La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’ultimo l’attacco raso terra del presidente del Consiglio contro la scuola pubblica. E’ la prima volta che un premier in Italia arriva a tanto.
Ma il capo del governo e l’esecutivo di centrodestra si erano già “distinti” con i 9 miliardi di tagli a scuole e università, con lo strozzamento delle legioni dei precari lasciati a spasso, con il prosciugamento di fondi e mancanza di strategie che colpiscono studiosi e ricercatori, costretti a fuggire all’estero. Il libro bianco su scuola può riempire una intera enciclopedia.
Ecco perché oggi le studentesse e gli studenti delle scuole e delle università di oltre 50 città italiane danno vita ad azioni, flash mob, iniziative e mobilitazioni diffuse per difendere la scuola e l’università pubblica dalle politiche di tagli del Governo Berlusconi.
«In un Paese in cui ogni diritto, viene considerato un privilegio da tagliare o privatizzare, noi abbiamo deciso di opporci- dicono dalla Rete della Conoscenza- nelle maggiori città italiane reclameremo un sistema nuovo di welfare e diritto allo studio capace di garantire una vera libertà di scelta dei propri percorsi di studio e di vita, senza essere legati dal reddito delle proprie famiglie e dalla precarietà dilagante. Ci opponiamo a chi vuole ridurre la scuola e l’università in un’azienda, dove docenti precari devono avere lo stesso colore politico dei governi di turno, luoghi dove non devono formare le coscienze dei cittadini, ma preparare un esercito di precari per il mercato del lavoro. A questo futuro di precarietà e sfruttamento noi ci siamo opposti in questi mesi e continueremo ad opporci”.
Forte e chiaro. Premier, ministro e governo faranno orecchie da mercante. E le opposizioni?

In questi si parla molto di scuola. Delle proteste degli studenti, contrari alla riforma Gelmini, si sono occupati tutti tranne una parte del Partito Democratico. Nelle stesse ore in cui la Camera approvava le idee del ministro della Pubblica Amministrazione Giovanna Melandri proponeva di raddoppiare il numero delle ore destinate all’insegnamento della religione.
L’ex ministro dello Sport, attraverso il suo blog, ha specificato che l’aumento servirebbe per aiutare gli studenti delle nuove generazioni cresciuti in uno spazio multiculturale e interconfessionale.
La scorsa settimana sulla proposta di Giovanna Melandri si è tenuto un dibattito pubblico a cui ha partecipato la Uaar, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Nessuna delle osservazioni fatte dall’associazione laica sono state prese in considerazione dall’esponente del Pd.
Gli studenti che in questi giorni hanno scelto la via della protesta e della lotta, fanno bene perché hanno ragione.
L’Università e la scuola italiane sono nel fondo del pozzo e la società ha i valori rovesciati, con i giovani delusi e demoralizzati, senza futuro, perché lo studio e la cultura non contano niente.
Come sempre, però, nella protesta, non è tutto oro quel che luccica. Alcune forme di lotta radicali degli studenti rischiano di far perdere il vero significato della protesta e rischiano di isolare il movimento.
Gli studenti fanno bene a dire no a una riforma che penalizza l’Università, la scuola, il sapere, la cultura, non offre sbocchi nel mondo del lavoro. Ma la protesta deve rimanere nei confini di obiettivi specifici, non può trasformarsi in azione politica di “parte” contro un’altra parte, non può farsi strumentalizzare dai partiti, né degenerare nell’estremismo.
L’invito di Berlusconi a studiare è un impasto paternalistico e provocatorio, paradossale quanto ridicolo, perché la riforma penalizza proprio il diritto allo studio, contiene l’inganno controriformatore, non colpisce i baroni perché apre alla trappola delle privatizzazioni senza regole.
Altra cosa è invece l’apologia della rivolta studentesca, come stanno facendo la sinistra, le opposizioni, il Pd.
Chicco Mentana continua a fare ottimi ascolti con il suo tg. I telespettatori delle ore 20 hanno trovato una pietanza diversa rispetto alla pappetta spappolata e gelatinosa pro-Cav dei telegiornali più rinomati. Carne in scatola Minzotin
Il Giornale e Libero lo tampinano, ma lui dà adito a sospetti non spiegando, non chiarendo, non rispondendo alle domande. Cosa c’è dietro la storia della casa a Montecarlo? Fini dovrebbe dimostrare ai giornali e all’opinione pubblica di non aver lucrato su quell’affare immobiliare. Il Bechis di un quattrino
Dopo aver detto che Mike Bongiorno andrebbe raccontato a scuola e che ci vorrebbe una tv per ogni aula, ora la Gelmini afferma che sarebbe anche il caso di mettere la Bibbia sui banchi. Sì, così magari ai ragazzi si spiegherà la Genesi con una bella puntata di Voyager. Abramo, Isacco e…Giacobbo
Inoltre bisognerà far capire loro che Gomorra non è solamente un libro di Roberto Saviano e Sodoma non si riferisce mica a Giorgio Stracquadanio. Il pensiero (M)osè

Oggi è una “giornata storica” per il Ministro dell’Istruzione: è il giorno in cui, con l’avvio dell’anno scolastico, parte anche quella che la Gelmini definisce la “riforma attesa da decenni”, una riforma che, tra le altre cose, ridisegna la struttura della scuola superiore, “all’insegna della chiarezza e della modernità”, impone il rispetto del tetto del 30 per cento di alunni stranieri per classe (al fine di evitare la formazione di “classi ghetto”) e stabilisce che il superamento di 50 giorni di assenze in un anno comporterà l’automatica bocciatura dello studente.
Ai tanti precari che, in queste ore, protestano furiosamente contro gli ennesimi tagli disposti dal Governo, la Gelmini risponde con promesse che odorano di campagna elettorale: entro il 2018 ne dovrebbero essere assorbiti 220 mila (dati che, peraltro, contrastano con quelli forniti da qualche pubblicazione dello stesso Ministero dell’Istruzione).
In realtà, quello della scuola in Italia non è certo il migliore dei mondi possibili. In base al rapporto Ocse 2010 sullo stato dell’Istruzione nel mondo, presentato a Parigi lo scorso 7 settembre, tra i 33 paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Italia si colloca al penultimo posto per spesa nell’istruzione pubblica (subito sopra la Slovacchia). Se la media Ocse di investimenti nel settore è del 13 per cento della spesa complessiva, il nostro Paese impiega soltanto il 9 per cento delle risorse disponibili.
Continua a leggere: La scuola italiana: il migliore dei mondi possibili?

Da Frascati, durante la “Summer School 2010″, organizzata dalla fondazione Magna Charta, il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, con la sua solita franchezza, è entrato nel merito del dibattito sul precariato nel mondo della scuola. Almeno tre le dichiarazioni degne di nota.
La prima: “Il sistema [scolastico] costa tanto e rende poco. Non è neanche vero che gli insegnanti sono pagati poco, perchè in altri paesi guadagnano di più perchè lavorano di più”. E’ davvero così? No. Prendiamo l’esempio della Germania: come ha scritto su MicroMega dello scorso luglio Mila Spicola, se lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore in Italia dopo quindici anni di insegnamento è di 27.500 euro lordi annui, quello di un collega tedesco, nelle stesse condizioni, è di 45.000 euro all’anno.
E in paesi come l’Inghilterra e la Spagna la situazione non è tanto diversa da quella della Germania. Tornando a quest’ultima, le ore di lavoro di un insegnante tedesco sono praticamente le stesse di quelle di un italiano (anzi, a ben vedere, un po’ di meno): rileva ancora la Spicola che “gli insegnanti tedeschi hanno una media di 22 ore di lezione frontale alla settimana contro le 18 degli insegnanti del nostro paese, ma bisogna tenere conto del fatto che le ore di lezione in Germania sono solo di 45 minuti”.

La proposta presentata in Senato dal Pdl da Giorgio Rosario Costa (Pdl), e spalleggiata dal ministro Gelmini, di tornare a scuola in ottobre ha suscitato un vespaio di polemiche. O ha tenuto banco, se mi consentite una metafora meravigliosamente attinente all’argomento.
Si tratta di un ritorno agli anni settanta che dovrebbe oltretutto favorire l’industria del turismo, ma che ha anche diverse controindicazioni e ha provocato la ferma opposizione di gran parte dell’opposizione e della Lega Nord, la cui esponente Irene Aderenti ha dichiarato:
«La direttiva europea prevede 200 giorni di scuola e va rispettata. Se togliamo i giorni di scuola del mese di settembre si rischia di non rispettare questo minimo. Inoltre, estendere questa proposta a tutto il territorio nazionale significa mettere in difficoltà le famiglie e i lavoratori dipendenti perchè questi alla fine di agosto, la maggior parte, iniziano il lavoro. E dove mettono i bambini?»
Continua a leggere: Scuola: è giusto posticipare il rientro dalle vacanze a ottobre? Sondaggio.
Mariastella Gelmini è riuscita a conquistare anche il Partito Democratico. Preso atto della riforma studiata dal Ministro della Pubblica Istruzione, la coalizione di Pierluigi Bersani ha presentato un disegno di legge per anticipare di almeno dieci anni la data di pensionamento dei rettori che in talune circostanze hanno contribuito a danneggiare l’università italiana.
La proposta, messa a punto da Marco Meloni e Chiara Carrozza, servirebbe per recuperare i fondi da destinare alla ricerca decurtata dalle proprie risorse in più occasioni negli ultimi anni.
“La finalità - hanno dichiarato gli esponenti del Pd - è abbassare di 10 anni l’età media dei docenti. Una proposta a costo zero, considerando che già oggi il 100% del Fondo di finanziamento ordinario, portato da 7 a 6 miliardi con gli ultimi tagli, è utilizzato per pagare gli stipendi”.
Il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso fatto nei mesi scorsi da Mariastella Gelmini, ha stabilito che l’ora facoltativa di religione contribuirà nel calcolo del credito scolastico che a partire dalla terza media superiore viene redatto in vista dell’esame di maturità.
La notizia è stata questa mattina dal soddisfatto Ministro della Pubblica Istruzione che nei mesi scorsi si era scagliata pubblicamente contro la decisione del Tar del Lazio, non confermata dal Consiglio di Stato, secondo una materia di studio facoltativa non può avere lo stesso peso di altre discipline seguite da tutti gli alunni.
“Il Consiglio di Stato - ha dichiarato Mariastella Gelmini - ha stabilito che, nel caso l’alunno scelga di avvalersi di questo insegnamento, la materia diventa per lo studente obbligatoria e concorre quindi all’attribuzione del credito scolastico”.
Continua a leggere: Ora di religione: Mariastella Gelmini vince contro il Tar del Lazio

Torniamo a parlare della Riforma Gelmini dopo qualche tempo, perché è alle porte un grosso cambiamento che introduce, per così dire, una sorta di progetto federalista nella scuola. Il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini si è infatti espressa a favore della proposta avanzata dal governatore lombardo Formigoni e dalla Lega Nord di introdurre le graduatorie regionali.
L’innovazione, di cui si è parlato ieri in una riunione al Pirellone di Milano, anticiperebbe una riforma a livello nazionale esprimendo la Regione Lombardia come pilota del progetto. Ma come funzionerebbe?
Le scuole andrebbero a scegliere i propri insegnanti pescando da una sorta di albo regionale. L’albo sarebbe comunque aperto a tutti, dunque nessuna discrminazione territoriale, ma vedrebbe la grossa novità che i prescelti non potrebbero cambiare sede almeno per i 5 anni successivi.
Continua a leggere: Riforma Gelmini e federalismo. Sì alle graduatorie regionali