Pier Ferdinando Casini: spaghetti western Voto + 8. Il leader dell’Udc rifiuta le “rivelazioni” di Ciancimino jr: “Ritenere che Forza Italia sia prodotto della mafia, significa offendere milioni di elettori e falsificare la realtà”. C’era una volta l’Italia.
Mariastella Gelmini: bavaglio. Voto – 9. La ministra maestra “unica” dell’istruzione con una mano apre al confronto sulla sua “riforma epocale” e con l’altra oscura tutti i forum del sito istituzionale Indire. Libertà di … censura. La Cina è vicina.

Il caso Marrazzo e le rivelazioni accennate da vari quotidiani sugli altri possibili nomi coinvolti nella trans-inchiesta sono stati al centro della puntata di ieri di Annozero. Tra l’altro riguardo a questo segnaliamo che oggi Gasparri ha comprato un’intera pagina sul Giornale per smentire le voci sul suo coinvolgimento. Inutile dire quanto oro valga questo vicenda gossippara per la trasmissione, ormai stabilmente attestata su livelli record di audience.
Anche gli ospiti erano decisamente azzeccati. Primo fra tutti il gongolante Storace, che ha finto moderazione nei confronti dell’odiato nemico ormai ex-governatore del Lazio, ma era chiaramente al settimo cielo. Anche Belpietro, direttore di Libero, non ha avuto bisogno di calcare la mano, e anzi è pure riuscito a uscire bene da una vicenda che vedeva il suo giornale al centro dello scandalo. È bastato ricordare - in questo suffragato dalle due inviate della redazione romana che per prime avevano visionato il video - che Libero in ben due riprese aveva rifiutato la pubblicazione; prima con Feltri e poi con lo stesso Belpietro.
Inutilmente il direttore del Riformista Polito ha cercato di riequilibrare la questione riportando l’argomento su Berlusconi. In questo è stata molto più brava, dobbiamo sottolinearlo, Debora Serracchiani, per una volta apparsa molto incisiva con la sua dialettica da “uomo della strada”, che candidamente si domandava come potesse non sembrare conflitto di interessi il fatto che il Presidente del consiglio in qualche modo fosse venuto a conoscenza del video per vie traverse, trovandosi nella condizione di avvertire Marrazzo del pericolo.
Continua a leggere: Retrospettiva su Annozero. Marrazzo, Video e i suoi fratelli
Se ci fosse stato ancora, il Partito comunista italiano ieri avrebbe compiuto 88 anni.
Vogliamo ricordarlo da una fase che segnò il suo percorso e quello del comunismo mondiale: 1956, il XX congresso del Pcus, con la relazione “segreta” di Chruscev sulla destalinizzazione.
Il segreto del rapporto durò pochi giorni. Il 16 marzo il New York Times pubblica indiscrezioni della relazione di Chruscev in cui si condanna Stalin per aver imposto un “regime di sospetto, paure, terrore”. Il 4 giugno sempre il New York Times stampa integralmente il rapporto segreto di Chruscev riattizzando ovunque devastanti polemiche. Il 4 luglio il Dipartimento di Stato americano distribuisce un fascicolo di 58 pagine con la registrazione integrale del rapporto Chruscev.
Scoppia la bomba in tutto il mondo.
In Italia, al ritorno da Mosca, il 7 marzo, Togliatti risponde in modo sprezzante alle domande dei giornalisti che premono per saperne di più “Gli sciocchi e i venduti latrano e continueranno a latrare, ma di essi la storia non terrà conto”. Il leader del Pci, sotto il peso di pressioni interne e di attacchi sempre più precisi e pesanti dei partiti avversari, si chiude nella sua ostinata reticenza.
Ma un vento impetuoso scuote il Pci, colto da un malessere e un disorientamento senza precedenti.
Vacilla l’alleanza con i socialisti. Influenti esponenti della cultura di area comunista partono all’attacco. Carlo Cassola critica aspramente Togliatti in una lettera al Contemporaneo di Antonello Trombadori per il suo appiattimento verso l’Urss e l’adorazione verso il comunismo sovietico. Drammatico Pier Paolo Pisolini che in “Una polemica in versi”, uno dei poemetti che compongono “Le ceneri di Gramsci” rivolge un duro attacco al Pci e al suo crescente burocratismo: “L’ora è confusa, e noi come perduti/la viviamo… Hai voluto che la tua vita fosse/una lotta ed eccola ora sui binari/morti, ecco cascare le rosse/bandiere, senza vento”.
Il 14 marzo inizia a Roma, al Comitato centrale del Pci, la discussione sui lavori del XX Congresso. C’è tensione e agitazione perché tutti i dirigenti del partito avevano appreso le terribili rivelazioni di Chruscev solo per vie traverse. Il rapporto di Togliatti evita i nodi di fondo, minimizza la portata delle confessioni di Chruscev, deludendo tutti.
Continua a leggere: Anniversari: gli 88 anni del Pci. Ma il "festeggiato" non c'è più ...
Prima di tutto, facciamo un breve riassunto, nel caso qualcuno si fosse perso le puntate precedenti (Altri dettagli sull’argomento si trovano in questo post, sulle stragi degli anni ‘90, e in questo, su Bruno Contrada). Il 1° Luglio 1992 Paolo Borsellino, probabile futuro Superprocuratore antimafia (dopo che i mafiosi e chissà chi altro avevano fatto fuori l’altro candidato, Giovanni Falcone), si trova a Roma. Dalle 15 alle 18:30 interroga Gaspare Mutolo, pentito di mafia, poi si incontra con Vincenzo Parisi, allora capo della Polizia, poi alle ore 19:30 ha un appuntamento col Ministro degli Interni Nicola Mancino, da poche ore insediatosi al Viminale.
E’ un momento importante per la storia italiana. Si parla di centrali destabilizzatrici esterne e interne, di tentativi di colpi di Stato, di manovre poco chiare da parte di pezzi dello Stato, della mafia, magari dell’economia.
Continua a leggere: VIa D'Amelio, Borsellino, Nicola Mancino. Le trattative tra Stato e mafia
Sylvie Lubamba non riesce a trattenersi e in un’intervista rilasciata a Klaus Davi per il suo programma su YouTube ‘Klauscondicio‘ rivela: “Nel mondo della politica ci sono tantissimi gay, tantissimi bisex e anche… trisex, cioè quelli che vanno con i transgender. Questo accade tanto a destra quanto a sinistra che al centro”.
Il tutto, poi, sarebbe nascosto naturalmente benissimo perché, è il ragionamento della show girl, se “in generale, per non ferire i genitori e i familiari si preferisce mantenere una certa discrezione”, chi ha una certa posizione politica o sociale evita completamente di rivelare la sua vera natura.
Lei, neofita della politica, approfitta dell’occasione anche per rivendicare la sua adesione al Carroccio: “Tutto è nato da un incontro fortuito in una trattoria di Milano due giorni prima delle elezioni. Non potevo certo immaginare il boom di consensi che il partito di Bossi avrebbe ottenuto di lì a poco”.
A seguire, quindi, due video sul rapporto Lega-Lubamba!
Continua a leggere: La rivelazione di Lubamba: "Tra i politici è boom di gay bisex e trisex"
Come sapete tutti, negli ultimi giorni della campagna elettorale è proibito diffondere sondaggi. Il sito rightnation.it ieri ha pubblicato uno strano post. Un sondaggio, insomma. Da cui emergerebbero questi dati: PDL 45 %, PD 38 %, SA 6,5. UDC 5,5, Destra 3 %, PS 1 %. Ma la fonte, il metodo usato, l’ampiezza dei casi? Niente paura, se si legge tra le righe del post e dei commenti otteniamo altre informazioni.
Il sondaggio è stato realizzato il 2 Aprile, usando il metodo CATI, con 1000 casi analizzati. Un sondaggio classico, simile a tanti visti nei giorni scorsi. Altre notizie succose: SA e UDC sarebbero lontani in alcune regioni dal raggiungimento della soglia di sbarramento dell’8 %. Ma soprattutto, e questa sarebbe una notizia davvero interessante, nel Lazio il distacco PD – PDL sarebbe nell’ordine dello 0,5 %. Cioè un’incollatura. Cioè niente. Anche in Puglia la situazione sarebbe molto incerta.
In Sardegna invece il PD sarebbe in vantaggio dello 0,5 % (secondo un sondaggio commissionato dal PDL) a causa del rafforzamento dell’UDC. L’istituto che ha realizzato il sondaggio del 6 Aprile di cui parla il post dovrebbe essere la SWG (anche se alcuni commenti parlano della Euromedia, la società di Alessandra Ghisleri, in ottimi rapporti con Silvio Berlusconi).
Continua a leggere: Il sondaggio ippico di RightNation: PdL ancora avanti, ma...
Svelato l’arcano. I manifesti affissi a Roma lo scorso ottobre, che ritraevano Gianfranco Fini in posa equivoca, furono una trovata di Giuseppe Ciarrapico, ora collega del leader di An nel Pdl. A spiegare come andarono le cose non è il re delle acque minerali né Fini; bensì Francesco Storace, l’energico leader de La Destra che ai giornalisti ha così spifferato: «Ce lo diciamo qui, tra di noi: il 13 ottobre scorso, quando ci fu la manifestazione oceanica di Alleanza Nazionale, quella dove si moltiplicarono per tre e per quattro i partecipanti, mi chiamò Ciarrapico e mi disse: “hai visto che cosa gli ho fatto?”». Ora si attende cortese smentita.