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Tutti gli articoli con tag schifani

Le "prigioni" di Marco Pannella. Napolitano solidarizza. Schifani promette un ... convegno. E non si vergogna

pubblicato da il passator cortese

Pochi sanno che Marco Pannella, simpatico o antipatico fa lo stesso, digiuna da due mesi e, dopo lo sciopero della sete degli ultimi giorni, è finito in ospedale.

Sono certamente ancor meno quelli che sanno che in Italia ci sono circa 70 mila detenuti. E chi sa perché tutta questa gente è dietro le sbarre?

Solo il 4/5 % è dentro per reati gravi. Il 30% sono tossicodipendenti, il 30% stranieri. Un 20% è in galera per fatti commessi in preda a disagio psichico, mentre 17 mila sono persone malate di mente che invece di ricevere cure adeguate vengono rinchiuse e trattate peggio dei pazzi di una volta nei manicomi.

Le carceri italiane sono un inferno: 113 decessi registrati nel solo 2009, di cui 72 suicidi. Insomma, dentro ci stanno per lo più i poveracci, non in grado di farsi difendere da un buon avvocato. I più languono dentro in attesa di giudizio, aspettando un processo che non arriva. La riforma della giustizia in Italia è ad uso e consumo di uno solo, comunque di pochi.

Così Pannella, a modo suo, e da solo, lancia l’allarme. Il presidente Napolitano scrive al leader radicale condividendo le motivazioni della protesta e invitandolo a desistere dalla sua azione estrema. E il presidente del Senato Schifani promette al leader radicale di organizzare un dibattito o un convegno al Senato sull’argomento. E nemmeno si vergogna.

Ore 12 - D'Alema, Cln anti Cav: idea geniale o pateracchio?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon sono le grida dei rivoltosi egiziani anti Mubarak a scuotere il Belpaese. Assuefatti alle fiction, gli italiani assistono alle drammatiche vicende d’oltre mare come spettatori assenti davanti alla tv.

Nello “Stivale”, a dominare sono il vociare insulso dei politici, per lo più “inventati” e fatti con lo stampino, e un polverone che confonde e annulla tutto e il contrario di tutto. Così l’Italia è ferma nella palude.

Una domanda: c’è qualcuno che sa dire che cosa sta facendo il Parlamento? Dov’è finita la sua funzione di mediazione e risoluzione dei conflitti politici? Dov’è finita la sua funzione legislativa e di controllo? Nessuno vede, nessuno sente. Paralisi.

Dice bene l’ex presidente della Camera Violante: “La legge elettorale ha spaccato il Parlamento in due parti, una caudataria del governo, l’altra dell’opposizione”. E non sono i due presidenti, Fini e Schifani l’espressione eclatante di questa divisione politica e di questa crisi istituzionale?

Non è questa l’emergenza democratica presidente D’Alema? All’ex premier, unica mente pensante del Pd, va almeno dato il merito di aver tirato fuori un’idea. Ma su quali basi programmatiche si costruisce la “santa” alleanza, il nuovo Cln proposto dal lider Maximo? Il “tutti uniti contro Berlusconi” rischia di essere una lancia spuntata.

La priorità è la riqualificazione della politica. Ma chi può scagliare la prima pietra per la riqualificazione della politica, malata alla radice e che riguarda tutti i politici e tutti i partiti? La tabula rasa o, come si dice oggi, la “rottamazione” totale è il solito refrain di voler cambiare tutto per non cambiare niente. Ma la scossa va data.

D’Alema ha lanciato un sasso. Ma l’alternativa senza programma è costruita sulla sabbia. E non basterà Berlusconi a cementare un fronte da Fini a Vendola, una rissosa rosa di Sant’Antonio composta da ex fascisti, ex comunisti, ex democristiani, ex socialisti. E’ questa la via d’uscita? O è solo un pateracchio?

Colpo basso contro Bossi e Berlusconi: Schifani difende Fini

pubblicato da il passator cortese

Tregua? Perché no. Almeno bandiera bianca per un giorno, dato che il premier è a Mosca e il presidente della Camera è a Ottawa.

Anche se un giorno è lungo, specie per uno come Silvio Berlusconi che, infatti, si scatena lanciando l’ennesimo siluro contro Gianfranco Fini: “Vuole solo fare la sua aziendina”.

In effetti ancora pochi giorni e poi si torna davvero in trincea, per la resa dei conti finali. Quanto meno per la cartina del tornasole sulla tenuta o meno del governo.

E’ aperta la “caccia” ai deputati indecisi e pronti (con quale contropartita?) a garantire l’appoggio alla maggioranza. Il 28 settembre è vicino e allora il parlamento si esprimerà.

Berlusconi è innanzi tutto interessato al nodo giustizia: capire se le aperture di Fini sul nuovo legittimo impedimento, cioè sul famoso “scudo” (quello che fa evitare a Berlusconi di andare in tribunale), sono reali o solo una nuova “furbata”, la trappola finale. Chissà?

L’ultima (inattesa) tegolata per il premier arriva da Schifani (sì, il presidente del Senato) che si smarca dalla campagna per le dimissioni di Fini: “E’ autorevole e imparziale, non può essere dimissionato”. E’ la sconfessione di Berlusconi e Bossi che pensavano di cacciare il presidente della Camera usando Napolitano.

Crepa nella diga berlusconiana?

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Intercettazioni. Il governo apre alla magistratura, ma è ancora poco

pubblicato da Luca Landoni


Accecati dai fanali del litigio Berlusconi-Fini negli ultimi giorni abbiamo un po’ perso di vista una delle questioni fondamentali sul tappeto della politica: la legge che vorrebbe modificare l’attuale regime di intercettazioni. Vediamo di fare il punto della situazione alla luce degli ultimi sviluppi.

L’opposizione di giornalisti e magistrati al progetto è sempre stata forte. Entrambe le categorie si giocano molto; i primi rischiano galera e multe salate (elevatissima quella prevista per i direttori) i secondi un forte rallentamento quando non la cancellazione delle indagini.

Il governo una volta tanto ha cercato almeno un parziale dialogo con la magistratura, da cui è scaturita una piccola ma importante riforma del testo; le intercettazioni si potranno utilizzare non più solo per «evidenti indizi di colpevolezza» ma anche per «gravi indizi di reità». L’Anm se ne è dichiarata soddisfatta, anche se chiaramente non basta.

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Il Governo (del presidente) e il partito (del presidente) da ... "Socialismo reale"

pubblicato da il passator cortese


Gli appelli del capo dello Stato e (anche) quelli del presidente della Camera (a proposito, dov’è finito il presidente del Senato, Schifani?) non si contano più.

Giorgio Napolitano anche oggi richiama ad “Onorare la Costituzione e a rispettare tutte le istituzioni dello Stato democratico”. E Gianfranco Fini anche oggi lancia l’allarme perché “La coesione della Repubblica è a rischio”.

Entrambi, il numero uno e il numero tre della Repubblicana italiana (non due amici qualunque incontratisi per caso al bar sotto casa), di fatto tirano le orecchie al Governo e al suo Premier su questioni fondamentali per la nazione.

I quali (Governo e Premier) se ne fregano e tirano diritti per la loro strada, che è quella dei loro interessi.

Un esempio? Per raccattare voti, si continua a speculare sul terremoto: a l’Aquila i cittadini (elettori) sono invasi da una pioggia di cartoline in “new town” , a dimostrazione che il Governo (del presidente) diventa un’appendice del partito (del presidente). L’Esecutivo fa (e sappiamo come …) con i soldi di tutti gli italiani e il Pdl va all’incasso delle … urne.

Dal berlusconismo al … socialismo reale!

Retrospettiva Annozero. Travaglio, Schifani, Di Pietro e Contrada

pubblicato da Luca Landoni


La puntata di ieri di Annozero è stata condotta con la solita maestria da Michele Santoro nei più oscuri meandri della politica italiana, non disdegnando le consuete incursioni nelle aree grigie del sospetto e della dietrologia. D’altronde è questo l’ingrediente che ne ha fatto un programma di successo e il presentatore lo sa, dunque perché cambiare? Le cosiddette inchieste o servizi esterni sono tutti iperfaziosi e privi di significato politico. Se voglio vedere un’inchiesta fatta bene mi guardo Report o Presa Diretta, non certo le funamboliche evoluzioni di Sandro Ruotolo in mezzo a qualche folla vociante.

Alfiere di questa ricetta vincente, si sa, è “l’indipendente” Marco Travaglio. L’uomo che ha fatto del cosiddetto giornalismo scomodo una bandiera e che non guarda in faccia a nessuno. Nessuno tranne i suoi padrini politici, chiaramente, i quali sono bravi bravissimi e intoccabili. E se qualcuno li tocca, come ha fatto il Corriere nel caso della foto di Di Pietro in compagnia dell’agente dei servizi Bruno Contrada, si tratta solo di un complotto.

Come poteva sapere Tonino nostro che al suo fianco (sì, proprio alla sua destra) sedeva uno degli uomini più potenti d’Italia, almeno fino alla condanna avvenuta pochissimo tempo dopo. L’uomo dei misteri irrisolti della Prima repubblica, l’uomo del quale si mormorava “chi lo tocca muore”. Non lo conosceva - dice - e non si può fargliene una colpa, anche se era considerato il più grande segugio della Procura, un uomo di celebre scaltrezza cui non sfuggiva nulla di nulla.

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Stasera Annozero sul conflitto Fini-Berlusconi

pubblicato da Luca Landoni



La querelle tra Fini e Berlusconi è naturalmente al centro del dibattito politico. Ce ne siamo occupati noi stessi recentemente in un post di analisi sulle dichiarazioni di Schifani, e ora giustamente sbarca anche ad Annozero.

Il Presidente del Senato Schifani, in modo irrituale ha detto: o la maggioranza e’ compatta o si va alle elezioni. Il processo breve, con il rischio della prescrizione di molti processi di grande rilevanza, le riforme istituzionali condivise, il caso Cosentino hanno aperto una frattura tra Fini e Berlusconi. Il governo rischia effettivamente di cadere o le parole di Schifani sono interpretabili come un richiami rivolto al Presidente della Camera per rientrare nei ranghi della maggioranza? C’e’ davvero il rischio di un ricorso alle urne e di una scissione politica all’interno del Pdl? C’e’ un complotto per far cadere Berlusconi, come sostiene Il Giornale di Feltri o sono insinuazioni interessate, “porcate” come sono state definite?

La puntata avrà per titolo Complotti e porcate e vedrà in qialità di ospiti la neopresidente del Partito Democratico Rosy Bindi, Flavia Perina deputata del Pdl e direttore del Secolo d’Italia, il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo e il magistrato Antonino Ingroia.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Ferdinando Casini: ultimatum. Voto + 8. Il leader dell’Udc è lapidario: “Dopo le bocciature a raffica della maggioranza a Montecitorio, il Governo è in agonia. Ne tragga le conseguenze”. Come dire, “Berlusconi go home!”.

Silvio Berlusconi: debacle. Voto – 8. Il Super Cav. fa di nuovo retromarcia dissociandosi dalla “bomba” Schifani: “Mai pensato al voto anticipato”. Rinsavito? No, paura da sondaggi. Governo battuto alla Camera 32 volte. Dura minga!

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Schifani avvisa i finiani: Compattezza o si torna al voto. Elezioni anticipate a marzo?

pubblicato da Luca Landoni



La bomba di ieri sono state le dichiarazioni del Presidente del Senato Renato Schifani all’inaugurazione dell’anno accademico del collegio universitario Lamaro Pozzani. Le parole della seconda carica dello stato potrebbero anche apparire di semplice buon senso, se non fosse che in politica tutto ha un significato ben preciso e, in questo caso, evidentemente ispirato da Berlusconi.

«Compito del governo è lavorare per realizzare il programma concordemente definito al momento delle elezioni. Compito dell’opposizione è esercitare il proprio ruolo di critica e di proposta alternativa, in coerenza con il proprio mandato elettorale. Compito della maggioranza è garantire che in Parlamento il programma del governo trovi la compattezza degli eletti per approvarlo. Se questa compattezza viene meno, il risultato è il non rispetto del patto elettorale. Se ciò si verificasse, giudice ultimo non può che essere, attraverso nuove elezioni, il corpo elettorale».

Che si traduce così: Berlusconi è stufo delle interferenze su ogni provvedimento da parte della sua stessa maggioranza, in particolare su processo breve e varie riforme giudiziarie. Dunque i suoi “oppositori” interni, a partire da Fini e dai suoi, si adeguino oppure si vada a elezioni anticipate e ci penserà il popolo a farli tacere.

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Angelino Alfano: l’innominato

pubblicato da Giovanni Molaschi



Oggi, probabilmente, la Consulta si esprimerà sul lodo Alfano. Fare delle previsioni ora non avrebbe senso, oltre che essere di cattivo auspicio per tutti coloro che diversamente da Niccolò Ghedini pensano che la legge e la relativa applicazione debbano essere uguali per tutti.

Oggi, più di ieri, è giusto omaggiare l’esponente politico a cui si deve la creazione di questo provvedimento che ha spostato l’attenzione degli italiani dalla tragedia nel messinese alla santificazione di Silvio. Non è certo un caso che ieri Bruno Vespa si sia dedicato ai miracoli di Lourdes.

Oggi qualcuno dovrebbe intervistare il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Qualora il lodo passasse il suo nome, più citato della sua persona, sarebbe ricordato. E non solo da quei quattro comunistelli che manifestano. Di sabato. Sulla libertà di stampa.

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