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Tutti gli articoli con tag riforma giustizia

Speciale riforma della giustizia: la separazione delle carriere

pubblicato da Luca Landoni


La riforma della giustizia presentata ieri dal Guardasigilli Alfano, è stata definita “epocale” da Berlusconi. Si tratta in effetti di una ristrutturazione complessa e a tutto campo. Cercheremo di spiegarla punto per punto, in modo che i lettori possano farsi un’idea e giudicarla il più possibile lontano da preclusioni ideologiche.

Prima però sarà bene specificare che l’intera architettura della riforma non è retroattiva, dunque non si applica a tutti i processi in corso, compresi quelli di Berlusconi. Insomma, non è una riforma ad personam.

Il punto cardine della riforma è la separazione delle carriere. Di questa urgenza si sente parlare da tempo, ma soprattutto a chi non sia addentro alle problematiche tecniche di settore, la cosa potrebbe sembrare trascurabile o comunque di scarsa rilevanza. Vediamo allora quali siano i motivi che spingono in questa direzione.

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Berlusconi medita sull'approvazione della proposta di legge sulle intercettazioni

pubblicato da Alessandro

Corte di Cassazione

Le possibili contromisure del Cavaliere e dei suoi parlamentari/legali contro l’ultimo “attacco” della magistratura si moltiplicano. Dopo l’ipotesi di abbassare la maggiore età con efficacia retroattiva, al fine di cancellare possibili reati a sfondo sessuale, ecco ora configurarsi un’altra iniziativa: quella di accelerare l’approvazione della proposta di legge C.3821, presentata già lo scorso ottobre da alcuni deputati del Pdl (primo firmatario Vitali), concernente “la riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni”.

La ragione della riforma è spiegata nella relazione di accompagnamento alla proposta:

Lo strumento delle intercettazioni di comunicazioni telefoniche o di conversazioni è sicuramente uno strumento indispensabile non solo per la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo ma anche per l’accertamento di responsabilità penali relative a reati particolarmente odiosi e di grande allarme sociale.
È innegabile, però, che soprattutto negli ultimi anni vi sia stato un abuso di tale strumento che, da un lato, è enormemente costato alle casse dello Stato e, dall’altro, è stato largamente invasivo del diritto costituzionale alla riservatezza nei confronti di numerosissimi cittadini che sono usciti dalle rispettive vicende dopo essere passati nel «tritacarne» mediatico e giudiziario.

Per limitare gli abusi, ecco il nuovo articolo 315 bis del codice di procedura penale, il quale…

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Napolitano al Csm: "regole deontologiche rigorose" contro "squallide consorterie"

pubblicato da Alessandro

csm

Questa mattina, alla cerimonia di insediamento dei nuovi componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, svoltasi al Quirinale, il Presidente Napolitano ha ribadito la necessità di “rigorose regole deontologiche per i magistrati e per gli stessi componenti del Consiglio”. Regole che sarebbero necessarie a restituire al sistema giustizia e alla magistratura “prestigio e consenso tra i cittadini”.

Come aveva già detto, qualche giorno fa, nel corso dell’incontro con la stampa parlamentare, il Capo dello Stato ha fatto riferimento a “fenomeni di corruzione” e a “trame inquinanti che turbano e allarmano” e che appaiono come il prodotto dell’opera di “squallide consorterie”.

Napolitano ha anche evidenziato che le riforme in materia di giustizia dovranno garantire comunque “un corretto equilibrio istituzionale”. Quanto ai nuovi membri del Consiglio appena eletti dal Parlamento in seduta comune, ha, infine, ricordato che essi “non sono rappresentanti di singoli gruppi politici, di maggioranza e di opposizione”. Membri “togati” e membri “laici” formerebbero, infatti, “un tutto unitario”. Le considerazioni e gli inviti del Presidente sembrano ispirati, tuttavia, al più roseo ottimismo.

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Sondaggio: favorevoli o contrari all'inappellabilità delle sentenze di assoluzione di primo grado?

pubblicato da Christian De Mattia


Nei giorni scorsi Silvio Berlusconi è tornato alla carica con un suo vecchio cavallo di battaglia: l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione di primo grado.

Nella riforma della giustizia a cui stiamo lavorando vogliamo riproporre l’inappellabilità delle sentenze di primo grado. Noi riteniamo che dobbiamo ancora insistere affinché un cittadino accusato di aver commesso un reato e giudicato innocente da un tribunale della Repubblica non debba più essere richiamato in appello con un processo di Cassazione.
Perché i pm lo fanno sempre di ricorrere in Appello anche soltanto per il puntiglio di far vedere che il loro teorema accusatorio era valido, o magari per una antipatia personale o per un pregiudizio politico. Per il cittadino invece é la tragedia, sia per lui che per i suoi cari.

Secondo un sondaggio di SkyTg24 gli italiani sono piuttosto divisi su questo aspetto di riforma della giustizia (il 56% si ritiene favorevole). In alcune nazioni, anche in sistemi giudiziari di tipo accusatorio, è in vigore questa norma: negli Stati Uniti è il 5° emendamento a stabilire che “nessuno può essere processato due volte per la stessa accusa”. Dunque in caso di assoluzione in primo grado in America la pubblica accusa non può ricorrere in appello. Anche in Inghilterra le sentenze di assoluzione chiudono definitivamente la vicenda processuale, riapribile solamente nei casi di difetto di giurisdizione o competenza, o di inosservanza delle norme.

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Il Pd apre su legittimo impedimento e immunità parlamentare?

pubblicato da Christian De Mattia


Il dibattito sulla giustizia è sempre più teso tra continue nuove proposte e relative polemiche. Nei giorni scorsi l’Udc, in merito ai problemi giudiziari di Berlusconi, ha proposto il legittimo impedimento (in cambio del blocco del processo breve).

La novità di queste ore, dopo la presentazione di un ddl in tal senso del Pdl, è l’apertura dell’ex ministro ombra della giustizia del Pd, Lanfranco Tenaglia

La maggioranza non lasci cadere a cuor leggero la proposta di Casini sul legittimo impedimento. Il legittimo impedimento e’ un istituto che serve ad equilibrare l’esigenza di svolgimento di funzioni politiche con l’esigenza del processo. Da questo si puo’ partire per vedere se c’e’ spazio per fare una legge seria che tipizzi le ipotesi di legittimo impedimento per funzione politica

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Leggiamo la Costituzione: si tratta di un manifesto comunista? (Seconda parte)

pubblicato da Alessandro

Falce e martello

[Prima parte]

Procedendo nella lettura delle norme della Costituzione staliniana notiamo subito tante altre importanti differenze con le previsioni della nostra Carta repubblicana. Innanzitutto riguardo all’organizzazione dello Stato. In base a quanto si poteva leggere nel secondo capitolo della Legge fondamentale sovietica del 1936, l’URSS era uno Stato federale formato sulla base dell’unione volontaria, a parità di diritti, di una serie di Repubbliche socialiste.

Le competenze dell’Unione, espressamente elencate nel secondo capitolo della Costituzione sovietica, erano molto significative, riguardando la politica estera (rappresentanza dell’Unione nelle relazioni internazionali, conclusione e ratifica dei trattati con altri Stati, questioni di guerra e di pace), la garanzia del rispetto delle norme della Costituzione stessa e l’eventuale ampliamento degli Stati membri della federazione, la difesa e la sicurezza dello Stato, la politica economica e altre importanti materie.

A capo del potere statale dell’URSS era il Soviet Supremo dell’URSS, organo elettivo al quale spettava la funzione legislativa. Ogni Repubblica federata aveva, poi, un proprio Soviet Supremo, che svolgeva anch’esso, in conformità alle previsioni della Costituzione sovietica, la funzione legislativa. La funzione esecutiva e quella amministrativa dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche era attribuita al Consiglio dei commissari del popolo dell’URSS. L’organo esecutivo della singola repubblica federata era il Consiglio dei commissari del popolo della repubblica federata.

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