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Tutti gli articoli con tag riforme

Riforme, il Pd ha un ... piano (di 90 pagine)

pubblicato da il passator cortese

La conferma che nel Pd nessuno ascolta più Massimo D’Alema viene dal Piano per la crescita e le riforme presentato (a porte chiuse ?!) da Bersani alle parti sociali. Il lider Maximo aveva detto che i documenti servono a ben poco perché nessuno li legge e comunque, se “obbligati” bisognava non andare oltre le due paginette? Bene, ecco scodellato un documentone di … 90 pagine.

Tornati, quindi, ai “bei tempi” di Prodi, montagne di carta, bla bla infiniti e pochi fatti? Ad ogni modo, il messaggio di Bersani è stringato: “Noi siamo pronti a discutere in Parlamento di riforme economiche, se si vogliono fare sul serio”.

Le novanta pagine spaziano dalla riforma fiscale al rilancio della politica industriale, dal lavoro alle pensioni, dalla Green economy al Mezzogiorno. Una sfida lanciata a un esecutivo che, denuncia con “preoccupazione” Bersani, “non si occupa di lavoro, redditi, servizi”. Questioni, dice il leader Pd, “rimaste senza presidio” e che andrebbero invece urgentemente affrontate da un paese come il nostro che è “uno di quelli maggiormente indebitati e con le prospettive di crescita più lenta di tutta l’Ue”.

Tra le proposte contenute nel documento c’è, a livello europeo, l’istituzione di un’agenzia per il debito che acquisti i titoli dei paesi comunitari ed emetta eurobond garantiti in modo collettivo, un piano europeo di investimenti per l’occupazione e una tassa sulle transazioni finanziarie.

A livello nazionale, il piano del Pd sottolinea la necessità di aumentare il tasso di occupazione femminile (dall’attuale 47% al 60% in dieci anni con l’obiettivo di 3 milioni di donne occupate in più) e su una maggiore specializzazione produttiva del paese, ammortizzatori sociali sia per i contratti a termine che per quelli a tempo indeterminato ed incentivi alle aziende che puntano su efficienza energetica e rinnovabili.

Tutte proposte che verranno fatte recapitare al ministro Giulio Tremonti e su cui il Pd è pronto ad aprire un confronto in Parlamento.

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Berlusconismo e antiberlusconismo, "passata la festa gabbato lo santo"

pubblicato da Massimo Falcioni

C’è subito chi ha detto che se il messaggio di Napolitano è stato apprezzato in modo bipartisan, persino sostenuto da Berlusconi con una pronta telefonata al Colle, significa che c’è qualcosa che non va.

Non certo nel discorso del capo dello Stato, preciso nell’analisi e nelle proposte, pur nel perimetro stretto imposto dalla Costituzione. Qualcosa non va, e non è una novità, nella politica. La quale si muove gattopardescamente e si infila ovunque e si aggrappa dove può, per strumentalizzare tutto e tutti, solo per salvare e garantire se stessa.

Nessuno, né della maggioranza né delle opposizioni, che avesse colto la sferzata alla politica, l’allarme lanciato dal presidente della Repubblica sullo stato della Nazione, sempre più vicino al precipizio.

Napolitano ha rivendicato quelle riforme strutturali e quei cambiamenti politici e istituzionali che nessuno ha mai fatto e nessuno vuole fare.

Berlusconi e la destra hanno promesso per anni riforme liberali per fare un’altra Italia. Ma è questa l’Italia nuova? Il fallimento liberale e riformista del centrodestra ha trascinato nel vortice anche i pur timidi tentativi riformisti del centrosinistra. Le famose “lenzuolate” dell’allora ministro Bersani del governo Prodi sono state l’ennesimo e misero flop.

La verità è che Berlusconi è impegnato solo a rimirarsi allo specchio attorniato da lacchè osannanti e la sinistra si è ben adattata all’Italia fatta su immagine del Cavaliere: non ne ha preso neppure un pregio, rimanendone infettata di ogni limite e nefandezza.

Così il 2011 si apre ancora come una stagione dove i due schieramenti (o due grandi clan?) – berlusconismo e antiberlusconismo - si fronteggiano: sostanzialmente non per rifare l’Italia ma per tenere in vita se stessi, preservare il proprio arrogante e ottuso potere.

Il resto è fuffa, minestra riscaldata. L’Italia è stanca, delusa, divisa e malata.

Dalla lava eruttata dal vulcano, nascono poi (dopo decenni) piante più rigogliose. Ma qui siamo sul Titatanic e i “botti” sono solo quelli di San Silvestro.

Crisi pilotata per una nuova manovra di “lacrime e sangue”?

pubblicato da G.L. Barone


Manovra? Potremmo non avere ancora visto il peggio?

Potrebbe essere fantapolitica, ma la tesi fa pensare: ci sono voci in giro, e si fanno sempre più insistenti. Non si tratta di addetti ai lavori (almeno non solo di loro), ma anche del fornaio, del gelataio, dell’impiegato. Eppure, in molti, ripetono la stessa cosa.

In estrema sintesi, la tesi sarebbe questa: la crisi politica che si approssima potrebbe essere una buona scusa per smarcarsi dall’idea di dovere approvare una manovra decisamente impopolare.

Le riduzioni degli stipendi degli statali (anche del 10%) le hanno già fatte in Islanda e in Grecia e a qualcuno potrebbe venire in mente di applicarle anche in Italia. Uno strumento facile per non toccare gli intoccabili, non fare le riforme, non risolvere le inefficienze pubbliche e nel contempo “tappare” la voragine nei conti pubblici. Le conseguenze, anche indirette, sarebbero drammatiche e facilmente immaginabili: scioperi, agitazioni, riduzione dei servizi (sanità, istruzione, sicurezza, giustizia…), ricaduta su tutti gli italiani che dovrebbero mettere mano ai portafogli per “pagare” quello che prima “pagava” lo Stato.

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Napolitano al Csm: "regole deontologiche rigorose" contro "squallide consorterie"

pubblicato da Alessandro

csm

Questa mattina, alla cerimonia di insediamento dei nuovi componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, svoltasi al Quirinale, il Presidente Napolitano ha ribadito la necessità di “rigorose regole deontologiche per i magistrati e per gli stessi componenti del Consiglio”. Regole che sarebbero necessarie a restituire al sistema giustizia e alla magistratura “prestigio e consenso tra i cittadini”.

Come aveva già detto, qualche giorno fa, nel corso dell’incontro con la stampa parlamentare, il Capo dello Stato ha fatto riferimento a “fenomeni di corruzione” e a “trame inquinanti che turbano e allarmano” e che appaiono come il prodotto dell’opera di “squallide consorterie”.

Napolitano ha anche evidenziato che le riforme in materia di giustizia dovranno garantire comunque “un corretto equilibrio istituzionale”. Quanto ai nuovi membri del Consiglio appena eletti dal Parlamento in seduta comune, ha, infine, ricordato che essi “non sono rappresentanti di singoli gruppi politici, di maggioranza e di opposizione”. Membri “togati” e membri “laici” formerebbero, infatti, “un tutto unitario”. Le considerazioni e gli inviti del Presidente sembrano ispirati, tuttavia, al più roseo ottimismo.

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Ore 12 - Governo di "transizione": cui prodest?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCerto che dietro la proposta del governo delle “larghe intese”, come titola Il Corriere della Sera la nota di Paolo Franchi, c’è il “desolante vuoto di politica”. E c’è anche altro.

Quel tipo di governo potrebbe avere un unico obbiettivo: cambiare la legge elettorale, andare poi al voto anticipato e chiudere così il capitolo seconda repubblica-berlusconismo-bipartitismo.

L’Italia è in crisi, così come i due partiti maggiori, di governo (Pdl, malato di troppa leadership) e di opposizione (Pd, malato di leadership inesistente).

In questo marasma, a guadagnare, a parte le cricche, sono le forze “estreme”: da una parte la Lega di Bossi e dall’altra l’Idv di Di Pietro. Così non c’è più la politica, la democrazia è zoppa, sempre più impotente. Il “Ghe pensi mi” si dimostra inefficace, quando non una vera e propria beffa. Tant’è che premier e governo calano nei sondaggi, come mai prima.

Ma l’alternativa dov’è? Chi e come è oggi in grado di affrontare le questioni vere della gente, di fare vere riforme per rilanciare l’Italia? Indietro non si torna e le alchimie politiche servono solo a rispolverare sepolcri imbiancati e leader bolliti. Però fermi non si può stare.

Il governo di transizione non è “la soluzione”. Ma serve la “transizione” che superi il modello di questi ultimi 15 anni, fallito. Farla finita con le illusioni delle pretese maggioritarie e delle leadership: tornare al confronto politico, alla mediazione “nobile”, all’arte del governo che spetta alla politica vera esercitare. Non nella reggia di Arcore e nemmeno nel chiuso dei palazzi romani.

E’ ora che scendano in campo i cittadini. Non c’è troppa politica. C’è troppa cattiva politica.

Il sabato del villaggio. Arriva Brancher. L'ex "paolino" è ministro. Taca banda!

pubblicato da Massimo Falcioni

Agli italiani, impegnati a seguire la Nazionale di calcio e a contare gli ultimi soldi rimasti per una settimana di ferie, può essere sfuggito … “l’onore e … l’orgoglio” per il nuovo acquisto del “sultano”.

Il Premier ha infatti imbarcato nel suo (inutile alla Nazione) esecutivo un nuovo ministro.

Se ne sentiva la mancanza di questa nomina, un ministro per … “l’attuazione del federalismo”, quando non c’è, dentro una crisi che strozza il Paese, un ministro per lo Sviluppo Economico.

All’estero ridono. Qui non si ride né si piange: si assiste.

Ma Aldo Bracher non è un emerito sconosciuto. Viene da lontano, muove i primi passi da “paolino”, poi lascia la croce e si butta tra le braccia dell’Unto del Signore, si imbarca nella Fininvest occupandosi degli spot per i partiti. Il manager veneto incappa presto nella rete del pool di Mani Pulite e finisce tre mesi a San Vittore.

Tosto, il Cavaliere lo promuove in Parlamento, lo nomina Sottosegretario alle riforme e alla devolution: Bracher segue per il “capo” il parto dei … “saggi” di Lorenzago, che partoriranno alla fine il famoso “porcellum” di Calderoli. Capito?

La prima conseguenza della nuova nomina è che Bracher potrà evitare di comparire all’udienza del 26 giugno del processo Antonveneta che lo vede indagato per appropriazione indebita in relazione a soldi incassati dall’ex numero uno di Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani.

Quando si dice il destino. E il tempismo del Cavaliere. Tragicommedia?

Belpaese fra sultanato e Repubblica delle banane. Taca banda!

Il sabato del villaggio. Donne da ... "spremere"

pubblicato da Massimo Falcioni

Siccome lo “impone” l’Europa, allora si deve fare. La Ue ordina all’Italia di mandare le donne in pensione a 65 anni e il Governo, contento, … obbedisce.

Perché alle donne era consentito di andare in pensione prima degli uomini? Perché il nostro welfare non ha mai ritenuto il lavoro di cura meritevole di considerazione.

Su chi pesava e pesa la cura dei bambini, degli anziani, dei disabili, la cura della casa?

La politica anziché adeguare il sistema del welfare con riforme strutturali, ha scelto la solita via all’italiana mettendoci delle pezze: in questo caso l’anticipazione dell’età della pensione come “risarcimento” alle donne.

Le donne italiane, pur partecipando al mercato del lavoro, erano e restano determinanti nel reggere il welfare e l’intero sistema sociale.

Adesso l’Europa, Berlusconi e Tremonti (ma anche gran parte dell’opposizione), dicono basta alla pensione anticipata per le donne in nome dell’uguaglianza di genere.

Dice l’eurodeputata socialista Pia Locatelli: “mostrano di vedere solo l’aspetto pensionistico di uno Stato sociale che, proprio per la sua struttura disattenta al lavoro di cura, fa dell’Italia il fanalino di coda quanto ad uguaglianza tra uomini e donne in tanti ambiti”.

Insomma, l’uguaglianza di genere sì, ma solo a corrente alternata. E il danno sempre per chi tiene in piedi la baracca.

Riforma pensioni: tanto pagano (sempre) le donne ...

pubblicato da il passator cortese

Siamo alle solite. Quando fa comodo (soprattutto al governo … di turno) si fa riferimento alla UE. Vedete, si dice, anche la UE ci spinge a fare questo e quello. Quasi sempre sono sacrifici.

E’ così anche sulla spinosa vicenda delle pensioni. In particolare, la patata bollente riferita all’accorciamento dei tempi per l’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne.

Certo, questa può essere l’occasione per la spinta verso una più ampia e organica revisione del sistema pensionistico italiano. L’innalzamento dell’eta’ pensionabile per le donne e’ un passo “necessario” che il nostro Paese deve compiere. Non si può mettere a rischio il futuro dei giovani.

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Il Cavaliere si ... "aggrappa" a Mario Draghi

pubblicato da il passator cortese

Il Cavaliere non perde il vizio di appropriarsi di cose non sue, di interpretare sempre pro domo sua, di strumentalizzare chiunque.

Oggi il Premier … “apprezza il riconoscimento di Mario Draghi sulla “manovra”. Ma cosa ha detto il Governatore , asciutto, e con i numeri alla mano?

Draghi ha detto tre cose: primo, che la manovra economica del Governo era inevitabile; secondo che la lotta contro la corruzione e l`evasione fiscale devono essere prioritarie per il nostro Paese; terzo che è necessario varare delle riforme strutturali perché senza interventi profondi il nostro Paese non ha futuro. Draghi questo ha detto.

E Berlusconi e il suo governo hanno fatto e fanno esattamente l’opposto. Cavaliere smemorato o solita … faccia di tolla?

Ore 12 - Stangata: Berlusconi teme l'effetto boomerang. E l'ondata di ... Bossi

pubblicato da Massimo Falcioni

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Cercherà di indorare la pillola in tutti i modi, il presidente del Consiglio, per convincere che la manovra non è una “mazzata” e che, stante la crisi internazionale, meglio di così non si poteva fare.

Silvio Berlusconi ha bocciato la prima “manovra” proposta da Giulio Tremonti perché “indigeribile” e utile soprattutto per assicurare a Umberto Bossi quanto basta per far partire il federalismo fiscale.

Il Pdl perde colpi e consenso e questa “stangata”, oltre che impopolare (specie per sanità, pensioni, statali), dà un altro pesante giro di vite a danno del ceto medio e dei lavoratori autonomi, quindi proprio contro il “mercato” di riferimento del Pdl, cioè gli elettori del Cavaliere. In altre parole, il premier dirà che non è stato capito, strumentalizzato dai media e dall’opposizione (a proposito, chi l’ha vista?), che anzi ha fatto l’impossibile per non obbligare gli italiani ad una purga da .. . cavallo.

Berlusconi è preoccupato di “pagare dazio” e di lasciare mano libera alla Lega di “lotta e di governo”.

Se si votasse oggi, il Carroccio, oltre a fare il pieno al Nord, supererebbe il 13 per cento su scala nazionale (dall’8,3% delle politiche 2008), mettendo al guinzaglio il partito del “predellino”, in discesa libera.

Intanto il deficit pubblico schizza oltre il 5% del Pil. Di riforme nemmeno parlarne. Quindi la manovra è solo un “tappabuchi”, un’altra (dolorosa) aspirina per rinviare (di poco) la dipartita del “caro estinto”.

Sarà davvero dura, per Berlusconi, scamparla. Agli italiani non resta che metter mano al portafogli. Per forza.