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Tutti gli articoli con tag riforme

Ore 12 - Liberalizzazioni, si sa da dove si parte ma non dove si arriva

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIn politica, l’importante è non innamorarsi: né delle ideologie, né dei partiti, né dei leader ma neppure delle soluzioni governative presentate come toccasana.

Oggi il governo Monti batte sul tasto delle liberalizzazioni quale ponte per il passaggio dalla fase uno (quella del risanamento) alla fase due (quella della ripresa). Chi non si ricorda delle “lenzuolate” dell’allora ministro Bersani? Gli stessi Adamo Smith e Carl Marx auspicavano le liberalizzazioni, pur non senza paventarne limiti e contraccolpi.

Il tam tam mediatico pone sotto i riflettori tassisti, farmacisti, benzinai, categorie indubbiamente “bloccate”, cui la sferzata liberalizzatrice farebbe bene alle tasche italiani. Va anche detto che in altri Paesi la maggiore concorrenza in questi settori non ha prodotto i risultati sperati, creando casomai, nuovi problemi, con il peggioramento dei servizi, lo sfruttamento di chi ci lavora, l’aumento dei prezzi. Vedremo se il governo dei “professori” sarà capace di evitare riforme boomerang.

Ma il punto è un altro: sono questi i settori portanti da cambiare volto al Paese e migliorare le tasche e la vita dei cittadini? Che dire del sistema bancario e assicurativo? Sarà importante trovare l’aspirina al supermarket, un distributore di benzina multimarche o un taxi più vicino ma indubbiamente alle famiglie, ai giovani, agli imprenditori preme di più sapere come e quando potrà evitare di essere “strozzato” da banche e assicurazioni.

Qui non si vuole difendere nessuna corporazione o lobby ma mettere in guardia da eccessive illusioni. Secondo la Cgia di Mestre, solo per gli aumenti bancari tipo bonifico via internet o pagamento con bancomat e per gli aumenti delle polizze assicurative le famiglie dovranno sborsare in più quest’anno 262 euro per i primi e più 522 euro per i secondi, quasi 800 euro! E che dire delle utenze domestiche? In Italia paghiamo il 50% in più che in Inghilterra per il gas domestico. Idem per elettricità, raccolta rifiuti, acqua. Sono solo esempi. Chi, come e quando si tagliano i bubboni veri?

Caro Monti, è importante sapere da dove si parte ma anche dove si vuole arrivare.

Liberalizzazioni, stop della Confesercenti. Inizia il "balletto" contro Monti?

pubblicato da il passator cortese

A Reggio Emilia, in occasione del 215/o anniversario del Tricolore, sul nodo-ginepraio delle liberalizzazioni, Mario Monti è stato chiaro: “Equilibrate e pragmatiche, ma non timide”. Insomma, la famosa e tanto declamata e attesa “fase due” gioca gran parte delle sue carte sulla “tosatura” delle corporazioni.

Ma non sarà per niente facile perché da più parti, con il silenzio assenso di molti partiti, si stanno già alzando barricate. Non solo: a differenza delle stangate sui soliti noti (i cittadini a reddito fisso) che producono subito gli effetti almeno nel recuperare risorse per tappare le falle più vistose, i benefici derivati da certe riforme per alimentare concorrenza e creare occupazione hanno tempi lunghi, provocando spesso scoramento e dubbi sull’utilità di tali manovre.

E c’è subito chi apertamente scende in campo per contrastare l’azione annunciata, anche se ancora non specificatamente, da Monti. Fra questi brilla la Confesercenti che con il suo direttore generale Mauro Bussoni lancia l’allarme: “Per effetto delle liberalizzazioni e della crisi (bontà sua, ndr) nei prossimi tre anni chiuderanno 80 mila esercizi commerciali e si perderanno 240 mila posti di lavoro”. Insiste Bussoni: “Il provvedimento del governo è fuori dal mondo e favorisce solo la Grande distribuzione, senza dare benefici ai cittadini”.

Ma dov’era la Confesercenti negli ultimi anni?

Governo, non c'è solo la "stangata". Carceri, a casa 3.300 detenuti.

pubblicato da il passator cortese

Fa discutere l’ok del Consiglio dei ministri alla proposta del Guardasigilli Paola Severino che, di fatto, ha effetti immediati liberando (progressivamente) dal carcere 3.300 detenuti. Ciò per effetto del decreto che alzerà fino a 18 mesi la pena residua che si può scontare ai domiciliari.

Inoltre ci sarà l’uscita dal circuito carcerario per gli arrestati in flagranza di reato, e di quanti alimentano le cosiddette ‘porte girevoli’, entrando in carcere per la sola immatricolazione per poi essere scarcerati o inviati ai domiciliari. In questo caso il beneficio sarebbe di circa 21mila detenuti ‘di passaggio’ in meno ogni anno negli istituti detentivi italiani.

Intanto la cronaca è impietosa. A Napoli si registra l’ultimo suicidio di un detenuto di origine tunisina nel carcere di Secondigliano. Giovedì a Civitavecchia nel carcere di borgata Aurelia si è impiccato un detenuto greco di 30 anni (in prigione per droga, in questo caso la Procura della Repubblica di Civitavecchia ipotizza l’omicidio colposo perché l’uomo soffriva di una grave depressione).

Riccardo Arena della trasmissione Radiocarcere di Radio Radicale, commenta: quello di Napoli «è il terzo suicidio nel giro di pochi giorni e, dopo quello nel carcere di Civitavecchia, fa salire a 64 il numero delle persone detenute che hanno rinunciato a vivere nel 2011, per un totale di 181 morti». «Cifre che, oltre alle ingiuste sofferenze, - precisa - certificano un’emergenza».

Sulle riforme proposte dal ministro Severino, per Arena «sono certamente da condividere, perché tendono a migliorare il sistema, ma di certo non appaiono idonee ad affrontare l’emergenza».

Incalza il leader radicale Marco Pannella: «Non serve un atto di clemenza senza riforme sistematiche, come non servono riforme di sistema senza un atto di clemenza. Occorre, e con urgenza, sia un indulto sia migliorare il sistema con riforme efficaci». «In gioco non ci sono solo vite umane, ma c’è l’esistenza del nostro Stato di diritto». Tema caldo, anzi bollente.

Monti, premier "tecnico", debutta al Senato con un forte discorso "politico"

pubblicato da Massimo Falcioni

Quello di Mario Monti al Senato è tutt’altro che un discorso “tecnico”, permeato da cima o fondo di politica, di politica di spessore, da troppi anni assente nelle istituzioni e nel Paese. I tre punti fondamentali sono stati rigore di bilancio, crescita, equità.

Il discorso del neo premier marca l’abisso fra questa “tecnocrazia” chiamata a salvare l’Italia e la debolezza della politica, incapace, divisa e priva di credibilità. L’operazione non è priva di rischio, specie in proiezione futura, nel rapporto fra politica, cittadini, democrazia.

Mao Tse Tung, il grande timoniere ricordava che “non importa di che colore è il gatto, importante che acchiappi i topi”. Vale anche per noi, oggi? Non importa il tipo di governo e il nome del premier, importante che porti il Paese fuori dalla crisi e lo rilanci?

Intanto al Senato il neo premier ha costruito una cornice di alto profilo inserendo nel quadro i contenuti di una strategia nuova che, partendo dalla gravità della crisi internazionale e dalle specificità italiane ancor più negative, chiama la politica e gli italiani all’unità, punta al ristabilimento della fiducia nelle istituzioni, lancia interventi immediati e drastici coniugando il risanamento (equo) con il rilancio graduale ma immediato basato su meno tasse su per i lavoro e imprese, lotta agli evasori e alla criminalità organizzata, riforme strutturali (anche pensioni e mercato del lavoro, priorità per giovani e donne oggi penalizzati) e di qualità (riesaminare il prelievo sui beni immobiliari) per una Italia dentro all’Europa con pari dignità e competitiva e rispettata nel mondo.

Monti, che non è entrato nello specifico dei provvedimenti, è pienamente consapevole dei nodi politici che rischiano di fare rimanere sulla carta il forte e non indolore programma del suo governo. Mercato del lavoro, pensioni, patrimoniale, ici sono temi caldi che diventeranno incandescenti e divideranno i partiti e i loro esponenti parlamentari quando si entrerà nello specifico.

Pare però chiaro che il premier intende parlare direttamente agli italiani, oltre che all’Europa, e pur esaltando il ruolo delle Istituzioni e dei partiti, li stringe nell’angolo delle loro responsabilità. Di fronte a questa impostazione, specie se quanto prima le parole si tradurranno in risultati positivi e visibili, sarà difficile per chiunque mettersi di traverso. Anche per Berlusconi.

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Crisi, Brunetta (arieccolo!) il ... marziano

pubblicato da il passator cortese

Da sempre, speculatori e intrallazzatori di ogni risma, sperano nelle guerre, nelle catastrofi economiche e naturali o nelle crisi politiche per incrementare il bottino.

Adesso, ricaricato dal recente matrimonio, ci prova anche il ministro “tascabile” Renato Brunetta a vedere il mezzo bicchiere pieno e in un’intervista al Messaggero dice: “La crisi puo’ essere un acceleratore delle riforme e dell’avvio a soluzione dei nostri mali strutturali: troppa economia pubblica, troppe corporazioni, regole vecchie per i servizi pubblici locali e per le professioni, gap nel funzionamento della pubblica amministrazione, carenza di infrastrutture”.

Per il ministro della Funzione pubblica: “E’ l’ora di un esame di coscienza collettivo. Il giudizio dei mercati, per quanto strumentale, è una fotografia dell’Italia e dell’Europa, e dunque di quello che non va nel nostro paese: fragilità, arretratezze, miopie, egoismi, vizi”. Bravo, Brunetta. Bentornato da Marte! Fai un salto dalle parti di Arcore …

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Ore 12 - Crisi, resta allarme rosso. Governo e opposizione uguali, poche idee e confuse

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa tempesta finanziaria internazionale in corso colpisce più pesantemente gli anelli più deboli dell’Occidente, in particolare l’Italia, causa il forte debito pubblico, la mancanza di vere riforme per la crescita, l’assenza del premier e del governo, l’inconsistenza e la voracità della casta politica, sempre meno credibile.

Chi si aspettava alle Camere un Berlusconi “diverso” è rimasto deluso. Il premier ripete sempre le stesse cose: di aver fatto tutto il possibile e tutto bene, che la colpa è di chi non lo lascia lavorare e dei media che danno dell’Italia un’immagine negativa, generando un blocco psicologico che frena consumi e ripresa. Sostiene che la crisi sia globale, anzi che noi stiamo meglio degli altri.

Il giovedì nero della Borsa può ripetersi in un venerdì altrettanto pesante. C’è, tant’è ne dica Berlusconi, un rapporto diretto fra il discorso del premier alle Camere e il tonfo di Piazza Affari: i mercati hanno ribadito l’assoluta mancanza di credibilità di questo governo e di questa maggioranza.

Berlusconi nel suo discorso ha indicato una desolante assenza di strategie, se non quella di restare incollato alla sua poltrona per motivi solo personali, legati ai propri interessi. Ma anche le opposizioni brillano solo per confusione e divisioni.

L’Italia non è la Grecia. Se il Belpaese crolla, trascina nel baratro l’Europa. E il Pil affossa i sogni di ripresa: è a + 0,3 nel secondo trimestre 2011 e a + 0,8 su base annua … Che fare? All’emergenza si risponde con l’emergenza.

Serve subito un nuovo governo. E subito vuol dire subito. Poi la parola agli italiani. Nelle urne.

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Berlusconi, domani ultimo discorso da premier? Il Cav. appeso al cappio delle Borse

pubblicato da il passator cortese

Nel suo attesissimo discorso di domani alla Camera Silvio Berlusconi ha solo un modo per dimostrare che non è il solito bla bla di aria fritta: si presenti in Parlamento con un decreto riformatore.

Le chiacchiere non servono più. Il premier non può non fare proposte concrete: porti in Parlamento e davanti agli italiani disegni di legge attuativi di due-tre riforme utili per fare respirare i ceti più colpiti dalla crisi e importanti per il rilancio dell’economia.

Se il Premier invece si presenterà per l’ennesima volta con un sermone auto-celebrativo, qualsiasi ulteriore manovra sarà inutile perchè non credibile. In quel caso per Berlusconi potrebbe essere l’ultimo discorso da premier.

Se dopo l’intervento in Parlamento le Borse risponderanno con il pollice verso, a Berlusconi resta una sola via: quella verso il Colle. Per dimettersi.

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Ore 12 - Manovra economica con più tasse. Stangatina o stangatona?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroOscurato mediaticamente dal processo breve, il Pnr, cioè il Piano Nazionale di Riforme (il vecchio Dpef con un nome nuovo), va avanti zitto zitto per la sua strada, cercando una sincronizzazione con le politiche economiche dei 27 stati membri dell’Europa.

Sono undici le priorità sbandierate dal premier Berlusconi, con la riforma fiscale al primo posto. Ma c’è poco da illudersi: le tasse non scenderanno. Anzi! La pressione fiscale è oggi al 42,5% e dovrebbe addirittura salire al 42,7%.

Le altre stime del governo contenute nel documento approvato dal Cdm, sono queste: Pil 2010 all’1,1%, in calo rispetto alle previsioni precedenti (1,3%), e all’1,3% nel 2012. Deficit/Pil 2010 al 3,9% e nel 2012 al 2,7%.

Il Ministro Tremonti gongola: “Noi non siamo più il terzo debito pubblico del mondo, la Germania ci ha superato, noi oggi abbiamo il quarto debito pubblico nel mondo”. Per poi sottolineare ancora, “il nostro debito è salito non perché abbiamo fatto spesa pubblica ma perché è sceso il Pil”. Bene. Anzi male.

Perché i piani restano piani e l’economia reale continua a fare acqua da tutte le parti. Si prosegue con le analisi trite e ritrite e le promesse che lasciano il tempo che trovano. Il debito pubblico si è impennato al 119% del Pil, le famiglie hanno visto cadere i loro risparmi e il potere d’acquisto e l’economia, dopo il crollo del biennio 2008-2009, è tornata a crescere ma a passo di lumaca.

Nel Piano nazionale di riforme il governo continua a riproporre la stessa solfa: infrastrutture, federalismo, efficienza amministrativa, energia, concorrenza. Solito refrain. Una sola cosa è certa: ci sarà una nuova stangata. L’ennesima scure che si abbatte sul groppone degli italiani. E l’Italia non esce dal pantano.

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Economia, solo il 9% delle aziende crede nella ripresa. E il governo dedica mezz'ora alle riforme

pubblicato da il passator cortese

Queste sono le classiche notizie che interessano pochi italiani e pochissimi politici. Riguardano la ripresina dell’economia mondiale e l’atteggiamento delle aziende – si chiama indice di fiducia -rispetto al futuro. Ebbene, il 31% delle imprese estere, crede che presto si uscirà dal buco nero, mentre solo il 9% delle aziende italiane crede nella ripresa.

Un motivo in più per comprendere il malcontento della presidente di Confindustria Emma Mercegaglia verso il governo e tutta la politica. Nel nostro paese, infatti, l’indice di fiducia si attesta su un valore di 92, contrariamente a una media mondiale di 125. Benché figuri fra i paesi più industrializzati del mondo, l’Italia si attesta dunque all’ultimo posto insieme alla Spagna. Solo il 62% delle aziende italiane (contro l’80% di quelle estere) ritiene che ci sarà in Italia un inizio di ripresa economica e solo dalla prima metà del 2012.

C’è anche una buona notizia. Il Fondo monetario internazionale rileva che in Italia le spese pubbliche nel 2011 si attesteranno al 49,8% del pil, scendendo dal 50,5% del Pil dello scorso anno. L’Italia torna anche ad avere un avanzo primario dello 0,2% del pil (lo scorso anno era negativo per 0,2% del pil) che crescerà all’1,2% nel 2012 fino a raggiungere il 2,4% nel 2016. L’Fmi, sottolinea che la spesa pubblica italiana si ridurrà negli anni: nel 2012 al 48,9% del pil, nel 2013 al 48,6% per poi scendere al 48,3% l’anno successivo e attestarsi al 47,9% nel 2016.

Intanto il governo dedica … mezz’ora a discutere di economia. Da ciò l’attacco di Bersani: ”ll governo sta discutendo del piano nazionale riforme che deve presentare a Bruxelles. A parte che il tempo dedicato la dice lunga sulla profondità del dibattito in sede di governo ma delle anticipazioni mi sembra che le indicazioni di Tremonti assomiglino ad acqua fresca”.

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Riforme, il Pd ha un ... piano (di 90 pagine)

pubblicato da il passator cortese

La conferma che nel Pd nessuno ascolta più Massimo D’Alema viene dal Piano per la crescita e le riforme presentato (a porte chiuse ?!) da Bersani alle parti sociali. Il lider Maximo aveva detto che i documenti servono a ben poco perché nessuno li legge e comunque, se “obbligati” bisognava non andare oltre le due paginette? Bene, ecco scodellato un documentone di … 90 pagine.

Tornati, quindi, ai “bei tempi” di Prodi, montagne di carta, bla bla infiniti e pochi fatti? Ad ogni modo, il messaggio di Bersani è stringato: “Noi siamo pronti a discutere in Parlamento di riforme economiche, se si vogliono fare sul serio”.

Le novanta pagine spaziano dalla riforma fiscale al rilancio della politica industriale, dal lavoro alle pensioni, dalla Green economy al Mezzogiorno. Una sfida lanciata a un esecutivo che, denuncia con “preoccupazione” Bersani, “non si occupa di lavoro, redditi, servizi”. Questioni, dice il leader Pd, “rimaste senza presidio” e che andrebbero invece urgentemente affrontate da un paese come il nostro che è “uno di quelli maggiormente indebitati e con le prospettive di crescita più lenta di tutta l’Ue”.

Tra le proposte contenute nel documento c’è, a livello europeo, l’istituzione di un’agenzia per il debito che acquisti i titoli dei paesi comunitari ed emetta eurobond garantiti in modo collettivo, un piano europeo di investimenti per l’occupazione e una tassa sulle transazioni finanziarie.

A livello nazionale, il piano del Pd sottolinea la necessità di aumentare il tasso di occupazione femminile (dall’attuale 47% al 60% in dieci anni con l’obiettivo di 3 milioni di donne occupate in più) e su una maggiore specializzazione produttiva del paese, ammortizzatori sociali sia per i contratti a termine che per quelli a tempo indeterminato ed incentivi alle aziende che puntano su efficienza energetica e rinnovabili.

Tutte proposte che verranno fatte recapitare al ministro Giulio Tremonti e su cui il Pd è pronto ad aprire un confronto in Parlamento.

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