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Il Milleproroghe declassa Alemanno e gli taglia i fondi: mai commissario straordinario per Roma Capitale

pubblicato da G.L. Barone in: Dì qualcosa di destra Gianni Alemanno Alle 5 della sera Visto da destra

alemanno sindaco di roma

Di solito, quando è in preparazione il cosiddetto decreto Milleproroghe, in tutti i palazzi pubblici dello stivale c’è ansia: il rischio è che, un’inaspettato emendamento o qualche improvviso colpo di genio, aggiunga qualche gabella o peggio “tagli” qua o là i conti pubblici. Questa volta è successo al Sindaco di Roma, di cui in questi giorni si parla anche per altre questioni.

Ma andiamo con ordine: il senatore Lucio Malan, lega Nord, relatore del provvedimento, ha proposto che dei 600 milioni di euro previsti per l’area metropolitana di Roma, 500 vengano distaccati al commissario straordinario per Roma Capitale. Fin qui niente di male per Alemanno.

Il comma successivo però stabilisce che il commissario non dovrà più essere “necessariamente” il Sindaco di Roma. Non una bocciatura a priori… ma quasi.

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Ore 12 - Pd caos: D'Alema "out" per il ko a Bersani?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroTutti sanno che Pierluigi Bersani è diventato segretario del Partito democratico grazie al “supporto” di Massimo D’Alema.

Tutti sanno che Bersani è bersagliato dal “fuoco amico” di Franceschini, Veltroni, Parisi e compagnia cantante. Tutti sanno che senza D’Alema, Bersani è un pesce fuor d’acqua. Allora?

Allora perché non ribaltare il problema e cercare di allontanare D’Alema dalla sala di regia del Pd per togliere al segretario la stampella?

L’occasione è data dalla prossima elezione di D’Alema a presidente del Copasir (ex servizi segreti). Incarico prestigioso, impegnativo, delicatissimo e bipartisan, per il quale “baffetto” dovrebbe abbandonare la politica attiva, cioè disinteressarsi delle vicende del piddì.

Questa, almeno, è la teoria di chi appunto, con signorilità (si fa per dire), vuole cogliere una ghiotta occasione per prendere i classici due piccioni con una fava. A dar voce a questa… soluzione è il quotidiano (semi clandestino) del Pd, Europa (ex Margherita), di cui sono noti i supporters, alcuni autorevolissimi, oggi fuoriusciti dal Pd (leggi Rutelli).

Non è vero che Rutelli si è dimesso dal Copasir per “incompatibilità dopo aver fondato il suo nuovo partito Api, bensì l’ha fotto perché quel posto spetta a un Pd. E non è vero che chi ha un ruolo istituzionale bipartisan non può intervenire direttamente in politica, come dimostra Gianfranco Fini. Già.

E’ l’antico vizio della politica italiana (e in primis del Pd) di parlare a suocera perché nuora intenda. E’ la sintesi odierna del Pd, che rispolvera e salda il “peggio” del PCI e il “peggio” della DC messi insieme. Talis pater, talis filius.

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Ore 12 - Pier Luigi Bersani, "santo " o "martire"?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroCon barba e saio, Pier Luigi Bersani potrebbe essere scambiato anche per un “francescano”.

Ma il segretario del Partito democratico è proiettato verso altri ruoli: alle regionali di fine marzo, o diventa il salvatore da fare “santo” o diventa solo un “martire”.

Bersani non può sbagliare il colpo in canna delle Regionali. Ma non c’è dubbio che l’ ex ministro giunge al suo primo appuntamento elettorale da leader di partito con l’handicap di un Pidì tutt’altro che “in fase”.

Un partito, più che pluralista, incasinato: diviso al vertice (non solo per incompatibilità personali ma anche perché la componente cattolica si sente umiliata, costretta ad accettare una candidatura come quella della radicale Bonino, anti post comunista e anti post democristiana per eccellenza, pro aborto e pro eutanasia per ideologia); con gente in fuga (se ne è andato persino il cofondatore del Pd, Rutelli); per lo più in mano ai potenti “cacicchi” locali, una forma aggiornata di notabilato (parole del dalemiano Nicola Latorre), che si considerano insostituibili e sordi alla “linea” data da Roma.

E, soprattutto, arriva a queste elezioni con il precedente “cappotto” del 2005, quando il Pd (centrosinistra) conquistò undici regioni, lasciandone alla destra solo due. Un risultato che, sulla base delle ultime Europee e dell’aria che tira, appare del tutto irraggiungibile. Allora?

Bersani potrebbe fare comunque un miracolo: “resistere” nel voto regionale portando a casa almeno 6/7 regioni e rilanciare da lì il “nuovo” progetto di alleanze per poter costruire la vittoria alle successive elezioni politiche. Mettere insieme, (con il Pd centrale e “volano”), partiti oggi all’opposizione molto diversi e distanti tra loro (dalla sinistra, all’Idv e all’Udc) è un’impresa davvero titanica.

E’ questo il “miracolo” chiesto a Bersani. Se gliela fa, sarà “santo”. Se no sarà “martire”, immolato nel rogo funebre del Pd.

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Ore 12 - Bersani "sor tentenna". Pd, allarme Regionali

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroPersino l’Unità se ne è accorta e lancia in prima pagina il titolone: “Allarme regionali”.

E’ paradossale che il Pd se la prenda con Di Pietro e De Magistris, come se l’Idv fosse una dependance del partito di Bersani. L’Italia dei Valori fa la sua politica, porta acqua al proprio mulino e, legittimamente, cerca di pescare voti ovunque, specie nelle acque “amiche” e più vicine.

Il problema è del Pd, che continua a sfogliare la margherita sulle alleanze, brancolando nel buio: è in ritardo su tutto, a cominciare dalle candidature per le regionali, elezioni/chiave per il Pd e a rischio per il centrosinistra che può andare ko addirittura in sei regioni.

Che fa Bersani? Il terzo segretario del Pd (come Veltroni e Franceschini) fa il “sor tentenna”, inchiodato nella morsa dei veti e contro veti di vecchie e nuove correnti, incapace (o impossibilitato?) a divincolarsi dalla “stretta” troppo ingombrante di Massimo D’Alema.

Si torna a parlare di resa dei conti. Stavolta sarebbe davvero l’ultima, con il definitivo sfarinamento di un partito capace di esprimersi solo nelle “primarie” e poi rotolare rovinosamente nella costruzione di programmi e leadership.

C’è fibrillazione. In molte realtà territoriali, non solo al Sud, sindaci ed esponenti del Pd, hanno già le valige in mano per nuovi lidi: è l’Api, il nuovo partito del “fuoriuscito” Rutelli, la meta più ambita.

Saranno settimane di alta tensione. Serve il colpo d’ala. Ma il volo di Bersani è troppo radente. E Berlusconi pare proprio fuori tiro.

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Di Pietro sull'aggressione al Premier: "Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza"

pubblicato da Luca Landoni in: Antonio di Pietro



Reazioni genericamente improntate alla ferma condanna dell’episodio di violenza subito dal Presidente del Consiglio in serata a Milano, ma il leader IDV Antonio Di Pietro si stacca dal coro:

    “Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza” ha dichiarato. E ancora: «Io - aggiunge il leader dell’Idv - condivido le rimostranze dei cittadini che ogni giorno vedono un premier che tiene bloccato il Parlamento per fare leggi che servono a lui e soltanto a lui, mentre milioni di cittadini perdono il lavoro e faticano ad arrivare a fine mese»

Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani hanno invece usato toni ben diversi per commentare l’aggressione. Fini: «Le dichiarazioni di Antonio Di Pietro sono inaccettabili. Non si può in alcun modo giustificare un atto di violenza». Bersani: «Un gesto inqualificabile che va fermamente condannato». Bossi ha invece parlato di “atto di terrorismo”.

Dal canto suo il Presidente Napolitano ha dichiarato: «Esprimo la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del presidente del Consiglio al quale va la mia personale solidarietà». Anche avversari politici di Berlusconi come Prodi e Rutelli hanno mantenuto questa linea, che appare d’altronde doverosa in un paese civile che condanna la violenza in ogni sua forma.

Nelle prossime ore vedremo se Di Pietro smentirà le sue affermazioni a caldo, o correggerà quantomeno il tiro.

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Ore 12 - Silvio Berlusconi bacia come ... Leonid Breznev

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroI “baci” di saluto che si danno Silvio Berlusconi e Umberto Bossi quando si incontrano nelle cene di Arcore sembrano i baci che si davano fra loro i capi del Pcus e dell’Urss.

Roba finta, che sa di muffa, ma sempre attuale perché anticipa giravolte, tradimenti, pugnalate alle spalle.

Lo sanno tutti che il Super Cav, pur di tenersi stretto Palazzo Chigi, trampolino verso l’agognato Colle, si alleerebbe anche col diavolo.

Anche con l’odiato Casini e addirittura l’arciodiato Rutelli. Questi ultimi due, messi insieme, vengono dati dagli ultimi sondaggi al 10 per cento. Più o meno il peso elettorale della Lega. Capito?

Da una parte, i picconatori “azzurri” scavano contro i leghisti per spingerli fuori dal governo e dall’altra i tessitori (sempre gli stessi “azzurri”) costruiscono in silenzio l’alternativa, con i nuovi centristi nell’esecutivo.

Il premier vede e tace, è al limite e non vede l’ora di prendere due piccioni (Bossi e Fini) con una fava (rimpasto di governo o elezioni anticipate). Anche perchè torna a lievitare la fiducia al Cavaliere: + 4 punti di consenso. Come dire: il pallino resta in mano a “lui” che, si sa, lavora per la (sua) ditta.

Ma sono gli altri (tutti) a lavorare per lui. Finchè dura …

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Sondaggio: indice di gradimento dei partiti italiani a novembre 2009

pubblicato da Luca Landoni in: Sondaggio



Dopo qualche tempo torniamo a presentare il sondaggio sul gradimento dei partiti politici italiani. Lo scopo è di rilevare il mutamento dello scenario politico e anche della tendenza dei lettori di PolisBlog.

Ricordiamo che lo scorso indice, rilevato a febbraio 2009, aveva visto una netta prevalenza dei partiti di centro-sinistra, e in particolare dell’Italia dei Valori. Il sistema dell’indice prevede di dichiarare via via il simbolo preferito tra i due che vi appaiono. L’operazione risulterà un po’ più lunga della volta scorsa perché abbiamo voluto inserire più forze politiche possibili, e tra le altre anche la nuova Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli, al suo primo vero test sondaggistico su queste pagine.

Dopo il salto riportiamo il risultato di febbraio.

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Ore 12 - I primi passi (sbagliati?) di Bersani fra malumori e minacce

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroPreoccupa non pochi nel Pd, in particolare fra gli ex popolari, l’attivismo a “senso unico” di Pierluigi Bersani.

Il neo segretario, nel suo forcing di perlustrazione per “recuperare” alleati, ha puntato subito la barra a sinistra. Evidentemente non si tratta di fair play o di pubbliche relazioni, ma di scelta politica.

La preoccupazione è reale perché si teme che si cada da un eccesso all’altro: dal veltroniano partito a vocazione maggioritaria (che ha prodotto solo sconfitte), al nuovo Pd baricentro di una nuova/vecchia coalizione di setto-otto partiti e partitini, replay accozzaglia di soggetti vari che mette insieme alla rinfusa centro, sinistra ed estreme.

Sbaglia, in questo contesto, chi sottovaluta il forfait di Rutelli. Lo rileva l’acuto Pierluigi Castagnetti: “L’operazione Rutelli è un insidia per Bersani. Se il Pd delega il dialogo con i moderati ad altre forze centriste, o magari ne favorisce la formazione, che ci stanno a fare i cattolici democratici nel Pd? Perché dovrebbero rimanere anziché andare in questa nuova arca?”.

Altro che mal di pancia!. La sterzata “socialdemocratica” di Bersani (regia di Massimo D’Alema) manda in fibrillazione il Pd e prefigura nuovi strappi. Vero che fermi non si può stare, ma andare nella direzione sbagliata è ancor peggio. Urge chiarezza politica.

Perché Bersani invece di riempire l’agenda di incontri con gli spezzoni della sinistra fantasma o agonizzante non mette giù un bel discorso da fare agli italiani su cos’è adesso il Pd e cosa intende fare subito (e con chi) per la crisi del Paese?

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Stile Libero: il trans trans democratico

pubblicato da m.paganini in: Mediaticamente Partito Democratico PD


Pur orfano del saggio e calibrato Vittorio Feltri, Libero riesce ancora a regalarci delle emozioni forti. Come ad esempio la vignetta che troneggia sulla prima pagina di oggi, sotto il titolo Pagava i trans ma non le tasse: il lucido contributo di oggi del quotidiano di Maurizio Belpietro alla vicenda Marrazzo.

Forse a causa della nota difficoltà cognitiva delle legioni della sinistra, a me la vignetta in questione pare un obbrobrio satirico degno del miglior Forattini.

Voi che ne dite?

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La via del Pd per snidare il Cav: basta antiberlusconismo, veline, salotti tv, gossip

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Il primo errore che nel Pd molti faranno sarà quello di pensare che adesso, con Bersani segretario, ogni problema è risolto e che il futuro sarà lastricato di successi e vittorie. E giù ovazioni.

E’ così da almeno quindici anni, basta sfogliare l’album di famiglia: Prodi. Amato, Rutelli, D’Alema, Veltroni, Franceschini. Ogni volta grandi propositi di rilancio seguiti immancabilmente da grandi tonfi.

Il secondo errore, peggiore del primo, è quello di pensare che adesso “al Berlusca gli facciamo un c…lo tanto”.

Bersani, un emiliano bonario e tosto che deve dimostrare di saper essere leader, ha subito detto una cosa saggia: “No al dialogo, sì al confronto”. E’ questo l’antitodo per non cadere nel tranello dell’inciucio e nella trappola dell’antiberlusconismo e del populismo.

All’autolesionismo del veltroniano partito a vocazione maggioritaria non deve contrapporsi l’altrettanto autolesionismo dipietrista del partito dei “duri e puri” o di una allenaza “calderone” tipo ulivo riverniciato.

Berlusconi presto aprirà al dialogo, che vuol dire incontri segreti, caminetti, salotti televisivi, inciuci, appunto. Il Cav. va snidato per portare il confronto in Parlamento, cioè alla luce del sole, davanti agli italiani. Finendola con le storielle delle veline: obbligando premier e governo a rispondere delle proposte concrete (se ci sono) del Pd e dei suoi nuovi alleati (se ci saranno).

Uno, due, tre punti di come sciogliere uno, due, tre nodi che strozzano gli italiani e tengono l’Italia sotto un macigno.

Tutto il resto è noia: il replay delle vittorie di Berlusconi. Cioè il replay di un Paese sconfitto.

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