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Tutti gli articoli con tag riforma università

La riforma Gelmini in Gazzetta Ufficiale: cosa cambia per le università?

pubblicato da Alessandro

Castello del Valentino-Torino, Architettura

Il prossimo 29 gennaio entrerà in vigore la riforma Gelmini (legge n. 240/2010), che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 14 gennaio. Cosa cambierà per le università italiane? Vediamo in breve quali saranno le principali novità.

Organi e articolazione interna delle università.
La riforma prevede, innanzitutto, che entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge (quindi entro la fine di luglio di quest’anno), le università statali dovranno modificare i propri statuti in materia di organizzazione e di organi di governo dell’ateneo. In caso di mancato rispetto di tale termine (prorogabile di tre mesi), il Ministro costituirà una commissione che predisporrà le necessarie modifiche statutarie.

In ogni caso si stabilisce che il mandato di rettore sarà unico, durerà sei anni e non sarà rinnovabile. Il senato accademico durerà in carica per un massimo di quattro anni e il suo mandato sarà rinnovabile una sola volta. Quattro anni sarà pure la durata del mandato del consiglio di amministrazione, anch’esso rinnovabile una sola volta.

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La riforma universitaria sarà votata al Senato dopo il dibattito sulla fiducia

pubblicato da Alessandro

Palazzo Madama

Nonostante le minacce del Ministro Gelmini di bloccare tutti i concorsi e gli scatti stipendiali per gli universitari, il disegno di legge contro cui da mesi studenti, ricercatori e precari stanno protestando furiosamente non verrà votato prima della discussione della fiducia del prossimo 14 dicembre.

La conferenza dei capigruppo ha così deciso dopo una dura battaglia, come ha commentato il presidente dei senatori del Pd Angela Finocchiaro. Lo stesso 14 dicembre una conferenza dei capigruppo del Senato deciderà la calendarizzazione della discussione sulla riforma universitaria.

O sarebbe meglio dire: avrebbe dovuto decidere, visto che le sottoscrizioni della mozione di sfiducia presentata ieri alla Camera da Udc, Fli, Api, Mpa e Libdem, sommate a quelle della mozione già proposta da Pd e Idv, raggiungono la maggioranza assoluta. In sostanza, sulla carta il Governo è già caduto. Perché allora il Presidente del Consiglio non rassegna le dimissioni?

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La Gelmini avverte: se non passa la riforma niente più concorsi universitari

pubblicato da Alessandro

Protesta universit� 

Se non verrà approvata la riforma universitaria, saranno bloccati tutti i concorsi. Suona come una minaccia quella della Gelmini: “Il fondo per assumere 1.500 professori l’anno tra il 2011 e il 2013 sarebbe inutilizzabile - avverte il Ministro - pur a fronte di un massiccio esodo di docenti già in larga parte avvenuto nel 2009-2010. La legge del 2005 ha abrogato le vecchie regole concorsuali ma non ne sono mai stati varati i decreti attuativi. Quindi al momento non si possono bandire concorsi né da associato né da ordinario, mancando una normativa in materia”.

Aggiunge poi che “le norme sui concorsi da ricercatore, riviste con la legge 1/2009 scadono il 31 dicembre 2010. Dall’1 gennaio quindi, se non passa il ddl, non si potranno bandire posti da ricercatore”. E riguardo agli scatti stipendiali avverte: “Il ddl prevede un fondo premiale per il 2011-2013 che serve a reintegrare su base meritocratica parte degli scatti di stipendio: senza il ddl queste risorse non potranno essere utilizzate per lo scopo previsto”.

Tradotto: se la protesta impedisce di fatto l’approvazione della riforma ci disinteressiamo definitivamente dell’università (pubblica). Non approviamo i decreti attuativi della legge del 2005 sui concorsi per professori e non proroghiamo i termini di efficacia delle norme sui concorsi per ricercatore. Inoltre, blocchiamo anche gli scatti stipendiali.

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Per Fini la riforma dell'università premia il merito. Ma è veramente così? (Ultima parte)

pubblicato da Alessandro

Protesta università

Parte prima
Parte seconda

Come si diventerà professori associati e professori ordinari in base alle nuove regole che verranno introdotte dalla riforma universitaria?

Ebbene, secondo la vecchia normativa occorreva fare degli appositi concorsi, indetti dalle singole università. Le commissioni erano costituite da un membro interno selezionato dallo stesso ateneo che bandiva la procedura concorsuale e da altri componenti eletti da tutta la comunità scientifica. I concorsi per ricercatore e per associato erano per titoli ed esami (due scritti e un orale per il concorso di ricercatore, una discussione sui titoli e una prova didattica per quello di associato), quelli per ordinario solo per titoli.

Nei concorsi per ricercatore le commissioni erano costituite da un professore ordinario, da un professore associato e da un ricercatore, tutti del settore disciplinare di riferimento. Le commissioni dei concorsi per associato erano formate, invece, da tre ordinari e due associati e quelle dei concorsi per ordinario da cinque professori ordinari del settore di riferimento.

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Per Fini la riforma dell'università premia il merito. Ma è veramente così? (Parte seconda)

pubblicato da Alessandro

Protesta università

Parte prima

Immaginiamo che un giovane neolaureato italiano decida, nonostante tutto, di provare a intraprendere la carriera universitaria nel nostro Paese e riesca a vincere un dottorato di ricerca con borsa, che gli consentirà di tirare avanti per tre anni. Cosa potrebbe succedere dopo? Vediamo cosa stabilisce la riforma universitaria tanto elogiata in questi giorni dalla maggioranza e dal Presidente della Camera.

Intanto, come ormai tutti sanno, scompare la figura del ricercatore a tempo indeterminato. Le università possono stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo determinato con soggetti che intendono svolgere attività di ricerca, di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti.

Ecco, dunque, arrivare la figura del ricercatore a tempo determinato. La selezione dei nuovi ricercatori dovrà avvenire mediante procedure pubbliche disciplinate dalle università con apposito regolamento e nel rispetto di alcuni criteri enunciati dallo stesso disegno di legge di riforma (art. 21, comma 2).

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Per Fini la riforma dell'università premia il merito. Ma è veramente così? (Parte prima)

pubblicato da Alessandro

Protesta università

In occasione di un incontro congiunto con il Consiglio di amministrazione e il Senato accademico dell’Università del Salento, il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha dichiarato, un paio di giorni fa, che la riforma dell’Università, di prossima approvazione, è “una delle cose migliori di questa legislatura”, in quanto fa proprio il principio insindacabile del merito.

Se questa è una delle cose migliori che il Governo abbia saputo produrre - verrebbe da dire - è meglio non pensare alle altre… Ma vediamo se è vero che la riforma in questione premia il merito e infligge un colpo micidiale ai cosiddetti “baroni” dell’Accademia.

Procediamo con ordine, seguendo i diversi passi della carriera accademica, partendo dal dottorato di ricerca, che dovrebbe costituire il primo traguardo di un neolaureato che volesse avventurarsi nel fantasmagorico mondo della ricerca universitaria.

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Requiem per l'autonomia universitaria: il Senato approva la riforma Gelmini (seconda parte)

pubblicato da Alessandro

Gelmini

[Prima parte]

La riforma che sta per essere varata dal Parlamento (manca il sì definitivo della Camera), oltre ad invadere pesantemente la sfera dell’autonomia universitaria, è chiaramente ispirata alla logica del risparmio. O, più esattamente, all’idea che meno si spende per le università pubbliche, meglio è.

L’eliminazione delle facoltà e la creazione di grandi dipartimenti che dovranno occuparsi di tutto è una revisione irragionevole, poiché la distinzione delle strutture è una condizione di efficienza e di efficacia nell’organizzazione delle attività didattiche e di ricerca. Ma serve a ridurre personale. E tanto basta.

Così come la prevista “federazione” degli atenei. Un accorpamento che rischia di creare gravi disagi anche a quel corpo studentesco di cui tanto si preoccupava qualche giorno fa il Ministro Gelmini condannando le iniziative di protesta dei ricercatori.

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Requiem per l'autonomia universitaria: il Senato approva la riforma Gelmini (prima parte)

pubblicato da Alessandro

Gelmini

Malgrado le proteste che, nel corso degli ultimi mesi, hanno infiammato il mondo accademico italiano, il Senato ha approvato ieri il testo della riforma Gelmini che rivoluzionerà il sistema universitario del nostro Paese.

Tutto ciò dopo che, nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio dei ministri aveva benedetto università telematiche il cui corpo docenti è costituito quasi integralmente da ricercatori precari e da illustri personaggi del mondo della politica e dello spettacolo come Marcello Dell’Utri e Vittorio Sgarbi.

Dopo che lo stesso Presidente, proprio mentre visitava una di queste università, ha manifestato il proprio vivo apprezzamento per le grazie di alcune neo-laureate ed ha espresso, nel contempo, severi giudizi sull’aspetto fisico del vice-presidente della Camera.

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La Gelmini contro la protesta universitaria: indecorosa se danneggia gli studenti

pubblicato da Alessandro

Gelmini

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Stella Gelmini, intervenendo ieri alla manifestazione “Dedalo 2010″, organizzata dagli studenti del Pdl, si è così pronunciata sulle proteste da mesi in corso in molte Università italiane: “Fare riforme è difficile perché si va contro la resistenza di chi non vuol perdere privilegi acquisiti nel tempo, ma è indispensabile avere il coraggio del cambiamento”.

La Gelmini ha quindi affermato che, pur avendo il massimo rispetto per chi protesta, “le spese di una protesta contro il governo non le debba pagare il corpo studentesco, il quale spesso si trova impossibilitato a svolgere esami e ad avere appelli regolari perché gli insegnanti si lamentano del disegno di legge e si rifiutano di fare lezione, e addirittura di far sostenere gli esami”. Il che, sempre secondo la Gelmini, sarebbe “profondamente ingiusto”, anche perchè il Governo starebbe cercando di “di lavorare per migliorare l’università”. Insomma, “si può essere legittimamente in dissenso ma non si devono danneggiare gli studenti”.

E’ commovente la sensibilità del Ministro. Peccato, però, che la ragione principale delle proteste dei ricercatori universitari consista nei tagli a dir poco selvaggi ai finanziamenti per l’Università e per la ricerca disposti da questo Governo. Tagli che incidono negativamente sia sull’attività di ricerca (alla quale, come dice la parola, i “ricercatori” dovrebbero dedicarsi in via prioritaria, se non esclusiva), sia sulla qualità dei servizi che le Università pubbliche (e sottolineo: pubbliche) possono assicurare ai malcapitati studenti.

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Laurea breve: un fallimento! Anche per la Corte dei Conti

pubblicato da paganini


A più di dieci anni dal primo regolamento sull’autonomia didattica, che ha introdotto per l’istruzione superiore il sistema a doppio ciclo (laurea e laurea specialistica), è possibile verificare che la riforma non ha prodotto i risultati attesi né in termini di aumento dei laureati né in termini di miglioramento della qualità dell’offerta formativa, avendo anzi generato un sistema incrementale di offerta, certamente sino all’anno accademico 2007-2008, con un’eccessiva frammentazione delle attività formative ed una moltiplicazione spesso non motivata dei corsi di studio.

Così la Corte dei Conti, nel suo Referto sul sistema univeristario, smonta la riforma del 3 +2 (forse sarebbe meglio dire del 3 x2), voluta dal ministro Luigi Berlinguer, che durante i governi Prodi e D’Alema ha provveduto a dimostrare che politicamente non onora il cognome che porta e che le riforme tanto evocate spesso fanno solo danni.

La riforma universitaria che ha ridotto la durata del corso di laurea a 3 anni per affiancarci una specializzazione di 2 anni è stata contestata, ai tempi, da tutte le sigle studentesche: era evidente a tutti che si trattava di una porcata. Il disegno, anzi lo spot, prevedeva di diminuire i fuoricorso grazie alla riduzione e alla rimodulazione del percorso accademico. Nella realtà, come previsto già nel 1998, Berlinguer ha creato un sistema di istruzione penoso, in cui la laurea triennale conta lo stesso numero di esami della vecchia quadriennale, ma con programmi di studio spesso ridicolmente brevi. In più, per ottenere un titolo di studio decente, ora invece di 4 anni ne servono 5.

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