
Dopo Noemi, Letizia e Patrizia, Silvio Berlusconi si trova ad affrontare un’altra grana di dimensioni eccezionali: Gianfranco.
Non Fini, ma Rotondi. L’esuberante ministro, nonché segretario della Nuova Dc per le autonomie, ha infatti minacciato, dalle colonne del Tempo, di uscire dal Pdl per costruire un nuovo partito: Se nel PdL siamo di troppo non è un dramma, né per noi né per il PdL. Tra un Popolo delle Libertà che ha vinto, ma non stravinto, e i Democrat che litigano sulle macerie c’è una prateria che una sola nostra decisione può trasformare in suolo edificabile di una forza capace di agganciarsi direttamente ai successi del governo, con la variante di declinare una generazione veramente nuova in una politica italiana che propone sul versante moderato gli stessi leader oramai da venti anni.
In effetti non c’è dubbio, visti i precedenti, che i democristiani siano capaci di trasformare in suolo edificabile ogni prateria (per non parlare di boschi, colline, parchi, zone archeologiche e aree esondabili).
Anche se Rotondi rassicura il premier sul fatto di “non voler piantare grane ad un leader che nessuna oscura campagna può scalfire”, immaginiamo il terrore che sta pervandendo le ossa di Silvio Berlusconi al solo pensiero di poter perdere l’alleanza, sostanziale e risolutiva, con la Democrazia cristiana di Rotondi Gianfranco.
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