La manovra economica messa in piedi dal governo Berlusconi, con a capo Tremonti, ha scontentato molte categorie; di sicuro quello che fa più rumore è l’ennesimo scontro frontale con la magistratura, letteralmente in rivolta davanti alla finanziaria dell’esecutivo.
L’Associazione Nazionale Magistrati ha proclamato uno sciopero, la cui data e modalità verrà decisa domani dal Comitato direttivo centrale dell’Anm. Le accuse dei magistrati non ci dicono molto di nuovo sul pessimo rapporto con il governo Berlusconi III (vedi ddl intercettazioni), ma restano pesantissime:
La manovra paralizza l’intero sistema giudiziario, mina l’indipendenza e l’autonomia della magistratura e colpisce soprattutto gli stipendi dei giovani magistrati che subiscono una riduzione fino al 30 per cento.
Immagine|Flickr
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In occasione dell’apertura dell’anno giudiziario prevista per sabato, l’Associazione Nazionale Magistrati ha scelto una forma dura di contestazione, sia pur civile. I suoi membri si recheranno nelle varie sedi stringendo in mano una Costituzione e abbandoneranno l’aula al momento del discorso dei rappresentanti del Ministero.
Dovrebbe fare eccezione la sede dell’Aquila, dov’è iscritto a parlare lo stesso Guardasigilli Alfano, per dare ancora più forza all’iniziativa. Quest’ultima è stata voluta per protestare in parte contro l’ormai annosa questione delle leggi definite “ad personam” del Governo, ma soprattutto contro i vari progetti di riforma della magistratura che si sono susseguiti già dai tempi del Dicastero Castelli.
Senza qui entrare per una volta nel merito, vogliamo analizzare la questione dal punto di vista filosofico, stimolando un dibattito il più possibile scevro dalle posizione politiche individuali. La domanda che ci poniamo è se sia giusto che il terzo potere faccia politica in modo così estremo, indipendentemente dal fatto che abbia ragione oppure no.
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