La progressiva metamorfosi di Gianfranco Fini in leader di una nuova destra di stampo europeo e non populista (o, secondo i suoi detrattori, il suo spostamento a sinistra) è uno dei temi politici più discussi di questi mesi.
Pochi si sono chiesti, tuttavia, se a questa serie continua di svolte e dichiarazioni ad effetto corrisponda un effettivo mutamento di pensiero politico, o se non si tratti invece di una semplice operazione di marketing, volta più che altro a distinguersi dal rivale Berlusconi.
Un banco di prova interessante a questo proposito è il tema dell’immigrazione. Sul quale il presidente della Camera non ha certo lesinato dichiarazioni e proposte controcorrente. Che contrastano però in maniera stridente con l’attuale legge di regolazione dell’immigrazione, che porta (anche) il suo nome.

Circa un mese fa, su queste pagine, definii la regolarizzazione delle badanti promossa dal governo “un provvedimento ampiamente inadeguato“, prevedendo che una grandissima parte delle collaboratrici domestiche sarebbe rimasta in nero, o al limite regolarizzata “in grigio”.
Dispiace - se si hanno a cuore le politiche migratorie - constatare che avevo ragione. Secondo quanto riportato da “Repubblica” le domande di regolarizzazione trasmesse on-line sono state 266.092, a fronte delle previsioni del governo che prevedevano tra le 500 e le 750mila richieste.
Subito la Lega con il ministro Maroni e il capodelegazione lombardo Davide Boni si è affrettata a smentire che si tratti di un flop, dichiarando la propria contrarietà ad una proroga e accusando la sinistra di “sparare numeri a casaccio”. Qualcosa però dev’essere davvero andato storto, se anche le pagine milanesi de Il Giornale titolano “Sanatoria record ma non troppo e la badante resta «sommersa“.
Forse è meglio fare un breve ripasso delle ragioni per cui un sostanziale fallimento della sanatoria era prevedibile: dopo il salto.