
Una settimana fa eravamo alla Festa della Libertà di Milano (qui la prima, la seconda e la terza parte del reportage di V.) e ignari delle battutacce del premier su Michelle Obama, abbiamo deciso di occuparci di cose serie, chiedendo ai militanti di indicarci i principali impegni che, a loro avviso, il governo Berlusconi ha realizzato.
Ne è uscita fuori una lista interessante, che abbiamo sottoposto ai lettori di polisblog attraverso un sondaggio che è restato aperto per una settimana. I risultati che abbiamo ottenuto sono molto strani: da una parte infatti, non potrebbero essere più diversi. Sotto altri aspetti, invece, si rivelano assolutamente identici.
La maggioranza assoluta delle risposte infatti va all’opzione “non so”: presumibilmente un modo per molti lettori per contestare l’assunto alla base del nostro sondaggio, ovvero che il governo abbia rispettato qualche impegno significativo per il paese.

Come tutti sanno oggi è il primo giorno degli esami di maturità, e come sempre febbrile era l’attesa per conoscere le tracce dei temi di italiano nella prima gestione Gelmini. Nelle scorse settimane si era previsto un po’ di tutto; da Obama ai futuristi, passando per ogni possibile ricorrenza.
Le tracce sono state consegnate verso le 8, ma grazie alle solite fughe di notizie sono state rese pubbliche pochi minuti fa. Il tema generale riguarda un argomento molto gettonato come la caduta del muro di Berlino, preso come spunto per una riflessione sui temi della libertà e della democrazia.
Il tema letterario verte invece sulla Coscienza di Zeno, capolavoro di Italo Svevo. Un tema di grandissimo interesse che avrei svolto anch’io molto volentieri. Decisamente una traccia azzeccata e ricca di possibilità.
Dopo una settimana di sospensione questa sera torna Report, il programma di approfondimento condotto da Milena Gabanelli. Il titolo della puntata è Come tu m’insegni, di Stefania Rimini, e torna sulla situazione della scuola, anche in relazione alle novità introdotte dalla Riforma Gelmini.
“A scuola bisogna far quadrare i conti e non è un’operazione semplice. Quest’anno - spiegano gli autori -” la cifra che le scuole possono iscrivere in bilancio per il funzionamento, dalle fotocopie alla cancelleria, dalla bolletta del telefono alla carta igienica, è pari a zero euro, perché il Ministero non ha ancora comunicato gli importi. Per risparmiare 280 milioni di euro, la Gelmini toglie le compresenze, quindi gli alunni della scuola pubblica avranno diritto ad un solo insegnante, sperando che sia bravo, sano e single. Ma all’interno del cuci e scuci normativo, per cui ogni ministro disfa quello che ha fatto il suo predecessore, si annidano centri di spesa che non sono mai stati toccati, come le scuole italiane all’estero, che ci costano 70 milioni all’anno. Lo stipendio di un professore all’estero può arrivare a 5mila euro, quello di un dirigente scolastico può arrivare ad 8mila, mentre per esempio i loro colleghi francesi guadagnano la metà. Nel frattempo in patria succede che qualche dirigente scolastico a corto di fondi ha smesso di nominare i supplenti. L’assurdo è che le scuole bruciano i milioni nella caccia ai supplenti, perché in base ad una vecchia legge sono obbligate a cercarli con il telegramma o con il fonogramma. Le risorse scarseggiano e chi ci rimette sono gli alunni ai quali viene decurtato il tempo scuola e in particolare i disabili, ai quali viene decurtato il sostegno. Risparmio e merito sono tra gli obiettivi dichiarati di questa riforma della scuola, ma per il momento i lavativi e gli incapaci non corrono grandi rischi, basta che siano di ruolo. Invece 18 mila precari, anche i più bravi, rischiano di rimanere a casa”.
Report andrà in onda alle 21,30 su Rai3.
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Sarà che è stata la mia scuola, sarà che ne parlano tutti i principali giornali, ma lasciate che diamo anche noi un po’ di rilevanza a una notizia curiosa, che coinvolge censura e libertà di pensiero in ambito scolastico.
Parliamo qui del Liceo Classico Beccaria di Milano e della vignetta apparsa sulla prima pagina del giornalino scolastico L’urlo. La vignetta (che non è ovviamente quella di Vauro raffigurata in apertura ma che tratta il medesimo tema) raffigurava Papa Ratzinger con un preservativo in testa mentre borbottava tra sè e sè la seguente frase: “Finalmente ho capito a che cosa serve”.
Il giornalino ha avuto vita breve. Dopo un’ora scarsa la preside, informata dei fatti, ha fatto censurare la prima pagina dai bidelli, che hanno dovuto strapparle una ad una con indiscutibile effetto comico, per poi ridistribuire la pubblicazione agli studenti. La preside stessa ha tenuto a sottolineare di non aver censurato le opinioni e gli argomenti ma esclusivamente la vignetta in quanto irrispettosa e suscettibile di eventuali denunce.
Giusto o sbagliato? Ai posteri - anzi, ai lettori - l’ardua sentenza.
Se in queste ore si va su Facebook e si cerca la parola chiave “Abruzzo”, si trovano centinaia di gruppi, e centinaia in questo caso non è un’iperbole. Molti sono intitolati semplicemente “Terremoto in Abruzzo”, mentre altri esprimono “condoglianze” o invitano addirittura alla preghiera.
Poi ci si imbatte in un gruppo come questo, capace di farci guardare a episodi come quello della Casa dello Studente de L’Aquila sotto tutta un’altra luce. Si chiama “ABRUZZO ultima in Italia per la sicurezza nelle scuole: NOI DICIAMO BASTA!”, e la sua fondazione risale a qualche mese fa. Vi riporto in integrale la sua descrizione, lasciando a voi ogni commento.
La triste vicenda di Rivoli ha riportato alla attenzione della opinione pubblica la pericolosità degli ambienti in cui studiano i nostri ragazzi e la sostanziale inagibilità della maggior parte delle scuole. In questa grottesca situazione, che poco è mutata anche dopo lo sdegno seguito alla disgrazia del 2002 di S. Giuliano, si è distinta ancora una volta la regione Abruzzo collocata all’ultimo posto nella graduatoria nazionale con appena l’8,5 % delle scuole in regola.
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In altri paesi d’Europa soglie psicologiche di questo tipo sono già state superate da tempo; per Milano, però, è una prima assoluta: il prossimo settembre, nella Scuola Elementare di Via Paravia, cominceranno le lezioni di prima 15 bambini, tutti di origine straniera (anche se molti nati e cresciuti in Italia).
Si tratta ovviamente di un caso-limite, in una città in cui la percentuale di studenti stranieri si aggira in realtà in media attorno ad un modesto, anche se in costante aumento, 17%. E non varrebbe in fondo la pena di spendere troppe parole su questo caso, se non costituisse, appunto, una soglia psicologica e un evento emblematico sotto molti punti di vista.
Cosa rivela infatti questa notizia? A me dice due cose: primo, tutti quei politici che in questi anni hanno dato a credere di essere in grado e/o di voler fermare i flussi migratori verso il nostro paese, vendevano fumo. Consapevolmente e colpevolmente.
I contrari alla riforma della scuola sostenuta dal governo Berlusconi IV hanno spesso fatto dell’appello a “salvare la scuola pubblica” il centro delle loro rivendicazioni. D’altra parte, sia il ministro Gelmini che la plenipotenziaria PDL per la scuola Valentina Aprea hanno spesso fatto riferimento al sistema scolastico lombardo come modello virtuoso, da esportare nel resto d’Italia.
E’ interessante in questo senso scoprire che, come riporta l’edizione milanese de “La Repubblica”, nel capoluogo della regione governata da Roberto Formigoni si sta verificando una consistente migrazione di iscritti dagli istituti pubblici a quelli privati.
Alle elementari le richieste per gli istituti non statali crescono del 15 per cento, alle medie del 10. Le iscrizioni per il prossimo anno sono ancora aperte, ma la tendenza è chiara: oltre 8mila studenti a settembre passeranno alle paritarie.
La ragione di tutto ciò? Prevalentemente la preoccupazione per l’istituzione del maestro unico e la soppressione del tempo pieno. Vediamo i dettagli.
Qualche giorno fa vi abbiamo riferito della decisione della giunta di centrodestra di Milano di assumere 46 nuovi insegnanti di religione per la scuola dell’infanzia (3-5 anni), in assoluta controtendenza rispetto al dichiarato intento della Riforma Gelmini di ridurre il numero degli insegnanti, considerati in sovrannumero rispetto alle esigenze della scuola italiana.
A fronte delle critiche di sinistra e CGIL non ha tardato ad arrivare la risposta dell’assessore all’Educazione Mariolina Moioli: “le richieste delle famiglie sono aumentate quindi noi abbiamo dovuto assumere le nuove maestre per garantire questo diritto, sancito dal concordato fra Stato e Chiesa“
Una spiegazione semplice e lineare. Peccato che quando le richieste dei genitori riguardano servizi diversi dall’inserimento di un nuovo insegnante nominato dalla Curia, non vengano altrettanto ascoltate. Non si spiegherebbe altrimenti perché, a Roma, decine di genitori siano costretti a passare la nottata all’addiaccio per assicurare ai propri figli un posto nell’unica classe a tempo pieno della scuola: trovate tutto documentato nel video qua sopra.

La Riforma Gelmini ha tratto molta della sua popolarità presso l’opinione pubblica dall’idea diffusa che in Italia ci sia un numero troppo elevato di maestri ed insegnanti, e che ridurlo sia una premessa indispensabile per ottenere una scuola di qualità.
Per questo motivo è molto interessante andare a vedere quanto ci segnalano i colleghi di 02blog: a Milano il Comune guidato da Letizia Moratti ha siglato un accordo con la diocesi che prevede l’assunzione di 46 nuove educatrici di religione cattolica per la scuola dell’infanzia, segnalate dalla curia, che verranno assunte a tempo indeterminato e riceveranno lo stipendio comunale come le altre maestre, ma senza essere passate come queste ultime attraverso concorso pubblico e graduatorie.
Subito se sono levate alcune voci critiche: c’è chi, come la CGIL, fa notare che da anni le assunzioni delle educatrici ordinarie, necessarie per coprire i buchi di organico, sono bloccate dalla Finanziaria. Altri rilevano che l’ora facoltativa di religione costa ai contribuenti italiani già circa un miliardo di euro all’anno, risultando la seconda voce di finanziamento diretto dello Stato alla confessione cattolica (dopo l’otto per mille), e che presto diventerà la prima.
Se c’era qualcuno che ancora dubitava dell’influenza schiacciante del Vaticano nel nostro paese, eccolo servito.
Foto: microrama, Flickr.
Nuova tappa per la tanto discussa Riforma Gelmini: il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI) ha infatti espresso ieri il parere che gli era stato richiesto dal ministro sulla parte della riforma che riguarda la scuola elementare e dell’infanzia. E il giudizio finale non avrebbe potuto essere più duro:
Le criticità evidenziate compongono un quadro formativo che compromette l’efficacia dell’offerta formativa nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione; lede la dignità dell’istituzione scolastica pubblica; non garantisce pari opportunità di offerta e di scelta sull’intero territorio nazionale
In particolare l’organo del ministero - che ha funzioni meramente consultive - ha rilevato che la prospettata riforma non è coerente con l’autonomia scolastica e renderà difficile soddisfare le aspettative delle famiglie sui tempi offerti dalle singole scuole: in altre parole, nonostante tutte le smentite, comprometterà il tempo pieno. Al di là del merito della questione, è interessante notare quella che è stata la reazione del ministro