
Praticamente oscurata dalla tempesta mediatica scatenata dall’omicidio di Gheddafi, giovedì la Grecia ha compiuto un drammatico passo avanti verso il caos. In piazza Syntagma, davanti al Parlamento greco che discuteva del futuro del paese e di un nuovo piano di austerità, migliaia di persone hanno manifestato la propria rabbia.
Mentre i giornalisti italiani disquisivano sulla possibile marca e sul probabile obiettivo della videocamera che aveva immortalato gli ultimi minuti di vita del Rais, in piazza Syntagma e nelle vie limitrofe si scatenava una lotta senza quartiere, anche intestina agli stessi manifestanti: sassaiole, tonnellate di lacrimogeni, bombe Molotov, bombe stordenti, cariche delle forze speciali. Un uomo di 53 è morto di infarto dopo essere stato coinvolto nel bombardamento di gas lacrimogeni da parte della polizia.
Nel colpevole silenzio dei nostri media, le notizie confluivano lo stesso grazie a un vero e proprio esercito di donne e uomini che al posto delle molotov avevano nelle mani i propri smartphone e con ostinazione e precisione twittavano la drammatica cronaca di quelle ore. Quella che vi propongo è un’intervista a una di quelle donne. Su Twitter il suo nickname è @IrateGreek, l’immagine del suo profilo è una pecora nera. Insieme a @northaura sono stati i miei occhi su piazza Syntagma per due interi giorni. Per questo li ringrazio. Ora bando alle chiacchiere, dopo il salto trovate l’intervista.
Giorgio Napolitano: alta responsabilità. Voto 6+ Il capo dello Stato lancia un nuovo monito: “Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità”. Ma confessa la propria «angustia» per gli scarni riscontri ai suoi ripetuti appelli. Troppi sordi. Uscire dal linguaggio felpato e da eccessiva “cautela”?
Maurizio Landini: bassa mediazione. Voto 6- La Fiom “accetta” di non fare il corteo di venerdì 21 limitandosi al sit-in a Piazza del Popolo “per riconquistare gli spazi della democrazia, dando voce ai lavoratori”. Black bloc utili per colpire libertà e diritti democratici? Urge forte risposta unitaria.
A una settimana dalle celebrazioni per l’anniversario della rivoluzione in Iran, i conti sembrano non tornare. L’11 febbraio appena passato si attendeva una specie di resa dei conti tra la cosiddetta “onda verde” e il presidente Ahmadinjejad.
Visibilità mediatica altissima, notizie un po’ confuse su possibili morti e feriti (nel video di sopra la protesta a Teheran). Dopodiché abbiamo assistito invece a giorni in cui sono partite una serie di accuse verso l’Iran: da Hillary Clinton, da Israele, addirittura dai sauditi.
Cosa sta succedendo? E, soprattutto, siamo sicuri che quello che ci raccontano un po’ tutti i media su Iran e nucleare sia reale? Difficile credere al quadro dipinto dall’informazione mainstream, andiamo ad analizzare il perché.
Continua a leggere: Iran: tra Ahmadinejad e l'Onda Verde, cosa sta accadendo nel paese?

Nella ricorrenza del 31° anniversario della Rivoluzione Islamica, l’Iran si appresta a vivere ore di grandissima tensione. E un assaggio se n’è avuto col ritorno in piazza dell’Onda Verde, com’è stata chiamata l’organizzazione perlopiù spontanea dei contestatori del regime di Ahmadinejad. I leader degli oppositori Khatami (ex-presidente riformista della Repubblica Islamica) e Karrubi sono stati aggrediti dallo stesso servizio d’ordine per impedir loro di prendere la parola e si sono dovuti allontanare. Karrubu è stato addirittura ferito al capo.
Inutile dire che il regime ha messo in campo ogni forza sua disposizione per zittire la stampa e serrare ogni collegamento con l’esterno. Ai giornalisti stranieri è stato praticamente impedito di muoversi. Gmail e il web in generale sono stati oscurati e si registrano addirittura svariate confische di parabole satellitari.
In questo quadro è evidente che Ahmadinjejad cerchi di radicalizzare la sua posizione per distrarre il popolo dagli scontri di piazza. Si registrano dunque le solite dichiarazioni estremiste contro gli Usa e l’Europa, ma soprattutto contro Israele, come di rito.
Continua a leggere: Iran: Onda Verde contro regime. La resa dei conti
Gli scontri avvenuti ieri nella cittadina calabrese di Rosarno tra immigrati e italiani hanno portato molti a interrogarsi sulle cause di una tale improvvisa esplosione di violenza. Il ministro degli Interni Roberto Maroni ha voluto dare a vedere di avere le idee molto chiare, dichiarando:
A Rosarno c’è una situazione difficile come in altre realtà, perchè in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un’immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall’altra ha generato situazione di forte degrado
Un modo di liquidare la questione deciso, che però rischia di lasciare insoddisfatti quanti siano alla ricerca di soluzioni, e non di capri espiatori. E’ ovvio infatti che la presenza di immigrati è una condizione necessaria affinchè ci siano rivolte degli stessi, proprio come la presenza di maschi è un presupposto assolutamente necessario al fenomeno dello stupro. In entrambi i casi, però, siamo ben lungi dall’aver trovato le vere cause.
Gli immigrati nelle regioni italiane: alcuni dati



Continua a leggere: Rivolta degli immigrati a Rosarno: le vere cause di un evento prevedibile

Quando si crea disperazione in nome di un buonismo di comodo prima o poi arriva il redde rationem. Così potremmo sintetizzare gli scontri di piazza di Rosarno, dove l’intera popolazione extracomunitaria ha gridato la propria rabbia contro condizioni di vita inaccettabili e un paese intero è stato preso in ostaggio, al punto che gli episodi di violenza si sono moltiplicati, fortunatamente senza farci scappare il morto (per ora).
Il tutto era nato dal ferimento di un immigrato ad opera di ignoti tramite un fucile ad aria compressa, ma è chiaro che il disagio diffuso tra i clandestini non vedeva l’ora di sfociare in maniera selvaggia e non serviva altro che un pretesto. Il risultato è che la gente ora si sente prigioniera in casa e la situazione è completamente fuori controllo.
In attesa che le forze dell’ordine riportino le cose alla normalità dobbiamo davvero chiederci quale sia l’origine di tutto questo, una domanda la cui risposta non soffia nel vento, per citare Dylan, ma è chiara e concreta come un macigno che pesa sulle nostre coscienze. Anni di politica buonista dei governi di destra e sinistra hanno consentito l’ingresso discriminato di gente che non poteva trovare alloggio nè lavoro e ha accresciuto il proprio scontento all’ombra della schiavitù e della povertà più assoluta.
Continua a leggere: La guerra di Rosarno. Ronde contro clandestini e un paese in ostaggio
Era l’occasione che molti aspettavano per dare addosso a uno dei più discussi provvedimenti del pacchetto sicurezza: l’istituzione delle cosiddette “ronde”. A Massa Carrara un gruppo di antirondisti di estrema sinistra denominato Carc (Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo) ha cercato lo scontro con un’associazione rondista che si richiama alla Destra di Storace. Oppure la provocazione è venuta dall’altra parte, non è dato saperlo, ma è poi così importante visto a quali teste bacate ci troviamo di fronte?
Certo, qualcuno obietterà, pur sempre meno bacate di chi ha deciso di dare l’autorizzazione al pattugliamento a un’associazione autodefinitasi SSS (Soccorso Sicurezza Sociale, sic…). È mai possibile che le autorità preposte di fronte a una sigla sinistra come questa non si siano poste qualche leggerissimo dubbio? Soprattutto in presenza di una legge, quella di istituzione dei volontari per la sicurezza, che dopo un primo periodo di caos ha vietato espressamente sigle e simboli politici nelle ronde?
Il risultato è che i massesi si sono ritrovati in giro per le loro strade codesti personaggi magari in pettorina gialla (invece che nera) ma con pur sempre stampate in bella vista le tre lettere fondanti del movimento, SSS per l’appunto. Sai che allegria, che bel tuffo in un passato che speravamo morto e sepolto.
Continua a leggere: Effetto ronde: a Massa Carrara ritorna la follia degli opposti estremismi

Ritorna la violenza per le strade dell’ Irlanda del Nord, in occasione delle tradizionali marce degli orangisti, i protestanti unionisti che vogliono il mantenimento dell’Ulster sotto la sovranità della corona di Inghilterra e sono contrari ad accordi con i cattolici.
Manifestanti repubblicani appartenenti al gruppo dissidente della Real Ira hanno attaccato la polizia lanciando sassi e bottiglie, anche incendiarie, secondo alcune fonti nella zona di Ayrdone, vicino Belfast. Ci sarebbe stato almeno uno sparo contro la polizia.
Gli agenti hanno risposto con proiettili di gomma e getti degli idranti, per evitare che i due gruppi entrassero in contatto. Sarebbero almeno 150 i manifestanti coinvolti nei disordini.
Continua a leggere: Irlanda del Nord: torna la violenza per le strade di Belfast
La protesta a Torino degli studenti raggiunge oggi il culmine, con l’arrivo da tutta Italia di altri manifestanti per protestare contro quella che loro stessi hanno definito “un tentativo di legarsi al brand g8 con un’abile operazione di marketing utile ad accreditare la Crui e gli altri soggetti partecipanti al g8 ufficiale”.
In questi giorni più che ascoltare le rivendicazioni studentesche come al solito i media hanno giocato al “condanna il black block”, ignorando la tre giorni di incontro e confronto ribattezzata ClimateCamp.
Per chi volesse seguire gli eventi cercando anche di capire le ragioni studentesche può trovare qui continui aggiornamenti. Sopra il video girato dai manifestanti durante le cariche della polizia, che tanto inquietano per la somiglianza con quelle del pre g8 di Napoli, segno premonitore della “macelleria messicana di Genova”.
Continua a leggere: Il G8 dell'università e gli scontri a Torino: il punto di vista degli studenti
Da due giorni in Grecia impazza la protesta, ormai violenta e totalmente fuori controllo. La miccia è stata l’uccisione del 15enne Andreas Grigoropoulos da parte di un poliziotto a seguito di una manifestazione anarchica contro la riforma scolastica (anche qui…) avvenuta sabato notte. La ricostruzione della polizia appare estremamente lacunosa e incredibilmente simile ai fatti del G8 a Genova. Per ora non esistono altre fonti, quindi vediamo la versione riportata dal Corriere della Sera.
Secondo la ricostruzione e i racconti dei testimoni, due agenti dei corpi speciali dentro una camionetta sarebbero stati presi d’assalto da una trentina di manifestanti con pietre, bastoni e forse (ma il particolare non è confermato) bombe molotov, poi uno dei due è sceso dal mezzo sparando tre colpi contro il ragazzo. Secondo un comunicato diramato dalla polizia «i due agenti hanno detto di essere stati attaccati e di avere risposto. Uno di loro ha lanciato una granata a stordimento, l’altro ha sparato tre volte provocando il ferimento fatale del minore».
Va detto che i due agenti sono stati immediatamente arrestati, uno con l’accusa di omicidio volontario, l’altro di complicità. L’autore dello sparo Epaminondas Korkoneas ha sostenuto di aver esploso due colpi in aria e uno a terra; quest’ultimo sarebbe rimbalzato colpendo il giovane. Anche qui non possono non tornare alla mente le prime ricostruzioni dei fatti di piazza Alimonda, nonché gli stessi incredibili sviluppi del dramma.