
Mercedes Bresso, Presidente uscente della Regione Piemonte, ha ritirato il ricorso al Tar che a seguito della sconfitta elettorale aveva fatto per accertarsi che sulla vittoria di Roberto Cota non si fossero verificati dei brogli elettorali.
La decisione, come osservato anche da Massimo Gramellini sulla Stampa, è stata presa da Mercedes Bresso dopo essersi assicurata il posto come Presidente del Comitato delle Regioni che senza l’ausilio di Roberto Cota non avrebbe potuto più avere.
Secondo il comunicato stampa ufficiale l’esponente del Partito Democratico avrebbe deciso di bloccare il ricorso, la cui sentenza era prevista per il prossimo 4 giugno, come segno di responsabilità nei confronti dell’Italia e del centrosinistra che attraverso i propri dirigenti ha già fatto sapere di non aver digerito la decisione della donna.

Sono ancora vive le polemiche intorno alla proposta Calderoli di ridurre lo stipendio dei parlamentari e delle cariche più alte dello Stato, magistrati compresi, quando in una delle principali regioni del nord si passa dalle parole ai fatti.
Mentre in sede nazionale si discute sulla possibilità o meno di svincolare gli emolumenti dei politici da quelli degli alti magistrati (se lo scatto di stipendio li collega in automatico non si vede perché lo stesso debba avvenire in caso di decurtazione) la neo-eletta giunta Cota ha infatti deciso che uno dei primi atti della sua amministrazione sarà la creazione di un fondo a favore dei cassintegrati.
E questo fondo sarà finanziato proprio dal contributo dei politici della regione, i quali rinunceranno al 5% del proprio emolumento su base (obbligatoriamente) volontaria. Non sarà infatti emanata una legge ad hoc, ma ci si affiderà a una sorta di autoregolamentazione pubblica.
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Eccola, la double face della Lega, partito di lotta e di governo! E soprattutto di “furbi” e di “furbate”.
L’ultima trovata è del neo presidente della regione Piemonte Roberto Cota che fa subito un atto “rivoluzionario” rinunciando sic et simpliciter nientemeno che all’auto blu, poderosa Lancia Thesis, nonché ai due autisti. Il governatore non scherza e dal balcone, urbi et orbi, annuncia: “La metto in vendita”. Bene. Da qualche parte si deve pur cominciare per tirare la cinghia e dare l’esempio.
E come si muoverà il signor presidente? Nessun problema, provvede “Re Umberto”, alias la Lega, che metterà a disposizione di Cota una … attempatissima Volvo con relativi autisti di partito. Basta auto blu di stato, largo alle auto verdi, di partito! Si troverà sempre un militante che …spinge.
Perché non spostare anche gli uffici del presidente (e non solo quelli) dalla regione nella sede del Carroccio? Giusto per farla finita con quei pallosi “distinguo” fra istituzioni e partito. Tanto per stare in linea con il governo nazionale, che invece di discutere in Parlamento a Roma, decide tutto nella reggia di Arcore.
La demagogia e il populismo pagano. Con una mano si liquida un’auto blu con gli annessi e connessi e con l’altra (solo per fare uno dei mille esempi ..) si dice “no” all’abolizione delle province gettando una montagna di milioni di euro. E si punta tutto su un federalismo Made in Italy, moltiplicatore di posti e di spese.
Poi, con l’auto di partito si arriva prima, anche a metter mano alle banche del Nord. E a intascare quel che è … “giusto” intascare.
Di sicuro Cota riceverà, dopo i voti, anche gli applausi. E il partito dei grandi “sprechi”, che è trasversale e che annovera anche la Lega, continuerà imperterrito nel malgoverno. Come dimostra l’aumento vertiginoso (e vergognoso) della spesa pubblica.

Se nella maggioranza i giochi politici non fossero all’ordine del giorno, tanto da garantire ad un Ministro la possibilità di scambiarsi con un Governatore, il trattamento riservato da Roberto Cota a Mercedes Bresso (che prima di lui amministrava per il Piemonte) non sarebbe così di cattivo gusto.
Dimenticandosi del vantaggio minimo ottenuto, Roberto Cota ha deciso di non appoggiare (a differenza degli altri governatori) la riconferma di Mercedes Bresso in Europa dove ricopre la carica di Presidente delle Regioni.
Come riportato dal Corriere della Sera dello scorso sabato la zarina del Pd (così l’ha definita il Giornale) potrebbe contare sull’appoggio dei colleghi europei che contrasterebbero il tentativo di boicottaggio messo in atto dal nuovo Governatore del Piemonte.
Continua a leggere: La rivalità tra Roberto Cota e Mercedes Bresso si trasferisce in Europa

Luca Zaia, a differenza di altri esponenti leghisti (su tutti Roberto Cota), ha dimostrato di essere un lavoratore. Un gran lavoratore, figlio della tradizione contadina che ora in qualità di Governatore della Regione Veneto dovrà amministrare.
I progetti che ha conseguito in qualità di Ministro dell’Agricoltura hanno sottolineato l’incompetenza delle altre persone che con lui, fino a poche settimane fa, dividevano il Consiglio dei Ministri.
Sopperire la sua mancanza a livello nazionale è sempre stata un’emergenza che la stessa Lega Nord ha provato ad affrontare prima, durante e dopo le elezioni regionali tanto che per molte settimane si è vociferato che al posto di Zaia Umberto Bossi mettesse un altro dei suoi adpeti.
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Mi dispiace per Macleod4, secondo il quale il sottoscritto avrebbe nei confronti della Lega Nord un odio viscerale, ma anche oggi si continua a ragionare del partito che gli sta a cuore. Nello specifico soffermandoci sulle dichiarazioni di Umberto Bossi pronto, come sottolineato anche dal Giornale, a piazzare i propri uomini nelle banche più importanti del nord d’Italia.
“La gente ci dice: prendetevi le banche, e noi lo faremo. È chiaro - ha precisato poi il leader del Carroccio - che le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello”.
Partendo dal presupposto che una vittoria elettorale non è un lasciapassare per amministrare anche i capitali privati dei cittadini, quanto dichiarato da Umberto Bossi è meritevole di una riflessione poiché tenta di nascondere meglio il patto segreto che l’esponente politico avrebbe stipulato anni fa con Silvio Berlusconi.
Quanto segue è esplicitamente rivolto agli elettori leghisti. Fermo restando l’assenza di proposte alternative a Silvio Berlusconi, a destra come a sinistra, mi chiedo se un gruppo di persone senza pietà sia meritevole di governare.
Soffermarci solo su quanto è successo ad Adro, comune del bresciano gestito da un’amministrazione leghista che ha polemizzato pubblicamente contro l’imprenditore anonimo che si è offerto di saldare il debito a causa del quale veniva negato il servizio mensa a dei bambini, non fa capire bene i limiti dei seguaci di Umberto Bossi.
A Paderno (in provincia di Udine), come riporta questa mattina l’Unità, la Lega Nord sta contrastando l’amministrazione di centro-sinistra che ha acconsentito alla sepoltura di una neonata di religione islamica nella parte del cimitero organizzata per tutte le persone che non professano il cattolicesimo.
Continua a leggere: Paderno: Lega Nord nega la sepoltura ad una neonata islamica

Qualcosa non torna. O Silvio Berlusconi è bravo a inventare delle storie o i cittadini italiani che dicono di non votarlo nell’intimità della cabina elettorale lo scelgono con la stessa parsimonia che ha garantito alla Democrazia Cristiana decenni e decenni di monopolio.
A seguito delle dichiarazioni fatte dallo stesso Premier sul cambio della legge elettorale il Corriere della Sera ha realizzato un sondaggio per capire se il presidenzialismo possa essere utilizzato anche in Italia.
Ebbene. Secondo quanto osservato da Nando Pagnoncelli (che per il quotidiano ha realizzato lo studio) solo due italiani su dieci sarebbero favorevoli alla proposta di Silvio Berlusconi, il quaranta percento sarebbero contrari mentre un terzo vedrebbe favorevolmente l’iniziativa solo se il Parlamento avesse più potere.
Il successo mediatico ottenuto dalla Lega Nord, figlio di un lavoro fatto sul territorio da elogiare, non deve farci dimenticare quanto in questi anni il partito di Umberto Bossi non ha fatto.
Il tanto annunciato federalismo non è mai stato messo in atto, malgrado per attuarlo si sia creato un Ministero (quello della semplificazione normativa presieduto da Roberto Calderoli). I governatori che andavano contro le direttive nazionali, come nel recente caso nato sulla pillola abortiva Ru 486 (non voluta da Roberto Cota e Luca Zaia ma disciplinata dal Ministro Ferruccio Fazio), hanno dovuto da subito prender atto che esiste ancora un governo centrale a cui devono rispondere.
Se gli altri attori politici non fossero così sfibrati probabilmente Umberto Bossi e compagni non aspirerebbero alla poltrona attualmente occupata da Letizia Moratti. Per questo motivo l’ennesima boutade lanciata sulla scuola lombarda, che dovrebbe essere composta prima dagli insegnanti residenti nella Regione di Roberto Formigoni, va presa per quello che è.
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Il problema in Italia non è costituito solo dagli amministratori. Anche i servi, e le persone che aspirano a questo ruolo, hanno le proprie responsabilità. In Piemonte, ad esempio, sono state sufficienti delle dichiarazioni del nuovo Governatore Roberto Cota sulla pillola abortiva Ru 486 per rallentarne l’arrivo negli ospedali locali.
A nulla è servito il richiamo del Ministro della Salute Ferruccio Fazio che a tutti aveva ricordato che la somministrazione del medicinale sarebbe avvenuta secondo le regole approvate nelle settimane precedenti.
In Piemonte la pillola tarda ad arrivare malgrado proprio negli ospedali torinesi sia stata condotta, per l’Italia, la sperimentazione del farmaco dall’equipe del ginecologo Sergio Viale che all’Unità ha fatto presente le proprie preoccupazioni.
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