Meno ammortizzatori e più limitati (almeno sul fronte disoccupazione). La riforma targata Fornero sta rosicchiando come uno scoiattolo le tutele dei lavoratori. Cig e Ciop
I poveri insegnanti precari speravano di essere stabilizzati. Invece poi è arrivata la tranvata. E la solita disperazione. Sbatti la testa al Miur-o
Non è un buon momento per i talk show televisivi al femminile. Gli ascolti vanno in picchiata e i nervi sono a fior di pelle. Il naufragio della nave Costa(magna)
Maroni lancia la fase due della Lega. Ma i rapporti interni restano tesi e gli animi si fanno scontrosi. Malmos-Tosi
Angelino Alfano: slegati. Voto 3. Il segretario del Pdl fa saltare il vertice dei partiti con Monti perché il governo: “Deve interessarsi di economia, non di Rai e giustizia”. Ordine del Cav. Il caporale di giornata esegue.
Roberto Maroni: legati. Voto 3. L’ex ministro condivide “al 100%” il post su fb di una fan leghista: “E’ una guerra contro la Lega. Boni non si tocca”. Bossi conferma: “Me ne frego dei giudici”. Da legare. Con le catene.
Mario Monti: lobbisti. Voto 4 Il “Cresci Italia” perde colpi: dal “piegheremo le lobby” alle retromarce su taxi, farmacie, preventivi. Così la lenzuolata promessa e sbandierata s’è ridotta a uno scotex bucato. Meno annunci, più fatti. Riformismo o trasformismo?
Roberto Maroni: militari. Voto 4 L’ex ministro degli Interni dà consigli contro i no-Tav: “Ci vuole l’intervento dell’esercito”. E aggiunge: “Sull’ordine pubblico ho una certa esperienza”. Da quale pulpito: B&B, governo delle leggi ad personam e del bunga-bunga.
Pier Ferdinando Casini: cinguetta. Voto 5- Inedito scambio di battute politiche su Twitter fra il leader centrista e Antonio Di Pietro. Pierferdy alla fine saluta l’ex pm con un … “ammiccante”: “Tvb”. Social network “galeotto”. Prove d’inciucio fra Udc e Idv?
Roberto Maroni: ringhia. Voto 4- L’ex ministro leghista degli Interni insiste: “Presidenza Rai a noi!”. Lega di lotta … per le poltrone. I Padani gridano contro “Roma ladrona” ma reclamano sempre cadreghe.Fra Bobo e il Senatur, gara a chi abbaia più forte?
Roberto Maroni: bobi. Voto 4 L’ex ministro leghista degli Interni attacca Monti: “Governo ipercentralista. Noi Padani abbiamo ricevuto solo due dita negli occhi”. Il Senatur gli detta la “scaletta”. Corretta (alla grappa) dal Trota.
Roberto Calderoli: bobbi. Voto 3 L’ex ministro leghista ce l’ha con il capo dello Stato che bocciò i decreti di Berlusconi e ha firmato senza battere ciglio quelli di Monti: “Due pesi e due misure”. Ideologia del “Porcellum”.
Contrordine, padani! Tutto a posto nella Lega democratica: nessun dissidio, piccole incomprensioni per colpa dei soliti incendiari al soldo dei comunisti, fra Bossi e Maroni manca solo il bacio alla Leonid Breznev sotto le mura del Cremlino.
Gongola l’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per … l’inattesa e fausta presenza del Senatur alla manifestazione di ieri sera - organizzata a Varese dai suoi fedelissimi come risposta alla ‘fatwa’ decretata dagli oppositori interni - “Una gradita sorpresa”- ha detto Bobo sorridendo. Aggiungendo che il grande capo del Carroccio “è voluto venire per dimostrare il legame indissolubile che ci lega, dimostrato anche platealmente con un abbraccio e che queste brutte vicende che si sono fortunatamente risolte grazie all’affetto straordinario dei militanti non sono nate da lui”.
L’ex responsabile del Viminale ha aggiunto, durante la visita alla fiera Festivity, che quella di ieri è stata “una serata molto importante sul piano personale, umano, affettivo, ma anche politico. Tutti i militanti hanno chiesto alcune cose con boati, hanno chiesto di andare ai congressi e Bossi ha detto alla fine che ci saranno i congressi nazionali”. Bravi? Sì, inimitabili nella loro faccia di tolla.
Isolato persino dalla sua base padana Umberto Bossi e i suoi sodali cercano di metterci una pezza sullo strappo con Roberto Maroni.
Si chiede oggi Eugenio Scalfari su Repubblica: “E’ un movimento democratico quello in cui il segretario impedisce con una pubblica deliberazione ad un esponente storico di quel partito di intervenire nel dibattito congressuale? Sembra la Corea del Nord. Ed hanno l’ardire di ridurre il grande Nord italiano alla loro miserabile Padania?”.
Già. Tutto vero. Ma una domanda s’impone. Come è stato possibile che Bossi, triste cantautore bocciato al festival di Castrocaro nel ’61, sia stato in grado, con le sue sortite strampalate ma soprattutto con il voto, di “occupare” il settentrione d’Italia e di governare per anni insieme a Berlusconi l’intero Paese?
Invece di incolpare gli elettori piemontesi, lombardi, veneti ecc. perché i partiti, a cominciare dal Pd e dalla sinistra non hanno mai fatto un’analisi e una autocritica politicamente corretta e credibile?
Ora, questa diatriba può essere liquidata come l’ennesima pagliacciata del Carroccio o, peggio, come una furbata per i gonzi: non è la prima volta che in certi partiti si concordano la composizione e scomposizione di frammenti dello stesso partito per adescare l’elettorato anche in condizioni di posizioni antitetiche. In altre parole mettono capra e cavoli sotto lo stesso cesto e tentano il rilancio individuando il nemico, in questo caso, Monti e Napolitano.
Il giochetto del Senatur è fin troppo scoperto e non ha nulla a che fare con gli interessi del Nord e dell’Italia. E Maroni? Deve scegliere: l’abbraccio (tattico) di Bossi può essergli fatale prolungando l’agonia della Lega, partito che così com’è, è solo uno scrigno per gli affari e il potere di un uomo, della sua famiglia e delle cricche amiche.
Merita tornarci sulla Lega Nord, dopo che Umberto Bossi, di fatto, ha proibito a Roberto Maroni di parlare in pubblico… da solo. Il partito (si fa per dire) dei soviet (si fa per dire) del qualunquismo padano si sta squagliando, con il Senatur che mostra la sua vera faccia.
Così commentava “boh 1”, un lettore di Polisblog, il post pubblicato ieri sullo stesso tema da V.: “Bossi, come chiunque nella storia si sia avvicinato a Berlusconi ( … remember fini ) , pagherà con la sua pelle tutte le porcate di cui è stato complice da 15 anni a questa parte. Bossi da uomo celtico, libero, è caduto nelle sabbie mobili berlusconiane. Pensava di mantenere il controllo come i cocainomani quando incominciano a sniffare e se la godono alla grande. Bossi è diventato la sua stessa caricatura. Senza Berlusconi scompare, per ragioni politiche, e molto probabilmente pure economiche e finanziarie. Berlusconi nel suo perfetto stile, lentamente si è impossessato di simbolo, uomini e della cassa di partito. Un ossessionato dal potere non potrà mai avere un reale subalterno, ma solo manichini. Bossi è il manichino berlusconiano del nord”.
C’è poco da aggiungere. A Radio Padania militanti ed elettori del Carroccio hanno protestato vivacemente per l’avvilente andazzo del loro partito. Il conduttore ha replicato ai contestatori o togliendo la linea o spiegando secco: «Bossi propone un pacchetto con alcune soluzioni. Se le condividete bene, altrimenti votate altri partiti che ce ne sono tanti. Bossi è il segretario federale, punto e basta».
Robe da … “Trota”. Cvd (come volevasi dimostrare).
La divisione della Lega esplosa ieri alla Camera sul voto a Nicola Cosentino non è solo un fatto personale fra Umberto Bossi e Roberto Maroni ma riguarda la prospettiva del Carroccio e le ripercussioni sull’attualità e sul futuro del quadro politico generale.
Maroni è deluso ma rilancia su Facebook: “Non smetto di credere e di lavorare per la Lega che ho contribuito a costruire in oltre 25 anni di attività politica”. Bossi incassa la sua “vittoria di Pirro”. Il Senatur non è più il “dux” assoluto ma tiene duro e decide ancora lui. Maroni ha acquisito autonomia ma non il carisma necessario per la leadership.
Di fatto la Lega vive con grandi difficoltà il passaggio da partito di “governo e di lotta” a quello di partito di opposizione. Il Senatur ha imposto al suo partito la via della contrapposizione tout court al governo Monti ma questa opposizione pregiudiziale e oltranzista ha isolato la Lega anche al nord anche rispetto al suo elettorato di riferimento, incrinando forse irrimediabilmente l’alleanza con il Pdl.
L’ex ministro Maroni rifiuta questa linea cercando di fare uscire dall’angolo il Carroccio e rimettendolo in gioco con una opposizione costruttiva e aperta a vecchie e nuove alleanze, sia sul territorio che a livello nazionale. Bossi gioca tutte le sue carte puntando sul fallimento del governo dei “professori” e preparandosi a raccogliere il voto degli scontenti.
Su questo piano ha però molti avversari: anche Cinque Stelle, Sel e Idv fanno lo stesso gioco con più chances perché, a differenza della Lega, non scontano il gap di anni di governo, cui Bossi sarà chiamato dagli elettori a rispondere. Maroni è certo che saranno Grillo, Vendola e Di Pietro, non Bossi, a rintracciare i voti degli insoddisfatti e che un nuovo abbraccio con Berlusconi potrebbe essere esiziale.
In pochi mesi la Lega si gioca il proprio futuro: il rischio - per lei - è che diventi totalmente marginale dilapidando un “patrimonio” politico e di potere di non poco conto.
Cosentino è salvo. Vendola: “La Lega ha perso la sua virilità”. Maroni…cascanti
Il parlamentare campano la fa franca e ora se la gode, comodo e soddisfatto. Sta bene come un… (Alfonso) Papa
Eppure sembrava esserci la maggioranza per farlo arrestare. Una maggioranza contraria all’idea di persecuzione da parte dei giudici. Poi i bossiani si sono vendicati sui maroniani e la maggioranza si è dissolta. E’ andata in fumus
Monti va a Parigi e poi a Berlino. La Merkel lo ama segretamente, Sarkozy è geloso. La crisi rimane, ma il premier italiano ci metterà del suo per risolverla. Siamo ancora all’inizio, all’aperitivo. Aperol spread