La presidente di Confindustria ci prova, stavolta con un video messaggio, ad alzare la voce per dire che c’è, per ridare fiato e dignità agli imprenditori italiani (delusi e smarriti) che “si sentono soli”.
Ma Emma Mercegaglia sa, o dovrebbe sapere, che non si fa la frittata senza rompere le uova. E sa anche, o dovrebbe sapere, che quando si suonano le campane, c’è chi sente e c’è chi non sente o non vuole sentire.
La Mercegaglia pare proprio aver abbandonato il suo aplomb per scagliare frecciate contro la politica e soprattutto per lanciare un’accusa pesante contro il governo.
«L’Italia di oggi è già un paese troppo diviso - ha aggiunto Marcegaglia nel video messaggio sul sito web degli industriali - dall’impresa può e deve venire un esempio per tutti, un esempio di come liberamente si possa convergere su poche scelte chiare e di priorità condivise per ridare all’impresa la capacità di crescere, la capacità di creare lavoro, coesione sociale e proiezione nel mondo. Facciamo sentire forte la nostra voce per dare al paese un messaggio chiaro e preciso delle cose da fare. Decidiamo insieme l’Italia da fare».
A dire il vero, la Confindustria dovrebbe chiedere scusa a Romano Prodi, che aveva concesso il cuneo fiscale. Chi non ricorda, infine, gli applausi, escluso Della Valle, al Cav imbonitore, da cui furono ammaliati e a cui concessero credito anche quando era evidente che si trattava di bufale?
Le esternazioni della Mercegaglia lascianoquindi il tempo che trovano: da sempre la presidente di Confindustria rileva l’inadeguatezza del governo ma, alla fine, alle urne chiamerà i suoi a votare Berlusconi. Tappandosi il naso.
Gioca in casa, nella sua Bologna, Romano Prodi e non si lascia sfuggire una pungente battuta sulle difficoltà del Pd. L’ex premier “graffia” il suo partito, applauditissimo, questa mattina al convegno «Manifutura 2011».
Il tema era il futuro delle politiche industriali in Europa, ma non è mancato un commento anche sulle tensioni e le rivolte di questi giorni in nord Africa. “In Egitto – chiosa l’ex premier- l’opposizione musulmana si è impegnata a presentarsi alle elezioni garantendo che non vincerà. E questa è una cosa, per il Pd, grandiosa», scherza Prodi dal palco, mentre in prima fila è seduto il segretario nazionale dei democratici, Pier Luigi Bersani.
«In Egitto - ribadisce Prodi- i militari hanno aperto un dialogo con l’opposizione, hanno fatto parlare in tv i fratelli musulmani che hanno fatto la loro proposta politica e hanno detto che non presenteranno candidati alle prossime elezioni presidenziali. Anche l’esercito- continua l’ex premier- ha risposto che non presenteranno candidati alle prossime elezioni presidenziali. E poi i fratelli musulmani si sono impegnati, almeno in televisione, almeno a uno strano impegno: ci presenteremo alle elezioni, ma vi garantiamo che non vinciamo. E questa è una cosa, per il Pd, grandiosa», scandisce Prodi fra le risate e gli applausi della platea.
La verità si dice scherzando. E il Pd ha la vocazione di applaudire sempre chi lo critica. Serracchiani docet. Chissà perché. Incoscienza? Autolesionismo? Incapacità di capire la lezione delle battute?

Pochissimi giorni fa ci siamo occupati delle primarie del Pd a Bologna e a Napoli, in previsione delle elezioni amministrative del 2011. Bene, mentre a Bologna la vittoria del “candidato Pd” non ha suscitato polemiche (anche se parlare di candidato del Pd alle primarie del Pd sembra un controsenso tutto italiano), a Napoli il trionfo del bassoliniano Andrea Cozzolino ha dato il via a pesantissime accuse di brogli.
Qui trovate un articolo del Fatto che riassume la vicenda. Cito il caso di un seggio, davvero meraviglioso:
“A Miano, nel seggio di via Ianfolla, Cozzolino raccoglie 1067 preferenze, 867 in più di Ranieri. Un record: con il seggio aperto 13 ore, si calcola che ogni votante sarebbe riuscito a far registrare la sua preferenza in un solo minuto.”
Il punto però, al di là dei numeri (più di 44.000 votanti a Napoli contro i soli 28.000 di Bologna - Bologna, una delle capitali della “zona rossa”, superata da Napoli è di per sé un risultato sospetto), è un altro. Ma prima, serve ripercorrere in poche righe la storia delle primarie in Italia.
Continua a leggere: Primarie Pd e sospetti brogli: come distruggere una grande intuizione
Il Cav e la Costituzione infernale. Di notte l’uomo di Arcore ha incubi, sogna Napolitano nei panni di Lucifero che lo insegue con il forcone e tutt’intorno i demoni con le sembianze dei giudici della Consulta che volteggiano nel cielo illuminato dalle fiamme. E lui fugge, fugge invano. Forse il premier è posseduto? L’Esorciampi
La verità è che quando il capo del governo si sente in difficoltà, all’angolo o messo in ombra da qualcun altro (Tremonti?), ama scatenare un putiferio e alzare polveroni per tornare al centro della scena. Un vero dominatore…proprio come il suo antico padrino politico. Craxi driver
Il Pd chiama Prodi. Nel partito che il Professore ha contribuito a fondare, cresce la nostalgia per il suo carisma e il suo equilibrio. Enrico Letta si è fatto portatore di questo sentimento, ma in molti la pensano come lui. Certo, è bello vedere come il Partito democratico si slanci in avanti e sia tutto proiettato verso il futuro. iProd
Alla faccia di Vespa, Alberto Stasi era stato assolto per l’omicidio di Garlasco. Ora torna a processo per detenzione di materiale pedo-pornografico. Youpube
Lui, il Cavaliere, si agita, si gonfia, sbraita. Ma si sta consumando in una maschera vitrea.
Peggiore del viso ligneo di Romano Prodi, quando predicava la stretta, invocando le tasse.
Berlusconi s’aggrappa ai numeri ma i conti non gli tornano più. Meno di un terzo dei due terzi degli elettori lo ha votato alle ultime regionali. E il consenso scende più dei voti: la balla dei 2 italiani su 3 che lo amano è una balla.
Tocca al Premier, adesso, chiedere sacrifici agli italiani che, disillusi e smarriti, voltano sempre più le spalle a chi di fatto ha giocato a ingannarli. Berlusconi ha negato la crisi e adesso chiama gli italiani a spegnere un incendio sempre negato.
I mesi a venire non promettono niente di buono. La cinta degli italiani è oramai all’ultimo buco. Mentre una nicchia, caste privilegiate e cricche di amici degli amici, spandono e spendono. Il Paese rischia la bancarotta e gli italiani sono sempre più convinti che la colpa non è del destino cinico e baro.
Ora i sondaggi (non quelli pilotati e pagati dal Cavaliere) di Demos, sono addirittura peggiori di quelli fatti da Ipsos pochi giorni addietro.
Questi sondaggi dicono che la fiducia verso Premier e Governo è in netto e continuo calo. La sfiducia aumenta non per gli intrallazzi “sessuali” del Cavaliere al Viagra, ma per l’incapacità a far fronte alla crisi.
Berlusconi perde 10 punti rispetto a un anno fa (6 punti in meno rispetto a 4 mesi addietro): cioè “solo” il 43% degli elettori giudica positivo l’operato del Premier. Solo 4 elettori su 10 danno la sufficienza al Governo. E’ la prima volta che succede.
Lo smottamento è in corso. Può diventare un terremoto da seppellire Berlusconi il suo Governo.
Silvio Berlusconi: nivola. Voto 8. Il premier ricorda ed esalta la celebre Mille Miglia automobilistica: “simbolo di inventiva, passione, unità”. Quando passava Nuvolari. L’Italia del Drake, con il tricolore sul pennone. E la Lega dileggia l’Inno di Mameli e sputa sulla “bandiera”.
Piero Fassino: copilota. Voto 8. L’ex segretario Ds torna in campo e difende le scelte “di rigore” del governo Prodi: “Altrimenti saremmo come la Grecia. L’euro ha salvato il valore dei redditi e delle pensioni”. E la destra populista vuole riproporre i dazi. Lega “torcicollo”.
![]()
Mentre alcuni esponenti della maggioranza sono impegnati a dimostrare la propria innocenza, un parte del Governo è in queste ore impegnata a gestire chi al momento in carcere già si trova. Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, avrebbe elaborato un piano carceri che secondo il collega Roberto Maroni, Ministro degli Interni, sarebbe persino peggio dell’indulto promosso dal 2006 da Clemente Mastella, allora Guardasigilli.
Il preoccupante aumento dei suicidi nelle strutture penitenziari (secondo i dati riportati dal Giornale una persona ogni sei giorni decide di suicidarsi prima di uscire dalla prigione) avrebbero allertato il Ministro Alfano secondo il quale lo spostamento di 12 mila detenuti agli arresti domiciliari potrebbe risolvere il problema tanto a cuore alla radicale Rita Bernardini che per la causa, sull’esempio di Marco Pannella, ha iniziato uno sciopero della fame.
Secondo quanto fatto intendere da Roberto Maroni a chi sull’argomento questa mattina l’ha intervistato il piano di Angelino Alfano potrebbe risultare fallimentare poiché buona parte dei carcerati spostati alla detenzione casalinga non ha un alloggio dove stare.
Continua a leggere: Indulto: Roberto Maroni contro Angelino Alfano
Ogni tanto Romano Prodi riemerge dal suo esilio dorato nel tentativo di proporre un rinnovamento del partito che ha lasciato e che versa in condizioni comatose, specialmente dopo l’ultima tornata elettorale. Oddio, a essere precisi sarebbe meglio dire che l’ex-primo ministro non ha avuto nulla a che fare o quasi con la costituzione del Pd, in cui si è ritrovato come una sorta di “padre della patria” nella sola fase finale della sua carriera politica.
In ogni caso non è la prima volta che una sua proposta viene guardata con sospetto e fastidio dai caporioni del nuovo partito, come se si fossero legati al dito la sua “diserzione”, o quella che considerano come tale. O forse semplicemente difendono il loro piccolo spazio di potere che in fondo val bene uno stipendio.
La proposta comunque non è nuova, e riflette analoghe iniziative tra le quali ci piace citare quella dell’ex-primo cittadino veneziano Massimo Cacciari, indubitabilmente primo (e tra i pochi) a capire la forza del messaggio leghista nel nord Italia. Dotare il Partito Democratico di una struttura non verticistica ma di tipo federale, assegnando forti poteri ai segretari regionali.
Continua a leggere: Prodi ripropone il Pd federalista. Scontro nel partito
Quando la casa brucia, c’è (quasi) sempre chi arriva con il … secchio d’acqua salvatore.
Ed eccolo, allenato e ritemprato, autoproclamatosi “salvatore” del Pd, Romano Prodi, pronto con la spugna (o falce e martello?) a cancellare i vertici nazionali per mettere il partito sotto la guida dei segretari regionali, novelli principi che, illuminati, eleggono il re super partes.
Applaude il Chiamparino dell’”io l’avevo detto”, tacciono i big, i più ironizzano o fanno spallucce sapendo che è solo il vecchio refrain del cambiare tutto per non cambiare niente.
Prodi vuole rivoltare il Pd come un calzino, partendo però dai .. piedi, e non dalla testa. L’ex premier pensa che rinnovando l’organizzazione si rinnovano idee e progetti.
E l’identità? E la risposta al perché il Pidì è col culo per terra? Via il “caminetto”, via i problemi. Come se i segretari regionali non fossero a loro volta frutto di altrettanti “caminetti”, non fossero i primi a chiudersi compiaciuti in posizioni di autosufficienza nella contemplazione soddisfatta dei rispettivi orticelli, inossidabili, anziani e giovani, a non mollare mai la poltrona.
Il rinnovamento di un partito non è solo una questione metodologica, né sociologica: è innanzi tutto un problema “politico”, e non lo si risolve con alchimie organizzative disegnate dall’alto.
Il Pd, stanco e anchilosato, come il pesce andato a male, puzza dalla testa. E la testa, come si sa, non contiene solo il viso.

Periodicamente Romano Prodi si tira fuori dalla naftalina e si mette a commentare la situazione del Pd con toni critici. Probabilmente è rimasto ferito da come venne fatto fuori dal Governo e da come venne accantonato nel partito e a ogni sconfitta del Pd (dal 2006 in poi praticamente sempre) interviene a gamba tesa sui suoi (ex) compagni di partito. In questo caso, con un buon politichese, propone una specie di rivoluzione del partito
La direzione nazionale del Pd sia formata soltanto dai segretari regionali, eletti ciascuno tramite le primarie. Bisogna avere il coraggio di cancellare gli organismi nazionali con le sue infinite code di benemeriti e aventi diritto, compresi gli ex segretari di partito e gli ex presidenti del consiglio
Insomma un cambiamento in senso federale del movimento con un attacco non esplicito ma piuttosto chiaro ai vari D’Alema, Fassino, Veltroni ecc che da anni si passano la palla della gestione del partito. Qualcuno ha ipotizzato che, per Prodi tramite queste parole, Pierluigi Bersani sia già sulla via del pensionamento. Il segretario nicchia ma intanto già monta la polemica nel partito con un attacco all’ex Presidente del Consiglio da parte dell’onorevole Merlo
Ci mancava ancora il Presidente Prodi a fornire l’ennesima ricetta per attenuare la recente e pesante sconfitta politica ed elettorale del Pd. Se è certamente vero che la flessione del Pd risponde anche a scelte politiche del suo gruppo dirigente, è curioso che adesso a mettere in discussione il segretario nazionale Bersani sia addirittura l’ex presidente del Consiglio per sostituirlo con una dirigenza collegiale formata dai segretari regionali. Ma non diciamo da tempo, tutti e senza eccezioni, che la forza di un grande partito popolare e di massa, soprattutto se all’opposizione, è anche quella di non cambiare ogni sei mesi il suo segretario? Prodi si è già pentito di questa semplice e quasi banale osservazione?