Bruciamoli tutti. Diamo un lavoro agli zingari: collaudatori di camere a gas. Rendiamo utili gli zingari: trasformiamoli in benzina verde. Sono tre dei gruppi spontanei formatisi su Facebook che il capogruppo del Pse al Parlamento europeo, Martin Schulz ha chiesto di rimuovere dalla rete, in questo appoggiato dal capodelegazione italiano al Pse Gianni Pittella.
“Mi appello a Facebook affinché li rimuova immediatamente”, ha dichiarato il solerte socialista, noto per le sue campagne anti-italiane e per il celebre scontro con Silvio Berlusconi sfociato nella battuta di quest’ultimo “la proporrò per il ruolo di kapò”. Anche all’epoca del censimento Rom di Maroni, Schulz fece approvare una mozione contraria al provvedimento, salvo poi battere in ritirata quando l’Unione europea chiarì che le norme varate dal Ministro degli interni erano in applicazione alla direttiva continentale.
Ma diamo un’occhiata ai gruppi suddetti. Diamo un lavoro agli zingari: collaudatori di camere a gas conta al momento 669 membri, e ha per motto Affinché i gitani abbiano un posto di lavoro. La categoria è Svago-affermazioni bizzarre, e i commenti sin qui pubblicati (19) ondeggiano tra il goliardico e la ferocia da bar (”rega, nn semo noi che semo razzisti…sò loro che sò zingari…”) ne è un perfetto esempio.
Pd e Udc: no a sopruso governo. Voto + 9. Pd e Udc abbandonano la commissione Affari Costituzionali della Camera perché, accusa Dario Franceschini: “La maggioranza tenta un vergognoso colpo di mano sulla legge elettorale per le europee. Sia sullo sbarramento che sull’eliminazione delle preferenze, il centrodestra vuole far prevalere calcoli e convenienze di parte rispetto agli elettori che vogliono poter scegliere”. E’ un atto di arroganza della maggioranza che stravolge il principio per cui le regole democratiche, come le leggi elettorali, si cambiano solo con l’intesa fra maggioranza e opposizione.
Flavio Tosi: sindaco razzista condannato. Voto – 8. Anche la corte d’appello di Venezia ha condannato a due mesi di reclusione il sindaco di Verona Flavio Tosi perché colpevole (assieme ad altri cinque esponenti leghisti) di propaganda di idee razziste per aver promosso nel 2001 una raccolta di firme contro un campo nomadi abusivo nella sua città. Ribatte Tosi: “Si conferma che una sezione della Corte d’Appello non smentisce un’altra Corte d’Appello. Rifarei ciò che ho fatto. Nella magistratura c’è ancora chi non sa distinguere fra chi delinque e chi difende le persone oneste”. Se lo dice lui. Tosi ricorrerà in Cassazione.

Vi abbiamo raccontato recentemente, nel nostro resoconto delle elezioni regionali in Baviera, dell’affermazione del raggruppamento di liste civiche “Freie Wähler” (Elettori Liberi), che hanno raggiunto un impressionante 10%, togliendo voti allo storico partito bavarese della CSU. Recenti sondaggi elettorali hanno poi dimostrato che il 45% degli elettori sarebbe disposto a votare le liste civiche alle prossime elezioni regionali e sull’onda di questa euforia il partito starebbe considerando seriamente la possibilità di presentarsi alle elezioni legislative della prossima primavera.
A nostro avviso il successo di questa piccola ma determinata formazione “nata dal basso” potrebbe insegnare molto a chi in Italia ha visto nelle liste civiche il mezzo per cambiare il paese: ci riferiamo ovviamente a Beppe Grillo e i suoi numerosi sostenitori. Qual’é dunque il segreto degli “Elettori liberi” teutonici? A nostro modesto parere, la precisa collocazione politica. Il leader Hubert Aiwanger ha infatti dichiarato:
Non siamo populisti, siamo liberalconservatori che vogliono restaurare il contatto tra politici e piccola gente. Non siamo né socialisti né comunisti, ma nemmeno destra radicale: non alziamo steccati, non puntiamo su paure, non parliamo contro gli stranieri, vogliamo una loro integrazione, una loro vita in mezzo a noi, senza privilegi speciali ma soprattutto senza discriminazioni
Questa precisa auto-collocazione sullo spettro politico esistente non potrebbe differenziare più nettamente le liste civiche tedesche da quelle promosse da Beppe Grillo.
Continua a leggere: Le liste civiche tedesche: un esempio per Beppe Grillo?
Basta leggere le news di corriere.it: “Razzismo: scritte contro romeno morto in incendio nel milanese” o la prima pagina di Repubblica, “Cinese pestato, piangono i picchiatori” condito da sondaggio sull’Emergenza Razzismo (ovviamente il sì è all’85% su 20.000 votanti). E poi il senegalese picchiato dai due ambulanti (per questioni di lavoro, pare), i casi (molto diversi) di Parma e Castel Volturno, e Gentilini indagato per le sue dichiarazioni, come ha riportato Massimo Falcioni poco fa.
Insomma, il razzismo è la nuova emergenza nazionale secondo una legge non scritta del giornalismo, che prescrive di creare di volta in volta un “caso” mediante il tam tam e i segnali di fumo tra testate autorevoli, subito seguite a ruota da quelle meno “potenti”. Quanti casi ci ricordiamo a riguardo? Le stragi del sabato sera (non se ne parla più), gli incidenti provocati da chi ha bevuto (a un certo punto eravamo tutti ubriaconi), le rapine in villa, l’emergenza stupri, la crisi delle piccole aziende per colpa dei cinesi, le morti bianche e mille altri casi, variabili a seconda del periodo.
Il giornalismo in Italia (ma anche nel mondo, credetemi) funziona così. I giornali si devono pur vendere, e creare il caso mediatico aiuta non poco. Per carità, tutte le cose citate sopra sono reali e quasi sempre celano problemi drammatici, ma noi lettori siamo chiamati ad azionare il cervello prima di cadere nella trappola emozionale tesaci dai maestri della notizia. Amplificare un problema è un espediente non lo specchio della verità. Le grandi crisi non sono quasi mai reali, o meglio, in parte lo sono tutte, ma nè più nè meno di prima e non vanno risolte perché si è alzato il polverone ma perché sono tare endemiche del paese. Quando lo sono.
Mentre ho ancora negli occhi le vivide immagini dei rastrellamenti nei campi ROM di qualche mese fa, dei pacati discorsi di Borghezio e di Gentilini contro i musulmani e gli immigrati, regolari e non, delle contumelie di gruppi di estrema destra contro gli stranieri e in nome della “purezza della razza italiana” ( in un Paese che in 2500 anni ha visto arrivare Greci, Eruli, Goti, Longobardi, Bizantini, Tedeschi, Francesi, Spagnoli, Arabi, eccetera eccetera), dei servizi dei TG su quanto erano sporchi e cattivi i “diversi”, fossero essi ROM, transessuali, neri, gialli, rossi, blu, ecco, mentre tutte queste belle cose mi affollano la mente, arriva la notizia che il feroce clan dei casalesi è accusato di avere assassinato sette persone in Campania.
Naturalmente, anche in questo caso i bene informati e le forze di polizia locali parlano di “emergenza”, di inviare l’esercito in Campania, di risolvere la questione nel più breve tempo possibile. Ma voglio fare una scommessa con voi. A costo zero, naturalmente. Nel giro di qualche giorno, massimo di una/due settimane, nessuno parlerà più di quest’ultima emergenza, a meno che non ammazzino qualcun altro. Scommettiamo?
Foto: Robert Gebhard da Flickr
Per la sinistra italiana è una batosta quasi peggiore del 14 maggio. Passi perdere le elezioni, sia pur di larga misura, ma perdere anche la possibilità di definire il governo razzista è inaccettabile. Rimane sempre il termine “fascista” che è generico e pigliatutto, ma in buona sostanza il giocattolo le è stato tolto dalle mani.
I fatti: ieri l’Unione Europea si è definitivamente pronunciata sulla politica adottata dal governo italiano su nomadi e campi rom, inclusa la rilevazione delle impronte di cui tanto si è parlato negli scorsi mesi. L’esito è stato completamente positivo, e nello specifico Michele Cercone, il portavoce di Barrot, ha affermato che i provvedimenti sono in linea con il diritto comunitario, e che “Nè le ordinanze, nè le linee guida, nè le condizioni di esecuzione autorizzano la raccolta di dati relativi all’origine etnica o religiosa dei censiti. Il rilievo di dati dattiloscopici è limitato solo a casi estremi”. Inoltre la raccolta delle impronte digitali “viene fatta solo al fine di identificare persone che non è possibile identificare in altro modo”.
Grande soddisfazione ovviamente per il Ministro degli interni Maroni, che dopo aver passato mesi a spiegare che stava semplicemente facendo rispettare le normative europee, può a ragione sfogarsi. “La conferma di oggi fa giustizia di tutte le accuse, le offese e gli insulti ricevuti. Entro la metà di ottobre terminerà il censimento e poi saranno presi provvedimenti conseguenti per chi sarà stato censito”. Il che significa che tutti coloro che a seguito del censimento saranno stati identificati come irregolari verranno irrimediabilmente espulsi, come previsto dalla legge.

Ok, bisogna essere coerenti: gli osservatori internazionali o ci piacciono o non ci piacciono. Non possono essere di nostro gradimento solo quando parlano bene di noi. Il Pdl, di questo, prenda nota. Perchè succede, oggi pomeriggio, che le agenzie battono la traduzione di un pezzo di Newsweek sul governo Berlusconi dal titolo “Miracolo in 100 giorni” ed è subito pioggia di dichiarazioni di esultanza da parte dei peones forzisti pronti a bacchettare l’opposizione: avete visto come si parla bene di noi all’estero? strumentalizzando, così, quei giornali definiti fino a due giorni fa poco obiettivi o, nel peggiore dei casi, “mistificatori della realtà”.
Il settimanale americano, nella sostanza, dice che Berlusconi, nei suoi primi 100 giorni al potere ha compiuto l’impossibile: “ha stabilito un controllo su questa apparentemente ingovernabile nazione a un livello senza precedenti nella moderna storia italiana”. Cita, quindi, a titolo esemplificativo il caso dei rifiuti di Napoli e il pugno fermo in materia di sicurezza nella lotta alla criminalità. Spiega, così, che in Italia il premier “ha un’approvazione del 55%, superiore a quella di Gordon Brown in Gran Bretagna, Nicolas Sarkozy in Francia e Josè Luis Rodrìguez Zapatero in Spagna”.
Eppure, secondo Newsweek, Berlusconi “deve ancora trovare il modo di mantenere le sue promesse di tagliare le tasse o stimolare la crescita perchè agli italiani interessa “la stabilità economica”. E, per questo, “eliminare la spazzatura e perseguitare gli immigrati non sarà sufficiente” dato che al momento - fa notare il settimanale - “pagano le tasse più alte d’Europa e hanno i salari più bassi”. La vera popolarità del premier, insomma, si potrà misurare realmente solo tra qualche tempo. Ecco perchè “miracolo”, forse, non è la parola giusta.
Il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, ci fa sapere di essere estremamente preoccupato per tutti gli atti di violenza avvenuti in Italia ai danni di campi nomadi «senza che vi fosse una effettiva protezione da parte delle forze dell’ordine che a loro volta hanno condotto raid violenti contro gli insediamenti». Questo il contenuto del rapporto sulla situazione dei nomadi in Italia e la politica in materia di immigrazione.
Insomma, siamo veramente un popolo di cattivoni, anche perché, continua Hammarberg, «sono stati fatti pochi progressi nell’effettiva protezione dei diritti umani dei Rom e dei Sinti». Ehh già già; ma non è tutto, la ciliegina sulla torta è che «la decisione di rendere la presenza illegale in Italia un’aggravante nel caso in cui la persona commetta un reato, potrebbe sollevare serie questioni di proporzionalità e di discriminazione».
Riassumendo dunque siamo razzisti e picchiatori, oltre che piromani incendiari; infatti bruciamo i campi di questa povera gente mentre la polizia non solo assiste indifferente, ma ne approfitta per partecipare attivamente ai raid punitivi, in cui massacra nomadi a tutto andare senza che nessuno se ne accorga. Infatti stranamente non risultano procedimenti a carico di qualche tutore dell’ordine per reati di tal fatta. Se ne deduce che anche la magistratura stia coprendo questo disegno eversivo condotto dallo Stato stesso.
Parola d’ordine: siamo un paese intollerante. Bruciamo i campi nomadi e ce l’abbiamo coi Rom. Questa dev’essere stata la consegna o il clima che si respirava nelle sede Arci il cui volontario ha chiamato la polizia per segnalare l’incendio del campo di via Candoni, a Roma, ad opera di tre italiani a volto scoperto a bordo di un’auto. Sì, peccato che nessun altro abbia assistito alla scena, compresi diversi rom che sono stati interrogati in quanto testimoni dell’evento.
I vigili del fuoco accorsi prontamente sul posto hanno verificato la totale assenza di dolosità nel rogo, provocato probabilmente dalle molte sterpaglie disseminate nella zona, che complice il caldo hanno preso fuoco con una certa facilità, come già avvenuto diverse volte in passato negli stessi luoghi. Il fatto ha provocato al volontario una denuncia per procurato allarme, cui egli risponde affermando che aveva solo riferito ciò che gli avevano detto i rom (ma costoro hanno smentito, come detto precedentemente).
Il problema è che ci siamo dovuti sorbire due giorni di titoloni sui giornali che blateravano di bottiglie molotov e altre amenità del genere, denunciando l’ennesimo episodio di razzismo ai danni dei nomadi eccetera eccetera. Ma a chi giova veramente quest’emergenza? Li vogliamo fare due conti in tasca alle associazioni che si occupano dei campi? Vediamo.
La rete Campana per la salute e l’ambiente e Mina (Media indipendenti napoletani) hanno girato in questi giorni un documentario particolarmente istruttivo sui rifiuti a Napoli. Dopo lo show berlusconiano parte il tour ‘Napoli Pulita’, dove la rete Campana denuncia come la vera emergenza rifiuti (mancanza di politiche strutturali eco-compatibili di gestione dei rifiuti ordinari e sversamento abusivo di rifiuti speciali) sia sempre assolutamente e drammaticamente attuale.
Ecco uno stralcio del comunicato della rete:
Drammaticamente simbolico, perchè unisce i due pezzi forti della propaganda di governo: la caccia ai cittadini rom (che poi finisce per riverberarsi in eccessi ‘autogestiti’ come quelli di Ponticelli..) e la presunta soluzione dell’emergenza rifiuti.
E ancora: