Tutti gli articoli con tag sciopero degli immigrati

Sciopero degli immigrati: Lodi e Milano come Rosarno

pubblicato da giovanni molaschi in: L'Italia fa schifo



E’ previsto per oggi, 1° marzo 2010, il secondo sciopero degli immigrati italiani. A nulla sono serviti gli scontri registrati quasi due mesi fa a Rosarno. Della civile protesta se ne sono occupati in pochi.

Meno, probabilmente, ne daranno notizia oggi. Eppure in Italia gli episodi di razzismo sono in costante, e preoccupante, aumento. Per capirlo è sufficiente riflettere su due notizie uscite pochi giorni dopo quanto successo a Milano in via Padova (dove ci scappò il morto dopo una lite tra due persone extracomunitarie, in Italia con regolare permesso di soggiorno).

A Lodi, come raccontato da La Stampa, il candidato sindaco Sergio Todi (PdL) ha proposto di rimborsare i cittadini del capoluogo lombardo che denunceranno all’amministrazione locale presunte irregolarità di cittadini immigrati residenti in loco.

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Polisblog incontra Almir San Martin, uno dei sostenitori dello sciopero degli immigrati

pubblicato da giovanni molaschi in: Intervista con...



Prosegue il ciclo di interviste organizzate da polisblog.it per capire meglio le storie delle persone che hanno deciso di aderire allo sciopero degli immigrati. Previsto per il prossimo 1° marzo. Dopo l’intervista a Stefania Ragusa e a Daimarely Quinterno vi proponiamo oggi quella ad Almir San Martin.
Perchè hai deciso di fare parte dello sciopero degli immigrati?

Ho deciso di far parte di questa iniziativa perché sono stufo di essere trattato diversamente dai concittadini italiani. Sono stufo di dovere passare tra le strade e di essere percepito come un diverso. Sono stufo di non avere gli stessi diritti di alcuni italiani.

Sono stufo di non poter esprimere il mio diritto di voto. Sono stufo di non sentirmi italiano dopo 15 anni che sono in Italia.

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Intervista – polisblog incontra Luigi Tosti, il giudice anti-crocifisso

pubblicato da giovanni molaschi in: Intervista con...



Il post pubblicato su polisblog.it riguardante la notizia della rimozione di Luigi Tosti, giudice italiano che da anni combatte pubblicamente affinché nelle aule giudiziarie non ci siano più simboli religiosi (il crocifisso in primis) è stato uno dei più commentati.

In molti, a margine di quell’articolo, hanno sostenuto che quanto deciso dal CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) era giusto poiché Luigi Tosti, rifiutandosi di lavorare nella aule in cui era presente un simbolo religioso, aveva sbagliato.

In democrazia deve essere garantito il diritto di replica. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare il giudice che a polisblog.it non racconta solo la sua storia. Con Luigi Tosti abbiamo ragionato anche della riforma della giustizia.

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Proposta dal Partito Democratico una legge pro crocifisso nelle scuole

pubblicato da giovanni molaschi in: Partito Democratico PD



Gli sforzi di Paola Binetti sono stati ufficialmente soddisfatti da un gruppo di colleghi di partito che, come riporta il sito agoravox.it, ha deciso di presentare un disegno di legge affinché sia garantita la presenza del crocifisso nelle scuole italiane.

E fu così che il Partito Democratico decise di omologarsi alla maggioranza che nella persona di Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha già fatto sapere di fare ricorso alla decisione europea.

Sul progetto Pierluigi Bersani, sempre più uomo del silenzio, non si è ancora pronunciato. Probabilmente fa bene. Ammettere pubblicamente che la sinistra italiana, di cui lui dovrebbe essere esponente, non intende più rappresentare gli elettori laici italiani non deve essere facile.

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Polisblog incontra Daimarely Quintero, una delle organizzatrici dello sciopero degli immigrati

pubblicato da giovanni molaschi in: Intervista con...



Prosegue il ciclo di interviste organizzate da polisblog.it per capire meglio le storie delle persone che hanno deciso di aderire allo sciopero degli immigrati. Previsto per il prossimo 1° marzo. Dopo l’intervista a Stefania Ragusa vi proponiamo oggi quella realizzata a Daimarely Quintero, portavoce di primomarzo2010.blogspot.com.

Perché ha deciso di far parte del comitato organizzatore dello sciopero degli immigrati?

Per aver la possibilità di costruire insieme ad altre donne un percorso storico, che porti alla riflessione della opinione pubblica sulla situazione politico-sociale degli immigrati.

È stata vittima di episodi razzisti?

Nel 1997 sono stata accusata d’aver rubato in un grande magazzino. Mi ero recata da loro per acquistare dei prodotti, mi sposavo da lì a pochi giorni. Giravo in negozio con un atteggiamento “a dir loro” sospettoso a “dir mio”era solo curiosità, era la seconda volta che entravo in un negozio con quelle caratteristica in vita mia, ero arrivata in Italia da poco!!!

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Polisblog incontra Stefania Ragusa, una delle organizzatrici dello sciopero degli immigrati

pubblicato da giovanni molaschi in: Intervista con...



È stato indetto, per il prossimo 1° marzo, uno sciopero nazionale degli immigrati. L’iniziativa è nata prima degli scontri di Rosarno. Solo dopo però ha cominciato a far riflettere tutte quelle persone che non erano convinte del progetto.

Polisblog, da oggi, fino al primo marzo incontrerà alcune delle persone che hanno deciso di aderire alla manifestazione provando a capire con loro cosa gli amministratori dovrebbero fare per i cittadini immigrati residenti nel nostro paese.

La prima persona che ha deciso di aderire a questo ciclo di interviste è la giornalista Stefania Ragusa.

Perché ha deciso, con altre persone, di organizzare lo sciopero degli immigrati? È vero che vi siete ispirati a un progetto analogo francese?

Primo Marzo 2010 nasce per iniziativa di quattro donne slegate dai partiti ma impegnate, a titolo diverso, nel campo del dialogo interculturale e dell’antirazzismo. Siamo io, Nelly Diop, Daimarely Quintero e Cristina Sebastiani.

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Rosarno. Secondo Roberto Saviano gli africani sono più coraggiosi dei calabresi

pubblicato da giovanni molaschi in: Dichiarazioni



Quanto successo a Rosarno occuperà le prime pagine dei giornali ancora per pochi giorni. Entro il prossimo venerdì, con molto probabilità, il dibattito si sposterà dalle grandi piazze al piccolo schermo senza che nessuno pubblicamente si schernisca. E gli scontri rappresenteranno l’ennesima occasione persa.

In pochi il prossimo lunedì si ricorderanno di quanto successo scrivendo, ad esempio, il proprio status di facebook. Tutti indignati. A parole. Eppure a questa bassezza non ci siamo arrivati da un giorno con l’altro. Anzi. Sono anni che ufficiosamente tutti sanno di questo sfruttamento la cui fine, non solo però gli immigrati, rappresenterà un inizio per molti.

Possibile, come sostenuto da Roberto Saviano, che la coscienza comune su tutto ciò che riguarda le mafie dovesse essere risvegliata da un gruppo di africani? Da un gruppo di persone che con coraggio, quello che è mancato ai spavaldi cittadini calabresi, ha deciso di dire No alla Mafia?

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Sondaggio. È giusto lo sciopero degli immigrati?

pubblicato da giovanni molaschi in: Echi dalla Blogosfera



A due giorni dall’annuncio del secondo sciopero degli immigrati italiani (il primo venne organizzato nel 1989) nessuno ha deciso di occuparsi seriamente della notizia tanto che le informazioni relative all’evento si possono trovare sul sito di Sky. E su poche altre testate.

Eppure la manifestazione ha un che di epocale se uno ci pensa bene. Fino a ieri le cronache riconducibili ad immigrati o raccontavano storie di razzismo o di integralismo religioso. I media, gli stessi che preferiscono non parlare dello sciopero, hanno progressivamente smesso di raccontare anche le altre storie. Quelle delle persone oneste che in Italia lavorano.

Da domani, e in vista del 1° marzo (giorno in cui si terrà l’evento), bisognerà iniziare a ragionare anche su altro. Tutti, politici inclusi, dovranno farsi domande e dare delle risposte. È impensabile, come osservava giustamente Giuseppe Civati questa mattina su l’Unità, che ai cittadini non italiani residenti nel nostro paese non vengano date precise direttive prima delle elezioni regionali.

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