
Nuova giornata di voto negli States, per la corsa alla nomination dei Repubblicani: il 13 marzo 2012 tocca alle primarie in due stati del sud, Alabama (50 delegati) e Mississippi (40 delegati) e a due caucus “minori”, nelle Hawaii (20 delegati) e nelle Samoa Americane (9 delegati).
Secondo gli spin doctor di Mitt Romney, il loro candidato non otterrà i 1144 delegati necessari per la nomination prima dei prossimi due mesi. E così, ogni voto diventa importante, anche perché sul fronte dei conservatori l’elettorato si dividerà, fatalmente, fra Rick Santorum e Newt Gingrich, che non ha nessuna intenzione di mollare la competizione anche se il cattolicissimo Santorum ha provato in qualche modo a convincerlo, per vedere cosa succederebbe se l’elettorato più a destra del popolo repubblicano non dovesse dividersi fra due candidati ma ne avesse solamente uno da scegliere.
Non lo sapremo, per ora. Sappiamo però che Santorum ha cominciato a opporsi non solo al fatto che una vittoria così tristemente matematica di Romney è l’anti-narrazione americana per eccellenza, ma anche al fatto che la matematica sia davvero tutta dalla parte dell’ex governatore del Massachussets.
E l’idea di una open convention - per convenienza, ovvio - non sembra così peregrina. Vista da fuori, è ancora un’ipotesi di fantapolitica.
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USA 2012 - Il 4 febbraio è il giorno dei caucus in Nevada, un altro appuntamento chiave per le primarie Repubblicane che spalancheranno a uno dei candidati le porte delle presidenziali di novembre.
Secondo l’ultimo sondaggio condotto dal Survey Center dell’Università del Nevada a Las Vegas, Mitt Romney (che ha incassato anche l’endorsement di Donald Trump) si conferma ancora in testa nei sondaggi: il 45% degli intervistati ha confermato il proprio appoggio all’ex governatore del Massachussets che tenta di prendere il largo con il terzo successo. Segue Newt Gingrich, distanziato di ben 20 punti percentuali (ma in crescita). Poi Rick Santorum (11%) e Ron Paul (9%). Gli indecisi sarebbero circa il 9%: fra di essi dovranno cercare di trovare consensi gli avversari di Romney.
Quattro anni fa, nel 2008, il favorito vinse le primarie in Nevada con il 51% delle preferenze (cosa che non gli portò bene per il risultato finale). Se Romney dovesse confermare il risultato, superando il 50% delle preferenze, questo significherebbe che avrebbe finalmente trovato il consenso dei conservatori. Ma il Nevada non è quello di 4 anni fa. Se nel 2008 il tasso di disoccupazione era del 5,5%, ora si è saliti al 13% e anche i candidati repubblicani dovranno fare i conti con uno stato estremamente scontento della politica (e in particolare di quel Presidente Obama che, nel 2008, venne preferito anche in Nevada a John McCain).
Naturale, dunque, che i Repubblicani vedano nello stato un importante punto di partenza.
I mormoni (un quarto dell’elettorato locale) dovrebbero concentrare i propri voti dei caucus su Romney. Per Ron Paul - che pure sembra intenzionato a continuare anche negli altri Stati - il Nevada sarà una specie di ultima spiaggia. Poi c’è l’incognita dei Tea Party: a loro si rivolgono, in particolare, Santorum e Gingrich. Il primo attacca duramente: «uno schiaffo in faccia ai Tea Party», dice una sua pubblicità a proposito del sostegno al salvataggio di Wall Street da parte di Gingrich.
Eppure, secondo quanto ha detto al New York Times Jeri Taylor-Swade, una delle organizzatrici del Tea Party a Las Vegas (nell’immagine © TM News), molti, fra gli attivisti, sono ancora fedeli proprio a Gingrich. Ma fino a quando?

Usa 2012 - Primarie in Florida - Mitt Romney si porta a casa il suo secondo successo personale, dopo quello in New Hampshire, e comincia a pensare in grande e a cercare di convogliare l’attenzione dell’opinione pubblica - almeno quella Repubblicana, per ora - sul fatto che la sua sia una leadership indiscussa:
«Le primarie competitive non ci dividono, ci preparano. E vinceremo. La mia leadership porrà fine all’era di Obama e sarà l’inizio di una nuova era di prosperità americana».
Parole che non fanno i conti con i numeri e con le intenzioni degli avversari.

E’ vero, in Florida Romney ha vinto con un buon margine, e quello della penisola meridionale era il voto con il maggior numero di elettori fino a questo momento. Ma attualmente, colui che si proclama già come l’anti-obama può contare solamente su 71 delegati conquistati nelle quattro votazioni che si sono già tenute. Fra gli avversari, Newt Gingrich è a quota 23, Rick Santorum a 13 e Ron Paul a 3. Sembrerebbe fatta, non fosse che - dettaglio affatto trascurabile - per avere la nomination in tasca occorre ottenere 1.144 delegati. Quelli assegnati fino ad ora sono una piccola frazione, e dunque il tono trionfalistico di Romney appare giustificato più da ragioni propagandistiche che dai fatti.
Dal canto loro, gli altri candidati non hanno espresso intenzione di ritirarsi e sono già pronti per i prossimi due appuntamenti: i caucus in Nevada e quelli in Colorado (4 e 7 febbraio). Con gli occhi puntati al super tuesday di marzo: il 6 si voterà in ben 11 stati. Probabilmente, per allora, un verdetto più significativo verrà attribuito anche dai numeri e non solo dalle parole.
Foto | © TM News

Rick Perry (Foto | © TM News) si è ritirato dalle primarie repubblicane per la corsa alla Casa Bianca. La notizia non sorprende affatto.
Il candidato repubblicano, che solo l’estate scorsa era dato per favorito alla vittoria finale (addirittura, secondo alcuni, in vantaggio nei confronti del Presidente uscente Barak Obama in caso di scontro diretto), è andato malissimo nei primi due appuntamenti elettorali: i caucus in Iowa e le primarie del New Hampshire. E infatti ci chiedevamo, annunciando il ritiro di Michele Bachmann, quando sarebbe toccato anche a Perry.
Così, a due giorni dal nuovo evento in calendario, le primarie del South Carolina, rimangono in lizza solamente quattro contendenti.
Newt Gingrich, Mitt Romney, Rick Santorum e Ron Paul. Anche Jon Huntsman, infatti, ha annunciato che non proseguirà nell’avventura.
Le speranze dei conservatori più oltranzisti sono tutte rivolte verso Santorum (che però, a meno di sorprese straordinarie, potrebbe essere il prossimo a dare forfait). Quelle dei moderati verso Ron Paul, che non è mai riuscito a ottenere la vittoria alle primarie (ci ha già provato nel 1998 e nel 2008). Il favorito rimane Romney, con Gingrich ancora intenzionato a guastargli la festa.

Nell’immagine, i sondaggi (secondo USA Today) che riguardano proprio le Primarie in South Carolina, previste per il 21 di gennaio. Perry è ancora quotato perché l’annuncio del ritiro è di pochi minuti fa.
Come si può notare, Romney conduce con un 33.6%, segue Gingrich 26.0%, poi Ron Paul (14.2%) e John Santorum (13.4%). Bisognerà vedere come si ridistribuirà quel 4.4% attribuito ancora a Perry: non è detto che il suo annuncio di dare il proprio endorsement a Gingrich convinca tutti i suoi ex elettori.
[Le primarie Repubblicane - Usa 2012 su Polisblog]
Rick Santorum 29.839 voti (24,6%), con 14 delegati
Mitt Romney 29.805 voti (24,5%) con 12 delegati
Ron Paul 26.036 voti (21,4%) 1 delegato
Mitt Romney 30.015 voti (25%)
Rick Santorum 30.007 voti (25%)
Ron Paul 26.219 voti (21%)
Newt Gingrich 16.251 (13,3%)
Mitt Romney ha vinto in Iowa per 8 voti. Il pareggio resta sostanziale.
Rick Santorum e Mitt Romney al fotofinish dell’Iowa Caucus 2012. Ron Paul terzo, Newt Gingrich quarto. Questi i risultati pressoché definitivi, che significano almeno una cosa: da oggi una fetta di mondo al di fuori degli States comincerà a chiedersi chi è Rick Santorum.
Il primo voto dell’anno, il primo atto della campagna presidenziale Usa 2012 mostra, nel testa a testa fra i due candidati, tutta l’incertezza della situazione repubblicana. E il ruolo importante che potrebbero avere, anche in futuro, i cristiani più oltranzisti e la destra conservatrice.
Se confrontiamo la situazione attuale con i risultati dell’Iowa Caucus 2008, scopriremo che la situazione, per Mitt Romney, non è cambiata di molto. Anzi: rispetto a 4 anni fa ha sostanzialmente confermato i suoi voti in Iowa. Ma allora aveva perso sonoramente. E, sorpresa, colui che poi emerse a lungo termine fu John McCain (che era arrivato quarto al primo voto dell’anno e poi fu sconfitto da Obama, confermando la tradizione).
Questo significa, sostanzialmente, che i caucus dell’Iowa non hanno deciso molto, ma emettono comunque dei verdetti: Rick Perry, il governatore del Texas che in un primo momento sembrava il candidato più credibile per i Repubblicani, è già prossimo a lasciare dopo il quinto posto. Ron Paul si conferma un avversario credibile, Newt Gingrich si tiene il suo quarto posto e naturalmente continuerà la corsa, forte di sondaggi ben più confortanti a livello nazionale.
Tutti i candidati alle Primarie Repubblicane per le Presidenziali USA 2012
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Una campagna elettorale che non ha mezze misure, quella negli States. E se ieri offrivamo un ritratto un po’ sarcastico ma assolutamente veritiero di Rick Perry (per ulteriori informazioni sul candidato alle primarie repubblicane, il Guardian offre un notevole vademecum), oggi è la volta di mostrare come funziona la campagna per le stesse Primarie repubblicane 2012. Con i Repubblicani che si fanno la guerra fra loro (si sa, durante le primarie non si guarda in faccia nessuno, nemmeno nella propria compagine) a colpi bassi. Decisamente bassi.
Perché un sostenitore di Ron Paul (altro candidato repubblicano di cui parleremo: ha già partecipato alle primarie del 2008, venendo sconfitto) ha acquistato (spontaneamente?) un’intera pagina di giornale, l’Austin Chronicles (a pagina 14 della versione online si può vedere quel che è andato anche in edicola) per pubblicare un annuncio un po’ particolare, quello che vedete qui sopra.
Avete fatto sesso con Rick Perry?
recita l’annuncio. E prosegue chiarendo per bene l’intento.
Primarie repubblicane U.S.A. 2012



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