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Tutti gli articoli con tag sbarchi

Stasera ad Annozero si parla di immigrazione clandestina. Diretta Polisblog a partire dalle 21

pubblicato da Luca Landoni

Questa sera ad Annozero ci attende una puntata estremamente coinvolgente. Si parlerà infatti di immigrazione, ponendo l’accento sui recenti fatti di Lampedusa, riportati da PolisBlog nei giorni scorsi.

La polveriera Lampedusa alla fine è esplosa. Gli abitanti protestano contro l’apertura di un altro centro nell’isola e gli immigrati al grido “libertà” hanno invaso Lampedusa per poi rientrare nel centro d’accoglienza. Esiste un allarme immigrazione in Italia? I fatti di Lampedusa sono il termometro di un disagio delle aree dove vengono raccolti gli immigrati clandestini? Gli stupri compiuti in questi mesi, come quello di Guidonia, e per i quali sono stati arrestati degli immigrati rappresentano un vero allarme per la sicurezza?

La puntata mischierà dunque l’argomento sbarchi col tema generale della sicurezza e avrà per titolo Io non ti salverò. Ospiti in studio saranno Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, l’esponente del Pd Rosy Bindi e il capogruppo alla Camera della Lega Nord Roberto Cota, mentre in collegamento da Lampedusa Sandro Ruotolo racconterà la rivolta dell’isola siciliana. Nella puntata anche gli interventi a sorpresa di Sabina Guzzanti e il consueto preambolo di Marco Travaglio.

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Foto: Zimbabwe, donne e bambini profughi in fuga in Sudafrica

pubblicato da V.

Sudafrica: profuhi in fuga dallo Zimbabwe

Pensate agli sbarchi a Lampedusa. Pensate che la stessa cosa succede in tutto il mondo, da sempre. E che tutto il mondo, alla fine, è paese. Il New York Times di oggi, per esempio ci mostra queste immagini, arrivano dal Sud Africa, da Musina, dove donne e bambini in fuga dal confinante Zimbabwe cercano rifugio. Da cosa scappano?

Da un Paese al collasso - ne avevamo parlato spesso - dove metà della popolazione è denutrita, la maggiorparte delle scuole e degli ospedali sono chiusi o inservibili, e infine, un’epidemia di colera sta mietendo migliaia di vittime. Il guaio però, per questa povera gente disperata, è che in Sudafrica viene accolta non proprio a braccia aperte.

“Ci rubano il lavoro”: ecco il motivo per cui i sudafricani - mica gli scoloriti eredi dei Boeri, che credete? - non fanno salti di gioia nel vedere le loro frontiere varcate illegalmente da profughi, nella maggiorparte dei casi, come detto, donne e bambini. Proprio vero: nel peggio, tutto il mondo è paese.

Via | New York Times

Sudafrica: profuhi in fuga dallo Zimbabwe
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Emergenza sbarchi: rimpatriati gli egiziani via charter, ma tutti gli altri?

pubblicato da Luca Landoni

Da Lampedusa arrivano le prime buone notizie, con il rimpatrio di 44 clandestini egiziani avvenuto ieri via charter. L’aereo è partito dall’isola, compiendo uno scalo a Catania per trasferire alcuni emigrati di altre nazionalità nel centro di accoglienza e permanenza di Pian del Lago (Caltanissetta) per poi proseguire alla volta del Cairo. E proprio qui sta il punto di maggiore preoccupazione. Se infatti è positivo che finalmente si proceda a qualche rimpatrio, dando un segnale serio di lotta alla clandestinità, noi tutti sappiamo fin troppo bene quanto la componente egiziana sia assolutamente minoritaria e l’atto risolva ben poco, al di là della facciata.

Ricordiamo infatti che il rimpatrio è stato reso possibile da un trattato bilaterale col paese delle Piramidi, che consente di ritrasferirvi tutti i transfughi. ma quanti altri paesi sarebbero disposti a firmare il medesimo accordo? Senza contare il fatto che molti stati da cui provengono i clandestini hanno governi instabili, spesso al limite della dittatura, e molti hanno gioco facile nell’usare lo stratagemma dell’asilo politico per evitare di tornarvi. Lo stesso discrimine tra gli accolti a Pian del Lago e gli altri dovrebbe far riflettere a proposito.

La realtà è che alla domanda su che fine facciano i clandestini giunti a Lampedusa non esiste risposta. O meglio, non esiste una risposta ufficiale, perché sappiamo fin troppo bene come questi, una volta trasferiti nei vari centri di “permanenza” sparsi per la penisola, ne fuggano alla prima occasione per gettarsi in pasto alla manovalanza abusiva, quando va bene, e a quella malavitosa nella peggiore delle ipotesi. E allora fa bene il sindaco isolano De Rubeis a dichiarare: «Quello dato martedì dal Governo è un forte segnale per le organizzazioni malavitose che sfruttano il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Deve essere chiaro che, d’ora in poi, dopo l’identificazione da parte della polizia, i migranti irregolari verranno rimpatriati»; ma non lasciamoci affascinare dai lustrini di un provvedimento sacrosanto, ma di facciata.

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Sugli sbarchi dei clandestini Maroni e La Russa ai ferri corti. "La soluzione c'è: pattugliare le coste libiche"

pubblicato da Luca Landoni



L’emergenza di questi giorni è rappresentata dall’improvviso moltiplicarsi degli sbarchi a Lampedusa, caso davvero strano durante la stagione invernale. Non che gli altri anni non ne avvenissero di tanto in tanto, ma solitamente il freddo scongiura il fenomeno, limitandolo a pochi barconi. Nell’ansia di trovare delle soluzioni per le centinaia di poveracci che si stanno ammassando nei centri di accoglienza isolani, si consuma un copione già visto, lo scontro verbale tra il Ministro della Difesa Ignazio La Russa (Pdl) e il titolare del Viminale Roberto Maroni (Lega).

«Lui è più fortunato di me - ha detto quest’ultimo durante una diretta a Radio Padania -. Io non sono in qualche spiaggia nei mari tropicali, ma sono in Padania». Rincarando: «Ho voluto rimanere qui proprio per affrontare le eventuali emergenze e quella di Lampedusa è una emergenza». Ma non è questo il fulcro, per la verità un po’ folcloristico, della diatriba. Anche i ministri della Repubblica hanno ovviamente diritto a qualche giorno di ferie, e non vogliamo qui fare del populismo criticando La Russa per una questione così banale. No, il punto del contendere vero è un altro.

Il Ministro della Difesa a proposito degli ultimi sbarchi si era dimostrato scorato, sembrando a corto di soluzioni, mentre Maroni appare più battagliero che mai: «Ho grande stima, amicizia e collaborazione con il ministro La Russa - ha aggiunto - ma non credo che ci si debba basare sulle sue affermazioni. La soluzione con la S maiuscola della questione sbarco di clandestini a Lampedusa c’è, è scritta, ed è il pattugliamento delle coste libiche. Noi siamo pronti per attuare il pattugliamento attendiamo l’ok delle autorità libiche. Non sono tanto d’accordo che bisogna mettersi nella mentalità di qualcun altro, tant’è vero che abbiamo fatto e continuiamo a far pressione».

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Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

pubblicato da il passator cortese

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In Italia più morti sul lavoro (1.170 omicidi bianchi nel 2007) e sulle strade (quasi 6.000!) che per mano degli assassini (omicidi: - 36,4% in 11 anni). E si muore di più che negli altri paesi europei. Lo dice il Censis nel rapporto sulla “sicurezza e allarma sociale”. Da oggi poteri speciali ai sindaci (che dicono i prefetti?). Immigrati: niente più sanatorie.

Il nostro commento. Dato che si parla sempre di “percezione”, la percezione stavolta viene confermata dai dati (orribili): in Italia si muore di più durante le attività “ordinarie” come lavorare o andare per strada, che non a causa della criminalità o di episodi violenti. Come sempre, la politica va all’opposto; investe contro i rom e gli extracomunitari e considera le morti bianche sul lavoro e gli incidenti stradali una fatalità. Gli altri governi europei si comportano esattamente all’opposto. E i dati dimostrano che hanno ragione gli altri e non noi. E’ il solito refrain: in Italia conta più l’immagine della sostanza. Fa più effetto (e porta voti) creare allarme (in tv) sugli sbarchi di Lampedusa che sui morti nei cantieri o i 40 morti sulle strade dell’ultimo week end. Siamo i primi nell’arte dei palliativi. Intanto da oggi poteri speciali ai sindaci “per prevenire ed eliminare i grossi problemi della sicurezza urbana e per difendere l’incolumità pubblica”. Maroni dixit.

Giuseppe Roma direttore generale del Censis: “Se si amplia il concetto di incolumità personale e si considerano i rischi maggiori di perdere la vita, risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini”.

Roberto Maroni: “Il Censis dà numeri reali. Ci troviamo di fronte a problemi diversi da affrontare con modalità e strumenti diversi, come ad esempio per gli incidenti sul lavoro e quelli sulle strade. Su cui il governo è fortemente impegnato. Ma la gente sente e vuole risolto il problema della sicurezza urbana. Ecco perché da oggi i sindaci saranno ufficiali di governo e possono intervenire con ordinanze autonome urgenti per contrastare lo spaccio di stupefacenti, la prostituzione, l’accattonaggio e il mercato ambulante e contro chi danneggia il patrimonio pubblico e occupa abusivamente gli immobili”.

Non roviniamo i rapporti con la Libia!

pubblicato da Luca Landoni

Foto: manifesto d'epoca ”Ripercussioni catastrofiche con Calderoli ministro.” La dichiarazione di Seif al-Islam, primogenito dell’ineffabile colonnello Gheddafi, rimbalza rabbiosamente dalle dirimpettaie coste libiche, scalfendo la nostra proverbiale paciosità. In un’impeto di preoccupata angoscia mi precipito a cercare di comprendere chi sia veramente il dichiarante, e ne traggo un quadro inquietante, da cui risulta essere il capo della stessa fondazione che ispirò le manifestazioni di piazza contro Calderoli (sì, ai tempi in cui l’esponente padano indossò la famosa maglietta con le vignette offensive per l’Islam) e che provocò l’assalto all’ambasciata italiana di Bengasi, con morti annessi.

E proprio la responsabilità di quelle morti secondo Seif ora va ascritta a Calderoli stesso, in quanto provocatore, e i rapporti tra Libia e Italia rischierebbero di guastarsi irrimediabilmente in caso di attribuzione di un ministero a quest’ultimo. Bene. Ci sarebbe naturalmente da aprire un paragrafo a parte per esaminare il fanatismo a orologeria di Gheddafi, che come si sa è islamico quando gli fa comodo, mentre quando serve si trasforma nel più laico dei leader del mondo arabo.

Si potrebbe anche discorrere di come da noi ci sia la massima libertà di pensiero e critica in ogni campo, anche e soprattutto quello religioso, e perché no, anche un sense of humour del tutto sconosciuto al mondo mussulmano. Si potrebbe e lo faremo, ma ora ci preme di più analizzare le conseguenze di un irrigidimento delle posizioni libiche nei confronti dello Stivale. Vediamole con ordine.

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