Come anticipato da Affaritaliani.it e Cerazade il settimanale Economist avrebbe promosso il Ministro italiano dell’Economia Giulio Tremonti sostenendo che l’attuale Governo Berlusconi si differenzia da quelli precedenti per via del taglio alle spese in eccesso fatto dallo stesso Tremonti.
Secondo il settimanale il Ministro avrebbe invece sbagliato la stesura della più recente legge finanziaria nonché sull’approvazione dello scudo fiscale, utile per far ritornare in patria tutti i capitali che gli evasori fiscali avevano deciso di accumulare al di là dei confini italiani.
Al di là di come la possa pensare una testata giornalistica, presa come esempio dai mass media italiani solo in rare occasioni (su tutte quella riguardante la copertina con la quale l’Economist bocciava Silvio Berlusconi), l’articolo che promuove Giulio Tremonti omette una delle uscite più infelici dello stesso Ministro.
Sulla cifra esatta rientrata in Italia grazie allo Scudo fiscale del creativo ministro Tremonti c’è stato un piccolo scontro tra il ministero e Bankitalia. Infatti gli intermediari hanno comunicato a Palazzo Koch che le regolarizzazioni sono state pari a 85,1 miliardi di euro, ma solo il 41,18% di quella cifra (34,874 miliardi) è ritornata «fisicamente» in Italia; il resto è rimasto all’estero. Quindi, oltre a non esserci chiarezza sull’ammontare complessivo dei capitali scudati, c’è da constatare che circa 40 miliardi di capitali evasi e nascosti all’estero sono rimasti nei forzieri delle banche svizzere, mentre coloro che hanno celato al Fisco i restanti 35 miliardi di euro se la sono cavata pagando un obolo del 5%.
Un 5% importante, secondo gli ottimisti sostenitori della linea Tremonti, dato che poteva non rientrare nemmeno quello. Andrebbe però considerato che una evasione fiscale così gigantesca deve avere dei protagonisti importanti: non saranno tutti macellai o imbianchini che portano milioni e milioni di euro in Svizzera (e per arrivare a 40 miliardi, di viaggi bisogna farne parecchi). Chi sono dunque i non contribuenti che riescono a nascondere cifre che coprirebbero 10 manovre finanziarie italiane? Non sarà ora di beccarli prima che varchino il confine, invece di premiarli quando tornano?
Si è parlato molto in questi ultimi giorni, sulle testate straniere, dei provvedimenti annunciati dal governo per la lotta contro la criminalità organizzata; tuttavia molti media non hanno perso l’occasione per accendere i riflettori anche sulle accuse che da tempo circolano riguardo ai presunti rapporti tra il capo del governo e la Mafia.
Lo svizzero Le Temps, ad esempio, titola “Silvio Berlusconi in campagna contro la mafia“, ma poi aggiunge:
gli specialisti dell’antimafia sono perplessi riguardo alla reale volontà del Governo di annientare la Piovra. Non solo perchè Silvio Berlusconi è stato recentemente accusato da un pentito, Gaspare Spatuzza, di essere stato il referente politico di Cosa Nostra. Le dichiarazioni di Spatuzza non sono state, a quanto pare, giudicate sufficientemente probanti. Ma il suo vecchio braccio destro Marcello Dell’Utri è stato condannato in primo grado a nove anni di reclusione per collusione con la mafia
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Dopo una settimana di sospensione Report riprende finalmente la sua normale programmazione. Prima però avremo occasione di vedere il principale antagonista di Berlusconi nel centrodestra. Come avrete tutti capito stiamo parlando del Presidente della Camera Gianfranco Fini, che sarà ospite di Lucia Annunziata nel suo consueto appuntamento In 1/2 h, in onda alle ore 14,30 su Rai3.
Tornando a Report, la conduttrice Milena Gabanelli mette il dito nella piaga dello scudo fiscale, con un’indagine storica approfondita sulle conseguenze del precedente condono del 2001, fino a giungere ai giorni nostri.
Con lo scudo fiscale del 2001, poi prolungato fino al 2003, sono stati messi in regola circa 78 miliardi di euro. A fronte di questa enorme massa di denaro sono state inviate circa 90 segnalazioni di operazioni sospette, di cui nessuna che riguardava la Sicilia. Le banche hanno evidenziato poco o nulla, proprio grazie alle garanzie di anonimato accordate da quella legge. E quindi non e’ stato possibile intercettare il denaro sporco frutto di reati di natura fiscale per i quali era stata accordata la non punibilità. È stato solo per una fortuita coincidenza investigativa che la Procura di Palermo ha individuato e sequestrato alcuni milioni di euro che uno dei riciclatori più importanti di Cosa Nostra, già condannato per mafia, stava tentando di fare rientrare in Italia. È proprio in quegli anni che all’improvviso sul palcoscenico della finanza sono apparsi una miriade di nuovi ricchi che hanno acquistato a tutto spiano pacchetti azionari, immobili, attività imprenditoriali e commerciali offrendo denaro contante fresco e abbondante, soprattutto per quello che erano gli ordinari standard di mercato. Quel massiccio e improvviso rientro di denaro in contante gonfiò a dismisura la bolla speculativa sugli immobili con la quale, in parte, ancora stiamo facendo i conti.
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Stupefacente Augusto Minzolini nell’edizione delle 20 del TG1: a tema immunità parlamentare, è tutto giusto, va fatta. I colpevoli? I magistrati, ovvio. Credo che poche volte nella storia recente il telegiornale della prima rete sia caduto così in basso, schierandosi tanto apertamente dalla parte dell’indifendibile, ovvero la protervia con cui da decenni Silvio Berlusconi sfugge dalla giustizia.
Persino Fini è perplesso a riguardo, e non vuole norme che scombinino i processi a migliaia di italiani. Non è perplesso Minzolini. Eccovi qualche passo dell’editoriale a tema immunità e futuri lodi salva premier - ne avevamo scritto qualche giorno fa
«I padri costituenti inserirono nella Costituzione l’istituto dell’immunità parlamentare. Non lo fecero perché erano dei malandrini ma lo fecero perché quella norma era necessaria per evitare che il potere giudiziario arrivasse a condizionare il potere politico. L’immunità parlamentare era uno dei fattori di garanzia per assicurare un equilibrio tra i poteri»
Tutto qui? No, ce n’è ancora, prosegue chiaramente dopo il salto, con delle accuse a dir poco infamanti a Antonio Ingroia, forse l’unico erede di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Senza mitizzare nessuno, né voler fare eroi: la dignità di uno come Ingroia, gli permetterebbe di sghignazzare, a fronte di quanto è diventato incoerente e supino al Potere, chi era un ottimo cronista come Minzolini.
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La battaglia finanziaria e diplomatica tra Italia e Svizzera scatenata dallo scudo fiscale ha attirato - come prevedibile - l’attenzione di quasi tutti i media elvetici.
Tra tutti, si segnala per interesse l’articolo pubblicato l’altroieri da www.tio.ch, che si autodefinisce “il portale della Svizzera italiana“, il quale mette in evidenza i possibili rischi della battaglia in corso per molti italiani, tra cui uno in particolare:
La tensione aumenta, così come il sentimento di ostilità nei confronti delle politiche economiche italiane, considerate oltraggiose da una buona parte dei partiti svizzeri. Al Blick (giornale svizzero in lingua tedesca, ndt) un ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino ha dichiarato che se lui parlasse, il governo italiano cadrebbe in un giorno”. “Non c’è nessun esponente del Governo, nessuno del mondo dell’economia italiana che non abbia un conto in Svizzera” ha raccontato l’ex direttore al Blick
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: lo scudo fiscale visto dalla Svizzera
Antonio Di Pietro: retromarcia. Voto + 7. Il leader dell’Idv chiede scusa per le parole dette al Presidente Napolitano in occasione della promulgazione della legge (vergogna) sullo scudo fiscale. Non solo fair play: atto politico.
Mariastella Gelmini: da favola. Voto – 7. Doppio annuncio del ministro dell’Istruzione: dice che presto si sposa e scriverà favole per bambini. More solito. Tutto, fuorchè quello per cui sono pagati. Ministri e politici per hobby.

Negli ultimi giorni si è molto parlato di Paola Concia. Non solo perché sostiene la mozione Marino. Di Paola Concia si è disquisito, soprattutto, per via della bocciatura contro l’omofobia sulla quale stava lavorando. Da più un anno.
L’intervista che trovate di seguito è stata registrata prima di questo momento. Dopo, però, della sentenza del Tar di Lecce a causa del quale è stata sciolta la giunta (a maggioranza Pd) di Taranto per assenza di donne.
Con Paola Concia non abbiamo parlato solo della scomparsa delle donne in politica. Anzi. A lei abbiamo chiesto delucidazioni sull’assenteismo a causa del quale il progetto sullo scudo fiscale, contestato dal proprio schieramento, è diventato legge.
Alla fine abbiamo capito che il vero problema della giustizia italiana riguarda i calzini turchese. Grande scoop di Canale 5 che dovrebbe ispirare le future azioni del Guardasigilli. Altro che pm soggetti al governo o meno: i magistrati dovrebbero essere selezionati da Giorgio Armani. Vieni avanti Brachino
Se non cambia in secondo grado, la sentenza civile sul Lodo Mondadori rischia di mandare Fininvest in mutande. Il SuperCav però rassicura: “Il Milan rientra nella sfera degli affetti, quindi non si vende“. Senza il Beckham di un quattrino
Ora il problema del governo, e soprattutto della Lega, consiste nel far digerire agli svizzeri lo scudo fiscale. Amaro aBerna
E’ solo una mera coincidenza, precisiamo, per carità. Solo uno scherzo del destino. Però colpisce che la Lega proponga da sempre l’elezione popolare dei pm quando poi leggi che anche Don Vito Ciancimino, nel cosiddetto ’secondo papello’, faceva riferimento al sistema elettivo dei giudici. Cota Nostra

Elio Veltri è personaggio è senza dubbio interessante. Classe 1938 ed ex membro delle Commissioni Parlamentari Antimafia, Giustizia e Anticorruzione (nei banchi del PDS), Elio Veltri ha pubblicato, nel corso degli anni, diversi saggi-inchiesta sulla politica e le vicende giudiziarie italiane. Il più noto è sicuramente “L’odore dei soldi” (2001), scritto a quattro mani con Marco Travaglio; meritano di essere ricordati anche “Milano degli scandali” (1991), scritto con Gianni Barbacetto e dedicato a Tangentopoli, “Le toghe rosse” (2002) e “Il topino intrappolato” (2005).
Attualmente è direttore del periodico online “Democrazia e legalità”. Lo incontro per Polisblog in occasione della presentazione di “Mafia pulita“, il suo ultimo libro scritto a quattro mani con il magistrato Antonio Laudati, in cui gli autori analizzano la “mafia del terzo millennio”: quella in giacca e cravatta che spara il meno possibile, ma corrompe, compra e investe nei mercati finanziari inquinando interi pezzi di economia e società. Ne abbiamo parlato durante una breve conversazione.
Recentemente il Ministro Calderoli ha dichiarato che questo Governo sta combattendo la mafia come nessun altro era riuscito a fare prima. Cosa ne pensa?
Foto | Flickr
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