Un eminente biologo scrisse che i cavalli, in origine nani, erano evoluti sino alla grandezza conosciuta negli ultimi secoli. Ma che gli stessi cavalli, per un nonnulla, potevano ritornare allo stato iniziale, cioè nani.
Andrea Camilleri su l’Unità aggiunge che “l’eventuale regressione alla nanità dei cavalli sarebbe resa possibile anche dal fatto che la crescita del cavallo era avvenuta linearmente, senza intoppi. E che quindi, proprio per questa linearità, il percorso inverso sarebbe stato più veloce”.
Si chiede Camilleri: “Il cammino degli italiani è stato altrettanto lineare? Siamo passati dalla democrazia alla ventennale dittatura fascista; dopo la Resistenza siamo caduti sotto i governi della Dc; da questi a Berlusconi. Cento anni di storia che sono tutti un passo avanti e due indietro. Che siderale distanza intercorre tra la nobiltà, la dignità, la fermezza del discorso di De Gasperi ai vincitori del dopoguerra e il discorso di Berlusconi al parlamento europeo, quello del Kapò”.
Conclude Camilleri: “Non c’è la possibilità di tornare nani. Ma pigmei, sì”.
Forse, ascoltando le parole del nostro Premier a Sarkozy sulla “moglie prestata”, siamo già tornati ai pigmei somari. E volgari.
Visto che ci avviamo al weekend e un po’ di buonumore non guasta (o cattivo umore, a seconda dei casi) vi presentiamo il video della nuova gaffe di Silvio Berlusconi. Nel corso della conferenza stampa di Roma ha infatti sussurrato al premier francese Sarkozy “Io ti ho dato la tua donna”.
Sarkozy ha preferito sorvolare sulla battuta, apparendo chiaramente infastidito. Il labiale è stato svelato da Canal +, mentre i media francesi hanno assegnato al Cavaliere l’Oscar della volgarità.

A Roma, ieri, vertice Italia-Francia sul nucleare. Un accordo tra il premier Berlusconi e il presidente Sarkozy per lo sviluppo congiunto di reattori di terza generazione al fine di produrre energia grazie all’atomo.
Polisblog ne ha parlato con il professore Giorgio Cortellessa, fisico nucleare, già dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, direttore del servizio tecnico di elaborazione dati e consigliere del Ministro della Ricerca Scientifica e del Ministro della Sanità.
Professore, che idea si è fatto dell’accordo Italia-Francia firmato ieri?
“Trenta anni fa all’incirca ero a capo di tutta la struttura del ministro della ricerca scientifica e in tale veste ero dentro la segreteria tecnica del Comitato Italiano per la Programmazione economica. L’Italia aveva chiesto alla Francia esattamente quanto chiede oggi e la risposta francese, sensata, fu: “Non avete mai nemmeno lontanamente progettato una centrale nucleare, le avete comprate chiavi in mano. Se decidete di costruire una centrale contando solo sulla consulenza correte un rischio incalcolabile!”. Da allora abbiamo smantellato sia pur timide strutture di ricerca nucleare e stiamo assai peggio di allora. D’altro canto, ora che il segreto militare sul nucleare francese non c’è più vengono fori tutte le magagne delle centrali francesi”.
Cosa succede negli altri paesi europei?
“La cancelliera Merkel ha rifiutato di prolungare la vita delle centrali tedesche al di là della vita utile di progetto. Man mano si fermeranno tutte. La Francia e l’Inghilterra non costruiscono più centrali e l’Inghilterra, dopo incidenti di grande rilievo le sta progressivamente fermando. La Svezia idem”.

Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy si incontreranno oggi a Roma per siglare un importante accordo sul nucleare: non appena il Parlamento avrà varato la nuova normativa per il ritorno dell’energia nucleare in Italia, si procederà dunque alla costruzione delle nuove centrali, sfruttando la collaborazione tra Enel e Edf.
Da un punto di vista tecnico finirà che, se si farà la scelta nucleare, verranno costruiti almeno quattro reattori francesi Epr (ognuno con una potenza di 1.660 Mw) e sei reattori “americani” Ap 1000, ciascuno con circa 1.100 Mw di potenza. Costi e ricadute economiche saranno giganteschi: ogni centrale non costerà meno di quattro miliardi di euro, e in ogni caso sarà fortemente legata all’andamento delle materie prime.
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Ieri abbiamo assistito alla prima intervista italiana della premiere dame Carla Bruni, occasione per chiarire finalmente le recenti prese di posizione dell’ex-modella, della quale tutto si può dire tranne che si sia messa in disparte a la Veronica Lario. Innumerevoli le occasioni di polemica generate dalla bella piemontese, dal caso Petrella alla ricusazione dell’italianità in favore della patria acquisita.
Ci sediamo dunque in poltrona speranzosi - si fa per dire - in un’intervista ficcante del conduttore Fabio Fazio, del quale in passato abbiamo apprezzato la vis comica, ma che come giornalista non ha mai dato gran prova di sè. Si potrà obiettare che in fondo giornalista non è, e allora ok… accetteremo anche un dialogo infarcito di semplici curiosità; in fondo una modella-cantante che sposa un capo di governo non capita tutti i giorni.
Ma prima tocca sorbirsi il concertino-spot, due brani leggeri leggeri in cui la Bruni occhieggia con espressione impassibile, prima di assicurarci fervidamente che i proventi andranno in beneficenza, quasi a scusarsi della sua intrusione artistica. Dopo rapida riflessione su quanto sia pelosa la carità pubblica (e quanti dischi faccia vendere) finalmente la “donna più bella del mondo” come la chiama Fazio, si accomoda in poltrona.
Continua a leggere: Carla Bruni, Cesare Battisti e l'allegro lecchinaggio di Fabio Fazio

La premiere dame di Francia Carla Bruni (galleria dopo il salto) è l’indiscussa star della giornata televisiva italiana. Dopo lungo corteggiamento Fabio Fazio è infatti riuscito a invitarla alla sua trasmissione Che tempo che fa dove rilascerà la prima attesissima intervista italiana da quando la modella-cantante ha sposato il Primo ministro di Francia Sarkozy, raggiungendo l’apice della sua carriera nel mondo dello spettacolo.
Di Madame Carlà ricordiamo memorabili prese di posizione, quasi sempre ispirate dalla sorellina attrice impegnata Valeria Bruni Tedeschi, a favore dei terroristi italiani all’estero. Questo accanto a una folgorante carriera da modella, e una per così dire più modesta ma pur sempre dignitosa come cantante crooner al femminile. Pare che anche in occasione del recente caso Battisti la nostra francesina - il cui atto di nascita tradisce più volgarmente un pedigree piemontese puro (Torino, 23 dicembre 1967) - dopo aver ricevuto rassicurazioni da Valeria che non fosse già deceduto a Milano nel 98, abbia espresso la sua indignata contrarietà all’estradizione del terrorista verso il nostro persecutorio paese.
Molti italiani amano sapere che cosa si dice del nostro paese all’estero: una passione così diffusa che in rete c’è addirittura chi ha creato siti, come Italia dall’Estero e Che dicono di noi , in cui gli articoli che ci riguardano vengono tradotti nella lingua di Dante, per renderli comprensibili anche agli esterofili meno poliglotti.
Chi coltiva questa (insana) passione si sarà accorto che nelle ultimissime settimane del 2008 molti articoli si sono accaniti sullo stato precario dell’economia italiana, oltre che su quello indecente della nostra politica, sia essa targata maggioranza od opposizione.
Prendiamo ad esempio il quotidiano britannico “The Guardian”: il suo corrispondente da Bruxelles David Gow, ha sostenuto in un editoriale di fine dicembre che, con la crisi finanziaria che si aggrava ogni giorno di più, sarebbe opportuno trovare il modo di impedire che a presiedere il G8 nel 2009 sia, come previsto, Silvio Berlusconi, definito tra le altre cose un “playboy 72enne”.
Continua a leggere: Italia in declino: la stampa estera si accanisce

Si è discusso molto, anche su questo blog, del pacchetto anticrisi del Governo Berlusconi. Ma come si è agito nel resto d’Europa? Prendiamo la Germania: nonostante un primo intervento da 31 miliardi, la cancelliera Angela Merkel è stata criticata da molti (tra cui lo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy) per non essersi data da fare abbastanza per contrastare la crisi.
Ecco quindi che la grande coalizione tira fuori il coniglio dal cappello: secondo “Der Spiegel” sarebbe allo studio un voucher da 500€, destinato a tutti gli adulti (senza distinzione), utilizzabile per comprare beni di consumo o saldare fatture per lavori, sempre che il beneficiario ci aggiunga 200€ di tasca propria. Quest’ultima clausola non è valida per tutti coloro che già beneficiano di ammortizzatori sociali come il sussidio di disoccupazione o il reddito minimo di sussistenza.
Si tratta di cifre che potrebbero apparire astronomiche a molti italiani, impegnati a dibattere sull’utilità della social card da 40€ o del possibile aumento degli abbonamenti di Sky. Il piano dovrebbe costare allo Stato tedesco tra i 35 e i 40 miliardi di euro, da reperirsi attraverso aumento del debito pubblico.
Forse “invidia” si avvia a diventare la parola più adatta per descrivere sinteticamente i sentimenti che provano molti italiani rispetto agli altri cittadini europei.
Foto: stefo, Flickr.

La questione del riscaldamento globale viene perlopiù ignorata in Italia, ma sarà sempre più difficile continuare a fare il gioco dello struzzo. Rappresentanti di tutti i paesi del mondo si riuniscono infatti oggi a Posen (Polonia) per cominciare a discutere del successore del Protocollo di Kyoto, che dovrà essere firmato entro il 2009.
Il 6 dicembre invece nella vicina Danzica la presidenza francese dell’UE ha organizzato un incontro con i paesi dell’Europa dell’Est, gli unici a schierarsi contro l’accordo 20-20-20, insieme all’Italia. Secondo “L’Espresso” l’obiettivo di Sarkozy è infatti precisamente “aprire in parte alle loro esigenze e arrivare al vertice di Bruxelles (di metà dicembre) con il classico scenario del 26 contro uno, in cui quell’uno è l’Italia”.
Nel frattempo arriva dalla vicina Germania la notizia che la repubblica federale ha già raggiunto, con 4 anni di anticipo, gli obiettivi previsti dal protocollo di Kyoto. E l’Italia? Non ce la farà probabilmente: figuraccia e multa da 450 milioni di euro l’anno in arrivo. Ma non basta: il ministro Matteoli ha già ammesso pubblicamente che il nostro paese uscirà dal Protocollo di Kyoto a partire dal 2012.

Il Partito Democratico è dilaniato dalle lotte interne, oggi più che mai: dalemiani contro veltroniani, ex margherita contro ex DS. In questi ultimi giorni i vari leader non sono d’accordo neanche sulla partecipazione al corteo per lo sciopero generale CGIL del 12 dicembre.
Il fatto è che la sinistra europea sta male, da tempo, e un po’ ovunque si scanna al suo interno: prendiamo i laburisti inglesi, che forse solo ora escono da anni di dilaniante guerra interna Blair-Brown; o la SPD tedesca, ridotta ai minimi storici dalla grande coalizione con i conservatori della CDU e divisa aspramente tra moderati eredi di Schroeder e sinistra interna, che spinge per un’alleanza con la più radicale “Linke”.
Il caso più interessante in questi ultimi giorni è però quello del PS francese, la cui corsa per la segreteria è stata vinta dalla tradizionalista Martine Aubry sul filo di lana (solo lo 0,04%) contro l’agguerritissima rivale Ségolène Royal, protagonista di una campagna elettorale a dir poco pirotecnica.
Continua a leggere: PD in crisi, PS francese in guerra: chi si salverà?