
Il settimanale americano “Time” ha dedicato alla crisi della sinistra europea un interessante articolo dal titolo beffardo: “Left Behind“. In un periodo in cui si sprecano fiumi di inchiostro sulle ragioni della paralisi del PD, può essere interessante approfittare di questo pezzo per situare il caso italiano nel più generale contesto europeo.
Secondo l’autore Josef Joffe oltre a più banali ragioni di carattere strutturale (il declino delle tradizionali basi sociali dei partiti di sinistra), ce ne sono altre, più interessanti, che riguardano il posizionamento relativo dei partiti sullo spettro politico:
Dappertutto i conservatori o i cristiano-democratici si sono spostati verso sinistra. Ci hanno dato una socialdemocrazia senza i socialdemocratici. Sono diventati pro-welfare e ambientalisti; si sono perfino appropriati lentamente – ma con decisione – delle rivendicazioni culturali della sinistra, come i diritti dei gay e il femminismo
Silvio Berlusconi, si sa, è portato agli innamoramenti. Politici, intendiamo.
Ultimamente ha preso la “cotta” per Gheddafi. Messo in naftalina Bush (dagli americani), altalenante con Putin, tenuto a debita distanza da Sarkozy e dalla Merkel, il Premier fa la corte al Colonnello libico.
E, per compiacerlo, oltre a un accordo “storico” (una beffa per l’Italia), il Cav ha inaugurato ieri una mostra sul colonialismo che è una offesa all’Italia tutta e a tutti gli italiani.
Insomma, sembra proprio che Berlusconi si sia piegato davanti a un capo antidemocratico e “terrorista” per il classico piatto di lenticchie.
Ma non è finita. Giusto per far capire che aria tira in autunno, Berlusconi cita un sondaggio che lo vede al 68% del gradimento degli italiani. Miracoli Made in Italy.
Perché il Premier non commissiona il prossimo sondaggio a Gheddafi? Vedrebbe il gradimento toccare l’agognata vetta del 100 per cento!
E’ questa la “nuova” democrazia, bellezza!

Mentre le notizie sull’Italia scarseggiano sulle testate straniere in questa settimana di profondo Agosto, il flusso di commenti su Silvio Berlusconi e i relativi scandali non sembra accennare a diminuire nemmeno in un clima così vacanziero.
Per questa puntata della nostra rassegna ci concediamo dunque un esperimento: vi proponiamo una tipologia di modi in cui la stampa estera tende abitualmente a commentare le notizie relative al nostro Premier, utilizzando come esempi illustrativi gli articoli di quest’ultima settimana. Cominciamo dal caso più raro: articoli difensivi, che sostengono il Cavaliere. L’ ha fatto ad esempio un editorialista dello spagnolo El Mundo, in un pezzo citato da Repubblica, che si scaglia contro:
Invidia e opportunismo spacciati per puritanesimo. Berlusconi non ha commesso alcun delitto nella sua vita privata, anche se l’infedeltà e la lussuria possono essere peccato per i benpensanti, gli ipocriti e i preti, ma non sono crimini (..)
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Il sasso nello stagno è stato lanciato dal Guardian: l’Italia potrebbe perdere il suo posto nel consesso delle 8 maggiori potenze economiche mondiali. La notizia ha avuto molta eco anche in Italia; ma cos’ha scritto veramente il quotidiano britannico? Eccovi un estratto dell’articolo:
I preparativi per il summit del G8 nella cittá di montagna de L’Aquila sono stati talmente caotici da far crescere la pressione degli altri stati membri per espellere l’Italia dal gruppo, secondo alcuni membri senior occidentali. (..) un membro senior del G8 ha detto: “Gli italiani sono stati semplicemente terribili. Non ci sono state azioni né pianificazioni”. (..) “Il G8 é un club, e i club hanno dei doveri per i membri. L’Italia non li ha rispettati”, ha detto un membro europeo coinvolto nelle preparazioni del summit. Questo brontolio dietro le quinte é cresciuto a tal punto da ventilare la possibilitá di espellere l’Italia dal G8 o qualunque altro gruppo futuro. Una possibilitá della quale si parla nelle capitali europee é che la Spagna, che ha un reddito pro capite superiore e dona una percentuale maggiore del PIL in aiuti, potrebbe prendere il posto dell’Italia
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Italia, verso il G8 o fuori dal G8?

Potrà anche non risultare simpatico a tutti il premier francese Sarkozy, ma quando si muove incarna tutto l’interventismo e il protezionismo culturale del suo popolo, da sempre geloso della sua specificità. E se qualche volta ciò può sembrare ridicolo - come quando si tenta di tradurre qualche termine inglese di uso comune nella lingua madre - spesso invece ci sarebbe da prendere esempio.
Uno di questi casi è la legge che vieta l’uso del velo islamico, promulgata nel 2004. Una norma sacrosanta che tutela la dignità delle donne e che fu ferocemente avversata dalla comunità islamica, che accusò il governo transalpino di razzismo (ma guarda un po’ che novità). In realtà la norma vietava qualunque copricapo invasivo, come anche la kippah ebraica, ma i mussulmani la videro come un’imposizione rivolta essenzialmente alla propria religione.
Ora Sarko’ ci riprova, perannunciando uno studio di diffusione volto a vietare anche il burqa, altrimenti detto niqab o hijab, ovvero quella specie di scafandro che abbiamo tristemente imparato a conoscere soprattutto dal dramma afghano. Il Primo ministro di Francia quando decide una cosa la fa, e in questo caso non ha esitato a presentarsi davanti al Parlamento, in modo assai irrituale (era la prima volta in 150 anni) per difendere a spada tratta il suo progetto.
Continua a leggere: Al Qaida minaccia attentati contro la Francia se Sarkozy vieterà il burqa

Silvio Berlusconi si vanta spesso di essere uno dei leader più popolari nel proprio paese, a volte, com’è nel suo carattere, esagerando un po’. All’estero, però, è tutta un’altra storia: lo abbiamo notato in passato, e lo conferma ora una recente ricerca realizzata dal quotidiano francese Le Figaro su un campione equipartito di italiani, inglesi, tedeschi e spagnoli.
Dando un occhio ai risultati (in gallery) si scopre infatti che il Cavaliere è il leader la cui immagine è peggiore: ben il 74% dei rispondenti di averne una cattiva opinione. Guida la classifica Angela Merkel, per la quale le percentuali di giudizi negativi e positivi sono quasi invertite. La Cancelliera e Berlusconi sono però paradossalmente accomunati dal fatto di essere gli unici leader a superare l’asticella del 50% nel proprio paese.
Com’è possibile che il Cavaliere, che raggiunge il 51% di popolarità in Italia (comunque ben lontano dall’autoproclamato 75), si fermi solo al 25% nella media dei quattro paesi? E’ presto detto: la percentuale di risposte positive negli altri tre stati oscilla tra il 15 (Spagna e UK) e il 18% (Germania). Si tratta di cifre che sono quasi sempre almeno la metà di quelle degli altri leader europei più disprezzati. Il sondaggio ci dice però cose molto interessanti anche sulla mentalità degli italiani.
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Abbiamo parlato qualche giorno fa del reportage di Fabrizio Gatti sugli stretti rapporti tra Francia e Libia e su come questo incida sull’immigrazione molto più che gli accordi tra Italia e Libia. Di questi ultimi firmati dal governo anzi, il reporter ci dice ancora di più.
“Dove li metterete tutti questi immigrati con la crisi che avete in Europa?”, sorride un passatore tuareg di Agadez. Ovviamente non vuole essere filmato né fotografato: “Da novembre scorso è come se la Libia avesse dato il via libera. Ora che Gheddafi è stato eletto presidente dell’Unione africana, non può certo rimandare indietro i suoi concittadini africani. Abbiamo saputo che l’Italia investirà in Libia 5 miliardi di dollari.
“Apriranno cantieri, ci sarà lavoro. Avranno bisogno di manodopera e noi gliela portiamo. Se poi qualcuno vuole proseguire il viaggio in Europa, dal nostro punto di vista è normale. Grazie all’immigrazione clandestina potrebbe addirittura essere firmata la pace. È l’unico punto su cui esercito del Niger, esercito libico, ribelli tuareg e noi tuareg esterni alla ribellione andiamo d’accordo”.

Gheddafi, a sud del Sahara, oggi è soltanto un esecutore di decisioni prese a Parigi. Per fermare o rallentare la marcia dei clandestini verso il loro futuro, Berlusconi dovrebbe piuttosto chiedere l’intervento del presidente francese Nikolas Sarkozy: perché la via ai trafficanti di uomini è stata riaperta proprio grazie alla guerra dei tuareg. Una guerra per l’uranio sostenuta dalla Francia nella regione di Agadez.
Da novembre 2008 migliaia di persone sono passate dalla città rossa per andare a nord. Con un record di partenze tra gennaio e febbraio: quasi 10 mila ragazzi e ragazze in fuga dall’Africa occidentale. Dalla prossima estate capiremo se questa generazione di ventenni avrà trovato lavoro in Libia o apparirà nei telegiornali sui barconi alla deriva nel Mediterraneo. Il loro obiettivo, dicono, è arrivare in Italia o da qualche parte in Europa.
Oggi Fabrizio Gatti, giornalista, free lance e autore di Bilal, regala sull’Espresso un altro reportage di grande interesse, spiegando come il vero alleato strategico di Gheddafi sia Sarkozy, e di come una volta vinta la “guerra sporca” contro il Niger per le riserve dell’uranio con l’aiuto della Libia il dittatore libico sia diventato presidente dell’Unione Africana. Di seguito Gatti spiega il perchè dell’amicizia tra Berlusconi e Sarkozy, e di come all’interno di questa guerra vada studiata la questione delle tratte clandestine.
Un eminente biologo scrisse che i cavalli, in origine nani, erano evoluti sino alla grandezza conosciuta negli ultimi secoli. Ma che gli stessi cavalli, per un nonnulla, potevano ritornare allo stato iniziale, cioè nani.
Andrea Camilleri su l’Unità aggiunge che “l’eventuale regressione alla nanità dei cavalli sarebbe resa possibile anche dal fatto che la crescita del cavallo era avvenuta linearmente, senza intoppi. E che quindi, proprio per questa linearità, il percorso inverso sarebbe stato più veloce”.
Si chiede Camilleri: “Il cammino degli italiani è stato altrettanto lineare? Siamo passati dalla democrazia alla ventennale dittatura fascista; dopo la Resistenza siamo caduti sotto i governi della Dc; da questi a Berlusconi. Cento anni di storia che sono tutti un passo avanti e due indietro. Che siderale distanza intercorre tra la nobiltà, la dignità, la fermezza del discorso di De Gasperi ai vincitori del dopoguerra e il discorso di Berlusconi al parlamento europeo, quello del Kapò”.
Conclude Camilleri: “Non c’è la possibilità di tornare nani. Ma pigmei, sì”.
Forse, ascoltando le parole del nostro Premier a Sarkozy sulla “moglie prestata”, siamo già tornati ai pigmei somari. E volgari.
Visto che ci avviamo al weekend e un po’ di buonumore non guasta (o cattivo umore, a seconda dei casi) vi presentiamo il video della nuova gaffe di Silvio Berlusconi. Nel corso della conferenza stampa di Roma ha infatti sussurrato al premier francese Sarkozy “Io ti ho dato la tua donna”.
Sarkozy ha preferito sorvolare sulla battuta, apparendo chiaramente infastidito. Il labiale è stato svelato da Canal +, mentre i media francesi hanno assegnato al Cavaliere l’Oscar della volgarità.