Il 28 e il 29 marzo il Piemonte va al voto: i candidati alla Presidenza della Regione sono quattro, e a loro sono collegate 25 liste, mentre complessivamente i candidati sono 99. I nomi? In prima fila Mercedes Bresso, con 12 liste collegate. L’attuale presidentessa della Regione già in passato era stata a capo della Provincia di Torino - dal 7 maggio 1995 al 13 giugno 2004.
A sfidarla in queste elezioni regionali 2010, il leghista Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord alla Camera, che avrà il sostegno di 8 liste di centrodestra. La sfida si gioca tra di loro: ci sono anche due outsider, Davide Bono del Movimento Cinque Stelle e Renzo Rabellino, esponente autonomista e No Euro, ma è chiaro che la vera gara, è tra di loro: tra la Bresso e Cota.
Tu chi sceglieresti?
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Negli stessi giorni in cui alcuni conduttori RAI polemizzavamo per i provvedimenti presi dalla dirigenza per via della par condicio, molti giornalisti hanno espresso la propria solidarietà ai diretti interessanti sostenendo che tale provvedimento non è giusto.
Tra i tanti a solidarizzare con Michele Santoro, Giovanni Floris, Lucia Annunziata anche l’anchorman di Matrix Alessio Vinci il quale a La Stampa, pochi giorni prima della pubblicazione dello studio dell’Osservatorio di Pavia, sosteneva che i programmi televisivi non hanno mai condizionato l’elettorato.
Se così fosse perché lui non si propone di sopperire le lacune del servizio pubblico garantendo, ad esempio, il confronto tra le candidate alla presidenza della regione Lazio? A chiederselo una delle due, Emma Bonino, che sul suo sito ha pubblicato una lettere pubblica indirizzata proprio ad Alessio Vinci.
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Sul legittimo impedimento: “Questa legge in un Paese normale sarebbe stata votata in cinque minuti”
Roberto Cota
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Se potesse, la Lega metterebbe Casini su una nave e lo spedirebbe ad Haiti senza biglietto di ritorno. Cota Crociere
Ma qualcuno nel Pdl ancora aspetta il leader Udc all’ovile e cerca di contenere l’irritazione del SuperCav verso l’ex alleato sempre più lontano. Forno subito?
Arriva la cassa integrazione Fiat. Intanto in Sicilia si protesta per le sorti dello stabilimento di Termini e si subisce anche la beffa dei dividendi agli azionisti. Nell’Isola la dirigenza del Lingotto è leggermente impopolare. Sergio “Minchionne”
Nel sole di Puglia, invece, per il Pd sono maturati frutti dolorosi da maneggiare e in apparenza amari. Ma che il 29 marzo potrebbero riservare un succo molto dolce. Nichi d’India
Mentre le segreterie dei partiti vagheggiano e dissertano di alleanze, accordi, programmi e facezie analoghe, la presidente della Regione Piemonte, Mecedes Bresso, brucia le tappe e si autoricandida alla guida del Piemonte, lanciando la campagna elettorale per la primavera 2010 al grido di Avanti Piemonte.
Accantonando l’ipotesi di svolgere apposite primarie per scegliere i candidati alle regionali, la Bresso mette così il Pd e i dubbiosi uomini dell’Udc di fronte al fatto compiuto, dando per scontata la sua riconferma.
Di fronte a tanta granitica certezza, si registra invece il dubbio amletico del centrodestra che, non avendo ancora stabilito a chi appaltare la Regione Piemonte (dovendo evitare sia le furie di Bossi il Barbarossa che lo scontento del Popolo libertario), hanno preferito mettere in campo una campagna tandem, in cui figurano sia il verde Roberto Cota che l’azzurro Enzo Ghigo. Per non sbagliarsi entrambi i simboli campeggiano sui manifesti, quando il nodo sarà sciolto, basterà cancellarne uno…
Se siete curiosi, su Termometropolitico trovate il quadro di tutte le candidature alle Regionali 2010.
Continua a leggere: Piemonte: Mercedes Bresso si autocandida, Ghigo e Cota inseguono in tandem

A fine marzo si svolgerà la nuova tornata di elezioni amministrative, che vedrà coinvolte più della metà delle regioni del paese, e per la precisione Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Le date in cui si andrà alle urne saranno il 21 e il 22, anche se sul Lazio si apre un punto di domanda legato al caso Piero Marrazzo.
Molto interessante anche l’epilogo campano, anche se qui ci preme più che altro fare il punto sulle trattative tra Lega e Pdl per le poltrone delle regioni-traino del paese. Essendo blindatissima la ricandidatura di Formigoni in Lombardia, il Carroccio sta facendo fortissime pressioni sull’alleato pet ottenere almeno il Veneto. Il ministro dell’agricoltura Luca Zaia è il candidato naturale, sempre ammesso che l’attuale presidente Galan si rassegni a cambiare mansioni, ma la scelta potrebbe anche cadere sul capogruppo al Senato Federico Bricolo.
Nel primo caso, il dicastero agricolo vedrebbe la probabile successione affidata al sottosegretario Antonio Buonfiglio.
In coincidenza di ogni scandalo, o provvedimento poco lecito, riconducibile a Silvio Berlusconi si scrive almeno un editoriale utile per capire cosa succederà dopo che il Premier avrà abbandonato la poltrona.
Ebbene, un assaggio di cosa succederà quel giorno è molto probabile che il pubblico italiano l’abbia già durante le prossime elezioni regionali. Appuntamento che dovrebbe far riflettere i fans del Cavaliere.
Dopo aver accontentato Umberto Bossi, Silvio Berlusconi ha deciso di non esprimersi sulla candidatura di Nicola Cosentino. Eppure l’attuale sottosegretario all’Economia, che dovrebbe concorrere per la presidenza della regione Campania, è riuscito a vincere su Mara Carfagna.

Il silenzio di Umberto Bossi ha un prezzo. Lo sa bene Silvio Berlusconi che per assicurarsi l’alleanza del leader leghista, sempre fedele al Premier a differenza di Gianfranco Fini, è costretto a non dire la sua sulle candidature relative alle prossime elezioni regionali.
A poche ore dall’ufficializzazione della candidatura di Roberto Cota contro Mercedes Bresso, che rimane senza dubbio una delle poche certezze sul territorio del Partito Democratico, dovrebbe essere resa nota l’investitura di Luca Zaia.
L’attuale Ministro dell’Agricoltura, stando a quanto pubblicato da affaritaliani.it, avrebbe avuto la meglio sull’attuale Presidente del Veneto Gianfranco Galan che invano cerca di contattare Silvio Berlusconi per sapere se veramente è stato fatto fuori.

Non è una novità assoluta, e ce ne siamo già occupati più volte in passato, ma la proposta di legge presentata dal deputato della Lega Nord Roberto Cota vale a riportare l’attenzione su uno degli aspetti più controversi dell’integrazione degli immigrati di religione islamica nel nostro paese. Il tutto a pochi giorni dalla clamorosa iniziativa di Daniela Santanchè contro il velo integrale; “provocazione” che le è valsa una denuncia ancora pendente.
Posto che esiste una legge della Repubblica del 1975, meglio nota come Legge Reale, che in qualche modo già disciplina la materia, qual è la vera novità della proposta Cota? Su questo, o meglio sul fatto che basti applicare le normative esistenti, si basano gran parte delle reazioni negative venute dal centro-sinistra. In particolare citiamo la senatrice Baio (Pd): “Stendiamo un velo pietoso. La Lega usa un linguaggio strumentale che non risolve nè il problema culturale nè quelo della sicurezza” e Ferranti (Pd): “È una norma incostituzionale che lede la libertà religiosa.”
Ma in realtà la proposta contiene la seguente specifica: “…che non venga ammesso il giustificato motivo nel caso di indumenti indossati in ragione della propria affiliazione religiosa”. Non si tratta di un rilievo da poco, in considerazione delle numerose eccezioni sollevate da singoli magistrati chiamati a decidere a riguardo. La vecchia legge infatti è estremamente lacunosa in materia, permettendo pressoché qualunque tipo di interpretazione. Ciò paradossalmente porta a una diversità di trattamento dei cittadini in base alla propria appartenenza religiosa, fatto vietato dalla nostra Costituzione.

Come abbiamo segnalato ieri, il Presidente della Repubblica Napolitano ha sollecitato il governo a presentare un piano per le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, che al momento pare non esista. Ciò a suscitato reazioni infastidite da parte della Lega Nord.
Il presidente dei deputati Roberto Cota ha ad esempio dichiarato che “in un momento come questo vanno evitate le celebrazioni elefantiache, le spese inutili e frammentate in mille rivoli. Altre sono le priorità e le esigenze della gente“. Più diretto e verace, come è suo solito, Borghezio: “la mia ricetta è proprio quella di non spendere neanche una lira“.
Ovviamente gli sprechi, quando sono veramente tali, sono sempre odiosi. Proprio per questo è curioso che questo virtuoso attacco provenga proprio dalla Lega Nord, partito che lo scorso giugno, impuntandosi nel non voler accorpare il referendum Segni-Guzzetta alle elezioni europee e amministrative, ha determinato uno spreco di risorse pubbliche compreso tra i 150 (fonte: Maroni) e i 500 milioni di euro (fonte: lavoce.info).