento di Vendola che parla di fascismo come la massaia delle barzellette parla di detersivi. La stessa proposta di Maroni di estendere il Daspo - la legge in vigore contro gli ultrà - è probabilmente irrealizzabile, anche se potrebbe essere un inizio, se applicata con un certo criterio.
Continua a leggere: Mercoledì 22 la prossima manifestazione anti-Gelmini. Che fare?

In questi si parla molto di scuola. Delle proteste degli studenti, contrari alla riforma Gelmini, si sono occupati tutti tranne una parte del Partito Democratico. Nelle stesse ore in cui la Camera approvava le idee del ministro della Pubblica Amministrazione Giovanna Melandri proponeva di raddoppiare il numero delle ore destinate all’insegnamento della religione.
L’ex ministro dello Sport, attraverso il suo blog, ha specificato che l’aumento servirebbe per aiutare gli studenti delle nuove generazioni cresciuti in uno spazio multiculturale e interconfessionale.
La scorsa settimana sulla proposta di Giovanna Melandri si è tenuto un dibattito pubblico a cui ha partecipato la Uaar, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Nessuna delle osservazioni fatte dall’associazione laica sono state prese in considerazione dall’esponente del Pd.

Nonostante le minacce del Ministro Gelmini di bloccare tutti i concorsi e gli scatti stipendiali per gli universitari, il disegno di legge contro cui da mesi studenti, ricercatori e precari stanno protestando furiosamente non verrà votato prima della discussione della fiducia del prossimo 14 dicembre.
La conferenza dei capigruppo ha così deciso dopo una dura battaglia, come ha commentato il presidente dei senatori del Pd Angela Finocchiaro. Lo stesso 14 dicembre una conferenza dei capigruppo del Senato deciderà la calendarizzazione della discussione sulla riforma universitaria.
O sarebbe meglio dire: avrebbe dovuto decidere, visto che le sottoscrizioni della mozione di sfiducia presentata ieri alla Camera da Udc, Fli, Api, Mpa e Libdem, sommate a quelle della mozione già proposta da Pd e Idv, raggiungono la maggioranza assoluta. In sostanza, sulla carta il Governo è già caduto. Perché allora il Presidente del Consiglio non rassegna le dimissioni?
Continua a leggere: La riforma universitaria sarà votata al Senato dopo il dibattito sulla fiducia

Se non verrà approvata la riforma universitaria, saranno bloccati tutti i concorsi. Suona come una minaccia quella della Gelmini: “Il fondo per assumere 1.500 professori l’anno tra il 2011 e il 2013 sarebbe inutilizzabile - avverte il Ministro - pur a fronte di un massiccio esodo di docenti già in larga parte avvenuto nel 2009-2010. La legge del 2005 ha abrogato le vecchie regole concorsuali ma non ne sono mai stati varati i decreti attuativi. Quindi al momento non si possono bandire concorsi né da associato né da ordinario, mancando una normativa in materia”.
Aggiunge poi che “le norme sui concorsi da ricercatore, riviste con la legge 1/2009 scadono il 31 dicembre 2010. Dall’1 gennaio quindi, se non passa il ddl, non si potranno bandire posti da ricercatore”. E riguardo agli scatti stipendiali avverte: “Il ddl prevede un fondo premiale per il 2011-2013 che serve a reintegrare su base meritocratica parte degli scatti di stipendio: senza il ddl queste risorse non potranno essere utilizzate per lo scopo previsto”.
Tradotto: se la protesta impedisce di fatto l’approvazione della riforma ci disinteressiamo definitivamente dell’università (pubblica). Non approviamo i decreti attuativi della legge del 2005 sui concorsi per professori e non proroghiamo i termini di efficacia delle norme sui concorsi per ricercatore. Inoltre, blocchiamo anche gli scatti stipendiali.
Continua a leggere: La Gelmini avverte: se non passa la riforma niente più concorsi universitari
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“Vedo gli studenti, i professori e i baroni manifestare dalla stessa parte”
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Scoprite perchè dopo il salto
Continua a leggere: Veritometro: la Riforma Gelmini e la saldatura studenti-baroni

Pier Luigi Celli prima di diventare il direttore della Luiss, un’università privata di Roma, si è occupato della Rai. Lo scorso anno ha riacceso il dibattito pubblico sui giovani italiani grazie ad una lettera pubblicata da Repubblica. In quel documento come padre invitata il figlio ad abbandonare il paese. Scrive Celli:
“Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai.
Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi”.
Ad un anno dalla pubblicazione di questa lettera Polisblog ha intervistato Pier Luigi Celli per capire se sono stati i politici a negare ai giovani il futuro. Prospettiva che per loro era ancora un diritto.
Continua a leggere: Intervista. Polisblog incontra Pier Luigi Celli, autore di “Generazione tradita”