Pochi giorni dopo il secondo sciopero degli immigrati è uscito per ChiareLettere “Grazie”, il nuovo saggio di Riccardo Staglianò. Intervistato da polisblog.it l’autore ha condiviso con questo sito una serie di spunti davanti ai quali ogni introduzione potrebbe rivelarsi superflua.
“Grazie” è uscito dopo il secondo sciopero nazionale organizzato dagli immigrati. Dal suo punto di vista, in virtù del lavoro che svolge come giornalista, cosa pensa della mobilitazione?
Penso un gran bene della mobilitazione, peccato che non c’è stata. Quella del primo marzo era una bella idea, che però è rimasta un’idea che, come diceva Gaber “finché resta un’idea è soltanto un’astrazione/se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione”.
Ho cominciato a lavorare al libro oltre un anno fa, quando di sciopero non si parlava. Il servizio di copertina del Venerdì sullo stesso tema è di circa due anni fa, e lì provavo a immaginare cosa sarebbe successo se si fossero fermati.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Riccardo Staglianò autore di “Grazie”
Quanto segue è esplicitamente rivolto agli elettori leghisti. Fermo restando l’assenza di proposte alternative a Silvio Berlusconi, a destra come a sinistra, mi chiedo se un gruppo di persone senza pietà sia meritevole di governare.
Soffermarci solo su quanto è successo ad Adro, comune del bresciano gestito da un’amministrazione leghista che ha polemizzato pubblicamente contro l’imprenditore anonimo che si è offerto di saldare il debito a causa del quale veniva negato il servizio mensa a dei bambini, non fa capire bene i limiti dei seguaci di Umberto Bossi.
A Paderno (in provincia di Udine), come riporta questa mattina l’Unità, la Lega Nord sta contrastando l’amministrazione di centro-sinistra che ha acconsentito alla sepoltura di una neonata di religione islamica nella parte del cimitero organizzata per tutte le persone che non professano il cattolicesimo.
Continua a leggere: Paderno: Lega Nord nega la sepoltura ad una neonata islamica

Negli stessi giorni in cui a Roma si discute sulla convivenza tra italiani e immigrati, residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno, abbiamo chiesto a Stefania Ragusa un bilancio sul secondo sciopero degli immigrati da lei organizzato, in collaborazione con altre persone che polisblog.it ha incontrato nelle scorse settimane.
Con lei, pochi giorni dopo gli scontri di Rosarno, abbiamo iniziato a ragionare sullo sciopero degli immigrati di cui si è occupata nelle ultime settimane. Di immigrazione, dopo Rosarno, si è disquisito per via dell’omicidio registrato a Milano in Via Padova. Secondo lei ha cambiato qualcosa il 1° marzo? Se sì, cosa?
E’ ancora presto per dare una risposta affermativa e a tutto tondo. Credo però che il Primo Marzo abbia posto le condizioni per un cambiamento di prospettiva importante. Si tratta, infatti, di un movimento caratterizzato dalla mixitè e orientato alla difesa dei diritti (di tutti i diritti, non solo di quelli degli immigrati, anche se oggi, per ovvie ragioni oggi il razzismo e le discriminazioni verso di loro sono prioritari): questo allarga inevitabilmente la visuale.
Continua a leggere: Stefania Ragusa a polisblog: “Lo sciopero degli immigrati è andato bene”

Mai come in queste ore è importante non concentrarsi sul colore politico di Gianni Alemanno, sindaco di Roma in quota PdL. Nella capitale sono in constate aumento le aggressioni razziste, per lo più ai danni degli immigrati residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno.
Il Corriere della Sera ha raccolto la protesta della comunità locale bengalese che al quotidiano ha denunciato il numero di aggressioni avvenute negli ultimi due anni. Secondo i dati forniti dai diretti interessati contro di loro si verificano episodi di razzismo ogni 40 giorni.
Malgrado gli allarmanti dati le istituzioni locali non si sono ancora attivate per migliorare la convivenza tra i diversi gruppi di persone. Per capirlo è sufficiente riflettere sull’aggressione subita da Manfredi Alemanno. Il figlio del primo cittadino della capitale sarebbe stato aggredito da un gruppo di immigrati.
Continua a leggere: Roma: aggredito il figlio di Gianni Alemanno da un gruppo di immigrati
“Sostenere l’importanza dell’immigrazione per la tenuta socio-economica del paese”. Questo, a parole, l’obiettivo del primo storico sciopero degli immigrati italiani, per la verità ispirato dall’analoga iniziativa di vari altri paesi europei tra cui Francia, Spagna e Grecia, e appoggiato da varie forze politiche di collocazione più o meno omogenea, come Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista e Partito Democratico.
Slogan retorici a parte, risulta però difficile comprendere appieno lo scopo di un’iniziativa del genere. In primo luogo perché non raduna una categoria di lavoratori, come d’uso, ma un gruppo di etnie che non si vede che cos’abbiano in comune. Un lavoratore regolare è un lavoratore regolare, che sia cinese, africano o italiano; dunque perché dovrebbe aderire a uno sciopero a base etnica?
L’impressione generale che se ne ha è di una generica protesta contro il razzismo, un po’ come si faceva ai tempi della scuola per evitare le interrogazioni. I picchetti tattici per manifestazione si sprecavano e se proprio non c’era nessun motivo per non andare in classe, quello del razzismo era un “sempreverde”.
Continua a leggere: Oggi il primo sciopero degli immigrati in Italia. Cui prodest?

E’ previsto per oggi, 1° marzo 2010, il secondo sciopero degli immigrati italiani. A nulla sono serviti gli scontri registrati quasi due mesi fa a Rosarno. Della civile protesta se ne sono occupati in pochi.
Meno, probabilmente, ne daranno notizia oggi. Eppure in Italia gli episodi di razzismo sono in costante, e preoccupante, aumento. Per capirlo è sufficiente riflettere su due notizie uscite pochi giorni dopo quanto successo a Milano in via Padova (dove ci scappò il morto dopo una lite tra due persone extracomunitarie, in Italia con regolare permesso di soggiorno).
A Lodi, come raccontato da La Stampa, il candidato sindaco Sergio Todi (PdL) ha proposto di rimborsare i cittadini del capoluogo lombardo che denunceranno all’amministrazione locale presunte irregolarità di cittadini immigrati residenti in loco.
Continua a leggere: Sciopero degli immigrati: Lodi e Milano come Rosarno

Ci sono storie di cronaca locale che devono, necessariamente, diventare d’interesse nazionale. Gli scontri registrati, lo scorso sabato, a Milano tra extracomunitari, come documentato dai colleghi di 02blog.it, cosa rappresentano?
Sostenere che v.le Padova sia la dependance di Rosarno, dove nelle scorse settimane un gruppo di lavoratori immigrati si ribellarono ai residenti a causa del trattamento schiavista a loro riservato, è sbagliato.
Sono diverse le persone coinvolte e le motivazioni alla base degli scontri. Tanto quanto l’amministrazione di Rosarno anche quella milanese, reduce da uno scandalo per tangenti, ha sbagliato non garantendo ai cittadini quella sicurezza al centro di interminabili campagne elettorali.
Continua a leggere: Rosarno - Milano solo andata, passando per v.le Padova

Prosegue il ciclo di interviste organizzate da polisblog.it per capire meglio le storie delle persone che hanno deciso di aderire allo sciopero degli immigrati. Previsto per il prossimo 1° marzo. Dopo l’intervista a Stefania Ragusa e a Daimarely Quinterno vi proponiamo oggi quella ad Almir San Martin.
Perchè hai deciso di fare parte dello sciopero degli immigrati?
Ho deciso di far parte di questa iniziativa perché sono stufo di essere trattato diversamente dai concittadini italiani. Sono stufo di dovere passare tra le strade e di essere percepito come un diverso. Sono stufo di non avere gli stessi diritti di alcuni italiani.
Sono stufo di non poter esprimere il mio diritto di voto. Sono stufo di non sentirmi italiano dopo 15 anni che sono in Italia.

Per dimenticare quanto successo a Rosarno non è servito neanche un mese. A poco più di tre settimane dagli scontri, e dai conseguenti proclami secondo i quali gli immigrati coinvolti negli scontri avrebbero avuto una sistemazione adeguata, l’Unità pubblica delle immagini che dovrebbero far riflettere.
Queste fotografie meglio di altre rappresentano l’inadeguatezza dell’attuale classe politica italiana che ai lavoratori calabresi, in nero, non è riuscita ad assicurare quanto proposto tanto da costringerli a vivere per strada. Di nuovo. A Roma però.
Nella capitale dove si sono costituiti nell’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno. Secondo quanto scoperto da Emilia Zazza, che firma il servizio, queste persone erano costrette a lavorare 14 ore al giorno. Per 25 euro. Meno di due euro all’ora.
Il post pubblicato su polisblog.it riguardante la notizia della rimozione di Luigi Tosti, giudice italiano che da anni combatte pubblicamente affinché nelle aule giudiziarie non ci siano più simboli religiosi (il crocifisso in primis) è stato uno dei più commentati.
In molti, a margine di quell’articolo, hanno sostenuto che quanto deciso dal CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) era giusto poiché Luigi Tosti, rifiutandosi di lavorare nella aule in cui era presente un simbolo religioso, aveva sbagliato.
In democrazia deve essere garantito il diritto di replica. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare il giudice che a polisblog.it non racconta solo la sua storia. Con Luigi Tosti abbiamo ragionato anche della riforma della giustizia.
Continua a leggere: Intervista – polisblog incontra Luigi Tosti, il giudice anti-crocifisso