
Oggi, 6 settembre 2011, è giornata di sciopero generale, indetto dalla CGIL di Susanna Camusso. L’elenco di tutte le manifestazioni e i cortei del 6 settembre (oltre ai due di Roma) è dopo il salto.
Partecipano allo sciopero anche il Pd (per volere del segretario Pierluigi Bersani, con buona pace degli altri), l’Idv, Sel e la Federazione della sinistra. Non partecipano, invece, Fli, l’Udc, Cisl e Uil.
C’è una profonda riflessione da fare in merito allo strumento sciopero generale: non c’è alcun dubbio che il diritto allo sciopero sia stato una vera e propria conquista per i lavoratori. In Italia, il primo sciopero generale risale al mese di settembre del 1904: il paese rimase paralizzato per 4 giorni, in seguito alla proclamazione dello sciopero in solidarietà per l’uccisione di 4 militari sardi ad opera delle truppe inviate da Giolitti.
Non c’è dubbio nemmeno sul fatto che l’arma dello sciopero abbia contribuito, negli anni, a migliorare le condizioni dei lavoratori. Ma nel tempo, soprattutto recentemente, lo sciopero generale si è rivelata un’arma spuntata, che ha perso, progressivamente, di forza e di peso sociale. Il che non significa che il diritto allo sciopero non sia importante, ma che questa forma di protesta è, probabilmente, divenuta in qualche modo anacronistica rispetto alla società liquida e globalizzata che, di fatto, ha il potere di ignorare - molto semplicemente - il blocco delle attività, se questo si mantiene nei termini della legalità. Per ragioni che andrebbero analizzate a fondo, insomma, lo sciopero sembra essere stato svuotato del suo significato più profondo, e sembra essere sempre meno un’effettiva possibilità di ottenere qualcosa quando le concertazioni falliscono.
Anche perché i precari, i contratti a progetto, il popolo delle partite IVA, i lavoratori atipici, tutti coloro che, per prassi e per fatti compiuti, di fatto, non sono più tutelati dallo Statuto dei lavoratori - e che, prima del diritto a non essere licenziati senza giusta causa, dovrebbero conquistare il diritto al lavoro stabile - hanno un’oggettiva difficoltà a scioperare.
E dunque, chi vincerà, oggi, in Italia? La CGIL, se l’adesione sarà importante, dimostrerà di avere ancora un peso politico importante. Ma riuscirà a ottenere quel che vuole? La manovra di Tremonti - giunta alla sua quarta versione - sembra procedere inarrestabile verso l’approvazione. E se così dovesse essere, sarebbe dunque una sconfitta per il sindacato? E, domanda ancor più importante e che non può certo essere sviscerata in poche righe, lo sciopero ha ancora un’utilità sociale?
Sia ben chiaro: non è intenzione del sottoscritto quella di unirsi al coro di chi lo sciopero lo demonizza, di chi lo addita come una mancanza di rispetto al richiamo verso la coesione sociale. Un’ampia fetta della società, di fatto priva di una sua rappresentanza, avrà pure il diritto - e in qualche modo anche il dovere - di farsi sentire. E per il momento, è proprio lo sciopero l’unico strumento perché ciò avvenga. Ma poi, quando sarà il momento di tirare le somme, sarà anche necessario fare profonde valutazioni su quel che si sarà ottenuto.
Di seguito, l’elenco ufficiale di tutte le manifestazioni previste oggi.
[Foto | Archivio storico Keel Center]
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E’ in atto una vera e propria opera di mistificazione dello sciopero generale del 6 settembre 2011 indetto dalla CGIL. Un’opera volta a svuotare definitivamente il senso stesso della parola sciopero.
Si sfrutta il richiamo alla coesione sociale da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per cominciare. E si arriva al punto di screditare il senso stesso dello sciopero.
Ci pensa, in ottima compagnia, il Segretario generale della CislRaffaele Bonanni dalle pagine del Giornale. Intervistato, il sindacalista arriva addirittura a sostenere, come se fosse dotato di una logica ferrea, un discorso che appare assolutamente paradossale.
Non serve. Lo abbiamo detto spesso in questi tre anni di crisi: giusto protestare, ma solo per motivi sindacali, quando c’è una vertenza da chiudere. Poi si può manifestare di sabato oppure di sera come in questi anni abbiamo fatto noi e la Uil, consapevoli della situazione in cui siamo.
E chi utilizza l’unico strumento rimasto ai lavoratori - forse sarebbe più corretto dire: ai cittadini, visto che la manovra aggiuntiva ha addirittura annullato la volontà popolare espressa con il Sì al quesito 1 dei referendum di giugno - per far sentire la propria voce.
Ma Bonanni prosegue con il paradosso:
Lo sciopero è un aiuto a chi in questo governo non vuole il dialogo con noi. Sembra che ognuno giochi la parte di un copione. Loro fanno sciopero, il governo tira dritto.
Ma il discorso sembra tutto al contrario: lo sciopero non può essere un aiuto al Governo. Lo sciopero non può essere inutile perché qualcuno ha deciso che ci vuole coesione sociale. La coesione sociale non può essere richiesta se un Governo, per primo, la demolisce. Eppure, negli anni - fin dal 1994, prima manovra di Berlusconi - è questo quel che è successo: si è mistificato il senso dello sciopero. Si è svuotato del suo significato. Lo si è rappresentato - e quindi, visto che nella società dello spettacolo, la realtà è rappresentazione - come un inutile e arcaico orpello. Lo si è falsificato nel suo senso più profondo, modificando, nell’immaginario, il significato della parola sciopero, trasformandolo in un concetto che abbia a che fare con chissà quale illegale ribellione. Invece, se esiste un dissenso nel Paese, allora si dovrebbe coagulare e si dovrebbe manifestare, senza timore di disturbare troppo.
Invece no. Invece arriva anche Giuseppe Fioroni (Pd, braccio destro di Veltroni) a dire che la Cgil è irresponsabile - utilizzando dunque la stessa retorica della destra - e ad auspicare che il Pd non dichiari appoggio alla manifestazione:
Non credo che uno sciopero generale sia il modo di aiutare a far crescere un Paese che non cresce. Un sindacato è legittimo che faccia ciò che voglia, ma il Partito Democratico deve avere il coraggio della responsabilita’ e non ritengo che sia responsabile oggi aiutare ad uscire dalla crisi con gli scioperi.
Ecco, è proprio da qui che si può criticare, lo sciopero.
E così ieri è stato indetto uno sciopero generale per martedì 6 settembre. È il secondo quest’anno: il primo era stato il 6 maggio scorso. Perché la Cgil ha indetto uno sciopero generale? Principalmente per la manovra e il decreto anticrisi di Giulio Tremonti, ritenuto iniquo. Cisl e Uil si sono smarcate, anche Ugl - e credo che questo per molti sia una conferma indiretta che lo sciopero generale del 6 settembre è giusto e va fatto - bene o male tutti spiegando che “non è questo il momento, c’è la crisi”, oppure che “non si può perdere una giornata di lavoro adesso, con le borse che traballano, la produttività, eccetera”, e anche che “non faremo la fine dei sindacati greci”.
Cgil e Fiom invece sono unite nello sciopero generale: il 6 settembre non è una data casuale naturalmente, visto che il 5 settembre la manovra approderà in aula e verrà votata. Saranno giorni comunque molto “caldi” e non dal punto di vista del termometro. Spiega la Cgil
la manovra è “depressiva” e “socialmente iniqua”, perché non viene destinata alcuna risorsa né alla crescita, né all’occupazione, mentre i redditi e i consumi dei cittadini continuano a ridursi. Per la CGIL ad essere colpiti dal provvedimento sono, ancora una volta, i soggetti sociali più deboli: lavoratori, pensionati, famiglie, mentre si continua ad evitare di intervenire sull’evasione fiscale, sulle rendite finanziarie e sulle grandi ricchezze. Il decreto del 13 agosto oltre ad essere “inefficace” perché, come spiega la CGIL, “non affronta in maniera strutturale le cause del deficit, né pone le basi per ridurre realmente il debito”, possiede “caratteri antisindacali” in quanto “pretende di cancellare per legge uno strumento di regolazione generale dei diritti dei lavoratori come il Contratto Nazionale di lavoro”
Non mi sembra onestamente fantascienza: uno dei punti chiave del decreto anticrisi di Giulio Tremonti è proprio l’assenza di misure strutturali. Facendola breve: ok, forse, se tutto va bene, quando la approveremo definitivamente la “manovrona” mette a posto i conti per quest’anno. E quello dopo? Siamo da capo. Non c’è niente, sulla crescita, sul futuro: e non lo dice la Cgil o la Fiom, lo dice anche Confindustria. È il solito stato di emergenza perenne che non fa pensare al futuro. Oltre a questo, nella manovra c’è il consueto abbassamento delle tutele per i lavoratori, già non certo in cima alla lista delle priorità degli ultimi governi di questo Paese, di centro destra e centro sinistra che siano stati. Tra gli interventi che vi segnalo oggi sui quotidiani, c’è quello di Sergio d’Antoni, abbastanza previdibilmente contrario, su Europa:
Ogni forma di protesta estrema assunta in maniera unilaterale va evitata, perché finirebbe fatalmente per indebolire questo fronte unitario. Lo sciopero generale indetto da una sola sigla rischia di ricreare distanze che non servono al paese. In questa importantissima fase ci vuole unità, nella società come nelle istituzioni. Tre anni di paludi della destra hanno portato il paese sull’orlo del baratro. Ma con il rapido disfacimento del sistema di potere berlusconiano, che ha sempre mortificato le ragioni del dialogo e del confronto, ci è data oggi l’occasione di aprire un percorso nuovo. Un cammino che promuova ed edifichi una stagione di piena e responsabile concertazione tra tutti i soggetti in grado di partecipare alla definizione delle riforme necessarie. Ma bisogna stare attenti. Perché, anche se è al suo canto del cigno, il governo continua a lavorare per dividere. Non diamogli altri alibi
L’avevamo anticipato in mattinata, oggi arriva il giorno preciso: la Cgil conferma lo sciopero generale: sarà martedì 6 settembre, durerà otto ore. È il secondo sciopero generale quest’anno, dopo quello del 6 maggio scorso. Le ragioni della protesta contro il decreto anticrisi di Giulio Tremonti sono varie. Erano in parte riassunte nella lettera aperta della Cgil a Cisl e Uil, pubblicata ieri:
L’art. 8 della manovra non è un attacco alla autonomia delle parti? Non è un tentativo di cancellare, perché cambia la gerarchia delle fonti, l’intesa del 28 giugno con Confindustria? Non è forse chiaro che trasformare l’art. 18 in materia contrattabile di non meglio identificate “rappresentanze sindacali operanti in azienda”, mina l’efficacia dell’articolo stesso? Non è forse evidente che una norma che non si basa sulla rappresentanza, e affida poteri su tutte le materie fuori dai contratti, è la proliferazione di qualunque forma di sindacalismo ed un attacco esplicito al sindacato confederale? Ed ancora, da quando una legge può rendere vigente retroattivamente un accordo sindacale separato e che prevede l’esclusione di una grande organizzazione sindacale? Non eravate voi che respingevate l’ipotesi che fosse la legge a definire il solo voto dei lavoratori perché lesivo della funzione delle associazioni sindacali?
La prima considerazioneè che questo per la Cgil è uno strappo - e bello grosso - dalle altre due maggiori organizzazioni sindacali, Cisl e Uil, che erano state molto caute nel valutare l’ipotesi di uno sciopero generale. In particolare era stato Raffaele Bonanni, segretario Cisl, a gettare acqua sul fuoco, precisando che i sindacati italiani non voglio fare la fine di quelli greci.
L’Unità scrive in questi minuti:
La protesta di Corso d’Italia è «contro e per cambiare - si legge in una nota - la manovra iniqua e sbagliata del governo». Le modalità dello sciopero e le proposte alternative della Cgil saranno illustrate domani dal segretario generale, Susanna Camusso, nel corso di una conferenza stampa convocata alle 11 in concomitanza del presidio che si svolgerà davanti al Senato
Domani sapremo quindi dirvi di più, forse prima.
Foto | Flickr
Sarà un settembre molto caldo: da giorni si parla di sciopero generale, o di mobilitazioni alternative, più o meno da quando Giulio Tremonti e il Governo in carica hanno annunciato il decreto anticrisi che faceva “grondare sangue” il cuore del Presidente del Consiglio.
Oggi la Cgil dovrebbe dire il giorno esatto della mobilitazione - che potrebbe anche essere diversa da uno sciopero generale classico - sulla quale manco a dirlo non c’è unità sindacale. Bonanni, Cisl, ha replicato che per lui lo sciopero è sbagliato in questa fase e che “non faremo la fine dei sindacati greci”, rispondendo dal Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini all’invito all’unità sindacale rivolto ieri dalla Cgil altri altri due sindacati. La Fiom invece parla senza mezzi termini di sciopero generale,
Non era mai successo che per decreto legge un governo provasse a cancellare l’esistenza del Contratto Nazionale e aprisse alla libertà di licenziare. Inoltre il governo fa una legge “ad aziendam” pro Fiat violando principi costituzionali e la carta europea dei diritti dell’uomo. Tutto ciò all’interno di una manovra economica classista che per decreto colpisce in particolare i lavoratori dipendenti sia privati che pubblici, i pensionati ed i giovani, attaccando i principi democratici del nostro paese e non affrontando i nodi e le ragioni che hanno prodotto il debito pubblico e la crisi del nostro Paese.
Fiom che annuncia una mobilitazione già per il 5 e 6 settembre
«Il 5 e il 6 settembre, nei giorni in cui il Senato inizierà a discutere della manovra, chiameremo i cittadini, i giovani e i pensionati a riempire le piazze d’ Italia, compresa quella davanti a Palazzo Madama. Una manifestazione straordinaria, che si accompagnerà alla mobilitazione permanente»
In caso di uno sciopero generale, si tratterebbe del secondo di quest’anno, dopo quello del 6 maggio scorso.