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Tutti gli articoli con tag salari

Sciopero generale, è l'ora della "lotta dura"!

pubblicato da Massimo Falcioni

Si torna allo sciopero generale, si torna alla piazza. La Cgil chiama oggi i lavoratori e il Paese alla lotta.

Se la “manovra” del Governo bastona i “soliti noti”, colpisce salari e pensioni, non toccando minimamente le rendite finanziarie e gli evasori e non innescando la svolta per il rilancio dell’Italia, cosa deve fare il sindacato?

Deve fare esattamente ciò che sta facendo la maggiore e più autorevole delle organizzazioni dei lavoratori. Cisl e Uil sembrano latitanti, dimostrando falle pesanti sul piano dell’autonomia e dell’unità. Un sindacato sta sempre dalla parte di chi sta peggio, di chi è più debole, di chi è senza difese di fronte a una crisi devastante che colpisce redditi e distrugge diritti.

Il referendum di Pomigliano come confine “storico”, incipit di una “nuova” epoca in cui tramontano formalmente i diritti, cala il sipario sul Contratto nazionale e sullo Statuto, sono abrogati ufficialmente la Costituzione e il sindacato. Il capitale vince sul lavoro, si sarebbe detto un tempo, lo stesso in cui cominciava la stagione delle lotte operaie e contadine, mentre nasceva la rappresentanza organizzata del mondo del lavoro.

Il Governo delle false promesse preferisce colpire i più deboli, come le donne della P.a. per cui innalzano l’età pensionabile di 5 anni, dimenticando che nei fatti già si ritirano dal lavoro a 65 anni perché faticano a maturare i contributi (la discontinuità nell’occupazione ha soprattutto il volto femminile).

Tagliano pesantemente i fondi agli enti locali, mettendo Regioni e Comuni spalle al muro: o aumentare le tasse per mantenere in piedi i servizi erogati oppure a tagliarli (dalla scuola ai trasporti, dalla sanità alla ricerca).

Ma la Cgil chiama il paese anche a difesa dei suoi diritti, riaffermando la centralità della contrattazione nazionale (unico argine a quella territoriale che rende il lavoratore nudo di fronte al datore di impiego), dello Statuto e della Costituzione come garanzie irrinunciabili.

L’unità dei lavoratori si costruisce con il consenso, non con l’imposizione. Come l’unità del Paese.

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Tremonti e il "posto fisso": perchè la svolta del ministro è una burla

pubblicato da Giulio Mattioli


Le dichiarazioni di ieri del ministro Tremonti sulla necessità di tornare al “posto fisso” sono in totale contraddizione con le posizioni e le politiche dei governi di centrodestra degli ultimi 15 anni, come abbiamo dimostrato. Ma magari si trattasse solo di incoerenza!

Il fatto è che la posizione del “nuovo” (ancora non si sa per quanto) Tremonti è proprio sbagliata. Solo qualche giorno fa mi sono infatti sforzato di spiegare su queste pagine, nella recensione dell’ottimo volume “Flex-insecurity”, edito da Il Mulino, che la flessibilità non genera necessariamente precarietà.

Paesi come l’Olanda e la Danimarca hanno considerevolmente flessibilizzato il lavoro negli anni ‘90, ma hanno accompagnato queste riforme con un appropriato adeguamento delle tutele del lavoro, del welfare e degli ammortizzatori sociali. Il risultato è quel sistema di Flexicurity che è divenuto la politica ufficiale dell’UE e dell’OCSE.

In Italia le cose sono andate diversamente: abbiamo avuto la flessibilità, ma non tutto il resto. Il risultato? Precarietà e insicurezza. O Flex-insecurity, come sostengono Berton e colleghi.

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Ore 12 - Berlusconi e Franceschini in "guerra" con gli spot. Ecco chi paga ...

pubblicato da Massimo Falcioni

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Fa rumore la proposta del leader del Pd Dario Franceschini di tassare i “ricchi”.

Passa invece sotto silenzio la “tassa coatta” che la maggioranza degli italiani paga in silenzio. La crisi non morde tutti allo stesso modo. E c’è chi quei morsi non li sente solo adesso.

A subire di più sono i lavoratori a reddito fisso i cui salari perdono potere d’acquisto da almeno quattro anni.

Infatti, nel solo periodo 2002-2008 (dati Istat) le retribuzioni lorde hanno registrato una perdita cumulata di potere d’acquisto pari a 1.240 euro (30 euro al mese addirittura per sette anni), prevalentemente a causa di un’inflazione programmata molto meno di quella reale e per la mancata redistribuzione della produttività.

A questi si deve aggiungere la perdita di ulteriori 1.182 euro, nello stesso periodo, per la mancata retribuzione del fiscal drag.

Il confronto con gli altri Paesi è impietoso. I dati Ocse confermano che in Italia dal 2000 al 2007 si registra una crescita media delle retribuzioni nette pari a zero mentre in Germania sono aumentate di 5,6 punti percentuali, in Francia di 6,0 punti e in Gran Bretagna di ben 11 punti.

Da questi dati si evince che sia con i governi di centro destra che con i governi di centro sinistra la musica non è cambiata. Il dipendente a reddito fisso è sempre stato “penalizzato”.

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Italia in declino: la stampa estera si accanisce

pubblicato da Giulio Mattioli

Molti italiani amano sapere che cosa si dice del nostro paese all’estero: una passione così diffusa che in rete c’è addirittura chi ha creato siti, come Italia dall’Estero e Che dicono di noi , in cui gli articoli che ci riguardano vengono tradotti nella lingua di Dante, per renderli comprensibili anche agli esterofili meno poliglotti.

Chi coltiva questa (insana) passione si sarà accorto che nelle ultimissime settimane del 2008 molti articoli si sono accaniti sullo stato precario dell’economia italiana, oltre che su quello indecente della nostra politica, sia essa targata maggioranza od opposizione.

Prendiamo ad esempio il quotidiano britannico “The Guardian”: il suo corrispondente da Bruxelles David Gow, ha sostenuto in un editoriale di fine dicembre che, con la crisi finanziaria che si aggrava ogni giorno di più, sarebbe opportuno trovare il modo di impedire che a presiedere il G8 nel 2009 sia, come previsto, Silvio Berlusconi, definito tra le altre cose un “playboy 72enne”.

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Social Card e dintorni: l'ennesima occasione sprecata

pubblicato da Giulio Mattioli

Si fa un gran parlare in questi giorni della “social card“, feticcio del ministro Tremonti e centro delle strategie del governo per dare sollievo ai cittadini alle prese con la crisi economica. Secondo molti osservatori tuttavia le misure previste dal Consiglio dei Ministri sono totalmente insufficienti rispetto alla portata della crisi dei salari in atto e all’obiettivo di rilanciare la crescita economica.

Non solo: si tratta anche di una grande occasione sprecata. Il nostro sistema di ammortizzatori sociali ha infatti, come non si stanca di ripetere Tito Boeri, urgente bisogno di un ammodernamento, in quanto quello attuale è frammentato in una miriade di schemi di sostegno diversi e all’origine di profonde ingiustizie.

Gli interventi del governo Berlusconi non fanno che confermare, pavidamente, tutte queste linee di disuguaglianze: si sostengono con la social card i pensionati, ma non le persone che, con qualche anno di meno, si trovano nelle stesse condizioni economiche. Le famiglie con figli piccoli, ma non chi dovrebbe essere messo in condizione di poter procreare (i giovani).

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Recensione:"Un nuovo contratto per tutti" di Boeri e Garibaldi: come riformare welfare e mercato del lavoro

pubblicato da Giulio Mattioli

Mercato del lavoro e welfare: due ambiti assolutamente centrali per la società e per la vita di ogni singolo individuo. In Italia, due settori in grave affanno, che richiederebbero urgenti riforme: e mentre i politici tendono spesso ad ignorare la questione, i famosi economisti ed editorialisti Tito Boeri e Pietro Garibadi pubblicano “Un nuovo contratto per tutti”, agile pamphlet pieno di proposte concrete.

Nell’Italia degli ultimi 10-15 anni c’è più occupazione e sempre meno disoccupazione. I problemi però non mancano: non c’è stata altrettanta crescita economica, non si è investito in ricerca e innovazione, ed eccoci con i salari più bassi d’Europa. Le forme di flessibilità del lavoro hanno sì creato lavoro, ma hanno finito per instaurare un sistema “duale”: precariato e posto fisso restano mondi paralleli, non comunicanti. Difficilissimo dal primo passare al secondo.

Non si sono colmati poi gli svantaggi dei veri soggetti deboli del nuovo mercato del lavoro: i giovani (non gli anziani!), le donne e i meridionali. Anzi, in molti casi la loro penalizzazione rispetto ai maschi adulti col posto fisso è addirittura aumentata. In particolare, è sempre più difficile per le donne conciliare lavoro e responsabilità familiare, ed ecco che si attiva quella spirale che sta trasformando l’Italia sempre più in un paese per vecchi.

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La deflazione e la società modello Alitalia

pubblicato da Giulio Mattioli


Il commissario europeo Almunia ha fatto ieri il nome di quello che potrebbe essere il prossimo spauracchio delle economie mondiali preda della crisi, e di quella di Eurolandia in particolare: deflazione.

La crisi dell’economia mondiale e la restrizione del credito dovute alla crisi dei mutui potrebbero provocare infatti una riduzione generalizzata dei prezzi, un fenomeno che manca dalla scena globale fin dalla crisi del ‘29, e potrebbe risultare ancora più insidioso del suo temuto contrario, l’inflazione. Come spiegava infatti profeticamente Francesco Daveri qualche mese fa:

in una situazione in cui i produttori vedono scendere i prezzi di vendita dei loro beni, per rimanere competitivi, hanno bisogno che scenda il livello dei salari. A tutto ciò il nostro sistema di relazioni industriali e, si potrebbe dire, la nostra società non è minimamente preparato

Un esempio lampante di quanto sia difficile per un’impresa gestire una riduzione dei salari dei propri dipendenti senza generare fortissime tensioni sociali e rischiare il fallimento è la recente vicenda Alitalia, ancora tutt’altro che conclusa. Con la deflazione, rischieremmo di trovarci un’intera società ad immagine e somiglianza della crisi Alitalia: quanto basta per dare i brividi lungo la schiena.

Foto: donaldtownsend, Flickr.

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Newsweek elogia Berlusconi: "Miracolo in 100 giorni"

pubblicato da fc

Ok, bisogna essere coerenti: gli osservatori internazionali o ci piacciono o non ci piacciono. Non possono essere di nostro gradimento solo quando parlano bene di noi. Il Pdl, di questo, prenda nota. Perchè succede, oggi pomeriggio, che le agenzie battono la traduzione di un pezzo di Newsweek sul governo Berlusconi dal titolo “Miracolo in 100 giorni” ed è subito pioggia di dichiarazioni di esultanza da parte dei peones forzisti pronti a bacchettare l’opposizione: avete visto come si parla bene di noi all’estero? strumentalizzando, così, quei giornali definiti fino a due giorni fa poco obiettivi o, nel peggiore dei casi, “mistificatori della realtà”.

Il settimanale americano, nella sostanza, dice che Berlusconi, nei suoi primi 100 giorni al potere ha compiuto l’impossibile: “ha stabilito un controllo su questa apparentemente ingovernabile nazione a un livello senza precedenti nella moderna storia italiana”. Cita, quindi, a titolo esemplificativo il caso dei rifiuti di Napoli e il pugno fermo in materia di sicurezza nella lotta alla criminalità. Spiega, così, che in Italia il premier “ha un’approvazione del 55%, superiore a quella di Gordon Brown in Gran Bretagna, Nicolas Sarkozy in Francia e Josè Luis Rodrìguez Zapatero in Spagna”.

Eppure, secondo Newsweek, Berlusconi “deve ancora trovare il modo di mantenere le sue promesse di tagliare le tasse o stimolare la crescita perchè agli italiani interessa “la stabilità economica”. E, per questo, “eliminare la spazzatura e perseguitare gli immigrati non sarà sufficiente” dato che al momento - fa notare il settimanale - “pagano le tasse più alte d’Europa e hanno i salari più bassi”. La vera popolarità del premier, insomma, si potrà misurare realmente solo tra qualche tempo. Ecco perchè “miracolo”, forse, non è la parola giusta.

Ore 12 - Veltroni fra i due "fuochi" di Bossi e Di Pietro

pubblicato da Massimo Falcioni

altroOvvio, che due come Bossi e Di Pietro sono agli antipodi. Anche se le loro esternazioni, oltre a rinfocolare polemiche, mettono scompiglio fra i rispettivi alleati.

Forse, non troppo paradossalmente, sia il leader della Lega che quello dell’Idv sono di ostacolo al Partito democratico, sempre teso ad afferrare “qualcosa” al volo (il federalismo del Carroccio e la giustizia del partito dell’ex pm) pur di uscire dall’angolo dell’isolamento politico.

Entrambi, Bossi e Di Pietro, giocano in modo spregiudicato le carte del populismo e della demagogia, grazie alle debolezze degli alleati e alle incertezze degli avversari.

Si può cercare, sul federalismo fiscale, un dialogo con il primo (che dileggia l’unità d’Italia e “sputa” sui suoi simboli) e, sulla giustizia, tenere in piedi una alleanza con il secondo (che fa del giustizialismo tout court la propria bandiera)?

La tattica (opportunistica?) di Veltroni ha il fiato corto. Con Di Pietro (infilatosi nel “giro” di Piazza Navona con Grillo e compagni) oramai ogni filo si è spezzato. Sull’altro fronte ci ha pensato lo stesso Senatur a togliere ogni velleità al segretario del Pd, dicendo che non ha alcuna intenzione di rompere con Berlusconi e che, dito medio alzato, ha una visione dell’Italia ben diversa da quella del Pd.

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Ore 12 - Ma non c'è trippa per gatti...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSi torna a minacciare lo sciopero generale, il ritorno alla piazza. Lo fa il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, che però precisa: “La risposta del sindacato deve essere unitaria”.

Già. Uniti contro chi, per che cosa? Il quadro generale è deprimente, il mix peggiore per la nostra economia: giornate nere per i mercati finanziari, petrolio alle stelle (anche se ieri è sceso di quasi il 6%), euro superforte, vola l’inflazione (è al 3,8%, nulla a che vedere con l’1,7%. del Dpef) .

L’ultimo bollettino di Bankitalia è il bollettino di una disfatta annunciata. Un Paese fermo, in ginocchio. Un Paese che passo dopo passo non regge più il confronto con gli altri stati rispetto al sistema produttivo, della politica, delle banche e del sindacato. L’unico dato positivo è che il livello di debito delle famiglie italiane è meno della metà di quello delle famiglie americane e questo eviterà almeno la debacle sui mutui.

Le imprese lanciano l’allarme competitività e la domanda che ci si pone è drammatica: l’Italia ha un futuro industriale? La Cgil (nella sostanza l’intero sindacato) boccia le misure economiche del governo. Gli imprenditori sono più cauti ma, di fronte alla dimensione e alla velocità della crisi, chiedono a Berlusconi interventi strutturali per il recupero della produttività, senza la quale non si genera ricchezza e si distribuisce solo miseria.

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