Si può dire tutto di questo governo, ma non che non sia “creativo”. Inventare lo “sciopero virtuale” nei servizi essenziali, soprattutto nei trasporti, non è cosa da tutti i giorni.
Anche se è stata proprio la Cgil negli anni ’50 a fare gli scioperi “alla rovescio”: i lavoratori non andavano in fabbrica ma nelle ore di sciopero facevano gratuitamente lavori “socialmente utili”. In questo modo sono state realizzate in Italia molte opere pubbliche.
Qui siamo in presenza di un’altra storia e, forse, di tutt’altri obiettivi. Il governo vuole regolamentare per legge l’astensione dal lavoro. E’ questo è il primo passo.
La bozza del ddl prevede anche il referendum preventivo obbligatorio per proclamare uno sciopero nei trasporti (a meno che non si tratti di proclamazione da parte di sindacati che hanno più del 50% di rappresentatività, cioè nessuno).
Inoltre, nei servizi di particolare rilevanza, servirebbe anche l’adesione preventiva da parte del singolo lavoratore. E’ prevista anche una commissione di verifica dell’adesione.
Divampa il fuoco delle polemiche, sia sui contenuti che sui tempi, dato che il Consiglio dei ministri discuterà (e “approverà”, dice il ministro Brunetta) questa incandescente proposta venerdì, cioè domani.
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Rimbalzano da fonti ufficiali Cgil i primi numeri dello sciopero generale di oggi. Ricordiamo che l’epicentro era Bologna con la presenza del segretario nazionale Guglielmo Epifani, mentre erano cinque le manifestazioni di carattere regionale, di scena a Roma, Ancona, Cagliari e Bari.
I dati comunicati dal sindacato parlano di grande successo e adesione numericamente intorno al triplo dei tesserati Cgil. Nello specifico sarebbero 200.000 le presenze a Bologna, 50.000 a Torino e Venezia, 40.000 a Firenze, 25.000 a Genova. A Roma, dove presenziava la segretaria generale dello Spi Carla Cantone, si parla di 40.000 persone, stessa cifra di Cagliari, Napoli e Bari. In Sicilia, infine, si sarebbero viste 30.000 presenze a Palermo e 15.000 a Catania.
Mentre attendiamo i dati delle questure, per dare adito al solito, stucchevole balletto di cifre, registriamo la soddisfazione del segretario confederale della Cgil e responsabile d’organizzazione Enrico Panini, che ha commentato: “L’adesione è molto buona, ci risulta che in molte, tantissime aziende del paese andiamo ben oltre il doppio il numero dei nostri iscritti, in alcuni casi anche il triplo”.
Silvio Berlusconi: ultimo. Voto – 9. Una volta tanto Silvio Berlusconi non è primo ma “maglia nera”. Una giuria di 12 giornalisti europei di 9 diversi Paesi ha scelto il “miglior leader della Ue: il premier italiano è stato classificato al 27esimo posto, cioè … ultimo. I primi tre, nell’ordine, Sarkozy, poi Gordon Brown e Angela Merkel. Mentre in Italia il Cavaliere deve fare (parziale) dietrofront sulla riforma della scuola, subire il richiamo di Bossi (“Silvio, abbassa i toni!”) e gli strali di Veltroni (“E’ un irresponsabile”).
Cgil: scioperino. Voto – 9. La Cgil chiama oggi alla lotta i lavoratori italiani con uno sciopero generale indetto unilateralmente senza Cisl e Uil. Una scelta mai fatta, ad esempio, ai tempi della segreteria di Luciano Lama. Giuseppe Di Vittorio diceva che l’unità sindacale valeva “quanto la pupilla dei propri occhi” e nell’Italia in crisi faceva scioperi alla rovescio, chiamando i lavoratori a fare gratis opere pubbliche. Altri tempi. Oggi sciopero inutile. Una prova di forza da opposizione che si trasforma in una prova di debolezza.
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Recessione più dura per l’Italia fino al 2009. Lo dice l’Ocse, che avverte: “Le famiglie dovranno tirare la cinghia”. Disoccupazione all’8%, il Pil scenderà dell’1%. Anche da Istat e Isae dati negativi sulla fiducia dei consumatori e sull’export extra Ue. Sindacati divisi sul Piano anti-crisi del governo. Epifani: “Non si possono accettare aiuti solo a Natale”. Bonanni: “Un primo passo avanti”. Berlusconi: “La Cgil sbaglia a scioperare”. Bersani: “Pacchetto inutile”. Intanto consumi al collasso negli Usa. Dalla Fed interventi per 800 miliardi.
Il nostro commento
Fa bene il premier a dire che per superare la crisi “ci vuole l’ottimismo”. Ma con l’aria che tira, e che tirerà, l’ottimismo da solo non basta. In questa situazione non si può valutare il pacchetto anti-crisi del governo con la logica del bicchiere “mezzo vuoto o mezzo pieno”. Tutti i governi europei si stanno muovendo con interventi “strutturali”. In Italia no. Con i quattro miliardi di euro stanziati non si va lontano. Soprattutto non sbloccano la crisi se, come pare, vengono distribuiti a pioggia. E alla fin fine si scontenta tutti, non si migliorano i conti pubblici, non si rilanciano i consumi. Non si sono scelte le priorità e non si vuole “approfittare” della recessione per “avviare da subito – come indica l’economista Tito Boeri – un processo di ristrutturazione della spesa pubblica, stimolando oggi l’economia e preparandoci domani a ridurre la spesa”. La logica politica è invece un’altra, spruzzare soldi qua e là, fare annunci e promesse di piani faraonici per avere consenso. Così si resta al palo.
Silvio Berlusconi: “Ci vuole ottimismo. La crisi morde perché c’è l’euro ipervalutato creando problemi al costo del lavoro e alle imprese. Inoltre subiamo la concorrenza dei prodotti orientali dove c’è un basso costo del lavoro. Infine siamo soffocati dal debito pubblico”.
Guglielmo Epifani: “Quella di Tremonti è stata una esposizione generica e insufficiente. Quante sono le risorse, come vengono distribuite tra lavoro e imprese? Bisogna sostenere i consumi, che sono sottozero. La Cgil è insoddisfatta, per cui confermiamo lo sciopero generale del 15 dicembre”.
Non è una questione di “offese” . E’ una questione politica.
Con la cena separata dei “carbonari” a Palazzo Grazioli (dove un segretario generale della Cisl corre dalle cucine di un albergo per non farsi vedere … ) il capo del governo è passato dalla (eventuale) ragione al torto.
Escludere dall’invito di un vertice il capo di una organizzazione di oltre 5 milioni di iscritti significa per il premier due cose: o non avere capito niente e presto pagare lo scotto politico di questa esclusione, o avere capito tutto ed essere certi di poter stravolgere le relazioni sindacali e sociali a proprio uso e consumo pensando che gli “esclusi” dicano grazie e tolgano il disturbo.
A suo tempo, D’Alema e i Ds e tutta la sinistra commisero l’errore fatale di non “riconoscere” Berlusconi e la sua forza elettorale.
Gli avversari non si scelgono. Oggi è Berlusconi a seguire la stessa strada contro la Cgil, accusata, questo è il punto vero, di fare da apripista nell’alimentare lo scontro sociale contro il governo.
La Cgil è indubbiamente in mezzo al guado. Epifani si è impantanato senza sapere o potere elaborare una linea autonoma riformista. Per anni il sindacato di Corso d’Italia non ha disturbato il manovratore (i governi di centro sinistra): trasformato in una grande e capillare società di servizi per lavoratori, pensionati, disoccupati, precari ed extracomunitari.
Poi, con il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi, la svolta.
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Gli scioperi di questi ultimi giorni hanno riportato per l’ennesima volta alla ribalta la questione Alitalia, ma rischiano di far passare in secondo piano alcuni dei dettagli più importanti dell’intera vicenda dal punto di vista delle tanto citate (in campagna elettorale) “tasche degli italiani”.
In questi giorni ad esempio le agenzie di viaggio di tutto lo stivale stanno ricevendo circolari che confermano questo: il Governo, con l’entrata in vigore della Legge 166 del 27/10/2008 ha stabilito con decorrenza immediata che l’addizionale comunale sui diritti di imbarco, inclusa nel biglietto di tutti i vettori aerei (italiani o stranieri) operanti sul territorio nazionale, deve essere aumentata a euro 4,50 a persona.
Si tratta, per chi non l’avesse capito, della legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 28 agosto 2008, n° 134, meglio conosciuto come “Legge Salva Alitalia”: i proventi ottenuti dal quadruplicamento della tassa di imbarco (ad inizio ottobre se ne era già annunciato il raddoppio, poi si era pensato di triplicarla), saranno utilizzati allo scopo di finanziare gli ammortizzatori sociali conseguenti alla ristrutturazione della Compagnia Aerea di Bandiera.
Pensateci, la prossima volta che volate con Ryanair: volenti o nolenti, coi vostri soldi state comunque finanziando Alitalia. O chi per lei.
Foto: Luigi Rosa, Flickr.

No, non siamo su scherzi a parte. Nonostante la strenua opposizone dei vertici sindacali l’assemblea dei dipendenti Alitalia ha deliberato lo sciopero, operativo già da un’oretta circa (ore 18 in punto). Le avvisaglie c’erano fin dal pomeriggio, quando il cosiddetto “comitato di lotta” aveva bloccato con un sit-in l’ingresso al centro equipaggi fino alle 16.20, impedendo l’accesso a piloti e hostess di altre compagnie aeree, anche straniere, costretti a raggiungere un ingresso secondario dell’aeroscalo.
Ecco le posizioni dei principali leader della protesta:
Berti (Anpac): «Il fronte del no non si è spaccato, piuttosto esistono fronti di lotta diversi». Cavola (segretario nazionale sindacato dei lavoratori): «La nostra risposta è decisa, molto dura e determinata ma nel rispetto della legge e nella volontà dei lavoratori». Maras: «La nostra risposta finirà quando avremo deciso che ci sono le condizioni per farla finire: quando saranno rispettati i principi di solidarietà, democrazia e di diritto al lavoro».
Foto: Il Giornale