Non è, quello dello sciopero unitario di lunedì prossimo, il ritorno in campo della “triplice” degli anni ’70, allora ben più autorevole sul piano politico e più forte su quello organizzativo. La protesta è di fatto un atto dovuto.
Uil, Cisl e Cgil, di nuovo insieme, battono un colpo per se stessi, per cercare una legittimazione e un ruolo “politico”. E’ alto il rischio di agire solo per salvaguardare interessi corporativi, anche se riguardano lavoratori e pensionati i più colpiti nel morso della crisi.
Il premier Mario Monti non si è tirato indietro dicendo ieri sera a “Porta a porta”: “Capisco le reazioni, ma invito tutti a considerare che cosa sarebbe successo anche al mondo del lavoro dipendente e al mondo dei pensionati senza questa azione”. Invitando i sindacati a “considerare che, per quello che è stato possibile, abbiamo fatto più redistribuzione ed equità di quanto fosse mai stato fatto”. Ma non è proprio così. Perché il decreto anti crisi continua a “fare cassa” con le pensioni e dell’equità non c’è molta traccia. Non solo. Come sostiene l’economista Nouriel Roubini: “Che cosa stimolerà la crescita in Italia, visto che l’ulteriore austerità fiscale e le tasse più alte renderanno più dura la recessione?”.
Già. Va anche detto che il sindacato deve saper cogliere la protesta dei lavoratori, alquanto scossi, ma deve soprattutto aprire il confronto, in questo caso con il governo, trattare e portare a casa qualcosa, cioè qualche modifica: soprattutto quella che riguarda i lavoratori pensionati a cui non viene riadeguata la pensione, nemmeno parzialmente, all’inflazione subita.
Serve un tavolo di trattative, anche in vista delle annunciate innovazioni su temi come il mercato del lavoro e la contrattazione. Il precedente governo aveva l’obiettivo politico di assestare un colpo decisivo al sindacato, cioè alla Cgil e Cisl e Uil si sono irresponsabilmente prestati al gioco. Monti non è Berlusconi. E la domanda s’impone: è proprio “utile” lo sciopero di lunedì?
La verità è che le divisioni sindacali pesano, con Cgil, Cisl e Uil nell’altalena dello scavalcamento reciproco, giocando una volta al “ribasso” (vedi Fiat- Marchionne) e una volta al “rialzo” (vedi Monti-decreto).
Dice bene oggi sul Riformista Emanuele Macaluso: “L’autonomia del sindacato va certamente difesa e garantita, come momento essenziale di un conflitto sociale, che può essere moderato e regolato, in ragione della grave situazione in cui versa il paese, ma senza il quale non c’è né sviluppo né democrazia. L’autonomia sindacale non contraddice l’esigenza di guardare con realismo la situazione in cui opera questo governo, per evitare il disastro che abbiamo visto in Grecia, dove i sindacati hanno subito pesanti sconfitte proprio perché hanno giuocato di rimessa volendo difendere tutto e tutti. I caratteri della crisi ci dicono che nulla, e per nessuno, sarà come prima”. Appunto.

“La storia è questa: da 7 anni lavoro per il Corriere e dal 2007 sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l’iter è la collaborazione. Tutti sono entrati così. E se ti dicono che sei brava, prima o poi arriva il tuo turno. Io stavo in attesa.
La scorsa settimana si è liberato un posto, un giornalista ha dato le dimissioni, lasciando una poltrona (a tempo determinato) libera. Ho pensato: “Ecco la mia occasione”. Neanche per sogno. Il posto è andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non è neanche giornalista, ma passa i miei pezzi.
Ho chiesto spiegazioni: “Perché non avete preso me o uno degli altri precari?”. Nessuna risposta. L’unica frase udita dalle mie orecchie: “Non sarai mai assunta”.”
Le parole di Paola colpiscono. Prima di tutto, come ha scritto Alessandro Giglioli su “Piovono rane”, perchè forse questo è il primo caso in Italia di sciopero del fame per cercare di farsi assumere da un giornale. Poi, perchè, come ha scritto una collega di studi su Facebook, se scioperassero per un giorno tutti i precari d’Italia, il paese probabilmente si fermerebbe.

Il 9 Luglio la FNSI ha organizzato uno sciopero contro il ddl intercettazioni, contro la legge bavaglio. La decisione è stata seguita, con qualche sorpresa, dalle critiche di Marco Travaglio e Paolo Flores D’Arcais. Il primo ha scritto:
“Intendiamoci, il bavaglio è talmente vergognoso e demenziale che meriterebbe non uno sciopero, ma una serrata. Però l’obiezione di Feltri (che aveva scritto che un auto-bavaglio contro una legge che impone il bavaglio è un’idea folle, nda) mette a dura prova il riflesso condizionato dei sindacati, Fnsi compresa, che ricorrono sempre e soltanto allo sciopero come se fosse l’unica forma di protesta. […] Sicuri che la forma più efficace di protesta contro il bavaglio sia autoimbavagliarci per un giorno?
Non sarebbe meglio uscire tutti in edizione straordinaria, listata a lutto, in forma di dossier con le intercettazioni e gli atti d’indagine più importanti di questi anni che, col bavaglio in vigore, non avremmo potuto pubblicare?”
Il problema, dice ancora Travaglio, è che in edicola, il 9 Luglio troveremo solo Il Giornale, Libero, Il Foglio, il Tempo, il Riformista. Insomma, si lascia campo libero “agli altri”.
Continua a leggere: Ddl intercettazioni: è giusto lo sciopero contro la legge bavaglio?
Silvio Berlusconi: ultimo miglio. Voto 3. Contro la Manovra, sciopero generale della Cgil (“Sulle spalle dei soliti noti”) e Regioni in rivolta contro il Governo (“Pronti a restituire le competenze allo Stato”). Silvio, adesso basta!
Silvio Berlusconi: ultimo grido. Voto 3. Dal gup del processo Mediatrade arriva ‘un’altra prova che i giudici vogliono distruggermi. La magistratura politicizzata intende sostituirsi all’esecutivo e alle istituzioni ‘. Silvio, adesso basta!
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Nel nostro paese, con una certa ciclicità, si discute di libertà di informazione. Quanto sta accadendo attorno al disegno di legge sulle intercettazioni sì era già verificato durante la campagna elettorale. Quando furono sospesi alcuni talk show Rai.
Ad un anno, quasi, dallo sciopero organizzato per difendere il diritto alla rete potremmo ricominciare a parlare di internet e di cosa sia necessario affinché anche nel nostro paese il web possa rimanere libero.
Secondo Vittorio Zambardino il nuovo kit del candidato ideato da Google e YouTube in vista delle prossime elezioni statunitensi di medio termine potrebbe innervosire chi ha già provato a ridurre la libertà di internet nel nostro paese.
Continua a leggere: Kit del candidato: il Governo Berlusconi contro Gogol. Di nuovo?
Per farsi ricordare bene il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini può fare ancora poco. Legalizzare l’utilizzo della lettera “k” al posto del “ch” potrebbe servire per completare il progetto che drammaticamente riduce la scuola italiana ad una sola scenografia degna della peggiore fiction popolare.
Solo in certi sceneggiati d’altronde si nota una certa ignoranza. Ingenua. Ma pur sempre condannabile come la proposta che in queste ore è comparsa sul sito di Repubblica. Stando a quanto pubblicato dal quotidiano l’obbligo di studio, invece di posticiparsi verso la maturità, sarà anticipato.
A scuola, per legge, fino a 15 anni e non fino ai 16 previsti dalle attuali normative figlie di una presa di coscienza necessaria nel 2010. Oltre all’esperienza, che in Italia viene tradotta spesso e male con interminabili stage, per essere adatti al mondo del lavoro bisogna essere preparati.
Continua a leggere: Il Ministro Mariastella Gelmini taglia, anche, l’obbligo scolastico

A due giorni dall’annuncio del secondo sciopero degli immigrati italiani (il primo venne organizzato nel 1989) nessuno ha deciso di occuparsi seriamente della notizia tanto che le informazioni relative all’evento si possono trovare sul sito di Sky. E su poche altre testate.
Eppure la manifestazione ha un che di epocale se uno ci pensa bene. Fino a ieri le cronache riconducibili ad immigrati o raccontavano storie di razzismo o di integralismo religioso. I media, gli stessi che preferiscono non parlare dello sciopero, hanno progressivamente smesso di raccontare anche le altre storie. Quelle delle persone oneste che in Italia lavorano.
Da domani, e in vista del 1° marzo (giorno in cui si terrà l’evento), bisognerà iniziare a ragionare anche su altro. Tutti, politici inclusi, dovranno farsi domande e dare delle risposte. È impensabile, come osservava giustamente Giuseppe Civati questa mattina su l’Unità, che ai cittadini non italiani residenti nel nostro paese non vengano date precise direttive prima delle elezioni regionali.
Continua a leggere: Sondaggio. È giusto lo sciopero degli immigrati?

Qua e là, da qualche ora, viene riportata una dichiarazione di Silvio Berlusconi sulla quale oggi vale la pena ragionare. Il Premier poche ore dopo la bocciatura del Lodo Alfano alla stampa ha fatto sapere di che pasta è fatto.
Ebbene, in attesa che ciò avvenga, ci pensano gli italiani a dimostrare al Presidente di Consiglio il loro valore. Scioperando. In 50 città. Come riportato da Repubblica il mese caldo delle manifestazioni contro il Governo sarà aperto dai cortei degli insegnanti supportati dagli studenti.
Già previsti, nei prossimi giorni, altre manifestazioni. Il 20 ottobre incroceranno le braccia gli iscritti all’Anief (Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori). Il 23 i comitati di base mentre il 31 sarà la volta della Cisl che ha organizzato a Roma uno sciopero a cui parteciperà anche il segretario generale, Raffaele Bonanni.
Una grande manifestazione nazionale affinché l’Italia non torni indietro. Per costruire un futuro diverso, più democratico, giusto e solidale. È questo lo slogan scelto dalla Cgil per lanciare la mobilitazione intitolata Futuro Sì - Indietro No che si svolgerà il 4 aprile al Circo Massimo, a Roma.
Un Governo che non decide è un Governo che vuole scaricare i costi della crisi su lavoratori e lavoratrici, su pensionati e pensionate, sui giovani. Non contrastare la crisi, dividere il sindacato sono le due facce di una stessa politica. Quella politica che nega il lavoro, la sua centralità.
Le 4 richieste principali contenute nella piattaforma della Cgil per il 4 aprile sono: un più efficace contrasto della crisi da parte del Governo italiano; maggiori investimenti per le politiche industriali; difesa dei posti di lavoro e limitazione dei licenziamenti; difesa di salari, stipendi e pensioni. La protesta riguarda anche l’accordo separato firmato il 22 gennaio dall’Esecutivo e dalle altre sigle sindacali escludendo la Cgil. Secondo la Confederazione si tratta di una intesa che non tutela i salari, non allarga la contrattazione, rompe il modello contrattuale unico e limita il diritto di sciopero.
Si può dire tutto di questo governo, ma non che non sia “creativo”. Inventare lo “sciopero virtuale” nei servizi essenziali, soprattutto nei trasporti, non è cosa da tutti i giorni.
Anche se è stata proprio la Cgil negli anni ’50 a fare gli scioperi “alla rovescio”: i lavoratori non andavano in fabbrica ma nelle ore di sciopero facevano gratuitamente lavori “socialmente utili”. In questo modo sono state realizzate in Italia molte opere pubbliche.
Qui siamo in presenza di un’altra storia e, forse, di tutt’altri obiettivi. Il governo vuole regolamentare per legge l’astensione dal lavoro. E’ questo è il primo passo.
La bozza del ddl prevede anche il referendum preventivo obbligatorio per proclamare uno sciopero nei trasporti (a meno che non si tratti di proclamazione da parte di sindacati che hanno più del 50% di rappresentatività, cioè nessuno).
Inoltre, nei servizi di particolare rilevanza, servirebbe anche l’adesione preventiva da parte del singolo lavoratore. E’ prevista anche una commissione di verifica dell’adesione.
Divampa il fuoco delle polemiche, sia sui contenuti che sui tempi, dato che il Consiglio dei ministri discuterà (e “approverà”, dice il ministro Brunetta) questa incandescente proposta venerdì, cioè domani.
Continua a leggere: Ore 12 - Il Governo inventa lo "sciopero virtuale". Esplodono le polemiche